Archivi tag: napoli

la domenica al centro commerciale

Prima o poi capita a tutti. Come l’influenza. Che quando sei sommerso di cose da fare speri arrivi anche per te, giusto per farti passare un paio di giorni di relax tra plaid, film, divano e pacconi di fazzoletti in totale relax. Invece poi quando arriva l’influenza altro che immagini da cinema: son dolori tra mal di gola, mal di testa, mal di pancia e febbre alta…
Capita a tutti almeno una volta di sognare un grande giro di shopping in uno dei centri commerciali della zona. Un sogno, poi, se sono da poco cominciati i saldi. E poiché durante la settimana – vuoi per una cosa, vuoi per un’altra – non riesci ad andarci, anche tu ti riduci alla domenica pomeriggio.
Nei sogni la domenica di shopping al centro commerciale è fatta da un gruppetto di due/tre amiche in giro per negozi, anche solo per lo sfizio di entrare e uscire dai negozi o per provare questo vestito o quelle scarpe… Sempre alla ricerca dell’affare d’oro, del capo che sognavi, che scovi tra una montagna di stand, che ti veste alla perfezione e che ha anche il 50% di sconto rispetto a quando lo avevi già notato all’inizio dell’inverno. Nei sogni c’è un tranquillo e rilassante caffè al bar con le amiche, sedute al bar in tutta calma ad aggiornarsi sulle ultime novità o a spettegolare amabilmente su questo o quello. E poi nei sogni c’è anche l’intimo ideale, quello che scovi in fondo al negozio a prezzo stracciato solo perché è quello della passata stagione (macchissenefrega).
Bene, fin qui i sogni.
Ecco la realtà.
Partenza ore 15, subito dopo pranzo. I minuti sono preziosi e se tardi anche solo di un quarto d’ora rischi di trovarti imbottigliata nel traffico assieme a quelli che al centro commerciale ci vanno per portare al pascolo bambini irrequieti che, non si sa per quale motivo, gridano come ossessi fin quando hanno un briciolo di voce in gola.
Alle 15, invece, va tutto liscio: nessuno per strada, silenzio lungo le vie che percorri. La sensazione di pace comincia a impadronirsi di te, mentre guidi sicura su strade che mai hai notato così libere da traffico e da automobili. Neanche mezzora e hai già parcheggiato. Ti avvicini all’ascensore ma noti che difficilmente riuscirai a prenderla: c’è un gruppetto di ragazzini che ci giocano. Salgono e scendono come da una giostra. E vabbè, dovranno pur divertirsi. E allora saliamo per le scale. Gradini stranamente popolati da giovani coppiette (avranno almeno 12/13 anni?). E la salita diventa un divertente dribbling. Poi la porta si apre e… tadaaaa… cinque/seicento persone assiepate al centro dell’ingresso siedono una accanto all’altra, come ipnotizzati non si capisce da cosa. Ce n’è per tutti i gusti: giovani, anziani, bambini, donne, uomini… Ma che sta succedendo? – ci chiediamo ingenuamente varcando la soglia. All’interno non vola una mosca. Presto svelato l’arcano: la partita del Napoli che va seguita in assoluto religioso silenzio. Al gol dei partenopei ho visto un padre abbandonare il figlio a piangere nel passeggino pur di non perdersi il gol!
E vabbè – ci diciamo – loro a guardare il maxischermo e noi a girare. Prima tappa: negozio di intimo. Pieno. Zeppo. Ma non erano tutti a vedere la partita? Mah. Ok, guardiamo tra i pezzi al 50%. Un calcio a destra, una gomitata a sinistra e mi faccio largo davanti allo stand, giusto in tempo per capire che ci sono tutte prima e quinta taglia. Che fortuna! Tornare all’uscita è una fatica. Uno strazio imbattersi in truppe di giovani donne che entrano scortate da truppe di altrettanti uomini che – ahimè – cominciano a fare commenti assurdi sull’intimo – da donna, ovviamente – che trovano a portata di mano. Va bene, forse è meglio uscire e cambiare negozio. Vada per l’abbigliamento. A proposito, ma come mai quel vestito che mi piaceva a inizio inverno è tra la merce non in saldo? Booom, un rumore e grida assurde. Cosa succede? Di nuovo il terremoto? No! Corriamo fuori al negozio e ci rassicurano: tutto tranquillo, ha solo segnato di nuovo il Napoli! Vabbè, cerchiamo le scarpe che ci piacevano. Niente da fare: è rimasto solo il 35 e il 41. Che fortuna! E allora andiamo in quel negozietto in cui le mie amiche trovano sempre cose carucce a prezzi stracciati. Sì, là sì. Entriamo, c’è una sola maglietta carina in offerta, una: la prendo, è la mia taglia, sarà mia. Sarebbe stata mia, se non mi fossi accorta, mentre viaggiavo spedita verso la cassa, che aveva un buco grosso quanto un dito. E vabbè, diamoci agli elettrodomestici. Entriamo, guardiamo i tablet, i telefoni, le tv… Ma davanti alle tv c’è un gruppone di persone che discutono. Sarà successo qualcosa. Andiamo a vedere che c’è. Ah, ecco: danno la partita del Napoli in tv anche qui. Bene.
Forse è l’ora del caffè. Il tempo di arrivare al bar e fare lo scontrino (ai tavoli non c’è posto) e ci tocca la fila al bancone. La partita è appena finita e tutti i calciofili brindano con il caffè. Usciamo, decise a tornare a casa per il relax. Adesso nello spazio del maxischermo ci sono le animatrici con i bambini: fanno una gara straziante a chi grida di più. Vincono le animatrici. Ma solo perché hanno il microfono e le sentono fin dal parcheggio. E il centro commerciale è diventato un enorme asilo nido, per la gioia delle mamme che siedono stremate ai tavoli e dei papà (per la verità già gioiosi per l’esito della partita).

