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ancora lauree maltrattate

L’altro giorno ho scritto un post di getto. E, confesso, non mi aspettavo un boom di visite per una mia considerazione personale. Invece poi ho capito: non sono la sola a essere triste, dispiaciuta, indignata per quanto è accaduto, per aver visto maltrattare ancora una volta la laurea in Scienze della comunicazione.

Ci sono alcuni commenti al post. Una delle persone che ha commentato, elledielle, mi chiede di condividere una lettera aperta a Bruno Vespa; una lettera che ha scritto di proprio pugno dopo aver assistito all’ennesimo show in tv su Scienze della comunicazione.

Condivido il suo post: lo trovate qui. Condivido gran parte delle sue domande.  Mi sento di aggiungere solo qualche considerazione mia, strettamente personale.

Credo dobbiamo essere noi, laureati in Scienze della comunicazione per scelta e non per ripiego, a valorizzare il corso di laurea e a valorizzarci. Se aspettiamo che lo faccia qualcuno, moriremo disoccupati. E sono convinta sia un bene non iscrivere all’albo direttamente coloro che scelgono l’indirizzo di giornalismo, come tutti gli altri corsi di laurea. Credo sia un bene perché è fondamentale capire che Scienze della comunicazione e giornalismo sono due cose separate. Che non è studiando Scienze della comunicazione che si diventa giornalista. Che non è facendo il giornalista che si diventa comunicatori!

Ci risponderà mai qualcuno?

Io me (ce) lo auguro!

 

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lauree maltrattate

Scrivo il post di getto. Perchè per l’ennesima volta mi sono sentita “maltrattata” per la mia laurea; maltrattata per una laurea in Scienze della comunicazione.

Primo pomeriggio. Raiuno parla dei giovani e delle – scarse – opportunità di lavoro. In studio siedono diversi laureati e Giampaolo Pansa. Mi tocca sentire un “condoglianze” che Pansa indirizza a una ragazza laureata in Scienze della comunicazione. Sono sincera, credo sia una battuta. D’altronde noi scienziati della comunicazione ci siamo abituati, no?

Invece mi tocca ricredermi: non è una battuta. Qui trovo un articolo, anche abbastanza datato, in cui ancora una volta viene tirato in ballo lo studente di Scienze della comunicazione. Ok, può essere una battuta anche questa, un esempio banale, il citare una laurea piuttosto che un’altra. Ma perchè proprio sempre Scienze della comunicazione?

Possibile che oggi, alle soglie del 2012, nel mondo in cui tutto è comunicazione, noi dobbiamo essere considerati dei laureati di serie B? E, badate bene, non siamo fermi alla battuta universitaria di “scienze delle merendine” o del “vi fanno vedere solo i film”. No, qui le battute goliardiche universitarie non c’entrano. C’entra la nostra reputazione. C’entra il vedere lese le proprie ambizioni, i propri sogni e i propri studi. Io non ci sto. Non so voi!

Riporto testualmente una scena vissuta questa mattina che la dice lunga su tutto:

– “Signurì, ma vuje site laureata?”

– “Sì, sì, da un po’ di anni oramai”

– “E k ‘v sit laureata?”

– “In Scienze della comunicazione”

– “Ah, facit a giurnalist!!! Mio figlio invece è ngigner!”

 

Postulato/domanda: se in tv si continuerà ancora a ragionare così, come potrò mai convincere il cittadino medio che la mia è una laurea come quella di Ingegneria e che Scienze della comunicazione non è uguale giornalismo?

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spazio ai giovani?

Mi ritaglio lo spazio per una considerazione breve, spontanea, doverosa e oggettiva in quanto svincolata da qualsiasi concetto politico.

Dai giornali: Mr B. ha compiuto 75 anni; il nostro Presidente si è laureato nel 1947.

Nel nostro Paese quando si comincerà a dar spazio ai giovani?

 

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generazione perduta

“Generazione perduta”. Leggo e sorrido. Un sorriso amaro, ovviamente. Perché della generazione perduta faccio parte anche io. Chi sono? I laureati, i diplomati, i dottorati e i masterizzati che sono “stretti nella morsa della precarietà e vedono andare in fumo attese e prospettive di vita” – per dirla con repubblica.it.

La Repubblica ha deciso di dare voci e nomi ai componenti della generazione perduta. Ho letto alcuni commenti e ho deciso di non proseguire. Ho scoperto che ci sono tantissime persone, anche più adulte, alle prese con le stesse difficoltà, alcuni addirittura peggio di me. E allora mi chiedo: che abbiamo studiato a fare? Per ritrovarci a scrivere delle nostre aspettative deluse? Per sognare un mondo che non c’è? O per sperare di entrare a far parte dei pochi non illusi? Le domande non sono semplici. E credo che sarà difficile dare una risposta anche solo a una di queste.

E questo post è solo una risposta a chi, non curante delle difficoltà in cui si imbatte la generazione perduta, invita i giovani a trovare un lavoro, a inviare cv, a non fossilizzarsi sui propri sogni, quasi come se questa generazione preferisse restarsene a casa comodamente seduta in divano. Ma forse è vero: a volte bisogna essere protagonisti di una situazione per capire quello che si prova. Solo i protagonisti possono capire. 😉

 

“Voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho”

 

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lauree in vendita?

Due flash. Due spunti interessantissimi che convergono entrambi verso un unico tema.

Stamattina apro la posta elettronica e spunta una mail simpaticissima dal titolo/domanda emblematico: “Hai più di trent’anni e non sei ancora laureato?”. Mi incavolo di brutto: non solo mi arriva continuamente spazzatura tramite posta elettronica; ma è pure spazzatura non “mirata”. Non ho più di trent’anni e mi sono laureata la bellezza di cinque anni fa (sigh!). E vabbè, ci passo sopra ma poi, non contenta, mi metto a leggere. Mi si offre una soluzione imperdibile: laurearmi presto senza rinunciare al lavoro. Lavoro? Quale lavoro? Ok, io non ho un lavoro, ma uno che non si è laureato ancora sì. E fin qui non ho nulla da ridire. Mi rassegno alla realtà (che per i laureati in Scienze della comunicazione vedo sempre più triste) e chiudo la mail. Non la cancello, magari prima o poi mi viene in mente di leggerla di nuovo, magari per trovare qualche spunto, magari solo per curiosità. Ho deciso: terrò lì il messaggio da consultare nei momenti di crisi: può essere che sarà da conforto in momenti particolari.

Poi oggi leggo il giornale e mi imbatto in una notizia: “Giovane architetto annuncia su internet: vendo la laurea, non serve a nulla”. Il ragazzo in questione dopo un anno è stanco di passare da uno stage all’altro senza trovare un lavoro vero e proprio. Figurarsi dopo cinque anni… La notizia mi piace, è carina, l’annuncio anche.

Idea: e se ne vendessi anche io una in Scienze della comunicazione? La mia forse vale di più: è anche più, come dire, “vecchia”! 😀

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