Archivi categoria: pensieri (forse) ordinati

Gino Bartali, un secolo di storia non solo sportiva…

Nel giorno in cui anche Google ci ricorda che oggi Nelson Mandela avrebbe compiuto 96 anni, permettetemi di ricordare anche un uomo che ha fatto la storia d’Italia. Storia sportiva, certo; ma non solo. Oggi avrebbe compiuto cento anni Gino Bartali, indimenticato campione del ciclismo italiano. Una figura mitica, la sua, e una storia che viaggia di pari passo a quella di un altro mitico campione italiano, Fausto Coppi. Storia sportiva, dicevo, ma non solo. Bartali era sì un ciclista, uno di quelli che ha consentito agli italiani in anni difficili di appassionarsi a quello che io ritengo essere uno degli sport più faticosi, ma era anche un grande uomo: un “giusto tra le nazioni”, come è stato definito dal Museo dell’Olocausto di Gerusalemme per aver fatto parte di una rete che, nel corso dell’occupazione tedesca, salvò centinaia di ebrei. Bartali, in quegli anni così difficili, agì come corriere, nascondendo documenti falsi e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città con la scusa dell’allenamento. Ma il nome di Bartali io l’ho trovato anche sui libri di storia, a proposito di quel Tour de France che vinse nel 1948; una vittoria che, secondo l’opinione comune, contribuì ad allentare in Italia il clima di tensione sociale causato dall’attentato a Togliatti.
Uno schietto campione d’altri tempi, Gino Bartali, che nel 1993 – in occasione della tappa del Giro d’Italia a Paestum, alla veneranda età di 80 anni – dopo una piacevole conversazione, a un gruppo di giovani emozionatissimi per averlo incontrato, mentre uno di questi cercava disperatamente di scattare una foto-ricordo senza riuscirci, suggerì sorridendo: “beh, se hai l’obiettivo chiuso è difficile che venga bene la foto”.
E allora io oggi vorrei ricordare Gino Bartali, la sua simpatia e lo sport vero, quello dei sacrifici, quello delle origini, quello che oggi non siamo più abituati a vedere ma che manca tanto soprattutto alle generazioni più giovani, che determinate cose le leggono solo sui libri di storia.
Nella foto (che poi alla fine riuscimmo a scattare), io – poco più di dieci anni ed emozionatissima – assieme a un mito della storia e dello sport italiano

Gino Bartali due

2 commenti

Archiviato in pensieri (forse) ordinati, ricordi

il mio primo articolo?

Credo sia stato uno dei miei primissimi articoli.

1992. Poco meno di dieci anni, macchina da scrivere, qualche errore e due grandi passioni: il giornalismo e la Paganese.

Che tenerezza! 🙂

Lascia un commento

Archiviato in diario, emozioni, giornalismo, pensieri (forse) ordinati, ricordi, sport, storia

l’America’s cup a Napoli (meglio tardi che mai)

L’America’s Cup a Napoli, meglio tardi che mai. Ecco il riciclo di un bel post tratto dal blog Fall in love with Napoli, mai troppo pubblicizzato. 🙂

Il calore della gente è simile a quello che si dimostra per le partite di calcio. La competenza un po’ meno. La folla riempie tutto il lungomare di Napoli, rendendo ancora più particolare la bellezza di una città senza macchine e smog. Poco importa se si capisce a malapena di bolina, skipper, scuffiate… Quello che conta è assistere allo spettacolo. Uno spettacolo che offre una Napoli insolita, ancora più vicina al mare e con il vestito delle grandi occasioni: il lungomare chiuso al traffico e Mergellina resa Zona a Traffico Limitato, forse per sempre. A fare da sfondo alle regate dell’America’s Cup c’è la sirena, con Castel dell’Ovo e le barche che vi girano intorno quasi a ricordare, anche a chi non lo conosce a fondo, il mito fondatore di questa città.

Lascia un commento

Archiviato in diario, pensieri (forse) ordinati, ricordi

una domenica particolare (www.paganese.it)

La giornata particolare della Paganese andrebbe vissuta come quel tifoso davvero particolare, quasi singolare, immortalato a sua insaputa dall’obiettivo dell’attento fotografo presente a bordocampo domenica. Andrebbe vissuta con la spensieratezza, l’arguzia e la lungimiranza di chi la partita ha deciso di vederla da una posizione proprio particolare: il tetto della sua macchina. Ma non in  piedi, o sedendocisi sopra; no: lui, quel tifoso, la partita voleva vederla stando comodo. E non ci ha pensato su due volte nel portare la sedia di plastica sul tetto della macchina e a salirci sopra comodamente seduto. Una postazione davvero privilegiata. Ve la immaginate voi una partita vista così? Dall’alto di una delle strade che circonda il campo, con l’occhio vigile non solo sul rettangolo di gioco ma anche su quello che accade in tutto lo stadio, spettatori compresi? Quella sì che è stata una giornata particolare!