Annunci

2 commenti

Archiviato in diario, ironia, moda, pensieri, riflessioni

immagine. stop al resto

A volte c’è bisogno anche di una pausa di immagini, oltre che di quella musicale.
(Sì, ok, lo so: sta diventando un blog di pause. Ma quando ci vuole, ci vuole).
E allora spazio all’immagine.
Aprile
Lunedì
Caldo
Spiaggia
Mare
Bagno
Costume
Sole
Napoli

NAPOLI

Lascia un commento

Archiviato in diario, emozioni, ricordi, riflessioni, vacanze

il metodo del coccodrillo

Devo ammetterlo: non volevo comprarlo. Quando ti appassioni tanto a un racconto, a una storia, a un personaggio che viene fuori dalla penna dell’autore, è difficile accettare l’idea di nuove storie con un nuovo personaggio. Non ci credevo prima. Poi è capitato a me. Dopo aver passato lunghe serate in compagnia del commissario Ricciardi, non mi rassegnavo all’idea di poter leggere di Lojacono e delle sue storie ambientate sempre a Napoli, ma nel 2012, non più in epoca fascista.

Poi, girando per gli scaffali della libreria mi son detta: “proviamo”. Ve lo posso assicurare: ne è valsa la pena! E’ un bel personaggio questo Lojacono ed è una bella storia. Ancora una volta De Giovanni mostra di essere una conferma, squisitamente positiva: bella storia, ottima ambientazione, scrittura asciutta, veloce e descrittiva al tempo stesso.  Bello il giallo e bella la storia più strettamente sentimentale  che si sviluppa in parallelo. E’ un romanzo che fa anche riflettere sull’importanza dei legami familiari e del rapporto genitori-figli.

Lascia un commento

Archiviato in libri, pensieri, ricordi, riflessioni

l’America’s cup a Napoli (meglio tardi che mai)

L’America’s Cup a Napoli, meglio tardi che mai. Ecco il riciclo di un bel post tratto dal blog Fall in love with Napoli, mai troppo pubblicizzato. 🙂

Il calore della gente è simile a quello che si dimostra per le partite di calcio. La competenza un po’ meno. La folla riempie tutto il lungomare di Napoli, rendendo ancora più particolare la bellezza di una città senza macchine e smog. Poco importa se si capisce a malapena di bolina, skipper, scuffiate… Quello che conta è assistere allo spettacolo. Uno spettacolo che offre una Napoli insolita, ancora più vicina al mare e con il vestito delle grandi occasioni: il lungomare chiuso al traffico e Mergellina resa Zona a Traffico Limitato, forse per sempre. A fare da sfondo alle regate dell’America’s Cup c’è la sirena, con Castel dell’Ovo e le barche che vi girano intorno quasi a ricordare, anche a chi non lo conosce a fondo, il mito fondatore di questa città.

