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Incontri reali e blocchi virtuali

Ragazzi, stamattina ho incontrato una di quelle persone che credevano di avermi cancellato dal mondo con un blocco sui social (per info e approfondimenti leggete qui).
Uno spasso vedere l’espressione di chi improvvisamente scopre che la cancellazione virtuale non corrisponde all’eliminazione fisica!
Un appello: diamo i social solo nelle mani di chi sa campare! 😀

 

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“io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai”…

Facebook mi ha appena proposto di aggiornare i dettagli della mia biografia. E mi ha appena proposto di scrivere una delle mie strofe preferite di una delle mie canzoni preferite: “Strada facendo” di Claudio Baglioni.
In pratica, nel “chi sono”, Facebook vorrebbe scrivere per me:

Io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai e ho corso in mezzo a prati bianchi di luna per strappare un giorno alla mia ingenuità

A questo punto non so se esultare perché i social “conoscono” le mie canzoni preferite o rattristarmi perché i social conoscono i miei sogni e sanno che non partono mai! 😀

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le donne e la spesa: tacco 30 cm e ballerine

Consentitemi di esprimere al volo il mio profondo apprezzamento e la mia personalissima e sincera invidia (in senso buono) per tutte quelle donne che scendono a fare la spesa con un tacco di 30 cm e un plateau di almeno 15 cm.
Scena quotidiana.
Ore 9. Io mi districo indaffaratissima tra tre buste della spesa stracolme, la borsa a tracolla (che salvezza, meno male che avevo depositato il bauletto in armadio) e i sanpietrini che ci sono in centro che costringono i miei piedi a un estenuante massaggio con la suola della ballerina che neanche un foglio di carta sotto farebbe sentire tanto le mattonelle.
Incrocio il mio sguardo – io tutta sudata, piena di buste, indaffarata, con i capelli sconvolti e il trucco squagliato per via del forte caldo – con quello di un’altra donna. Sta dall’altro lato della strada, sul marciapiede, e cammina in maniera rilassatissima con una bustina con il pane in mano, un tacco esagerato, un jeans che definire attillato è poco, uno scollo che io al posto suo avrei preferito stare in spiaggia, un trucco impeccabile (io me lo sogno anche il sabato sera) e dei capelli perfetti.
Ecco. Siamo due esemplari di donna a fare la spesa. Passi tutto. Passino i capelli in ordine, il trucco perfetto, l’abbigliamento impeccabile. Ma le scarpe. Cavolo, quelle scarpe. Plateau e tacco 30 cm come cavolo si portano sui sampietrini la mattina alle 9 per fare la spesa?
Ah, alla fine io sono inciampata anche con le ballerine! 😦

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Il tubino, questo “sconosciuto”

come-accessoriare-un-tubino-nero-in-modo-originale_569ce575f74ec3c67e7152544525a2b2Rieccoci! Arriva prima o poi il momento in cui uno non ce la fa più e deve parlare.
Oggi me la prendo con quelle che abusano del tubino, il capo evergreen che secondo i cosiddetti fashion stylist ogni donna dovrebbe avere nell’armadio. Pronto per le occasioni importanti, chic e casual se abbinato agli accessori giusti.
Bene, credetemi, ho visto donne che con indosso un semplice tubino nero hanno combinato i più grandi disastri della storia non della moda ma della decenza contemporanea.
Mi permetto di stilare una lista di consigli:
– Il tubino può far sembrare più magre: è vero. Ma va scelto della taglia giusta. Tempo fa mi è capitato di intrattenere una conversazione con una donna stipata in un tubino nero a quadroni di due taglie in meno. Credetemi: a un certo punto respirava a stento. A un certo punto si è trovata costretta a scegliere: respiro o parlo? E il problema non è solo questo. Ma voi il colpo d’occhio ve lo immaginate? La braciola di mammà nei giorni di festa sta più larga avvolta nel filo di cotone…
– Le scarpe. Se indossate un tubino nero, per quanto casual vogliate essere, non potete mettere ai piedi stivaletti rasoterra che arrivano alla caviglia. Sono un abbinamento improponibile. Specie se poi, come nel caso che è capitato a me, non siete belle e slanciate. Che succede? L’abbinamento, oltre a far accapponare la pelle, rischia anche di accorciarvi di almeno un metro
– Le calze. Sia chiaro: il color carne va categoricamente abolito. Che poi si chiama color carne per modo di dire: con quelle calze – sì, avete capito bene, quelle che neanche le nostre nonne indossavano più – le vostre gambe assumono le colorazioni più assurde e – lasciatemelo passare – vi incafoniscono. Se le avete scovate in super offerta al mercato o in un grande magazzino un motivo ci sarà: non si possono guardare!
– La borsa. Vi prego: demolite le borsette ascellari con ghirigori e con paillettes multicolor. Possono essere firmare da chi volete ma, a mio avviso, nun s ponn guarda’.

