Archivi tag: amicizia

#legrandiverità – Quando ti accorgi che…

Quante volte siamo finiti in una storia sbagliata? E non parliamo di amore. Ma di amicizia, di conoscenze, di “rapporti di convenienza”. Quante volte abbiamo investito tutti noi stessi per far venire fuori chi siamo e cosa vogliamo? E quante volte ci siamo sentiti sbagliati? Quante volte ci hanno fatto sentire sbagliati perché non hanno dato valore a cose per noi importanti?
Ecco, per la serie #legrandiverità, non dimentichiamo mai questa cosa:
13907055_1394548907258750_3095048357915486181_n

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in amore, citazioni, diario, emozioni, pensieri, riflessioni

il padre e lo straniero

La storia di un legame particolare, che oltrepassa ogni limite, che tiene uniti due uomini adulti. E’ un’amicizia che affronta ogni tipo di difficoltà, che nasce  in un contesto particolare e che si sviluppa tra due genitori di bambini disabili. E’ un legame tra due uomini che hanno vite, culture e modi di essere diversi; due culture a confronto.

“Il padre e lo straniero”, film di Ricky Tognazzi, presentato in anteprima al Festival del Film di Roma, è soprattutto questo: è un messaggio di solidarietà, di amicizia, di speranza. E’ la storia di due uomini che fondono le proprie culture, che sono apparentati dal dolore del non poter comunicare con i propri figli, dall’avere le vite sconvolte da questa tragedia; due persone che si comprendono e si aiutano nelle loro quotidiane difficoltà. Un’amicizia particolare – profonda, atipica se vogliamo, fatta di poche parole e molta condivisione – lega un italiano e un arabo sospettato finanche di essere un fondamentalista. La storia ruota intorno a loro, due personaggi interpretati da Alessandro Gassman e Amr Waked, e parla di un viaggio verso la riscoperta dell’amicizia, della famiglia, della paternità.

E’ una storia toccante che lascia dei messaggi: c’è lo spunto di riflessione sul tema della paternità, sull’amicizia tra uomini adulti, su come un dolore condiviso possa unire le persone e alleviare le sofferenze. Ma io l’ho visto anche un film coraggioso; una pellicola improntata principalmente sui sentimenti. Pur non essendo particolarmente esperta di cinema, emerge subito che la pellicola mette insieme una storia “sociale”, una narrazione classica, con un giallo fatto di intrighi e di servizi segreti.

In fondo è vero che “l’amicizia, proprio come l’amore, è un sentimento centrale, decisivo anche nella vita reale

(cit. Alessandro Gassman)

 

Lascia un commento

Archiviato in cinema, notizie, pensieri, riflessioni

Flatter me, professione consolatore!

Ho trovato il mio lavoro ideale. Non credevo che fosse così facile. Onestamente non l’ho mai visto come un lavoro. La verità è che mi sono sempre impegnata nel ruolo di colei che infonde fiducia, che tira su il morale; ma io mi sono sempre impegnata in tal senso in qualità di amica. Quante ore passate al telefono a consolare qualcuno? Quanti momenti passati a infondere fiducia quando leggevi negli occhi del tuo interlocutore che ce n’era proprio bisogno? In fondo quando sai di avere bisogno in determinati casi di un supporto, e quando questo supporto si rivela fondamentale, riconosci automaticamente quella richiesta di aiuto nella voce e negli occhi delle persone più care. E’ come un do ut des: tu ci sei sempre per me; altrettanto vale per te. Ma io questo, lo ripeto, l’ho fatto sempre in maniera disinteressata, guidata sempre dallo spirito di amicizia, credendo come sempre in valori e ideali lontani anni luce da quelli squisitamente economici.

Ora scopro che quella del “consolatore” è diventata una vera e propria professione. E’ un servizio offerto, a pagamento (di qui la mia definizione di “professione”) negli Stati Uniti. Il servizio si chiama “Flatter me”, ovvero adulami, fammi sentire importante, lusingami… Ah dimenticavo!, qui è pubblicata la notizia. Il servizio è telefonico, non si perde neppure tempo a spostarsi da una parte all’altra. Quasi quasi ci faccio un pensierino! 😛

3 commenti

Archiviato in ironia, notizie, riflessioni

poteva essere una tipica serata primaverile…

Metti una sera a teatro in compagnia di una delle poche amiche/colleghe fidate. Una serata diversa dal solito, da passare tra cultura (il teatro è da sempre simbolo della cultura) e gastronomia (come rinunciare ad una gustosa pizza prima di tornare a casa?)

E’ una serata fredda, decisamente polare più che invernale. Eppure fino a ventiquattro ore prima la primavera sembrava oramai alle porte. Ma come rinunciare ad un grazioso abitino primaverile che quando apri l’armadio sembra alzare la manica e chiederti: “Dai, mettimi almeno stasera!”?

