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le donne e la spesa: tacco 30 cm e ballerine

Consentitemi di esprimere al volo il mio profondo apprezzamento e la mia personalissima e sincera invidia (in senso buono) per tutte quelle donne che scendono a fare la spesa con un tacco di 30 cm e un plateau di almeno 15 cm.
Scena quotidiana.
Ore 9. Io mi districo indaffaratissima tra tre buste della spesa stracolme, la borsa a tracolla (che salvezza, meno male che avevo depositato il bauletto in armadio) e i sanpietrini che ci sono in centro che costringono i miei piedi a un estenuante massaggio con la suola della ballerina che neanche un foglio di carta sotto farebbe sentire tanto le mattonelle.
Incrocio il mio sguardo – io tutta sudata, piena di buste, indaffarata, con i capelli sconvolti e il trucco squagliato per via del forte caldo – con quello di un’altra donna. Sta dall’altro lato della strada, sul marciapiede, e cammina in maniera rilassatissima con una bustina con il pane in mano, un tacco esagerato, un jeans che definire attillato è poco, uno scollo che io al posto suo avrei preferito stare in spiaggia, un trucco impeccabile (io me lo sogno anche il sabato sera) e dei capelli perfetti.
Ecco. Siamo due esemplari di donna a fare la spesa. Passi tutto. Passino i capelli in ordine, il trucco perfetto, l’abbigliamento impeccabile. Ma le scarpe. Cavolo, quelle scarpe. Plateau e tacco 30 cm come cavolo si portano sui sampietrini la mattina alle 9 per fare la spesa?
Ah, alla fine io sono inciampata anche con le ballerine! 😦

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Le donne difficili

Ho visto di recente a teatro “Femmene” di Nunzia Schiano (poliedrica attrice che noi tutti conosciamo soprattutto come “la mamma di Siani” nel film cult “Benvenuti al Sud”).
Spettacolo molto bello: fa ridere e riflettere. E io sono rimasta molto colpita dalla lettura di un testo che non conoscevo: si intitola “Le donne difficili”. Perchè in fondo capita a tutte prima o poi di sentirsi donne difficili…

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.

Quelle che hanno imparato a proteggersi
e a proteggere.

Quelle che non si accontentano più
.
Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente, quelli buoni da quelli no.

Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore
.
Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l’anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.

Quelle che sognano a colori
.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita.

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la donna sui trampoli

scarpe altePropongo ufficialmente un momento di raccoglimento per tutte le donne che si vedono (o forse sentono) costrette a indossare tacchi altissimi a ogni cerimonia.
Il prototipo della donna sui trampoli è molto facile da riconoscere. Alle cerimonie la vedi sempre appoggiata a qualcosa: al muro, al corrimano, ai banchi della chiesa, al suo fidanzato/accompagnatore. Ma appena c’è da spostarsi la riconosci dall’andatura: la donna sui trampoli non cammina, si muove come su un ponte tibetano. E’ come l’equilibrista che va alla disperata ricerca del suo baricentro per non cadere rovinosamente a terra. L’aggravante è che la donna sui trampoli cerca anche di mimare una sorta di camminata sexy che la rende ancora più goffa.
Ma ciò che la rende unica, a tratti inconfondibile, è un particolare: verso la fine della cerimonia in chiesa non la vedi più in giro. C’è chi comincia a chiedersi dove sia finita, chi pensa al peggio, chi già avvisa “Chi l’ha visto?”… Intanto il fidanzato/accompagnatore ricorda di averle dato le chiavi della macchina e si premura di andare a controllare. E allora la donna con i trampoli è lì, accanto alla macchina, con la testa nel portabagagli che ripone nella scatola le scarpe altissime per far posto a delle comodissime pantofole. Difficile che la si riconosca nell’occasione: ha perso circa 100 cm di altezza, cammina e si muove con disinvoltura. E quindi sì che può andare anche al ristorante. Con le scarpe tacco 100 nella busta e sottobraccio. Il bagno sarà la prima sosta, all’arrivo al locale per un nuovo cambio scarpe. Un nuovo impegno l’attende: il pranzo. Un appuntamento a cui la donna con i trampoli non può presentarsi con ballerine o tacchi normali.

