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il potere delle delusioni

Ho una voglia matta di intitolare questo post “Il potere delle delusioni”.
In fondo, a chi non è mai capitata una delusione? Nel lavoro, negli affetti, nella vita quotidiana?
Riprendersi è dura, hai la sensazione di non farcela e non ti fidi più di nessuno. Specie se a deluderti è stata una persona/situazione in cui credevi tanto. Ma forse la vita è bella anche per questo: cadi, fai fatica, ti pare tutto difficile e ti rialzi. E magari la ringrazi anche la tua delusione. In fondo per le delusioni si cresce, si capisce cosa si vuole, si raddrizza il tiro. Forse proprio perché si soffre si cresce. Però che fatica, eh. Non si smette mai di combattere!

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L’estate di John Wayne

Sarà il caso di ammettere che questa canzone sta diventando una droga. Non riesco più a smettere di ascoltarla.

 

L’estate di John Wayne – Raphael Gualazzi
(https://www.youtube.com/watch?v=2CZUY-bV0V0)
Torneranno i cinema all’aperto e i riti dell’estate
Le gonne molto corte
Tornerà Fellini e dopo un giorno
Farà un film soltanto per noi

Torneranno i figli delle stelle
Non scoppieranno guerre
Le facce un po’ annoiate su riviste patinate
Ed anche John Travolta per ballare con te

Quello che resta del sole, te lo porto a casa
Stasera ho voglia di cantare, di gridare e di abbaiare come un cane

Quello che resta da dire, lo diremo domattina
Stasera ho voglia di cantare, di gridare, di ballare in riva al mare

Torneranno i cinema all’aperto e i dischi dell’estate
Le celebri banane di Andy Warhol tornerà
Lupin e farà un colpo eccezionale per noi

Torneranno i figli delle stelle sui tuoi sedili in pelle
Le penne stilo in mano e le vacanze in treno
Forse anche Pertini per un poker con John Wayne

Quello che resta del sole te, te lo porto a casa
Stasera ho voglia di cantare, di gridare e poi ricominciare

Quello che resta da dire, lo diremo domattina
Stasera ho voglia di cantare, di gridare, di ballare in riva al mare

Quello che resta del sole, te lo porto a casa
Stasera ho voglia di cantare, di gridare, di abbaiare come un cane

Quello che resta da dire, lo diremo domattina
Stasera ho voglia di cantare, di gridare, di ballare in riva al mare

Stasera ho voglia di cantare, di gridare e poi ricominciare
Stasera ho voglia di cantare, di gridare e poi ricominciare

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La domenica sera

Per la categoria “le coincidenze”, ho appena finito di leggere “Cuccioli”, ultimo libro di Maurizio De Giovanni.
Perchè coincidenze? Perchè il libro termina proprio con una riflessione sulla domenica sera (oggi, per l’appunto).
Vi ripropongo giusto una frase, augurandovi buona domenica sera 😊

E alla fine se ne va, la domenica sera.
Lasciando un senso. di vuoto e di perduto, a volte. E altre volte lasciando segni indelebili sulle anime, sui cuori, perfino sulle lenti.
Perchè la domenica sera è diversa da ogni altra sera.
Perciò attenti a non finirci dentro.

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Il tubino, questo “sconosciuto”

come-accessoriare-un-tubino-nero-in-modo-originale_569ce575f74ec3c67e7152544525a2b2Rieccoci! Arriva prima o poi il momento in cui uno non ce la fa più e deve parlare.
Oggi me la prendo con quelle che abusano del tubino, il capo evergreen che secondo i cosiddetti fashion stylist ogni donna dovrebbe avere nell’armadio. Pronto per le occasioni importanti, chic e casual se abbinato agli accessori giusti.
Bene, credetemi, ho visto donne che con indosso un semplice tubino nero hanno combinato i più grandi disastri della storia non della moda ma della decenza contemporanea.
Mi permetto di stilare una lista di consigli:
– Il tubino può far sembrare più magre: è vero. Ma va scelto della taglia giusta. Tempo fa mi è capitato di intrattenere una conversazione con una donna stipata in un tubino nero a quadroni di due taglie in meno. Credetemi: a un certo punto respirava a stento. A un certo punto si è trovata costretta a scegliere: respiro o parlo? E il problema non è solo questo. Ma voi il colpo d’occhio ve lo immaginate? La braciola di mammà nei giorni di festa sta più larga avvolta nel filo di cotone…
– Le scarpe. Se indossate un tubino nero, per quanto casual vogliate essere, non potete mettere ai piedi stivaletti rasoterra che arrivano alla caviglia. Sono un abbinamento improponibile. Specie se poi, come nel caso che è capitato a me, non siete belle e slanciate. Che succede? L’abbinamento, oltre a far accapponare la pelle, rischia anche di accorciarvi di almeno un metro
– Le calze. Sia chiaro: il color carne va categoricamente abolito. Che poi si chiama color carne per modo di dire: con quelle calze – sì, avete capito bene, quelle che neanche le nostre nonne indossavano più – le vostre gambe assumono le colorazioni più assurde e – lasciatemelo passare – vi incafoniscono. Se le avete scovate in super offerta al mercato o in un grande magazzino un motivo ci sarà: non si possono guardare!
– La borsa. Vi prego: demolite le borsette ascellari con ghirigori e con paillettes multicolor. Possono essere firmare da chi volete ma, a mio avviso, nun s ponn guarda’.