Ok, la smetto per ora. Ma dovevo sfogarmi! 😀

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2015, cose da buttare e da conservare

Approfitto dell’aria natalizia e delle solite catene che in questo periodo dell’anno si diffondono di blog in blog. Sapete perché ne approfitto? Per tornare a scrivere su questo blog, visto che manco da parecchio.

Torno con piacere per una lista tutta personale delle cose da conservare e da buttare del 2015.

Allora, siamo pronti?

Da conservare:

I sogni. Da inguaribile sognatrice non potrei mai rottamare, neanche da centenaria, i sogni e le ambizioni. Ragazzi, i sogni sono il sale della vita, la molla che ci consente di andare avanti nonostante tutte le difficoltà, anche nei momenti più bui! A me piace pensare che il sogno sia quel “gancio in mezzo al cielo” di cui parlava Baglioni in Strada Facendo. Ok, sa tanto di Walt Disney, però io vi auguro di non smettere mai di sognare.

Le amicizie. Quelle vere, quelle che puoi anche non vederti per giorni-mesi-anni ma ci sono sempre. Quelle che si contano sulle dita di una mano, ma che sono sempre pronte per consigli, divertimenti, uscite e rimpatriate. Quelle che condividono con te le emozioni di un colloquio e le difficoltà della vita. Quelle con cui puoi confrontarti senza problemi. Puoi essere te stessa senza paura di giudizi severi i critiche negative. Quelle che se ti criticano lo fanno davanti a te e ti spiegano come e perché stai sbagliando.

La meraviglia delle piccole cose. Sono solita ripeterlo sempre: non smetterò mai di stupirmi. Allora ve lo confesso: credo sia positivo continuare a meravigliarsi sempre, anche delle piccole cose. È uno stato d’animo che spesso ci fa tornare bambini e che ci consente di guardare al mondo intorno a noi sempre con occhi diversi.

Osservare il mondo da punti di vista differenti (think different). Questo è un insegnamento che trova radici più lontane nel tempo, non direttamente nel 2015. Ma credo che, proprio per tornare al discorso del punto precedente, sia fondamentale osservare sempre il mondo con occhi diversi. E pure prima di prendere una decisione, banale o importante, provate a “pensare differente”.

Da buttare

La negatività. Non serve. Non ha mai aiutato nessuno e mai lo farà. Allora buttiamoci alle spalle persone e situazioni negative. Gettiamo dalla finestra tutto quello che non ci fa stare bene per fare largo alle cose belle.

Gli indecisi. Una decisione, è vero, va ponderata attentanente. Ma va presa. Diffidate di chi non sa prenderne e di chi è indeciso a vita. Conosco gente che da anni sta cercando di prendere una decisione sul proprio futuro. E poi, se siete così tanto indecisi su una questione, un motivo ci sarà, no?

I falsi e gli ipocriti. Un solo post. Meritano poco spazio. Ma vanno evitati a tutti i costi. Anche per la nostra salute 🙂

La tristezza. Lo diceva anche quella vecchia canzone: “Tristezza, per favore vai viaaaa”. Bene, forza e coraggio: non possiamo cominciare tristi il nuovo anno. Rimbocchiamoci le maniche e pensiamo a tutte le cose belle, lasciandoci alle spalle tutto quello che ci ha resi tristi e ci ha fatto soffrire. Su, su, ce la possiamo fare! 🙂

… Lista in aggiornamento….