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Saldi, c’è chi fa shopping con il fidanzato

In the shopping mallGennaio tempo di saldi. Periodo di donne assatanate in giro per i negozi sole o in compagnia alla ricerca dello sconto che cambi loro la vita. Perché – diciamocelo chiaro – ognuna di noi ha in mente di acquistare un capo con i saldi; un vestito che magari non avrebbe mai acquistato a prezzo pieno, che magari non indosserà mai; ma un capo che vorrà tenere orgogliosamente in armadio per quell’occasione-che-non-si-sa-mai.
Sulle donne (ma anche uomini a dire il vero) che vanno a fare shopping in periodo di saldi e prendono letteralmente d’assalto i negozi ci sarebbe da scrivere un libro intero. Ce ne sono di varie tipologie. C’è la donna che si muove in branco: sono almeno 4/5 e diventano il terrore dei centri commerciali e delle commesse che sono costrette a veder loro provare il 100% della merce in dotazione prima di passare alla cassa qualche misero capo di abbigliamento. E poi c’è la categoria di donna su cui vorrei concentrare l’attenzione: la donna che fa shopping con il fidanzato. Una coppia reale del tipo che mi appresto a descrivere è capitata davanti ai miei occhi nel weekend. Ma tutte a me capitano?!? 🙂
Scena: negozio di intimo. Donne assatanate a caccia della biancheria al 50%. Fila chilometrica davanti allo stand con in bella mostra la taglia terza. Tra una sgomitata e l’altra la lei della coppia guadagna la prima posizione davanti allo stand e accalappia un paio di reggiseni. Un calcio a destra e una gomitata a sinistra e preleva dallo stesso stand anche una sottoveste. Il lui della coppia se ne sta a braccia conserte a osservare, qualche metro più in là, lo spettacolo. Lei, non contenta del fatto che lui non sia a sgomitare davanti allo stand lo chiama: “Luuuuuuuiiiii, vieni a vedere questo”. Lui non si muove, fa un sorriso e glissa. Lei incalza: “Ma vieni a vedere una cosa?!”. Lui, chiaramente imbarazzato, le dice: “Ma cosa?!”. Lei si incazza proprio. In una frazione di secondo pensa chiaramente: “Brutto stronzo, ora mi fai perdere il posto che ho conquistato con fatica in prima fila se non vieni qui a dirmi cosa te ne pare di questo e di quest’altro”. Poi, forse presa da compassione dopo aver dato un’occhiata a Lui, esce dalla ressa e gli si para innanzi con una cinquantina di stampelle in mano: “Preferisci questo? Questo? O quest’altro?”.
Lui sembra esausto, qualcuno lo ha addirittura scambiato per un manichino: è nella stessa posizione impalato da un bel po’, non ce la fa più, pare di stare sul punto di mandarla a quel paese, di lasciarla in mezzo alla biancheria e andarsene e invece esclama candidamente: “Tesoro, quello che piace a te”. Lei si innervosisce (essì, si innervosisce in quanto le sembra di essere trattata con sufficienza, o magari di essere assecondata), volta le spalle e con una gomitata a destra e un calcio a sinistra torna tra la folla delle donne assatanate di shopping. E Lui resta, a braccia conserte, ancora in attesa di Lei.

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l’accoppiata sandalo/impermeabile

E’ la moda del momento. Pensateci un attimo: quante persone avete incrociato in questi giorni con sandali ai piedi e impermeabile sulle spalle? Personalmente, tantissime.

Le vedete pronte a fare shopping, appena uscite dall’ufficio, al supermercato, per uscite serali: le donne dell’accoppiata sandalo/impermeabile sono praticamente ovunque. Piede in bella mostra super curato, unghie laccate e impermeabile sulle spalle, perfino abbottonato con tanto di sciarpa al collo.

Ma dico io: come si può avere freddo sopra e caldo al piede? Mah, il mistero è fitto. 🙂

 

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l’educazione delle fanciulle

Pronti? Partenza. Via!

Diamo il via oggi a una nuova sezione. Anzi no, chiamarla sezione è troppo impegnativo. Diciamo che oggi mi va di scrivere qualche parola su un libro che ho appena terminato di leggere. Ovviamente non si sa se questa idea mi verrà anche per i prossimi libri o no. Insomma, fin da quando ho il blog, pur avendo letto tanto e per svariati motivi, non avevo ancora avuto la brillante idea di “recensire” un libro. L’avvertimento è per precisare una cosa fondamentale: in ogni caso, comunque vada questa rubrica, nella mia vita ho letto più di un libro! 😀

L’educazione delle fanciulle – Luciana Littizzetto e Franca Valeri

Me le immagino sedute in un bar con giardino all’aperto a discutere delle donne, della loro evoluzione nella società, di uomini, di matrimonio, di figli… Due donne di generazioni diverse, due “signorine per bene”, che intavolano una vera e propria conversazione, fatta di botta e risposta, su temi perennemente di attualità anche nelle consuete chiacchiere che ognuna di noi fa con le amiche al bar.