Ok, la smetto per ora. Ma dovevo sfogarmi! 😀

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pausa di riflessione

In questi giorni mi sono fermata a riflettere un po’ e mi sono chiesta: “Ma da quanto non aggiorno il blog?“. Un bel po’, mi viene da dire ora che ho controllato precisamente la data dell’ultimo post: 16 dicembre. In realtà l’ultima data sarebbe 1 gennaio, ma è la pubblicazione automatica delle statistiche dell’anno appena trascorso con wordpress.

Perché non ho aggiornato? I motivi sono molteplici, forse nessuno è stata la causa scatenante di un’assenza così prolungata. Magari a volte c’è più la necessità di passare un po’ più di tempo offline, di fermarsi a riflettere, pensare, ricordare… Forse a volte c’è la necessità di essere ancora più spettatori e meno attori nel magico mondo del web 2.0. Non credete?

 

 

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il principe azzurro è gay?

L’altra sera ho incontrato tantissime ragazze che avevano fatto una scoperta: “Il principe azzurro è gay”.

Vada per la prima: avrà avuto qualche brutta delusione, mi sono detta.

Ok per la seconda: magari il principe azzurro non l’ha incontrato ancora…

Ma poi, a un certo punto, le fanciulle con la graziosa scritta sulla maglia sono diventate troppe.

Possibile che abbiano tutte la stessa convinzione?

Poi ho realizzato e ho capito che non erano magliette personalizzate vedendo uno stand intero di maglie di ogni colore con la stessa frase scritta sopra.

 

E vabbè, c’è da rassegnarsi: queste nuove generazioni non credono più neanche alle favole e decidono di mostrarlo al mondo.

Ma non è che non ci credono e basta, no; offendono anche il mitico principe azzurro!

E poi qualcuna di loro finisce anche per chiedersi: ma una maglia del genere è volgare? Ho cominciato a pensarci anche io, in una sorta di analisi del pensiero dei giovani moderni.

Lo pensavo anche quando ieri sera ho incontrato un’altra ragazza: “Stasera faccio la brava”.

No, non lo ha detto nè a me nè al principe azzurro-gay. Se lo è scritta sulla maglia! 😀

Domanda, forse più che lecita, ma a noi – consentitemi il rafforzativo – che ce ne importa?

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Perché un blog?

Perché un blog?

Solitamente questa domanda una persona che rientra nei canoni della normalità se la pone prima di aprire un blog; o forse all’inizio dell’avventura, giusto come presentazione. 😛

Io no. Ma non perché non sia normale (anche se oramai il concetto di normalità è fortemente relativo). Finora avevo accettato la realtà del blog come luogo in cui pubblicare considerazioni, riflessioni, pensieri… Insomma, un po’ tutto quello che mi passava per la testa. Da qui il nome: pensieri in disordine.

Da qualche settimana, però, mi trovo a riflettere sul senso del blog non come proprietaria-scrittrice, ma come chi cerca il giusto approccio per studiarne le dinamiche, le motivazioni e tutto il resto appresso…

Ed alla fine, rispolverando anche qualche nozione teorica sono giunta alla conclusione che:

  1. Il blog fa sempre parte del nostro essere narcisi: ci piace scrivere e su questo non ci sono dubbi; ma ci piace anche che qualcuno ci legga. Sennò che sfizio c’è? Lo sfizio è elevato all’ennesima potenza quando poi qualcuno che magari conosci, nel bel mezzo di un discorso, ti dice: “A proposito, ho letto sul tuo blog…” 🙂
  2. Un blog è bello perché ti consente di mantenere i contatti con persone che, per svariati motivi, non vedi tutti i giorni (o che magari sono solo amici di blog);
  3. E’ ancora più bello per chi, impicciona (in senso buono, s’intende) come me, resta aggiornata su vari episodi vissuti dagli amici di blog;
  4. È bello perché ti consente di scrivere quello che vuoi, quando vuoi, senza vincoli di tempo, di orario, di spazio, di linee editoriali (o presunte tali)… Esattamente il contrario delle mie esperienze giornalistiche;
  5. Poi ho scoperto che il blog incrementa la dimensione narrativa dei racconti, costituisce una sorta di pensiero narrativo collettivo ed è l’esempio di come, nella nostra società, la dimensione individuale (quella del vecchio diario da chiudere con il lucchetto) tenda a scomparire…

Ma adesso io mi chiedo: non è spettacolarizzazione dell’individualismo anche questo?

A questo ci penserò prossimamente. Per adesso ho solo intenzione di esaltare la bellezza di un blog! 😉

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