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La verità è che non gli piaci abbastanza

Dedicato a tutte le amiche impelagate in storie assurde (loro capiranno) e a quei pochi lettori/cuori infranti.
Tratto da una pellicola evergreen: “La verità è che non gli piaci abbastanza”.

O forse il lieto fine è questo: sapere che nonostante le telefonate non ricevute e il cuore infranto, nonostante tutte le figuracce e i segnali male interpretati, nonostante i pianti e gli imbarazzi, non hai mai e poi mai perso la speranza.

E, allora, mie care, queste energie e questa speranza riponiamole in altre storie, con chi ci merita, e in altri campi, per inseguire sogni e ambizioni.

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To Rome with love

Nota ai naviganti: questo blog non è e non diventerà un punto di incontro per le mie critiche/esaltazioni di film, libri o qualsiasi altra opera artistica. Però oggi ho la vena di fare da critica cinematografica e recensisco l’ultimo film visto al cinema: “To Rome with love”.  🙂

La premessa è che ho capito solo dopo aver visto il film che il vero titolo è appunto “To Rome with love” e non “From Rome with love”, come invece andavo sbandierando ai quattro venti prima di vederlo. E vabbè… L’età fa i suoi brutti scherzi! 🙂

Sono sincera: ne avevo lette di cotte e di crude su questo film: pessimo, brutto, non da Woody Allen, eccosìviacantando…!

La mia opinione? Non male. Certo, non ai livelli dei capolavori del mitico Woody e neppure paragonabile al – per me stupendo – “Midnight in Paris”; ma comunque, tutto sommato, un film carino. Forse sottotono per quello che ci si aspetterebbe da un maestro del cinema tipo Woody; ma non male.

Io, però, avrei dedicato qualche sequenza in più al panorama mozzafiato che una città come Roma sa offrire ai suoi occasionali visitatori. Ebbene sì, perché pur essendo ambientato nella città eterna, il film offre uno spaccato di Roma che non rende al meglio la bellezza della città, dei suoi monumenti, delle sue strade… il suo fascino, insomma! E vi confesso una cosa: io ero andata al cinema anche nella speranza di fare una passeggiata virtuale nella meravigliosa nostra capitale!

Vi lascio al trailer del film.

E a una canzone che io collego sempre al fascino della città eterna. 🙂

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mangia prega ama

Una piccola precisazione prima ancora di cominciare: il titolo del post è il titolo del libro che, come da originale, non prevede punti nè virgole (non è che sono diventata allergica improvvisamente alla punteggiatura 🙂 )

Il libro di una generazione di donne alla ricerca dell’autenticità” – ho letto mentre ero in fila in libreria pronta a pagare un libro comprato per regalo a una cara persona. Ah, non so se vi ho mai raccontato che l’unica cosa che credo possa essere un regalo giusto è un libro. Ok, forse non può esserci convinzione più sbagliata (qualcuno una volta mi ha detto che è come comprare un profumo per qualcuno che non conosci bene: difficile da “azzeccare” come regalo e poi, anche se risulta gradito, bisogna sempre attendere la reazione che fa sulla pelle di chi lo riceve…). Ma io, nonostante tutto, resto sempre della mia convinzione: difficilmente mi smuovo se non mi convinco direttamente.

E vabbè, torniamo a noi e al nostro libro.

Sono in fila, leggo questa frase interessante. Prendo il libro, è in offerta, c’è Julia Roberts in copertina e ricordo di aver sentito parlare parecchio di questa storia l’anno scorso: ne hanno tratto anche un film che non sono riuscita a vedere al cinema per una serie concatenata di problemi e impegni vari. Ricordo benissimo anche quando, qualche anno fa, Napoli rimase per un giorno paralizzata da traffico & co. per Julia Roberts che era finita da “Michele”, paradiso della pizza napoletana per eccellenza, per mangiare la pizza proprio per una scena del film “Mangia, prega, ama”. La fila alla cassa della libreria è ancora lunga. Ho il tempo di cominciare a leggere qualcosa. La trama sembra convincermi; la lunghezza del libro un po’ meno, ma oramai sono curiosa: lo compro.

Ci ho messo un bel po’ per finirlo a leggere: 373 pagine non si fanno leggere proprio velocemente ma la storia è quantomeno originale. La protagonista, una donna reduce da una difficile separazione, intraprende un viaggio alla ricerca di se stessa attraverso Italia, India e Bali.