Dalla voce delle due donne “a confronto” viene fuori il ritratto di una società radicalmente cambiata nel giro di pochi anni. Vengono fuori delle considerazioni rese in maniera divertente; viene fuori la tagliente ironia delle due “signorine per bene” con la quale le due cercano di far emergere i cambiamenti del Paese negli ultimi anni.

Il mondo è così pieno di pensatori che cambierei nome al fenomeno” (Franca Valeri, L’educazione delle fanciulle)

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il calcio da un altro punto di vista

Ma se deve segnare perché quello si mette davanti alla porta e non lo fa segnare?“.

Ci si distrae facilmente nelle gare di Coppa Italia, sul finire dell’estate, quando il caldo la fa ancora da padrone e non meno di ventotto gradi “allietano” una partita in notturna. Ma questa volta il discorso si fa interessante. Non si può non ascoltare.

Dico io: fallo segnare e basta” – asserisce una bambina spazientita. Avrà occhio e croce cinque/sei anni. Discute di calcio con i suoi amichetti in compagnia dei papà che hanno occhi solo per il rettangolo verde.

Non hai capito: quello fa il portiere” – replica scocciato uno dei maschietti, il più grande (avrà massimo sette anni)

Eh, ho capito. Ma se quell’altro deve segnare, perchè non lo fa segnare?” – chiede ancora la dolce bambina alla sua prima discussione calcistica

Perché il portiere di mestiere para, non fa fare gol all’avversario!” – risponde stizzito il bambino più piccolo.

Lei sbuffa, insacca ma proprio non capisce e pensa, glielo si legge in faccia: “Se questo qui non segna chissà a che ora torniamo a casa!“.

La discussione termina qui. I maschietti tornano a gridare all’unisono con il resto dello stadio. La bambina si guarda intorno, osserva per un attimo i calciatori e si volta spalle al campo: si mette a osservare il resto della platea alle sue spalle. In fondo anche questo è uno spettacolo!

 

 

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le borse iper capienti

Le borse capienti sono croce e delizia di noi giovani donne che ci affacciamo nel 2011 portando sulla nostra spalla pesi enormi e una quantità incredibile di oggetti da fare invidia a babbo natale e al suo sacco con i regali. Alzi la mano chi ne saprebbe fare a meno. Nelle borse iper capienti siamo capaci di far entrare di tutto. E poi sono perfette per chi trascorre gran parte della giornata fuori casa. Diciamola tutta: le borse enormi sono delle vere e proprie valigie ventiquattrore che ci permettono di affrontare la giornata con il piglio giusto, di andare incontro a qualsiasi inconveniente e di tirare fuori l’oggetto giusto al momento giusto. Noi donne con le borse enormi sembriamo tutte come Mary Poppins, pronte a tirare fuori ogni oggetto dalla borsa delle meraviglie.

La scena è sempre la stessa: ti serve una cosa, apri la borsa e cominci a cercare. Parte una vera e propria caccia al tesoro. Non si sa perché, le borse capienti sono sempre quelle che hanno meno tasche, zip, divisori. Sono una vera e propria sacca in cui, data la capienza, tu ti affanni a mettere dentro qualunque cosa, salvo poi andare incontro a vere e proprie odissee prima di cercare l’oggetto desiderato. E quando poi improvvisamente squilla il cellulare? E che ve lo dico a fare: la caccia al tesoro parte al primo “driin”. Dovrebbe essere semplice rintracciare il telefono, visto che solitamente il display si illumina. Sarebbe troppo semplice: la caccia al tesoro deve essere difficile! Ed è proprio per questo motivo che noi, donne giovani dalle borse capienti, pensiamo bene di piazzare il cellulare in quelle miniborsette nere, costruite appositamente con un materiale che non lascia passare la luce. Noi donne dalle borse capienti siamo abituate alle cose difficili: mica potremmo accontentarci di trovare subito il cellulare che squilla? Una volta ho sentito per intero due canzoni di Gianna Nannini (la stessa per due volte) prima che la proprietaria del cellulare riuscisse a racimolare il telefono in borsa!

Stamattina, poi, ho anche capito che le borse enormi servono anche a farsi spazio tra la folla. Hanno una loro utilità insomma. Ero al supermercato e ho assistito a questa scena: una ragazza ha orgogliosamente posato la sua mano sulla sua borsa enorme, l’ha spostata in avanti e gridando “PERMESSOOOO!!” si è fatta largo tra la folla a borsate. Un po’ come le mamme che usano i passeggini come sfollagente!

Ma cosa mettiamo in queste sacche così capienti? Di tutto, lo dicevo prima. Ma credo esista una classifica degli oggetti che maggiormente affollano le nostre borse. Provo ad abbozzarne una.