Peccato, però, che il particolare tifoso, non abbia potuto avere dalla sua postazione una telecronaca d’eccezione, quella di Gianluca Grassadonia che, squalificato, ha assistito al match dalla sala stampa. Della telecronaca d’eccezione hanno goduto tutti i cronisti presenti allo stadio. Qualcuno si è stupito: Grassadonia, uomo di tipico aplomb inglese, sempre impeccabile davanti a microfoni e taccuini, lontano anni luce dalla veracità e dalle filosofie dell’ex Capuano, nei novanta minuti di gioco si è trasformato: urla, consigli tattici, indicazioni, commenti… E’ piovuto di tutto dal box riservato alla società. Grassadonia sentiva la partita più di tutti, stando alla tensione che ha mostrato nel corso della gara. A un certo punto gli è uscita una frase indirizzata all’undici in campo: “Lo capite che è con partite come queste che si vince il campionato?”. Una riflessione tutta sua, un modo di spronare il gruppo, e un pensiero anche per l’intera sala stampa: sarà il caso di cominciare a crederci?

Lascia un commento

Archiviato in diario, ironia, pensieri, pensieri (forse) ordinati, riflessioni, sport

una domenica particolare (www.paganese.it)

Siamo stati abituati male. Abbiamo creduto tutti, anche chi non lo dava a vedere, che un miracolo in fondo sarebbe stato sempre possibile. Lo ha immaginato perfino chi è arrivato allo stadio con aria da pessimismo mascherata di realismo.

“Qua oggi non ci sta niente da fare!” – sono parecchi quelli che lo hanno detto nell’atto di sedersi al solito posto, rispolverando i soliti rituali scaramantici. In fondo anche il pessimismo è sembrato essere a tratti una scaramanzia oggi.

Siamo stati inguaribili ottimisti nel pensare che la retrocessione diretta sarebbe stata scongiurata. D’altronde, anche quello più scettico, sul gol di Radi – quando si è diffusa anche la notizia, rivelatasi poi infondata, del vantaggio del Ravenna sul Monza – ha pensato che la missione era quasi a portata di mano. Abbiamo ipotizzato che la retrocessione potesse essere solo un brutto sogno. E ci siamo svegliati dal torpore con il gol di Radi, con l’urlo liberatorio, con l’abbraccio al vicino di posto e con le telefonate di gioia. Scene che ci hanno ricordato, per la forza dell’emozione e l’impeto della gioia, quelle di qualche anno fa, le immagini dell’ultima promozione: ironia della sorte.

Siamo stati inguaribili sognatori nello sperare un risultato diverso dal pareggio tra Monza e Ravenna e nel credere fino all’ultimo secondo in un raddoppio della Paganese, magari proprio allo scadere dei minuti regolamentari, quando tutto sarebbe sembrato ancora più impossibile e più crudele.

Adesso ci tocca tornare alla realtà e fare i conti con un presente amaro, forse uno dei più amari degli ultimi tempi. Con una realtà che sembra lontana anni luce dalle gioie delle ultime promozioni, così vicine, così sentite, così belle, così particolari. Servirà tempo per rendersi conto della realtà, rimboccarsi le maniche e andare avanti.

In fondo quella di oggi, nonostante la grossa delusione che ci portiamo dentro, sarà comunque una domenica particolare: quella da raccontare nei prossimi anni magari quando – perché no? – potremo festeggiare il ritorno in prima divisione.

Allora sì che ci sarà una domenica da raccontare, magari con il sorriso sulle labbra, ricordando un giorno buio per la Pagani sportiva e per la sua stella che, speriamo, tornerà presto a splendere.

3 commenti

Archiviato in diario, emozioni, pensieri (forse) ordinati, ricordi, riflessioni, sport

una domenica particolare (www.paganese.it)

Doveva essere la gara dai quattordici spettatori in tribuna, stando alle infelici dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa locali da Barilli, presidente della Reggiana. E’ stata la partita della vittoria, di un secco due a zero contro una mai veramente incisiva Reggiana.

Barilli, evidentemente, si era sbagliato; non doveva temere quattordici spettatori ma quattordici giocatori, tanti quanti sono sembrati in campo, nel secondo tempo, i ragazzi in maglia azzurro-stellata, primi su ogni palla, quasi assatanati, determinati e vincenti come non mai. E’ stato come se la Paganese avesse giocato con tre uomini in più rispetto al solito.

Un secondo tempo favoloso per intensità e per emozioni. Determinata, arrembante, concreta, vincente: sembrava la squadra che tutti avremmo voluto sempre vedere all’opera.