Sono sincera: nella prima pagina leggo che la protagonista ha: amore, stabilità, buon lavoro a trent’anni. (Cavoli, ma lei ha quasi la mia età! 😦 ). Ma a un certo punto si trova a singhiozzare sul pavimento con una sola certezza: “Non voglio più questa vita perfetta“. Lo ammetto: ho rallentato la lettura proprio perché questa prima parte mi ha fatto innervosire; mi sembrava uno schiaffo per i giovani disoccupati, senza lavoro e con mille problemi…

Ma alla fine, quando ho ripreso la lettura, sono arrivata fino alla fine con lo scopo di capire dove vuole andare a finire. E posso dire che il libro è un viaggio alla riscoperta graduale di se stessi. Un po’ faticoso ma semplice semplice in fondo.

“Il posto dove la mente riposa è il cuore. La mente sente tutto il giorno frastuono di campane, rumore e discussioni, e invece vuole solo tranquillità. Il luogo dove la mente troverà pace è il silenzio del cuore. E’ là che hai bisogno di andare”

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“Resterò seduto ad aspettare…” – pausa musicale

“Resterò seduto ad aspettare, non mi importa delle ore…”.

In attesa dell’ispirazione e della ripresa a pieno ritmo degli aggiornamenti del blog, lancio un bel post musicale.

Ci voleva una canzone.

Mi ha colpito specie il ritornello: “Ci voleva lei… ci voleva lui…”

L’ho ascoltata nel trailer di “Immaturi – Il viaggio” e me ne sono innamorata subito. Bella, orecchiabile, da canticchiare subito e con una musicalità particolare che la rende ascoltabile all’infinito.

Eccola:

 

Ed ecco il testo:

Il viaggio (pochi grammi di coraggio) – Daniele Silvestri

Resterò seduto ad aspettare non mi importa delle ore non m’importa di sembrare un deficiente io fondamentalmente non ho forse mai aspettato niente 
fuggo dal bisogno di scappare resto qui e ci voglio stare 
non m’importa del dolore questa volta 
se per caso fosse molto me lo voglio meritare

Strano come spesso basti un viaggio pochi grammi di coraggio un vestito un po’ più corto e poi lo sguardo di uno che era di passaggio 
strano ma non credo che sia peggio 
non credo che sia peggio 

ci voleva lei che ti portasse fino a qui perche fossi come sei perche fossi così 
ci voleva sì
ci voleva lui perche ritrovassi me perche forse in fondo è vero che per essere capaci di vedere cosa siamo dobbiamo allontanarci e poi guardarci da lontano 

ci sono isole che andrebbero evitate soprattutto quando è estate pochi passi sul pontile è già finire intrappolato come un pesce nella rete e condividerne la sete 
certe isole col sole al posto giusto con un vento sempre fresco che s’insinua malizioso e disonesto e piano piano si confonde nel rumore fastidioso e sempre uguale delle onde 

ci voleva lei che ti portasse fino a qui perche fossi come sei perche fossi così 
ci voleva sì 
ci voleva lui perche ritrovassi me perche forse in fondo è vero che per essere capaci di vedere cosa siamo dobbiamo allontanarci e poi guardarci da lontano 

strano come spesso basti un viaggio pochi grammi di coraggio un vestito un po’ più corto e poi lo sguardo di uno che era di passaggio 
strano ma non credo che sia peggio 
non credo che sia peggio 

resterò seduto ad aspettare non mi importa delle ore non m’importa di sembrare un deficiente io fondamentalmente non ho forse mai aspettato niente 
fuggo dal bisogno di scappare resto qui e ci voglio stare non importa del dolore questa volta se per caso fosse amore me lo voglio meritare

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sulla dormita pubblica

Non credevo che la dormita pubblica fosse uno sport nazionale. Non pensavo che ci si addormentasse così facilmente e così spesso al cinema e al teatro. Io credevo di essere una rara eccezione e tendevo a non parlarne. Mi vergognavo quasi della mia capacità di addormentarmi nel bel mezzo di un film o di una rappresentazione teatrale. In questo periodo, invece, sto scoprendo che la dormita pubblica non è solo un mio difetto, ma appartiene a gran parte delle persone che mi stanno intorno, o che almeno mi sono stati intorno durante gli ultimi film o rappresentazioni teatrali a cui ho assistito.

