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Quei due. Pausa musicale

Credo oramai sia più che evidente il mio essere una grande rimBaglionita. 

Da stamattina canticchio senza sosta una canzone di Claudio Baglioni. Per me resta una delle più belle. Non foss’altro che per il testo e per la spiegazione iconica del binomio amore/abitudine in una coppia.

Pronti? Eccola!

Quei due (Claudio Baglioni)

http://youtu.be/8auatkVU8ag

non è niente
e tutto sta in quel niente
e tutto sembra uguale a sempre
intanto i due lì accanto
sono quasi al conto

lui non parla tanto e spiega
come un maschio alla deriva
con il raschio che gli annega
giù nella saliva

lei ha un’aria persa
da uscita di scuola
e ogni tanto si versa
una mezza parola

lui si sofferma
a guardare l’orario
ma la vita ferma
su un altro binario

cuore e amore
qui non fanno rima
non è come un quiz
e quella giusta è l’ultima risposta
non la prima

lei che fa una faccia apposta
e sbraccia nella luce brutta
che si butta sul vestito
che la tocca tutta

lui con la ruga
di quando è un po’ tardi
la linea di fuga
di tutti ì suoi sguardi

lei è già quell’altra
che ha la stessa voce
ma un po’ meno scaltra
e un po’ più feroce

lui vede sé dentro un riflesso
lei che non c’è sempre più spesso

ma che cosa è mai
è splendore per pochi angeli
è dolore per tanti diavoli
e per gli uomini è amore
specchio degli dei
che a sorprendersi lì dà i brividi
fino a prendersi graffi e lividi
ed arrendersi come quei due

e sono aghi di pino
al vento che ha soffiato su
un momento
per buttarli lì vicino
e illuderli di aver volato

lui ha un sorriso più smagliato
e si specchia e taglia
strade di tovaglia
e quella storia vecchia
che già impaglia

lei che s’appoggia
e si riempie il seno
e su guance di pioggia
occhi d’arcobaleno

lui l’accarezza
col dorso di una mano
e quanta bellezza
che cade lontano

lei a mento in su e un lato solo
lui a testa in giù caduto in volo

ma che cosa è mai
è un rumore di quanti battiti
è un rancore di troppi fremiti
e per tutti è l’amore
favola da eroi
che pretendersi lì è da stupidi
per nascondersi poi da pavidi
e perdersi come quei due

non è niente
e tutto sta in quel niente
e tutto sembra come sempre
non è niente
e intanto i due lì accanto
sono al conto

ma che cosa è mai
è il bagliore di alcuni attimi
è l’errore di mille secoli
e per sempre è l’amore
amore e muore prima o poi
con lo svendersi il cuore e l’anima
con lo spendersi ogni lacrima
e rendersi conto che siamo noi
quei due

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mai più come te

Di domenica una pausa musicale ci sta più che bene.
Immagino saprete – se avete avuto il coraggio di seguirmi fino a questo punto del blog – che sono una grande fan di Baglioni.
E allora oggi non pesco la canzone dell’ultim’ora. No, oggi è adatta una di quelle canzoni che conosco a memoria da una vita.
Mai più come te di Baglioni.
Eccola che arriva. 🙂

Mai più come te (Claudio Baglioni)

Basta un niente un nome una calligrafia
perché ogni cuore ha una memoria tutta sua
si vede sempre dove strappi via una pagina
come ti fissa una fotografia di ieri
la stagione delle piogge arriva qua
alla stazione della mia malinconia
e scende il tiepido acquazzone di una lacrima
sull’ultima tua voce che ho in segreteria

mai più come te
nessun’altra mai
perché dopo te
io sì che m’innamorai
sempre più di te
quanto tu non sai
e anche senza te
c’è qui la tua assenza ormai
che amo come te

chiudo gli occhi e faccio buio dentro me
e la mia mente è come il treno delle sei
con cui ritorna a casa la tua cara immagine
in un silenzio che non puoi far stare zitto

non è tanto questa fine tra noi due
ma quanto quelle sue rovine dietro me
e accanto ai passi con cui pesto ombre di nuvole
quando esco a buttar via gli avanzi di poesie

mai più come te
nessun’altra mai
perché dopo te
io sì che m’innamorai
sempre più di te
quanto fu non sai
e anche senza te
c’è qui la tua assenza ormai
che amo come te

e com’è sempre tardi per amare
e l’amore è la pena da scontare
per non volere stare soli
e meglio è amare e perdere
che vincere e non amare mai

mai più come te
nessun’altra mai
perché dopo te
io sì che m’innamorai
e sempre più di te
quanto tu non sai
e anche senza te
c’è qui la tua assenza ormai ma
mai più come te

e com’è sempre tardi per amare
e l’amore è la pena da scontare
per non volere stare soli
e meglio è amare e perdere
che vincere e non amore mai

mai più come te
nessun’altra mai
perché dopo te
io sì che m’innamorai
e sempre più di te
quanto tu non sai
e anche senza te
c’è qui la tua assenza ormai ma
mai più come te

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“il sogno è un vento che abbiamo stretto tra le mani”

I sogni. Di cosa è fatta la materia dei sogni? Cosa sono i sogni? Cosa inseguiamo per una vita intera?

Oggi, lo ammetto, mi tuffo in una discussione abbastanza complicata. Non è semplice parlare di sogni, figuriamoci scriverne. Ma credo di avere la rabbia e le motivazioni giuste per farlo oggi. Scrivo di getto, come non mi capitava da tempo.

Vi siete mai sentiti come quelli che afferrano un sogno per le orecchie?