Ma sì, prendiamo il vestitino, tanto la primavera fino a qualche ora fa sembrava alle porte. Appunto, fino a qualche ora fa… Comincio a capire che qualcosa non va quando il vento polare inizia ad entrare in macchina dalle fessure dell’aria calda; e scorgo all’imbocco dell’autostrada una scritta: “Neve”; lo segnala il simpatico cartellone luminoso di Autostrade Italiane.

Carnevale è passato da poco e comincio a pensare che si tratti di uno scherzo; mica tanto originale però?

“Attenzione alle raffiche di vento” segnala la radio mentre ascolto musica (sì, perché la mia autoradio decide da sola se e quando staccare la musica per farmi ascoltare le notizie sul traffico). Vorrei quasi girare la macchina e tornare indietro ma non posso per vari motivi:

1. ho i biglietti ed attendo con curiosità questo spettacolo;

2. c’è la mia amica che già da una decina di minuti mi attende al parcheggio della mia meta;

3. se non arrivo in orario, più che amica  lei diventa killer.

La serata culturale vola, passa veloce in maniera decisamente piacevole, tra risate, musica coinvolgente, danze e poesia.

In certe occasioni mi è sembrato di tornare indietro nel tempo; in un tempo poi neanche troppo lontano. Proprio come quando con la cassetta (ve le ricordate le cassette dei mangianastri, vero?) premi (premevi) rewind

La serata gastronomica consta di una buona pizza margherita e quattro chiacchiere davanti ad un buon bicchiere di Cocacola, proprio come i bambini delle scuole medie, proprio noi che oramai siamo adulti e vaccinati!

Ma, e qui viene  il bello, per arrivare alla pizzeria occorre passeggiare per circa cinquecento metri a piedi al gelo (due gradi), con il vestito primaverile, con un freddo che ti toglie il respiro ed un vento che a confronto la bora non è niente. Ma ne è valsa la pena!

Ps: adesso anche il mio mal di gola ha una giustificazione 🙂

4 commenti

Archiviato in diario, ironia

cronaca di una tranquilla serata di karaoke

Una sera come tante; l’occasione per quattro chiacchiere con un’amica fidata; una serata piovosa, una delle prime giornate invernali tanto che ti viene da non allontanarti troppo da casa. Si finisce in un locale a portata di mano, quasi a quattro passi da casa, nella stessa cittadina, giusto per non dover fare un lungo tragitto sotto la pioggia battente in macchina da sola. Accosto e mi rendo conto che non c’è un posto nel parcheggio, abbastanza capiente per la verità, del locale. Rapida inversione di marcia e mi sposto in una viuzza accanto: mi serve giusto un buco per posteggiare la mia macchinina. Ci guardiamo intorno e non ci rendiamo conto di quello che sta succedendo: è una sera come tutte le altre, per di più nel bel mezzo della settimana; come mai tutti qui? Parcheggio, scendiamo dalla macchina, entriamo nel bar ed un tizio ci viene incontro sorridendo: “Prego, c’è giusto un tavolo accanto allo schermo”.

Come mai lo schermo? Che succede stasera qui?” – chiede la mia amica al tizio sorridente e ristretto (mi chiedo come abbia fatto a respirare per tutta la serata) in un pantalone e camicia tanto aderenti da farlo assomigliare ad una gigantesca X.

Stasera c’è il karaoke” – risponde il tizio sempre più sorridente e soddisfatto per averci dato una notizia che ti cambia la serata.

Stupendo” – esclamo io mentre osservo la mia amica impallidire e sussurrarmi: “Mannaggia, dove ti ho portata…”.

Sarei quasi pronta ad incamminarmi verso il tavolo accanto allo schermo, ma la mia amica suggerisce una postazione defilata per poter scambiare quattro chiacchiere in tutta tranquillità. Ci sediamo e, dopo appena cinque minuti, neppure il tempo di cominciare con le chiacchiere, inizia lo spettacolo. E che spettacolo! Canzoni sparate a volume così alto che puoi parlare ed ascoltare solo con gli occhi. Che ci volete fare: io non sono abituata alla musica ad alto volume, alle discoteche ed ai locali troppo per giovani… Sono una tipa tranquilla, io…. Poi ultimamente mi sento molto sociologa nell’osservare le persone che mi stanno intorno, quando mi trovo a contatto con la gente, immersa nella folla. Mi limito ad osservare la variegata umanità che popola questo posto sorridendo, qualche volta facendomi trascinare dal ritornello di una canzone. Non ne conosco tantissime per la verità. Il repertorio è dei più variegati: si passa da Sal Da Vinci, per Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo. Non mancano le eccezioni: Giorgia, i Pooh, i Negramaro con una riedizione spietata di “Nuvole e lenzuola”. 🙂 Mi diverto. E’ rilassante ascoltare canzoni ed avere la certezza di non essere l’unica campana stonata sulla faccia della terra. Mi viene quasi voglia di chiedere il microfono ed esibirmi. In fondo sarebbe bello mettere da parte ogni remora e buttarsi nella mischia per cantare a squarciagola e con la mia voce acuta e stonata uno dei successi di Claudio Baglioni: è sempre stato il mio sogno nel cassetto :-P. Ma, sebbene in quel locale non conosca quasi nessuno, la mia reputazione va ancora minimamente difesa. Mi limito così ad osservare. E’ divertentissimo assistere a vari siparietti.