E non dite che è capitato solo a me di avere un vicino al cinema che russa insistentemente e che viene svegliato (di soprassalto, aggiungo io) dalla gomitata della moglie che, indignata, gli grida in pubblico: “la smetti quantomeno di russare?”. E’ una di quelle occasioni in cui lo spettacolo non è nel grande schermo, ma accanto a te; e la tua attenzione si sposta dal cinema alla scenetta a cui ti trovi ad assistere dal vivo con la risatina malvagia di chi è consapevole di aver vissuto quella stessa situazione tantissime altre volte.

E che dire del teatro? Conosco tantissime persone che dichiarano candidamente di addormentarsi improvvisamente, saltando spezzoni di rappresentazioni. C’è chi ha il barbaro coraggio di dormire per un intero atto. Ovviamente a un certo punto, avendo perso il filo della rappresentazione, si preferisce continuare a recuperare un po’ di sonno arretrato. Ed è così che cinema e teatro si trasformano in veri e propri dormitori. 😀

La palpebra che cade è uno sport diffuso tra tutti i frequentatori di cinema e teatri, a quanto pare. Ma a quante e quali figure si va incontro?

Ma la colpa alla fine di chi è? Di noi che siamo troppo stanchi quando andiamo a cinema e a teatro? Degli spettacoli scadenti? O delle luci soft, della temperatura bella calda e dell’orario tardo?

 

Ps. Vi segnalo che c’è anche chi ha pensato di stilare e far stilare una lista di film soporiferi.

 

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Maestro, musica!

 Nuovo intervallo musicale. Non lanciavo musica da un po’.

Questa canzone merita. Dopo una iniziale diffidenza, ho dovuto convertirmi: questa musica mi ronza nella testa oramai a tutte le ore. La voce di Jovanotti è diffusa da qualsiasi radio, mp3… Oramai è difficile non ascoltarla e non sentire questo “motivetto” in giro per le strade, nei negozi, nei centri commerciali, in macchina. Dicono la canzone sia più bella del film. Vi farò sapere…

Lanciamola, forza!

Un bellissimo spreco di tempo
un’impresa impossibile
l’invenzione di un sogno
una vita in un giorno
una tenda al di là della duna

Un pianeta in un sasso, l’infinito in un passo
il riflesso di un sole sull’onda di un fiume
son tornate le lucciole a Roma
nei parchi del centro l’estate profuma.

Una mamma, un amante, una figlia
un impegno, una volta una nuvola scura
un magnete sul frigo, un quaderno di appunti
una casa, un aereo che vola.

Baciami ancora…
Baciami ancora…

Tutto il resto è un rumore lontano
una stella che esplode ai confini del cielo
.

Baciami ancora…
Baciami ancora…

Voglio stare con te
inseguire con te
tutte le onde del nostro destino.

Una bimba che danza, un cielo, una stanza
una strada, un lavoro, una scuola
un pensiero che sfugge
una luce che sfiora
una fiamma che incendia l’aurora.

Un errore perfetto, un diamante, un difetto
uno strappo che non si ricuce.

Un respiro profondo per non impazzire
una semplice storia d’amore
.

Un pirata, un soldato, un dio da tradire
e l’occasione che non hai mai incontrato.

La tua vera natura, la giustizia del mondo
che punisce chi ha le ali e non vola.

Baciami ancora…
Baciami ancora…

Tutto il resto è un rumore lontano
una stella che esplode ai confini del cielo.

Baciami ancora…
Baciami ancora…

Voglio stare con te
invecchiare con te
stare soli io e te sulla luna.

Coincidenze, destino,
un gigante, un bambino
che gioca con l’arco e le frecce
che colpisce e poi scappa
un tesoro, una mappa,
l’amore che detta ogni legge
per provare a vedere
che c’è laggiù in fondo
dove sembra impossibile stare da soli
a guardarsi negli occhi
a riempire gli specchi
con i nostri riflessi migliori

Baciami ancora…
Baciami ancora…

Voglio stare con te
inseguire con te
tutte le onde del nostro destino.

Baciami ancora…
Baciami ancora…
Baciami ancora…
Baciami ancora…
Baciami ancora…

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