Lascia un commento

Archiviato in diario, pensieri (forse) ordinati, ricordi

San Gregorio Armeno (Fall in love with Napoli)

Un giro a San Gregorio Armeno è un viaggio nel cuore della città, inerpicato tra stradine e viuzze di quello che sembra già naturalmente un caratteristico presepe, col fascino della storia e della tradizione mescolato ai colori e alle luci del Natale che si avvicina.
E’ un percorso che si snoda nel cuore pulsante di Napoli, frequentato ogni anno da frotte di turisti, amanti delle tradizioni e semplici curiosi, un appuntamento immancabile nel periodo natalizio, quando alla strada, già di per sé caratteristica, si aggiunge il fascino della bancarelle che traboccano dai locali, piene di colori, di presepi, di luci e di pastori. E’ un percorso colorato, quello di San Gregorio Armeno, colorato e ibrido, proprio come l’identità napoletana, che vede sacro e profano mescolati insieme: corni, cornicielli, Pulcinella, aglio, scope, Totò e De Filippo che sbucano accanto alle più classiche delle natività.
In fondo è un luogo romantico San Gregorio Armeno, lo è nella misura in cui ti riappacifica ulteriormente con la città, ti mostra quasi la sua carta d’identità, la sua essenza più profonda, le sue viscere e le sue particolarità; ne evidenzia i colori, i sapori e i profumi di un tempo. Un luogo, quindi, profondamente intriso di quelle tradizioni a cui Partenope è profondamente legata e di cui non può più fare a meno.

Lascia un commento

Archiviato in natale, pensieri (forse) ordinati

Napul’è…

Non avevo mai amato particolarmente Napoli. L’avevo da sempre vista e vissuta come caotica, lontana anni luce della mia città ideale, troppo grande e smisuratamente disordinata nel suo modo di presentarsi ai turisti e a quanti avrebbero voluto visitarla anche solo con la scusa di qualche commissione.

Purtroppo, devo ammetterlo, mi sono fatta sempre dominare dal pregiudizio nel mio rapporto con Napoli. E’ stato così fino allo scorso anno quando, obbligata a fare quotidianamente la spola tra il mio paese e il capoluogo di regione, ho imparato ad osservare senza pregiudizio, a giudicare in maniera obiettiva tutto quello che mi si poneva davanti agli occhi. Dall’iniziale diffidenza è nato, pian piano, un senso di stupore nell’accorgermi che poi il mio quadro di Napoli era troppo a tinte fosche: il classico pregiudizio di chi non vive una realtà.

Quanto è bella Napoli” – mi ha sempre fatto notare qualcuno; io avevo sempre risposto con l’aria di chi ha la puzza sotto al naso: bella sì, ma disordinata. E adesso sto capendo che forse è proprio il disordine, la commistione, i vicoli storici con i panni stesi fino a toccare il pavimento, i quartieri spagnoli che si intrecciano con le vie dello shopping, il mare, il Vesuvio, lo splendido golfo con vista su Capri e Procida, la zona alta da cui puoi ammirare un panorama mozzafiato e sorridere del centro direzionale quasi fosse una costruzione fatta con i lego… forse sono proprio queste immagini a rendere bella Napoli.

La salita, spalle al Maschio Angioino, verso via Roma lungo una delle stradine che costeggiano il Municipio con l’immagine dei quartieri spagnoli, con i panni stesi e le lenzuola che quasi toccano terra lungo stradine tanto strette da sembrare impercorribili con le automobili: un vero e proprio quadro, la fotografia di una realtà che rende Napoli bella ed accattivante anche agli occhi dei turisti. E’ una Napoli dai due volti: da un lato il benessere, i locali alla moda e i negozi delle grandi firme; dall’altra l’estro dell’improvvisazione, la realtà dei bassi. Due volti che convivono a distanza di poche centinaia di metri e che rendono la città ancora più caratteristica.

Adesso ho imparato ad apprezzare Spaccanapoli, San Gregorio Armeno, San Biagio dei Librai, la Pignasecca, la salita verso Montesanto lungo una strada letteralmente costellata di bancarelle, con i negozi svuotati all’interno per porre tutta la merce in esposizione, con il mercato del pesce, tra motorini che sfrecciano, auto in doppia fila, urla dei venditori, bambini che piangono nelle carrozzine… Non avrei mai pensato di apprezzare questa realtà. Sono immagini attraverso le quali si comprende meglio la realtà di Napoli.

