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(spazio libri) Serenata senza nome, la notte

Ho da poco smesso di leggere (pardon: divorato) l’ultimo libro di Maurizio De Giovanni, “Serenata senza nome”.
La scrittura e la storia di Ricciardi si confermano ancora una volta le mie preferite. E poi, la struggente storia d’amore a distanza di Ricciardi ed Enrica è proprio l’ideale per una donna dell’ottocento come la sottoscritta. Una storia che si intreccia lungo le pagine del libro e contribuisce ad accelerare il ritmo di lettura e a finire il libro troppo presto!
Non vi tedio a lungo: la storia merita di essere letta.
Mi limito ad appuntare qui una frase, per me una delle più significative:

Di notte, lo sai, o si dorme e si sogna o si è svegli e si sogna ugualmente. È di notte che ci mettiamo di fronte a noi stessi, è di notte che non ci sono scuse. Se ti mando un messaggio di notte, non puoi scegliere se ascoltarlo o no. Devi accogliere le mie parole e lasciarle entrare

Maurizio De Giovanni, “Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi”

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le vacanze di una volta…

Ma voi ve le ricordate le vacanze di una volta? A costo di sembrare una vecchia nostalgica (a dispetto dell’età e delle intenzioni, devo scrivere quattro righe sul tema)

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1. Ricordo le infinite estati della mia infanzia, quando il libro delle vacanze era solo un incubo da posticipare al 7/8 settembre, pochi giorni prima del rientro a scuola. Estati passate sempre all’aria aperta, a chiacchierare, a fare amicizia senza l’assillo dei compiti per le vacanze o dello stato di Facebook da aggiornare. Oggi non è più così. Conosco mamme iper-apprensive che hanno acquistato il libro delle vacanze un giorno prima che terminasse la scuola e che stanno costringendo i figli a un esercizio al giorno fino alla fine delle adorate vacanze estive. Uno strazio che si perpetua a giugno, luglio, agosto e primi di settembre. Ho visto gente portare in spiaggia quel maledetto libro “estivo” (che poi devono sempre spiegarmi perché sopra ci disegnano il sole, visto che costringe a passare giornate in casa) Io ci metterei un sottotitolo: come mettere tuo figlio in condizione di odiare la scuola.
2. Ricordo anche quando tra vicini di ombrellone si chiacchierava e quando sulla spiaggia c’era anche lo spazio per una partitella a racchettoni o a pallavolo. Oggi i miei vicini di ombrellone sono immersi: a) nella lettura di tutti gli stati Facebook tra un bagno e l’altro; b) nell’i-Pod che suona a tutto volume canzoni di Zarrillo (anche se la fanciulla in questione ha le cuffie alle orecchie); c) nel tablet che manda in onda, grazie al perenne collegamento internet – quello che per tendenza definiamo always on – anche partite vecchie e stravecchie, super riciclate, per la gioia di tutte le mogli/fidanzate che non ne possono più; d) in telefonate che, grazie alle speciali tariffe estive e illimitate, sono sempre più lunghe e sempre più inutili; e) con la testa nello smartphone (specie di adolescenti) intenti a messaggiare o a whatsappare chissà con chi.
3. Ricordo che una volta passavi un sacco di tempo a fare foto da mostrare al rientro delle vacanze. Adesso non si usa più. Le foto si scattano e si caricano direttamente on line dai propri device mobili. Ok, non sarà proprio la stessa cosa. Ma – prima di caricare un contenuto sui social network – perché non porsi una domanda fondamentale: ma questa foto a chi mai potrà interessare? Il mondo virtuale è inondato di foto delle vacanze a destra e a manca. Ma la privacy non piace proprio più? O è più forte il desiderio di apparire? E a questo punto, in memoria di tempi “antichi”, lasciatemi postare una canzone che mi ronza in testa da quando ho cominciato a scrivere questo post. Ve la ricordate voi “tre settimane da raccontare agli amici tornando dal mareeee“?!? Eccola qui:
4. Ricordo che una volta, quando i cellulari neanche esistevano, si facevano le file al telefono pubblico, la sera. Tutti in fila educatamente per parlare con chi in vacanza non era. Eravamo in presenza di un vero e proprio blackout della comunicazione. Ci sapremmo vivere noi oggi? Considerando la sensazione di vuoto assoluto che mi ha catturata appena sono giunta su una spiaggia senza linea telefonica, posso – senza problemi – sostenere che: no, in assenza di cellulare/internet/diavolerie varie, non riusciremmo proprio a sopravvivere. Ma allora, forse, non riusciamo proprio mai a “staccare la spina”, a rilassarci e a sentirci finalmente e psicologicamente in vacanza.
Buon ferragosto, amici!

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fai bei sogni

Ne ho parlato già altrove, io che difficilmente “spiattello” su Feisbuk, Tuitter e su altri social network le mie ultime letture. Questa volta, però, non sono riuscita a non farlo: ho subito piazzato, dopo aver terminato il libro, una bellissima frase come mio stato personale su un social newtork e un’altra sull’altro.

“Fai bei sogni” è davvero un gran bel libro. Una storia bella, vera, autentica, autobiografica e scritta bene. D’altronde, non avevo dubbi quando l’ho scelta: la scrittura di Gramellini mi appassiona da sempre. Bella, asciutta, senza fronzoli, divertente, pungente e appassionante. Triste al punto giusto e pungente quanto basta per consentire al lettore di calarsi dentro la storia e arrivare alla fine leggendo tutto d’un fiato.

