facett ij, ricett iss :-)

M chiammaij ajer ssera… facett iss…

…facett ij…

…rcett iss…

…rcett po’ iss…

“.…allor facett ij...”

No, non è la conversazione di due amiche cinesi/giapponesi/odichissàqualestranalinguaancora. E’ una conversazione udita neanche troppi giorni fa a Napoli, in uno dei tanti affollati mezzi pubblici nell’ora di punta. Protagoniste della storia sono due ragazze: una racconta all’altra di una telefonata che ha ricevuto con il ragazzo (iss). Avrei voluto sapere maggiori dettagli della storia, ma io sono stata costretta a scendere alla prima fermata. Per ora ricordo solo quell’assurdo alternarsi di “ricett ij“, “facett iss“…. Ecco come stroppiare un racconto per usare il discorso diretto! :-)

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il metodo del coccodrillo

Devo ammetterlo: non volevo comprarlo. Quando ti appassioni tanto a un racconto, a una storia, a un personaggio che viene fuori dalla penna dell’autore, è difficile accettare l’idea di nuove storie con un nuovo personaggio. Non ci credevo prima. Poi è capitato a me. Dopo aver passato lunghe serate in compagnia del commissario Ricciardi, non mi rassegnavo all’idea di poter leggere di Lojacono e delle sue storie ambientate sempre a Napoli, ma nel 2012, non più in epoca fascista.

Poi, girando per gli scaffali della libreria mi son detta: “proviamo”. Ve lo posso assicurare: ne è valsa la pena! E’ un bel personaggio questo Lojacono ed è una bella storia. Ancora una volta De Giovanni mostra di essere una conferma, squisitamente positiva: bella storia, ottima ambientazione, scrittura asciutta, veloce e descrittiva al tempo stesso.  Bello il giallo e bella la storia più strettamente sentimentale  che si sviluppa in parallelo. E’ un romanzo che fa anche riflettere sull’importanza dei legami familiari e del rapporto genitori-figli.

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il mio primo articolo?

Credo sia stato uno dei miei primissimi articoli.

1992. Poco meno di dieci anni, macchina da scrivere, qualche errore e due grandi passioni: il giornalismo e la Paganese.

Che tenerezza! :-)

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l’America’s cup a Napoli (meglio tardi che mai)

L’America’s Cup a Napoli, meglio tardi che mai. Ecco il riciclo di un bel post tratto dal blog Fall in love with Napoli, mai troppo pubblicizzato. :-)

Il calore della gente è simile a quello che si dimostra per le partite di calcio. La competenza un po’ meno. La folla riempie tutto il lungomare di Napoli, rendendo ancora più particolare la bellezza di una città senza macchine e smog. Poco importa se si capisce a malapena di bolina, skipper, scuffiate… Quello che conta è assistere allo spettacolo. Uno spettacolo che offre una Napoli insolita, ancora più vicina al mare e con il vestito delle grandi occasioni: il lungomare chiuso al traffico e Mergellina resa Zona a Traffico Limitato, forse per sempre. A fare da sfondo alle regate dell’America’s Cup c’è la sirena, con Castel dell’Ovo e le barche che vi girano intorno quasi a ricordare, anche a chi non lo conosce a fondo, il mito fondatore di questa città.

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per sempre

Quasi quasi faccio un’altra pausa musicale.

E’ una canzone bella e, secondo me,  poco valutata. Ancora più bella da dedicare. L’abbiamo sentita la prima volta allo scorso Festival di Sanremo.