E mentre passeggio per la città mi viene in mente che la colonna sonora l’ho già in mente: in fondo Napul’è nà cammnata inte’ vic’ mmiez a’ llat… Napul’è mille culure…

Lascia un commento

Archiviato in diario, emozioni, riflessioni

Maradona no

Non sono tifosa del Napoli. Nonostante la vicinanza geografica non lo sono mai stata. Anzi, per anni sono stata una di quelle che storceva il naso quando sentiva parlare del Napoli e della sua gloriosa storia – per certi versi e fino a qualche anno fa – mitologica, lontana dalla realtà.

Da qualche giorno, però, sto ascoltando di pomeriggio Radio Kiss Kiss Napoli e sono rimasta colpita dall’arrangiamento di “Malamoreno” che Arisa ha presentato all’ultimo Festival di Sanremo: “Maradona no”. Credo sia la sintesi perfetta di tutte le caratteristiche del tifoso napoletano. La ascoltiamo?

Lascia un commento

Archiviato in musica, sport

pausa caffè :-)

Ho voglia di scrivere un post sul caffè. Lo scrivo senza tante preoccupazioni. Devo imparare a non frenarmi automaticamente ogni qualvolta mi viene in mente di scrivere qualcosa; solitamente tiro il freno a mano appena mi viene un’idea perché sono abituata a valutarla per bene, a studiarne i pro e i contro. E poi, come spesso accade, finisce che l’idea o mi passa o me la ruba qualcun altro…

Non è il caso del post del caffè; ma vale la pena cominciare da qui: dal caffè.

Oro nero o marrone (“color manto di monaco” – parafrasando il buon Eduardo), compagno insostituibile di tanti momenti altrettanto insostituibili o, in alcuni casi, irripetibili. Poi in Campania, si sa, il caffè è di casa. Come non offrire una fumante tazza di oro nero a chi ti viene a trovare a casa? Come non proporre un banalissimo caffè per quattro chiacchiere in compagnia; come farne a meno per una giornata intera? Io – lo ammetto – sono caffè-dipendente oramai: non potrei assolutamente farne a meno. Mi dà la carica, l’adrenalina, la caffeina, tutto quello che volete… e mi mette in condizione di cominciare con il piede giusto la giornata. Della serie se non bevo caffè non apro gli occhi.

Come dimenticare il monologo del grande De Filippo in “Questi fantasmi”:

Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo“…

 ‘Na tazzulella e cafè

E chiudiamo con questo video:

Pausa caffè! 🙂

Lascia un commento

Archiviato in pensieri

generazione precaria

Il ritratto di una generazione. Undicimiladuecentododici ragazzi tra i 18 ed i 28 anni che, tutti assieme, sarebbero un’ottima sceneggiatura per un film. Anzi no, sono l’analisi di una gioventù che non ti aspetti. Non è un film, non è un racconto: è la pura realtà. Undicimiladuecentododici ragazzi in fila, sotto la pioggia battente, per ottanta posti in banca. Tutti affascinati dal lavoro in banca, verrebbe da pensare a primo acchito. E invece no: tutti, o quasi, affascinati dal posto fisso e dallo stipendio certo a fine mese. E’ il ritratto di una generazione precaria nel lavoro così come nella vita che farebbe a fette le proprie ambizioni e passerebbe sopra i propri sogni pur di avere un “posto fisso”. E’ l’idea di un’inchiesta che ti piomba addosso all’improvviso, proprio quando non te lo aspetti. E poi ti rendi conto che nessuno – giornali, tv, mass media… – fa attenzione a quanto accade in una piovosissima giornata di fine ottobre a Napoli, in una Napoli tremendamente in affanno dopo un temporale, con strade bloccate, metro in tilt, treni soppressi… Intanto, loro, gli undicimiladuecentododici aspiranti bancari, fors’anche un po’ delusi nelle proprie aspettative di vita, nonostante le mille difficoltà soprattutto meteorologiche, sono lì, sotto la pioggia battente o/e davanti ad una prova con cento domande a risposta multipla, a tentare un concorso che garantirebbe loro un lavoro stabile. Che abbia ragione Tremonti?

 E mi torna in mente “Mille lire al mese”. Era il 1938 quando si cantava “se potessi avere mille lire al mese senza esagerare sarei certo di trovare tutta la felicità” e l’Italia si incantava davanti agli schermi per l’omonimo film con Alida Valli. Tra l’altro, per la pubblicità del film furono utilizzati dei manifesti con le prime immagini di una tv in cui appariva  il volto di Alida Valli.

4 commenti

Archiviato in notizie, pensieri, ricordi