“mi cancello da facebook”: pare facile! :)

A chi non è mai passato per la testa di cancellarsi dal fantastico mondo di Facebook?

Prima o poi – ci scommetto – il pensiero è passato nella mente di tutti. Troppi amici, troppi inciuci, troppa curiosità… I motivi saranno stati sicuramente molteplici.

Pensate che una volta una mia conoscente mi ha detto: “Mi cancello: c’è gente che non si fa i cavoli suoi“.  Io poi vorrei spiegare a questa persona: ma secondo te, la gente su Facebook che ci sta a fare allora? Io direi che il 90% delle persone che stanno su Fb sono lì proprio per chiedere l’amicizia a quelli che conoscono vagamente  e impicciarsi dei fatti altrui. Ma questa è tutta un’altra storia…!

Avete mai provato a cancellarvi da Feisbuk? C’è una procedura difficilissima.

Le difficoltà per rintracciare il link che porta alla pagina di cancellazione ci sono tutte. Una volta arrivati sulla pagina e, dopo aver cliccato su “cancella il mio account” ecco che Fb prende le foto dei tuoi amici e le sbatte sotto al pulsante “cancella definitivamente”. E che dice? “Sei sicuro di volerti cancellare? Ad Antonio mancheranno i tuoi aggiornamenti”. “Mancherai anche a Mario”. Insomma, appena provi a cancellarti i tuoi amici sembrano super disperati della notizia (anche se non sanno un cavolo e magari non vi sopportano minimamente).

Insomma, cancellarsi da Facebook potrebbe essere un’esperienza unica, difficile sia praticamente (trovare quella cavolo di pagina è un’impresa) sia emotivamente (come fai a cancellarti se Antonio, Mario, Giovanni, Andrea, etc. sentiranno così fortemente la tua mancanza?)

Ok, è vero: non ce la possiamo mai fare. Sarà il motivo per cui siamo sempre lì? A controllare gli ultimi aggiornamenti, come affacciati alla finestra per vedere tutto ciò che accade intorno a noi?

Un dubbio io me lo pongo: ma senza Facebook prima su cosa si scrivevano i post in mancanza di ispirazione? :D

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“Resterò seduto ad aspettare…” – pausa musicale

“Resterò seduto ad aspettare, non mi importa delle ore…”.

In attesa dell’ispirazione e della ripresa a pieno ritmo degli aggiornamenti del blog, lancio un bel post musicale.

Ci voleva una canzone.

Mi ha colpito specie il ritornello: “Ci voleva lei… ci voleva lui…”

L’ho ascoltata nel trailer di “Immaturi – Il viaggio” e me ne sono innamorata subito. Bella, orecchiabile, da canticchiare subito e con una musicalità particolare che la rende ascoltabile all’infinito.

Eccola:

 

Ed ecco il testo:

Il viaggio (pochi grammi di coraggio) – Daniele Silvestri

Resterò seduto ad aspettare non mi importa delle ore non m’importa di sembrare un deficiente io fondamentalmente non ho forse mai aspettato niente 
fuggo dal bisogno di scappare resto qui e ci voglio stare 
non m’importa del dolore questa volta 
se per caso fosse molto me lo voglio meritare

Strano come spesso basti un viaggio pochi grammi di coraggio un vestito un po’ più corto e poi lo sguardo di uno che era di passaggio 
strano ma non credo che sia peggio 
non credo che sia peggio 

ci voleva lei che ti portasse fino a qui perche fossi come sei perche fossi così 
ci voleva sì
ci voleva lui perche ritrovassi me perche forse in fondo è vero che per essere capaci di vedere cosa siamo dobbiamo allontanarci e poi guardarci da lontano 

ci sono isole che andrebbero evitate soprattutto quando è estate pochi passi sul pontile è già finire intrappolato come un pesce nella rete e condividerne la sete 
certe isole col sole al posto giusto con un vento sempre fresco che s’insinua malizioso e disonesto e piano piano si confonde nel rumore fastidioso e sempre uguale delle onde 

ci voleva lei che ti portasse fino a qui perche fossi come sei perche fossi così 
ci voleva sì 
ci voleva lui perche ritrovassi me perche forse in fondo è vero che per essere capaci di vedere cosa siamo dobbiamo allontanarci e poi guardarci da lontano 

strano come spesso basti un viaggio pochi grammi di coraggio un vestito un po’ più corto e poi lo sguardo di uno che era di passaggio 
strano ma non credo che sia peggio 
non credo che sia peggio 

resterò seduto ad aspettare non mi importa delle ore non m’importa di sembrare un deficiente io fondamentalmente non ho forse mai aspettato niente 
fuggo dal bisogno di scappare resto qui e ci voglio stare non importa del dolore questa volta se per caso fosse amore me lo voglio meritare

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pausa di riflessione

In questi giorni mi sono fermata a riflettere un po’ e mi sono chiesta: “Ma da quanto non aggiorno il blog?“. Un bel po’, mi viene da dire ora che ho controllato precisamente la data dell’ultimo post: 16 dicembre. In realtà l’ultima data sarebbe 1 gennaio, ma è la pubblicazione automatica delle statistiche dell’anno appena trascorso con wordpress.

Perché non ho aggiornato? I motivi sono molteplici, forse nessuno è stata la causa scatenante di un’assenza così prolungata. Magari a volte c’è più la necessità di passare un po’ più di tempo offline, di fermarsi a riflettere, pensare, ricordare… Forse a volte c’è la necessità di essere ancora più spettatori e meno attori nel magico mondo del web 2.0. Non credete?