Il motivo per fare di questa domenica una domenica particolare c’è: questa è una data importante. Con la vittoria contro la Reggiana, gli azzurro-stellati agguantano al penultimo posto il Monza che, ad oggi, condivide con la Paganese la triste posizione di ultima in classifica con diciannove punti all’attivo. Insomma, è la domenica della vittoria, di un due a zero che mancava da tempo, dell’aggancio del Monza; ma è anche e soprattutto una domenica in cui cominciamo a pensare che il traguardo dei playout, quello che continua a sembrare un miracolo, non è poi tanto lontano.

Firmano la vittoria Tortori, oramai beniamino dei tifosi locali, e Urbano, che festeggia con una rete la nascita della sua bambina Aurora. Tornano gli applausi al “Marcello Torre”, torna la soddisfazione sui volti di chi solitamente soffre sugli spalti, di chi per novanta minuti si lascia da parte tutto il resto del mondo per concentrarsi solo ed esclusivamente sulla Paganese.

Alla fine vanno tutti via accennando un sorriso: si soffre, ma si può continuare a sperare. D’altronde, si sa, la speranza – anche in casi estremi – è l’ultima  a morire. Allora avanti il prossimo, con la consapevolezza che in fondo il nostro ennesimo miracolo è solo dietro l’angolo.

(www.paganese.it)

 

Lascia un commento

Archiviato in pensieri (forse) ordinati, sport

una domenica particolare (www.paganese.it)

I motivi per fare del giorno del derby una domenica particolare ci stanno tutti. Si gioca al “Marcello Torre” una partita particolarmente attesa e definita a rischio per via degli incidenti dell’andata. Si gioca senza la tifoseria ospite per ovvi motivi di ordine pubblico, e senza i supporter azzurrostellati che decidono di non entrare e di restare per tutta la partita, come in una sorta di presidio, all’esterno dello stadio.

Si gioca con un incredibile dispiegamento di forze dell’ordine fuori dal “Marcello Torre” e lungo il perimetro della città, apparsa blindata fin dalla prima mattinata, con un elicottero che presidia il territorio e che ti ricorda che si gioca il derby tra la città capoluogo e la cittadina di provincia. Si gioca con un freddo pungente e con una pioggerellina sottile ma insistente, che sembra far irrigidire ancora di più la temperatura, oltre a rendere ancora più pesante il terreno di gioco. La Paganese insiste, si mostra propositiva, va vicinissima al gol in più di un’occasione; in qualche circostanza la porta sembra stregata, sotto effetto di chissà quale incantesimo che vieta al pallone di attraversare la linea bianca anche a portiere oramai battuto.

Non c’è niente da fare per gli azzurro-stellati: il gol, che avrebbe regalato una vittoria che latita da troppo tempo, non arriva. Finisce in parità, a reti inviolate, una delle partite più attese della domenica calcistica. Ma è un pareggio che fa tornare la voce alla Paganese. E’ un pareggio che ha la voce del solito vulcanico Capuano, che si presenta in sala stampa soddisfatto della prestazione, e deciso come non mai a non mollare. La sua filosofia oramai la conosciamo: “Se il destino è contro di noi, peggio per lui”.

Vogliamo crederci; dobbiamo crederci ancora!

(www.paganese.it)

 

Lascia un commento

Archiviato in pensieri (forse) ordinati, sport

una domenica particolare (www.paganese.it)

C’è chi sostiene che l’anno nuovo cominci con una data precisa, netta: il primo gennaio; chi crede che l’anno nuovo inizi al ritorno dalle vacanze estive; e c’è chi l’anno nuovo lo vede sì a gennaio, ma alla prima occasione utile per mettersi alla prova. E per la Paganese è proprio così: l’anno nuovo è cominciato contro il Pavia, il 9 gennaio, a otto giorni esatti dall’inizio del 2011, alla prima prova del nove.

I motivi per fare del 9 gennaio 2011 una domenica particolare questa volta ci stanno tutti. C’è la volontà di cominciare un anno con il piede giusto, c’è la voglia di riscatto, la curiosità dei tifosi di vedere all’opera i famosi rinforzi che sono arrivati a Pagani mentre eravamo intenti a mangiare e a brindare: insomma, è proprio una domenica particolare. Lo dimostrano anche le presenze, lievemente in salita rispetto all’ultima disarmante esibizione casalinga del 5 dicembre.

Com’è andata? Beh, è andata con una Paganese che sul campo avrebbe meritato qualcosa in più in termini di risultato, con una squadra che finalmente conquista un punto dopo tanti risultati negativi, con una serie di occasioni sprecate anche grazie all’ottima prestazione da “paratutto” del portiere avversario.