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“Amore fammi volare”: le stampe dei cuscini di #sanvalentino

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“Amore fammi volare”. Non so come voi reagireste ricevendo in regalo un cuscino a forma di cuore con questa scritta, circondata da ali e da cuoricini. Io – ve lo confesso in tutta sincerità, nonostante stia già immaginando le critiche/polemiche che mi pioveranno addosso – lo farei volare dalla finestra. Il cuscino e lui (il suo misterioso compratore!).
Sarà pur vero che da innamorati diventiamo tutti più stupidi e che San Valentino spesso rincretinisce i cuori più “in love” tanto da farci tornare come adolescenti alle prese con il primo fidanzatino. Ma il troppo è troppo. Vada per un peluche, i cioccolatini, la cena a lume di candela, il weekend romantico, la giornata fuori… Ma il cuscino a forma di cuore no! Che poi già il cuscino a forma di cuore di per sé mi pare troppo. Poi con una scritta così secondo me si esagera. Ci si mette quasi allo stesso livello di quelli con le foto degli innamorati stampate sopra come gigantografia. Se proprio volete scriverci qualcosa sul cuscino, vada per un “Ti amo”, “Ti voglio bene”. Ma “Fammi volare” no: si presta troppo a un doppio senso ironico (vola dalla finestra!). Che poi, a voler essere sinceri, sul cuscino l’unica scritta giusta sarebbe “buonanotte” 😀

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l’amore ai tempi dei social media

Ho bisogno di condividere qualche pensiero sul tema: amore (o presunto tale) e social media.
Conosco una che è convinta che uno le vada dietro solo perché ha messo “mi piace” alla sua foto di profilo. Ora, voi direte, non ci sta nulla di strano. Ebbene sì, potrebbe essere un pensiero comune, giustificato dal fatto che magari sono anni che sbavi dietro a quello che ti ha messo “mi piace” e che ora la notifica dell’avvenimento è paragonabile a un evento eccezionale (che ne so, magari lo sbarco dell’uomo sulla luna). Poi è anche vero che quando ci innamoriamo siamo tutti un po’ più stupidi. Noi donne, poi, lo diventiamo in maniera particolare. Ma – dico io adesso – come si fa a pensare che un banalissimo “mi piace” alla tua foto di profilo sia una lapalissiana dichiarazione di intenti?
Conosco uno che ha candidamente ammesso: da quando sono su Facebook ci scriviamo tutti i santi giorni. Lei è innamorata persa. Scusa, ma quando tu non eri su Facebook? No, si erano persi di vista, pur avendo uno il numero dell’altra. Poi, dopo essersi inviati la richiesta di amicizia (non so da chi a chi), lei si è magicamente ricordata di lui e ha cominciato a mandargli messaggi. Gli scriveva mentre era dal parrucchiere, prima di andare a dormire. Così, giusto per passare il tempo. Cosa si scrivono? Niente, del più e del meno. Ma lui è convinto che lei sia pazza di lui e che non si faccia avanti per timidezza.
Conosco una che da quando è su whatsapp passa tutto il giorno a mandare messaggi. Anche a gente che non vede dagli anni delle elementari. Si scrivono del più e del meno. Non si vedono da una decina di anni. Ma si aggiornano. E tra queste persone che non vede/sente da anni c’è anche il suo primo fidanzatino. Dalla foto di profilo lei giura di sapere che lui si sia lasciato. E su questo non c’è nulla di strano. Il gossip è sempre stato all’ordine del giorno in questi casi. Il guaio è che lei continua a sbirciare tutti i giorni foto del profilo e orario di ultimo collegamento di lui. Dice di essere convinta che prima o poi si scriveranno qualcosa di diverso dai soliti convenevoli. E che da lì ripartirà tutto: contatti e anche il fidanzamento.
Conosco gente strana, lo ammetto. Ma secondo me quando uno è in love ‘sti social media peggiorano la situazione 🙂

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ma a chi serve un invisible boyfriend?