  1. Borsellino
  2. Portafogli
  3. Porta patente
  4. Portamonete
  5. Cellulare 1
  6. Cellulare 2
  7. Chiavi di casa
  8. Chiavi della macchina
  9. Chiavi dell’ufficio
  10. Fazzoletti 1
  11. Fazzoletti 2
  12. Fazzoletti 3 (non si sa perché ma noi donne non ci accontentiamo mai di soli due pacchetti di fazzoletti. “E se poi finiscono?” – ci chiediamo sempre nell’atto di inserire il terzo pacchetto in borsa. Ma non possiamo farci niente; ci hanno insegnato a pensare così fin da bambine)
  13. Trucco (il minimo indispensabile ma ci vuole). E per trucco intendo: ombretto, fard, lucidalabbra, rossetto, smalto
  14. Salviettine rinfrescanti (non si sa mai: potrebbero servire)
  15. Gel disinfettante (e su questo argomento, consentitemi di dire che i mass media hanno fatto appesantire di molto le borse di noi donne dai sacchi giganti)
  16. Agendina
  17. Rubrica tascabile (con mia grande soddisfazione, annuncio di esserne riuscita a fare a meno: ho inserito tutti i contatti cartacei nella potentissima agenda del mio cellulare) 🙂
  18. Penne (almeno due, considerato che la prima non scrive mai)
  19. Matita e gomma (non si sa mai, potrebbero servire)
  20. Scotch e colla (per i motivi di cui sopra)
  21. Bottiglietta d’acqua (di fondamentale importanza)
  22. Gomme
  23. Caramelle
  24. Cioccolata
  25. Pen drive
  26. Mp3 (un po’ di musica non fa mai male)

Finisco qui con la lista, ma vi giuro che ho visto venir fuori dai sacchi/borse enormi perfino cacciaviti e batterie ricaricabili e non!

Ps: “Non giudicate mai le cose dal loro aspetto, nemmeno una valigia; io non lo faccio mai!” Vi ricorda niente? Io dico di sì. Ecco a cosa mi riferisco:

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abbigliamento del sabato sera

Metti un sabato sera seduti ai tavolini di un caffè all’aperto. E’ uno straordinario punto di osservazione sull’umanità. Un altro punto di osservazione. Sulle varie tipologie di uomini e donne (prevalentemente giovani,  diciamo pure under 40) che, profumati, agghindati e tirati a lucido, si avviano a passeggio per le strade del centro. Durante poco più di un’ora ho cercato di individuare le varie categorie possibili. Ci provo a elencarle sinteticamente.

  1. Uomini compressi in insoliti pantacollant (le mie calzamaglie da neve sono più larghe) a vita bassa, rigorosamente coperti al polpaccio da orrendi scarponi tra il beige e il giallo. Uomini le cui gambe sono letteralmente compresse, a mo’ di salsicciotti, in jeans o presunti tali così stretti che secondo me passano in apnea tutta la serata. Tu li vedi sorridere a destra e a manca, impassibili. Io un’idea ce l’ho: il loro non è un sorriso; è una smorfia, l’aspetto tipico di chi non ce la fa più a trattenere il fiato.
  2. Uomini in pelliccia. Roba da far venire un complesso di inferiorità alle più vanitose delle donne. Precisiamo: uomini con il collo di pelliccia, non con la pelliccia intera. Un collo di volpe, mi ha suggerito chi se ne intende, che spesso “abbellisce” giubbotti di pelle e cappotti. Spesso non il collo stretto, ma quello che scende, quello che io ho visto sempre tipico di una donna adulta. Ora dico io: una donna che ha un fidanzato/marito che indossa la pelliccia, come potrà mai sentirsi? Avrà di sicuro un complesso di inferiorità: la pelliccia è da sempre il simbolo della femminilità.
  3. Donne che hanno dimenticato di indossare la gonna. Ebbene sì, c’è anche questa tipologia. A voi non è mai capitato, nella fretta, di lasciare qualcosa a casa? A loro capita di lasciare la gonna (o il pantalone). Come si distingue questa tipologia di persona? Solitamente va in giro con una maglia poco più lunga del solito e con un paio di calze (spesso neanche troppo scure). Il guaio è che spesso il soggetto in questione non si rende conto di avere un pezzo mancante e va in giro per la città con una insolita nonchalance.
  4. E poi ci sono i tacchi. A spillo, zeppa, plateau… vari nomi per identificare scarpe altissime, troppo alte per i miei gusti. Scarpe che fanno diventare la tua camminata innaturale, ti costringono a brutte cadute, tremendi incidenti di percorso. Le scarpe alte, quelle che io non sono mai riuscita a indossare, sono ai piedi di tutte. Tu le guardi, sorridi, dici tra te e te “adesso cade, inciampa, prende una storta”. E loro niente. Ci sono donne che camminano impassibili anche su tacchi alti mezzo metro. Ci camminano bene e non rischiano. Io se indossassi scarpe del genere subirei cadute paragonabili a quelle da chi si lancia dal primo piano. Loro no. Le donne coi tacchi passeggiano come se niente fosse anche sui sampietrini, proprio là dove anche la tua scarpa di ginnastica solitamente tentenna e finisce per incastrarsi nelle giunture delle piccole mattonelle.

