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ti penso e cambia il mondo – pausa musicale

“Ti penso e cambia il mondo”. Una delle più belle canzoni degli ultimi tempi.

La pausa musicale ci voleva, no?

Eccola:

 

Ti penso e cambia il mondo (Adriano Celentano)

Affamati come lupi 
viviamo in crudeltà 
E tutto sembra perso 
in questa oscurità 
All’angolo e indifeso 
ti cerco accanto a me… da soli 
gli occhi non vedono 
Ti penso e cambia il mondo 
le voci intorno a me 
Cambia il mondo, 
vedo oltre quel che c’è 
Vivo e affondo, 
e l’inverno è su di me 
ma so che cambia il mondo 
se al mondo sto con te 
C’è una strada in ogni uomo, 
un’opportunità 
il cuore è un serbatoio 
di rabbia e di pietà 
Credo solo al tuo sorriso 
nel senso che mi dà 
Da soli… gli occhi non vedono 
Ti penso e cambia il mondo 
le voci intorno a me 
Cambia il mondo 
vedo oltre quel che c’è 
Vivo e affondo 
e l’inverno è su di me 
Lo so che cambia il mondo 
se al mondo sto con te 
Io sono qui… ti aspetto qui 
Oltre il buio mi vedrai 
Saprò difenderti… proteggerti 
e non stancarmi mai 
Acqua nel deserto… ti troverò 
Dormi e si vedrà 
Ti sentirai accarezzar 
Ti penso e cambia il mondo 
le facce intorno a me 
Cambia il mondo 
vedo oltre quel che c’è 
Vivo e affondo 
E l’inverno è su di me 
Ma so che cambia il mondo 
se al mondo sto con te 
Coro: 
Io sono qui… ti aspetto qui 
Oltre il buio mi vedrai 
Saprò difenderti.. proteggerti 
e non stancarmi mai 
Acqua nel deserto.. ti troverò 
Dormi e si vedrà 
Ti sentirai accarezzar 
Ti penso e cambia il mondo 
le voci intorno a me 
Cambia il mondo 
vedo oltre quel che c’è 
Vivo e affondo 
E l’inverno è su di me 
Ma so che cambia il mondo 
se al mondo sto con te 

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“La giustizia non è di questo mondo”

Capita, mi capita spesso di pensare, quando va tutto storto, che “la giustizia non è di questo mondo”.

Fino a qualche minuto fa credevo che la frase fosse una invenzione del mio professore di storia. Ricordo ancora la scena.

– “Prof. io credo di meritare il 9 quest’anno in storia. Ho studiato di tutto e sono stata sempre preparata quando mi avete interrogata”

– “In effetti hai ragione. Hai studiato tanto”

– “Bene, sono contenta”

– “Però se a te metto il nove al tuo compagno di classe lì devo mettere 10”

– “E perché? In base a quale criterio?”

– “Perché decido io”

– “Professore, ma non è giusto”

– “Impara: la giustizia non è di questo mondo”

Fu in quell’istante che diventai adulta in un sol colpo. All’istante odiai il professore che mi aveva risposto senza dare una valida spiegazione ai miei dubbi. Odiai quella che per me era una vera e propria ingiustizia. Odiai il tono con cui me lo disse. Odiai la sua faccia compiaciuta da persona adulta che si scontra con l’ideale di giustizia e legalità che un’alunna poco meno che diciottenne può avere. Ora, con il senno di poi, sento di dovergli un “grazie”.  Grazie perché quella frase ha cominciato a farmi aprire gli occhi sulle ingiustizie quotidiane, quelle più banali e quelle di un livello più alto. Grazie perché ogni volta che penso di aver subito un’ingiustizia penso a quella frase, alla scena, e comincio a sorridere di colpo, dimenticando tutto.

Ps: Ho appena scoperto che la frase è una delle citazioni più famose del film “Il marchese del grillo”.

 

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dieci anni

Dieci anni. Dieci lunghi anni. Eppure sembra quasi ieri. Libro di linguistica alla mano (l’esame era oramai imminente), fui scossa dalla sigla del telegiornale in orario insolito. Edizione straordinaria. Mi avvicino alla tv e comincio ad ascoltare la notizia che oramai è storia; l’evento che ha cambiato la nostra visione del mondo e che ci ha costretto a cambiare tanto. Furono ore frenetiche, passate incredula davanti alla televisione a cercare di capire cosa fosse successo, come il mondo stava cambiando.

Dieci anni: 11 settembre 2001-11 settembre 2011.

Lontano dalla retorica, resta il ricordo di un pezzo di storia e la consapevolezza che nulla sarà più come prima.

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controsenso

Premessa: io voglio cambiare il mondo

I fatti: percorro una strada a senso unico quando un macchinone mi si para davanti, evidentemente in controsenso.

–          “Scusi – mi affaccio cortese dal finestrino – la strada è diventata a senso unico da poco, lei non potrebbe percorrerla in questo senso”

–          “Grazie, lo so, m’o bec jo” (tradotto: grazie, lo so, me la vedo io)

Conclusione: da sola non cambierò mai il mondo! 😦

 

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un punto di osservazione

Da dove si parte? Da una semplice riflessione che facevo ieri, di ritorno a casa. Negli ultimi tempi (vedi post sul suono della campanella) ho sviluppato maggiori capacità di osservazione. Mi diverto a guardare la gente, a osservarli nei loro gesti quotidiani, nelle loro corse affannate, nelle loro perdite di tempo in attesa di qualcuno, nei loro modi di fare, di parlare, di gesticolare, nelle loro ansie e nelle loro paure. La mia era una riflessione spontanea al termine di una giornata trascorsa in mezzo a luoghi spesso affollati. Non ci avevo fatto caso più di tanto. Poi, improvvisamente, ho avuto l’ispirazione per un post.

Ma voi, vi siete mai soffermati a guardare gli altri in luoghi affollati? Ognuno ha le sue manie, i suoi tic, le sue ansie, le sue paure, le sue attese. Ognuno è immerso nei suoi pensieri, pur condividendo lo stesso spazio con tantissime altre persone. Si è isolati dal mondo, pur essendo immersi in spazi con potenzialità sociali altissime. E se non sono i pensieri a isolarci, ci pensa: l’ipod, con la musica ad altissimo volume che ci accompagna durante il viaggio e ci spinge a pensare a chissà cosa; il normalissimo giornale, con persone che vedi immerse addirittura con la testa dentro al giornale aperto, finanche a nascondere il proprio viso; il cellulare, con conversazioni spesso infinite, ancora più spesso ad altissimo volume che spingono il vicino a sentire tutti i cavoli tuoi; e proprio l’origliare quello che dicono gli altri diventa un nuovo motivo di distrazione; poi c’è il libro che, comprensibilmente se si tratta di un bel libro, isola completamente dalla realtà esterna… Tante tipologie di distrazione; tutte per un viaggio, un semplicissimo viaggio anche solo di pochi chilometri.

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