E’ un libro pericoloso: ti fa restare incollato alla sedia a divorarlo fino a quando non l’hai finito, quando scopri la storia, tutta la storia e ti resta l’emozione di un racconto vero, la storia di una persona che hai sempre ammirato. E poi ti restano impresse alcune frasi, quelle che senti tue, quelle che avresti sempre voluto dire ma ti sono mancate le parole giuste – ecco, Gramellini ha sempre le parole giuste! – per farlo.

Lo consiglio a tutti!

Ecco due delle citazioni che non riesco a togliermi dalla testa:

Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare una vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene

C’è più amore in chi rimane che in chi se ne va

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cosa leggere?

C’è un magazine da chiudere, il primo numero del 2011, in cui ai soliti approfondimenti e rubriche affianchiamo anche interessanti articoli di attualità musicale. C’è l’impaginazione da finire, un mio pezzo da completare e qualche piccolo dettaglio da definire. Sulla scrivania ci sono parecchie carte che mi attendono: dalla definizione di un progetto alla correzione di alcune bozze. Poi dovrei tenere una serie di contatti, dare un’occhiata all’altro blog e cominciare a studiare seriamente per un concorso.

Ma in sottofondo c’è la voglia di leggere un libro bello, appassionante, che mi sappia prendere e che si faccia leggere tutto d’un fiato; una cosa seria, non particolarmente impegnativa. Una lettura da fare tranquillamente la sera quando si è stanchi, in autobus andando a lavoro, nei ritagli di tempo… E’ da un po’ che non trovo un libro “come dico io”. La lettura dell’anticipazione di un’intervista a Umberto Eco ha dato nuova linfa alla mia voglia di lettura. Ma questo in fondo non è un post; è una domanda: che potrei leggere?

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libri buttati

E’ passata quasi una settimana da quando ho visto una scena che mi è rimasta nella mente: una montagna di libri buttati nella spazzatura, accanto al cassonetto dei rifiuti organici. Ho cercato di non pensarci ma non ci riesco. Non volevo scrivere un post apposito sull’argomento per non cadere nella retorica. Ma non ce la faccio: veramente oggi si buttano i libri? Erano testi scolastici, ci tengo subito a precisarlo. Ma perché buttarli? Se proprio uno se ne vuole disfare, li può regalare a qualcuno, no? Un libro fa sempre piacere…. O magari si potevano donare a qualche biblioteca? Proprio non riesco a capacitarmene: perché si buttano i libri? 😦

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Anobii, il social network dedicato ai libri

La mania dei social network mi ha ufficialmente contagiata. Non bastavano Facebook e Twitter, oggi ho scoperto anche Anobii. E, devo essere sincera, questo social network dal nome strano, che sembra più un’agenzia matrimoniale che altro, mi piace. Mi sono appena iscritta.

Anobii è un social network interamente dedicato ai libri. Gli utenti possono mettere in rete la propria libreria, commentare le ultime letture, recensire i volumi preferiti, stringere amicizia con conoscenti o con persone che hanno gli stessi gusti letterari… Ho fatto solo un giro finora, non ho trovato ancora né amici né conoscenti, ma ho cominciato ad inserire alcuni titoli della mia libreria. Non vedo l’ora di partire con le recensioni. 🙂 

Questo social network sembra essere l’ideale per chi, come me, si perderebbe ore ed ore in libreria tra il profumo della stampa, le pagine dei volumi, i titoli sempre più diversi ed allo stesso tempo simili…

In fondo anche un giro in libreria è un viaggio affascinante e sempre entusiasmante.

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”. (Daniel Pennac)

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Cosa resterà degli anni Zero? /2

E cosa resterà degli anni Zero nel mondo dei libri (ovviamente quelli che, siamo chiari, sono passati tra le mie mani?)

Un decennio in cui ho riscoperto l’amore per la lettura e per la scrittura (pur sforzandomi non riesco a quantificare la mole di articoli scritti in dieci anni…). Diciamo pure che sono passata dalla sterile lettura dei manuali scolastici e dai libri adolescenziali ad una lettura più seria ed impegnata. E mi riferisco alla lettura di quotidiani (da sempre il mio pane quotidiano: sarei capace di perdermi una giornata intera in una rassegna stampa); ed all’amore per i libri che, ovviamente, se non catturano la mia attenzione da subito restano relegati in un angolo, pronti ad essere raramente spolverati!  😛 Una classifica dei libri in ordine di gradimento sarebbe impensabile per me. Non ho la presunzione di stilare una lista di miglior pubblicazione; e poi i miei libri del decennio hanno quasi tutti un minimo denominatore comune: la comunicazione. Giornalismo, mass media e comunicazione in generale sono state le mie letture preferite per obblighi di studio e per mera passione. Il prezzo da pagare quando il dovere coincide con il piacere della lettura… 🙂

Ho letto tanto in questo periodo, complici anche i vari spostamenti casa-università-lavoro. Un buon libro in borsa è sempre la migliore risposta anche a soli cinque minuti di attesa che altrimenti sembrerebbero interminabili.

Del decennio ricordo soprattutto “Gomorra”, forse perché più vicino nel tempo; ma, sempre sullo stesso tema, ricordo anche “Solo per giustizia” di Raffaele Cantone che mi ha appassionato fin dalla letture delle prime righe, oppure, sullo stesso argomento, il testo della Capacchione. Come dimenticare, poi, il fenomeno “la Casta”? E’ stato il decennio de “La solitudine dei numeri primi”, di “Non avevo capito niente”, di “Qpga” (ebbene sì: ho avuto il coraggio di leggere anche il libro),  di “Carte false”, “Regime”…

Ps.: Sicuramente avrò dimenticato qualche titolo; non potrebbe essere altrimenti!

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