Per sempre – Nina Zilli

Se un giorno tu
Tornassi da me dicendo che
È stato un errore
Lasciarmi andare lontano lontano da te
Se un giorno tu
Parlassi di me
Dicendo che
Sono il tuo rimpianto e non riesci a dormire
Allora ti direi
Stavolta sarebbe per sempre
Non importerebbe niente se
Le parole tue
Mi hanno fatto male ma tanto vale che
Stavolta sia per sempre
Perché l’orgoglio in amore è un limite
Che sazia solo per un istante e poi
Torna la fame
Se un giorno tu
Sentissi che c’è qualcosa che
Non ti sai spiegare non ti lascia andare
Non chiedere a me
Neghi la verità
Ora che non ti serve piangere
Puoi lasciarti cadere
Dimenticare non basterà
Ma illudimi che sia per sempre
Non importerebbe niente se
Le parole tue
Mi hanno fatto male ma tanto vale che
Stasera non cedo a niente
Perché se perdo in amore perdo te
Che accendi il mondo per un istante e poi
Va via la luce
E so che è stupido pensarti diverso
Da ciò che sei realmente
Di quello che ho dato non ho avuto indietro
Neanche quel minimo
Per cui valga la pena di star male
Mentre affoghi nei tuoi errori
E cerco di capire l’irrefrenabile
Bisogno di cercare amore
In quel terreno che è fertile neanche a
Morire
E invece di morire ho imparato a respirare
Per sempre uh yeah
Le parole tue
Mi hanno fatto male ma tanto vale che
Stavolta non dirò niente
Perché l’orgoglio in amore è un limite
Che sazia solo per un istante e poi
Torna la fame.

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l’accoppiata sandalo/impermeabile

E’ la moda del momento. Pensateci un attimo: quante persone avete incrociato in questi giorni con sandali ai piedi e impermeabile sulle spalle? Personalmente, tantissime.

Le vedete pronte a fare shopping, appena uscite dall’ufficio, al supermercato, per uscite serali: le donne dell’accoppiata sandalo/impermeabile sono praticamente ovunque. Piede in bella mostra super curato, unghie laccate e impermeabile sulle spalle, perfino abbottonato con tanto di sciarpa al collo.

Ma dico io: come si può avere freddo sopra e caldo al piede? Mah, il mistero è fitto. :-)

 

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una sera normale :-)

Ore 23.30. Pieno centro cittadino. Noi, in macchina, siamo di ritorno da una serata di chiacchiere, pizza e caffè; quattro inciuci sempre fondamentali e due risate che, comunque, non mancano mai. Loro, quelli che ci precedono a un certo punto si fermano al centro della strada con la macchina, accostando leggermente sulla sinistra. Dalla macchina scende una fanciulla, vestitino rosso stretto da sera e scarpe con il tacco, trucco abbondante ma viso imbronciato. Apre la portiera lato passeggero (sì, quella in mezzo alla strada) e si catapulta dalla macchina. Sbatte la porta, apre quella posteriore, prende la borsa che è sul sedile, sbatte anche questa porta e con l’aria di chi vuole fare la scenata corre verso il marciapiede, davanti a un portone, cercando un mazzo di chiavi nella borsetta. Dal lato autista scende lui, jeans e camicia a quadroni, viso arrabbiato con il piglio di chi sa il fatto suo. Lascia la portiera aperta. Dà un’occhiata a noi, che in tutto questo siamo ancora in fila, in attesa che quella macchina si sposti, e grida “pass allà” (no, non è un incitamento a una religione alternativa. La traduzione è: passa dall’altro lato!). Lo grida a noi che, incredule, assistiamo alla scena. Lo spazio per passare non c’è; ma pure se ci fosse stato, noi saremmo rimaste ugualmente là, giusto per sapere come andava a finire. :-)
Lui lascia la portiera aperta, si avvicina a lei, le sussurra una parola e lei immediatamente torna sorridente, le passa il broncio, smette di cercare – forse apposta con lentezza – le chiavi in borsa e si incammina nuovamente verso la macchina abbracciata a lui. Si siedono e la macchina – che era sempre rimasta in moto – riparte. Dalla nostra macchina parte, quasi spontaneo, un applauso e una risata: era necessaria questa scenata se dopo una parola si torna sui propri passi? Mah, il dubbio resta questo. Ma noi siamo contente: finalmente la strada è libera e possiamo tornare a casa! :-)

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