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nostrastoria (pausa musicale)

Ogni tanto una pausa musicale è d’obbligo. Voi direte: ma tu ti stai prendendo più pause, mo’ pure le pause musicali? Sì, quando ci vuole ci vuole. 🙂
Ecco a voi una delle canzoni più belle di questo periodo: Nostrastoria di Gianna Nannini

Per questa nostra storia da anni in penitenza
anni in difesa, in dipendenza… senza dirlo mai
e tu la chiami storia ma sembra un labirinto
senza cercarci, senza vederci, poi ritorniamo qua
in un secolo
in un’ora o…
in un attimo e sempre
il tuo sguardo contro il mio
mi racconta la tua storia che però diventa anche la mia
mille anni fa da domani o… per due giorni oppure sempre
il tuo cuore contro il mio porta i segni dei dolori insieme a te
e la vita insieme a te che sembra splendida com’è
quando la sera viene e la notte scende al mattino ti riscelgo
nonostante sia apparentemente una bugia
e nella nostra storia di giochi d’egoismo
perdiamo in due ad ogni sfida di protagonismo
ne ho viste già di storie io che sfidano gli eventi e il mondo intero
ma il nostro incontro da grande record segna un’epoca…
in un secolo
in un’ora o…
in un attimo e sempre
il tuo sguardo contro il mio
mi racconta la tua storia che però diventa anche la mia
mentre ti accorgi che ti amo e il tuo cuore è contro il mio
porto i segni dei dolori insieme a te
e la vita insieme a te che sembra splendida com’è
… sei l’amore di un secondo
… i sorrisi di una vita
… gioco con la memoria
e alla fine dei conti chi conta negli anni
sei tu e solo tu…
la fine della storia…
non la voglio vedere

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il mio primo articolo?

Credo sia stato uno dei miei primissimi articoli.

1992. Poco meno di dieci anni, macchina da scrivere, qualche errore e due grandi passioni: il giornalismo e la Paganese.

Che tenerezza! 🙂

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dieci motivi alla Saviano

Li avevo promessi alla mia collega di blog in risposta al suo post sui dieci motivi per cui vale la pena vivere. Mi ero ripromessa di scriverli più di una volta, anticipandone uno lo scorso weekend. Mi sono detta che dieci motivi forse sono un po’ pochini e che occorrerebbe allungare la lista. O forse scegliere solo i più importanti. Ma come si fa? Poi mi sono detta che forse, se non fossero stati pochi dieci motivi, non ci sarebbe stato neanche lo sfizio di scriverli. E allora ho pensato che vale la pena provarci. Così, scrivendoli di getto, magari mangiandomi le mani per aver omesso qualcosa, o commentando a raffica il post per inserire man mano altri motivi, bluffando clamorosamente. Vedremo… Pronti? Via

  1. La soddisfazione di tornare in posti che pensavi non avresti più rivisto ed emozionarti sempre come se fosse la prima volta.
  2. L’affetto, la stima e la presenza costante delle persone a cui vuoi bene
  3. La sensazione incredibile di essere riuscita in un’impresa della tua vita e lo stato d’animo di chi sa di aver conquistato qualcosa con le sue mani, anche se in maniera fugace
  4. Gli elogi sinceri delle persone che stimi e che ti danno la giusta carica per affrontare nuove difficoltà
  5. Il profumo del caffè caldo la mattina e la ritualità di piccoli gesti che se non ci fossero si andrebbe avanti a fatica
  6. Il piacere di un caffè al bar in compagnia e con quattro chiacchiere tra gossip e aggiornamenti (sono caffeinomane e inciuciona, lo so!)
  7. I ricordi. Sono sempre il sale della vita. Sono la nostra storia. E donano piacevoli emozioni quando se ne ha bisogno
  8. Il mare, d’estate o d’inverno; il mare con poche persone, con una leggera brezza mischiato al profumo degli alberi di una pineta. Una delle immagini della mia infanzia: rilassante e spensierata insieme. Come tornare sull’isola che non c’è! 🙂
  9. Credere che un mondo migliore sia possibile e che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo impegnarci per cambiare il mondo
  10. Il solo pensiero di trovare un lavoro, magari quello dei sogni, e rileggere questo post con il sorriso sulle labbra

Nb. Specifichiamo che l’elenco è numerato solo per convenienza e non per ordine di importanza!

 

 

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cabine telefoniche a rischio estinzione?

Le cabine telefoniche sono a rischio estinzione. Potrebbero diventare merce rara, più di quanto non lo siano già oggi. Quando ho appreso la notizia prima ho stentato a crederci, poi mi sono fermata a pensare. A ricordare, più che altro. Mi è venuta in mente come un flash la gioia di quando, bambina in vacanza, entravo ed uscivo con aria incuriosita dalla cabina telefonica a gettoni; ho ricordato all’improvviso quando i gettoni, specie durante l’estate, andavano a ruba e li scambiavi con le duecento lire; quando si collezionavano i gettoni (quelli più belli, nuovi e luccicanti e quelli vecchi e sporchi che chissà quante e quali telefonate avevano consentito). Mi sono tornati in mente i vecchi telefoni che era possibile trovare ad ogni angolo di strada in città, quelli con la sola pensilina arancione per non bagnarti in caso di pioggia e quelli con la cabina tutta intera, che sembravano una casetta e che chissà in quanti hanno utilizzato, specie nei posti più sperduti e con l’avvento dei cellulari, come dei piccoli ripostigli (ricordo di aver visto un servizio in una tv locale sull’argomento proprio qualche tempo fa). Cabine ripostiglio, rifugio per i senzatetto, opportunità di riparo in occasione di una pioggia improvvisa…  Poi mi sono tornate in mente le cabine telefoniche rosse stile inglese, e le lunghe file che eravamo abituati a sopportare per una semplice telefonata. Ho ricordato l’evolversi della figura del telefono pubblico: dal gettone, alle monete (alla duecento lire per il primo scatto), alle schede telefoniche. Quante giornate perse a contare i pezzi delle collezioni ed a scambiarle con i miei coetanei; quanti pomeriggi passati ad aspettare che gli utenti finissero le telefonate e piombarsi nella cabina sperando che la scheda esaurita fosse proprio quella che mancava alla collezione! Poi mi sono fermata con le riflessioni e ho constatato che da allora non è che sia passato proprio tanto tempo: dai miei ricordi ad oggi c’è la distanza di poco più di quindici anni. Eppure il mondo sembra cambiato: lo osserviamo da una prospettiva diversa. Dalla prospettiva del cellulare, dei milioni di sms, delle chat, delle videochiamate. Il cellulare, si sa, ha cambiato usi e costumi delle persone e ha mandato in pensione chissà quanta tecnologia fino a poco tempo fa considerata indispensabile. E’ proprio cambiato il modo di comunicare, oltre che la “quantità” di comunicazione.

Intanto, stando alle stime pubblicate dai giornali, se nessuno deciderà di “salvarle”, nel 2010 spariranno 30 mila cabine telefoniche su 130 mila. E tutto questo accade a poco più di cinquant’anni dall’installazione della prima cabina telefonica (in piazza San Babila a Milano nell’oramai lontano 1952). Anche i telefoni pubblici fanno parte della nostra storia, della storia sociale del nostro Paese. Le salviamo? O ne facciamo pezzi da museo?

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