C’est la vie 🙂

 

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calcio d’estate

Ci sta poco da fare, l’uomo è un animale sportivo. Tifoso, più che sportivo.  Tifoso di calcio, per la precisione.

Te ne accorgi in vacanza, quando ti illudi che il calcio sia fermo, in vacanza, visto che i calciatori fino a qualche settimana fa sono stati avvistati a destra e a manca su stupendi yacht dalla grandezza imprecisata con mogli, amanti, findanzate o presunte tali (non sono molto aggiornata sull’argomento, ma se vi interessa, consultando gli ultimi numeri delle riviste di gossip più accreditate, sarà possibile un corso accelerato su tutti gli amori estivi che hanno visto coinvolti calciatori e pseudo veline-showgirl sulle loro tutt’altro che modeste imbarcazioni).

Dicevamo: i calciatori le vacanze se le sono fatte; e che vacanze! Quindi, la donna media non tifosa presente sulla faccia della terra suppone di passare le proprie sacrosante ferie senza il marito/compagno/findanzato/amante (diciamo il proprio uomo in futuro, faremo prima) incollato davanti al televisore per 90 minuti e passa tutte le sere.

Pensate alla soddisfazione della donna media  (per donna media intendo la donna non tifosa, quella che sono anni che sta ancora tentando di capire cosa sia questo misterioso fuorigioco) quando, dopo i mondiali e dopo l’uscita dell’Italia dal torneo anzitempo, ha tirato un sospiro di sollievo. “Che bello – avrà pensato la donna senza avere il coraggio di ammetterlo – Questo Lippi ha fatto proprio bene a farci eliminare subito: adesso non più partite”.

Ma quella della donna media non tifosa era un’illusione, appunto.  La donna media non sa che l’uomo è interessato a tutte le partite, non solo a quelle dell’Italia, gli piacciono perfino i campionati esteri!

Adesso, dico io, immaginatevi la delusione di una che, dopo essersi sorbita l’umiliazione della sconfitta dell’Italia e un mondiale per intero senza i baldanzosi undici fanciulli in divisa azzurra con i visi angelici e familiari, vede a ferragosto il marito già davanti al televisore alle prese con le partite. Partite di tutto il mondo, in tutte le salse, in tutte le coppe.

Il guaio succede quando il tifoso di calcio è in vacanza. E le norme in materia di diritti sportivi, lo sappiamo, hanno cambiato tutto, fino a stravolgere la vita di intere famiglie.

Come si fa se si è in vacanza e la partita la trasmette Sky o Mediaset Premium? Uno normale si accontenterebbe della radio, quando possibile. Il tifoso di calcio italiano non si accontenta; non se la può perdere una partita.

E allora, come fa?

Semplice, si invadono bar, ristoranti e luoghi di ritrovo con il televisore (che deve essere rigorosamente  a schermo piatto o addirittura con telo e proiettore).

Ma l’ipocrisia del tifoso di calcio non ha mai fine. Poiché non ha intenzione di sopportare la donna che si lamenta per le partite anche in vacanza, l’uomo tifoso coinvolge tutta la famiglia con una proposta che, sotto sotto, nasconde un tranello: “che ne direste di andare a mangiare una bella pizza (da notare che, per l’occasione, anche la più schifosa delle pizze diventa bella) tutti assieme?”. E, guarda caso, si finisce sempre nella pizzeria con il maxischermo (ecco perché tanta premura nel prenotare con un giorno di anticipo), con gli uomini faccia e schermo e le donne, disperate e senza parole, con le spalle alla partita. Nei giorni scorsi mi è capitato di vedere un uomo particolarmente contento della proposta che gli aveva appena fatto la moglie: “Domani andiamo a mare?”. Lui ha risposto gridando un sì esagerato. Assieme  a lui mezzo salone si è alzato in piedi unendosi in un urlo sovrumano. Non era la risposta alla donna; era il secondo gol del Napoli. 😀

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