Memorabile questo:

– “Come ti chiami?”

– “Mario

– “Che fai nella vita?”

– “Sono un dipendente dell’Asl.”

– “Ah, bene: abbiamo anche un dipendente del comune. Di che comune per la precisione?” 😀

O questa (qui stavo per alzarmi ed andarmene; ma poi ha avuto la meglio lo spirito goliardico della serata)

– “Come ti chiami?”

– “Maria”

– “Maria, qui ti invidiamo tutti. Io in particolare perché so già di cosa ti occupi. Ci dici cosa fai nella vita?”

– “Veramente sono disoccupata

– “Che bello, vuoi mettere la disoccupazione con un lavoro normale… Così hai un sacco di tempo a tua disposizione”… 😦

 Sorseggiamo una cioccolata calda, mentre io continuo ad osservare gli stralci di umanità più differenti presenti in quella sala. Poi scappiamo via quando, per la terza volta, uno dei “cantanti” sostiene di essere influenzato. In tempi di influenza A non si sa mai… E’ stata una serata particolarmente divertente. Questa settimana ci ritorno, magari nel frattempo preparo anche una canzone per esibirmi! 😛

Direi di chiudere ascoltando una delle canzoni più gettonate del karaoke.

1 Commento

Archiviato in diario, ironia, riflessioni

ricordi

Ok, lo ammetto: sono stata un po’ scostumata. Nel post precedente ho parlato di un blog (quello di Maria Siano) senza presentare né lei né il suo diario on line, quello di “una libera pensatrice” (www.mariasiano.info). Come me ne sono accorta? Beh, mi sono ritrovata una breve presentazione sul suo blog senza che io avessi fatto altrettanto. Che scostumata… 😛
C’è un però: la sua breve presentazione ha ispirato questo post. Mi ha fatto venire in mente i gloriosi anni dell’università, il periodo degli esami, delle ansie da studio e dello stress fiscianese fatto di neve e gelo in inverno (come dimenticare il pullman delle 7 che non arriva al campus perché c’è la neve?) e vento e pioggia nelle stagioni migliori. E a dire il vero anche l’attesa di questa mattina alla fermata del bus mi ha fatto pensare a tutte le mattinate passate ad aspettare il pullman, il mitico 83, che non-arriva-mai-e-che-quando-arriva-è-stracolmo. Poi sono capitata su Facebook, grazie ad un invito, in un gruppo legato alle amicizie nate sui banchi dell’università, con particolare riferimento a Fisciano, la ridente cittadina della Valle dell’Irno che ha fatto da cornice ai miei cinque indimenticabili anni di Scienze della Comunicazione. Immancabile il riferimento agli ombrelli rotti dal perenne vento, al sole cocente sui prati in primavera, alle prime abbronzature tra una lezione e l’altra passando qualche ora a chiacchierare sulle panchine, agli amori (o presunti tali) nati sui banchi tra una lezione e l’altra e oggetto delle più spassose discussioni, alle partitelle a calcetto nell’intervallo, alle ricerche in biblioteca, al gossip seduti al tavolino al bar di lettere, alle lunghe attese al terminal bus per il pullman che non arriva mai in orario… Io avrei da aggiungere anche le interviste a qualche povero disgraziato fatte sui prati a dicembre, sotto la neve, con il microfono del karaoke a chiedere alla gente un parere sul binomio donne-pallone! 😀
Un periodo incredibilmente spensierato (anche se allora, presi da studio, esami ed impegni vari, non sembrava così); anni legati a numerose belle esperienze ed a tante amicizie nate con il tempo con i compagni di corso. Amicizie che, magari, pensavi di perdere dopo la laurea e che invece ti ritrovi belle e consolidate anche dopo un bel po’ di anni. Perché il piacere della chiacchierata, dei resoconti, e del gossip spensierato con loro è sempre lo stesso, anche se non ci si vede/sente tutti i giorni.

2 commenti

Archiviato in ricordi