 

 

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2011 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 3.500 times in 2011. If it were a cable car, it would take about 58 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

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si torna tra i banchi! :-)

Pomeriggio piovoso e fresco. Non tipicamente invernale. All’Università c’è una lezione che non ho intenzione di perdere. L’argomento è uno dei miei preferiti e ne discutono ospiti illustri. Il tentativo di “faccio finta di non vedere” fallisce nel momento in cui altre tre persone, amiche e interessate, ti segnalano lo stesso evento. Si parte!

L’avventura comincia al parcheggio dell’Università, nel fare i conti con le macchine, “aumentate esponenzialmente rispetto a quando frequentavo io”, e con i posti che mancano. Si parcheggia dall’altro lato del Campus, giusto per fare quattro passi in più e per bagnarsi meglio, visto che sta cominciando a diluviare.

Appuntamento all’esterno dell’aula con la compagna di corso che, scherzi del destino, è ex compagna di Università. Ok, appuntamento fuori dall’aula… A trovarla l’aula! :D

Corsa per i corridoi, telefono che trilla, indicazioni carpite: “Ok, ho capito“.

Arriviamo fuori all’aula. Dovrebbe essere una lezione diversa dal solito. Ci stupisce la folla di persone. Tra di loro parlano di misteriose creature, apparterranno forse alla nuova generazione di extraterrestri. Origliamo al meglio i discorsi degli studenti del 2011; avevamo capito bene: parlano di strani oggetti non meglio identificati, i cieffeù. Cerchiamo di capirci qualcosa in più ma pare impossibile. Entriamo in aula e scopriamo che gli alunni si fanno fotografare con gli ospiti illustri. Io non ci avrei mai pensato! Però…

Va bene, ci facciamo largo tra la folla e cominciamo a cercare un posto. Due posticini in ultima fila sembrano essere l’ideale per noi, che abbiamo a malapena cinque anni più degli studenti delle ultime file ma che sembriamo dei dinosauri per la scarsa dimestichezza con le aule, le lezioni, i cieffeù e la vita universitaria. Ci avviciniamo, i nostri sederi stanno per toccare il sedile imbottito quando un grido ci fa raggelare: “Sono occupatiiiiii“. Occupati da chi? – chiede e si domanda la mia compagna di corso, visto che su quei sedili non c’è traccia di giubbino, quaderno, borsa… Le suggerisco di lasciar perdere. D’altronde, anche noi fino a cinque/sei anni fa, occupavamo file intere in queste occasioni; file intere che, puntualmente, si riempivano solo a cinque minuti dall’inizio.

Ci facciamo ancora largo tra la folla e conquistiamo la seconda fila, due posti al centro. Siamo soddisfatte. Nel sedermi, poso malauguratamente un piede sulla tracolla della borsa della ragazza che siede dietro di me che, educatamente, dopo un quarto d’ora, mi chiede “Mi scusi, c’è la tracolla sotto al suo piede“. MI SCUSI?!? Io e la mia amica ci guardiamo sorridendo. Ma sembriamo così vecchie rispetto a loro? :-)

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l’albero di Natale al contrario

Credevo di averle viste tutte.

Ok, il mondo sembra sempre più alla rovescia. Si ha sempre l’impressione che vada tutto per il verso sbagliato.

Ma un albero di Natale al contrario proprio non me lo immaginavo. E invece li vendono!

Ma chi li compra?

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una boccata d’ossigeno

Sono cartoline che riportano indietro nel tempo.

La scritta “Sartoria” al centro del paese e l’insegna dell’oreficeria con gli stendini di plastica per i panni esposti in bella vista sotto. Un’oreficeria diversissima da quelle che siamo abituati a vedere noi, super blindate e sbrilluccicose.

E’ un salto in un mondo spensierato, bello, allegro, vivace, all’aria aperta. Una di quelle boccate d’ossigeno che non guastano mai!

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Zampa di elefante, il ritorno

Zampa sì? Zampa no?

Stavo giusto per cestinare alcuni vecchi pantalone a zampa di elefante che sono emersi improvvisamente dal mio armadio, quando ho letto questa notizia. Torna la zampa di elefante? Oh my god!

Ok, torno indietro, recupero i miei vecchi pantaloni, quelli che avevo provato mezzora prima e che mi avevano fatto assomigliare terribilmente ai Cugini di Campagna (ok, lo ammetto, mi sono vista per un attimo una cugina di campagna). Dicevo: recupero i vecchi, cari, pantaloni a zampa di elefante e li rimetto nell’armadio: appena tornano di moda e – soprattutto – appena riuscirò a riabituarmi all’idea, li avrò come nuovi. Ma ci abitueremo di nuovo?

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“Quando finisce un amore”

Un cuscino a forma di cuore gettato tra la spazzatura. Un cuscino con sopra stampati due volti felici e una frase d’amore.

Un’immagine tutto sommato triste in un pomeriggio uggioso.

Chissà com’è finita e perchè. Mi viene in mente la famosa canzone di Cocciante: “Quando finisce un amore”.

Eccola: 

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pensieri in disordine (in trasferta)

 

Il mare, la spiaggia deserta, una sedia abbandonata, una giornata di freddo pungente adorabilmente scaldata dal sole: quale luogo migliore per riflettere?

Ed è così che i “pensieri in disordine” approdano in spiaggia, si fermano a riflettere adagiandosi comodamente su questa sedia. E presente, passato e futuro si intrecciano in una riflessione senza tempo e senza spazio. Perchè i pensieri sono proprio così: disordinati!

 

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