E’ la sensazione che provi tu che quel sogno lo hai sempre inseguito. A furia di corrergli dietro, con un’accelerata improvvisa, riesci ad acchiapparlo: lo prendi per le orecchie. Il sogno è nelle tue mani; ma solo una sua parte. Il resto è già avanti che corre. E, volenti o nolenti, i sogni corrono più di noi, sempre. Noi li inseguiamo, ci affanniamo a rincorrerli, diamo il meglio di noi stessi. Ma loro sono sempre lì, davanti a noi, magari avanti di qualche millimetro, ma sempre più avanti, sempre più difficili da raggiungere. Difficilmente riusciamo ad acchiappare tutto il sogno e a tenercelo stretto tra le mani. Ne prendiamo una parte; il resto vola via veloce.

Il sogno è come se fosse evanescente: quando lo raggiungi ti rendi conto che non è tutto tuo. Bisogna sperare che ci siano un paio di coincidenze giuste, che magari il sogno, nella sua corsa sfrenata verso l’altro, trovi un po’ di traffico, qualche intoppo, un rallentamento.

Difficilmente lo conquisterai da solo il sogno; c’è bisogno delle combinazioni giuste. Il resto è solo una corsa sfrenata per cercare di agguantarlo. Dimenticando, forse, che – come dice qualcuno – la parte più bella sta nella strada che si fa per raggiungere una meta, non nella meta stessa.

In coda non poteva mancare “Il sogno è sempre” di Baglioni. Una frase della canzone ha ispirato il titolo del post.

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domenica pomeriggio

Assaporiamo la domenica. Una domenica di calcio, di relax, di stadio, partite, amici, risate e – perché no? – anche di sogni, magari legate a una schedina.

Da tempo non sceglievo una pausa musicale per il jukebox del blog.

Credo che questa oggi vada più che bene. A me trasmette belle emozioni: il ricordo delle domeniche di una volta, quando il calcio non era spalmato lungo tutta la settimana e una vincita con la schedina – non la bolletta – era il sogno di tutti, me compresa (che anche da bambina sognavo la villa con piscina al mare e un megayacht per le vacanze. Ah, il Monopoli: ha inguaiato la mia esistenza!) 😛

Buon ascolto!

 

con un’aria trasognata
lemme lemme nella sera
se ne va
fischiettando …
la schedina l’ha giocata
sos dieci anni che lui spera
e che ci sta riprovando

un motorino per Maria
due mesetti in Val Gardena
una casa piena
di comodita’
se pareggera’ il Cesena
una villa con piscina
la schedina con la mente lui rifa’ …

1 X X 2 1 X 1 X 1 1 2 1 X

nella strada tutto solo
fa uno slalom tra i lampioni
e la citt_’
sta in ciabatte
e la luna su nel cielo
stropicciandosi gli occhioni
si fa gia’
color latte

quel francobollo dell’Angola
che gli ha sempre fatto gola
un corredo di lenzuola
per Liu’
e se segnera’ Mazzola
una bella barca a vela
e la mente vola
e non si ferma piu’ …

1 X X 2 1 X 1 X 1 1 2 1 X

2 1 X
chissa’?
se va bene …
2 1 X

con quell’aria trasognata
passa avanti alla portiera
‘buona sera regioniere!’
la schedina l’ha giocata
e per una volta ancore
questa sera

puo’ spersre
e sale in fretta gli scalini
col fiatone quattro piani
c’e’ un odor di maccheroni
col ragu’ …

si dimentica Antognoni
da un bacetto ai suoi bambini
e ai milioni
non ci pensa piu’ …

1 X X 2 1 X 1 X 1 1 2 1 X

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Caro blog, mi sei mancato!

Mi lamentavo della mancanza di spunti per scrivere post sul blog. Io, che sono sempre una miniera di informazioni comiche-e-non da piazzare sul mio spazio on line, mi lamentavo della pressoché totale assenza di ispirazione.

Ebbene, me la sono chiamata (l’ispirazione).

L’assenza forzata (causa problemi tecnici) dalla Rete mi ha costretto a rivedere quanto internet sia fondamentale nella nostra vita, quale sia il ruolo che ha assunto nelle nostre esistenze, anche per ricevere una banalissima informazione.

E, diciamolo, l’assenza forzata dalla Rete mi ha fatto rimpiangere questo piccolo spazio virtuale, valvola di sfogo, strumento di comunicazione e diario on line allo stesso tempo. Mi è mancata la possibilità di scrivere qualcosa e di essere letta da qualcuno (non mi immaginavo così “vanitosa”), mi è mancata la possibilità di sapere quanti e chi sono stati i miei lettori in questo giorno e la possibilità di conoscere i modi in cui sono arrivati al mio spazio on line.

Posso dire, senza ombra di dubbio: caro blog, mi sei mancato!

Chiudiamo con una bellissima canzone di Baglioni (come poteva essere altrimenti?!). Si chiama “Chi c’è in ascolto”. Ascoltatela attentamente. Occhio al testo, più che alla musica!

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mille giorni di te e di me? troppi così!

La premessa è quasi sempre la stessa: non ne capisco molto di musica. Ne capisco pure, ma non ho le competenze giuste a dare giudizi. Un giudizio, però, lo devo esprimere; e pure nell’immediato. Ieri sera mi sono persa uno show unico: un’ospitata, tra le altre cose, del mitico Claudio Baglioni nello show di Gigi D’Alessio.

Non commento ma propongo il filmato del duetto pubblicato su Youtube:

Al termine dell’ascolto una domanda è d’obbligo: come si fa a rovinare una canzone stupenda?

Ps:  Se questa fosse stata la “musicalità”, mi sa che la canzone non sarebbe stata mai scritta. O quanto meno mille giorni sarebbero stati troppi! 😛

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