Hai visto? È uscita un’App a mio avviso geniale con cui puoi praticamente fingere di avere un fidanzato”.
Quando una mia amica l’altro giorno mi ha detto questa frase con non poco entusiasmo, ho pensato di averla persa per sempre (l’amica mia, ovvio). Cioè: con che spirito vieni a dirmi una cosa del genere con entusiasmo? E soprattutto, perché lo dici a me?
A un certo punto mi sono passati milioni di pensieri per la testa. Ma la cosa che non quadra è una soltanto: forse, negli anni, le ho dato modo di credere che avrei avuto bisogno di un fidanzato per finta; uno che rispondesse ai miei messaggi e che potesse essere mostrato all’occorrenza, giusto per non dover rispondere in malo modo al fuoco di domande in quelle poche – rare o forse anche uniche – occasioni in cui amici, parenti e lontani conoscenti ti chiedono: “Ma tu non sei ancora fidanzata?” (primo magico passo nel repertorio delle domande da “Chi vuol essere interrogato”, seguito poi “Ma quando vi sposate?” e “Quando lo fate un figlio?” e ancora “Quando gli fate un fratellino?”).
Eppure con la mia amica pensavo di essere stata chiara. O quanto meno ero certa di averle dimostrato che a me non serve neanche l’appoggio/sostegno di fronte alle domande di chi si scandalizza sapendoti felicemente single alla soglia dei trent’anni.
Poi, che ci volete fare, la curiosità è donna. La notizia c’era. E allora mi sono messa a fare ricerche e ho trovato gli articoli con cui viene presentata la “rivoluzionaria” novità che – bando all’originalità – si chiama Invisible Boyfriend.
E sì, diciamoci la verità: forse avere un invisible boyfriend (un fidanzato invisibile) è un po’ il sogno di tutte le fidanzate disperate, di quelle che trascinano avanti una storia da secoli e che non vedrebbero l’ora di far sparire come per magia il proprio boyfriend e di vederlo apparire solo tramite telefono, forse sempre per non dover dare spiegazioni di tutto a tutti.
Però, scusatemi, ma a che serve un fidanzato invisibile? A ingannare familiari petulanti e amici inopportuni – dice la presentazione. Ma – fatemi capire – io per ingannare familiari e amici devo trovarmi un fidanzato invisibile, mediato da una app e pagare per il servizio (con venti euro al mese ci paghi un ottimo abbonamento per il cellulare!)?
Vi prego: ditemi che è uno scherzo anticipato di San Valentino!

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ironia, grammatica e giornalisti

Post ad alto contenuto di ironia. Se qualcuno dovesse sentirsi offeso è pregato di non continuare nella lettura. L’episodio è parzialmente ispirato a una storia vera (parzialmente, non del tutto). Ma gli errori, quelli sì, vi garantisco che sono reali. Io ci rido su, per ora. Non mi resta altra arma. 🙂

Ricevo una richiesta di contatto da parte di un sedicente giornalista. Non lo conosco. Mi incuriosisco e, prima di accettare, vado a sbirciare tra le sue “cose” on line. E scopro una serie di informazioni:
– il “nostro” giornalista si dice un “jornalist” (ok, un errore, un refuso, ci può sempre stare. Fa nulla che è nella presentazione);
– posta foto che lo ritraggono come giornalista fashion (ok, uno mica deve essere per forza in giacca e cravatta perennemente?!);
– scrive un “pò” esattamente così (e non si è capito come faccia, visto che solitamente finanche il correttore automatico di word ha capito che si scrive con l’apostrofo);
– sbaglia gli accenti: la “è” diventa “é” e viceversa (ma ci può stare, è un errore passabile);
– scrive “mà” con l’accento;
– scrive, credo regolarmente retribuito, per una buona testata giornalistica.
Quindi: o quello che mi ha inviato la richiesta di contatto è un fake, o lui si diverte a scrivere solo on line in maniera sgrammaticata. O forse io non ho mai capito niente. Quale sarà la giusta soluzione al dubbio? Una sicura: per ora non accetto! 😀

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