Gli azzurrostellati hanno conquistato il pareggio a cinque minuti dalla fine, temendo seriamente di non riuscire a guadagnare un punto neanche contro il Pavia. Il timore di perdere la gara c’era, come negarlo; ma c’era anche la convinzione che il pareggio – risultato minimo per come si erano messe le cose in campo – sarebbe arrivato: una sconfitta sarebbe stata veramente troppo!

E’ finita poi, ancora una volta, con una sala stampa desolatamente vuota: la Paganese continua per la strada del silenzio stampa. Soluzione che, consentitemelo, credo serva a poco. Non si fa altro che incrementare la ridda di voci, indiscrezioni, sussurri, di detto-non detto. Come se la colpa dei risultati negativi fosse della stampa che segue quotidianamente le gesta degli azzurrostellati.

E allora, in assenza di voci ufficiali per conto della Paganese, conviene chiudere con un’affermazione/consiglio del tecnico del Pavia a fine gara; una frase da riciclare in salsa azzurro stellata che servirà sicuro in tutto il 2011: “Bisogna non mollare mai”!

(http://www.paganese.it)

 

Lascia un commento

Archiviato in pensieri (forse) ordinati, sport

San Gregorio Armeno (Fall in love with Napoli)

Un giro a San Gregorio Armeno è un viaggio nel cuore della città, inerpicato tra stradine e viuzze di quello che sembra già naturalmente un caratteristico presepe, col fascino della storia e della tradizione mescolato ai colori e alle luci del Natale che si avvicina.
E’ un percorso che si snoda nel cuore pulsante di Napoli, frequentato ogni anno da frotte di turisti, amanti delle tradizioni e semplici curiosi, un appuntamento immancabile nel periodo natalizio, quando alla strada, già di per sé caratteristica, si aggiunge il fascino della bancarelle che traboccano dai locali, piene di colori, di presepi, di luci e di pastori. E’ un percorso colorato, quello di San Gregorio Armeno, colorato e ibrido, proprio come l’identità napoletana, che vede sacro e profano mescolati insieme: corni, cornicielli, Pulcinella, aglio, scope, Totò e De Filippo che sbucano accanto alle più classiche delle natività.
In fondo è un luogo romantico San Gregorio Armeno, lo è nella misura in cui ti riappacifica ulteriormente con la città, ti mostra quasi la sua carta d’identità, la sua essenza più profonda, le sue viscere e le sue particolarità; ne evidenzia i colori, i sapori e i profumi di un tempo. Un luogo, quindi, profondamente intriso di quelle tradizioni a cui Partenope è profondamente legata e di cui non può più fare a meno.

Lascia un commento

Archiviato in natale, pensieri (forse) ordinati

una domenica particolare (www.paganese.it)

Adesso il discorso esula dalle disquisizioni meramente tattiche e tecniche. Ora si parla per linee generali. E si parla tanto. D’altronde, quando il momento è così difficile e complicato, parlare, sfogarsi con gli altri diventa quasi d’obbligo. Come se parlare all’infinito della Paganese e della complicata situazione in cui versa la squadra servisse a esorcizzare ogni paura. Una paura che si chiama retrocessione diretta, che non lascia scampo quando vedi la tua squadra del cuore desolatamente sola in fondo alla classifica; una parola che ti fa paura solo a pronunciarla. Perché in fondo si sa che, dopo essersi salvati per il rotto della cuffia anche l’anno scorso, quest’anno, se le cose non migliorano, si andrà incontro a un’impresa impossibile.

Ed è così che l’ennesima sconfitta, un due a zero contro un Gubbio rivelazione, passa in secondo piano. Non che non interessi vincere, sia chiaro. Il discorso è diverso: si ragiona per massimi sistemi. Siamo al punto in cui non conta più solo una singola sconfitta, ma l’insieme dei punti e dei risultati negativi fin qui accumulati. E non è bello, specie quando, a inizio torneo, c’era stata l’illusione della partenza sprint. Anche quella, diciamolo, non se l’aspettava nessuno!

Riuscirà questa squadra a rialzarsi e a farci trascorrere con maggiore serenità le vacanze di Natale? C’è chi ci crede e chi no. Chi ci crede fa leva sulle straordinarie capacità di sorprenderci che ha avuto questa Paganese anche negli anni passati. Chi non ci crede si lascia andare a ragionamenti di pessimismo cosmico, che, anche se giusti e lineari, non porteranno da nessuna parte.

Occorre crederci, credere che una rimonta sia ancora possibile, che con due risultati positivi si potrà affrontare un Natale più sereno e un serio calciomercato di riparazione.

Il verdetto, ancora una volta, come sempre nel calcio, lo darà il campo!

 

 

Lascia un commento

Archiviato in pensieri (forse) ordinati, sport