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amaro caffè macchiato con zucchero di canna

Mattina piovosa al bar. Ordino un caffè macchiato.
Il cassiere del bar: 90 centesimi. Bene, c’è stato l’aumento. Prima lo pagavo 80. O forse pago “la macchia” di latte.
Passo al bancone: “Un caffè macchiato, per cortesia”.
La barista, tutt’altro che gentile e cortese, mi guarda schifata e comincia a prepararlo.
Io prendo lo zucchero di canna dal bancone e lo metto nel piattino in attesa del caffè.
La prima barista schifata mi porge il caffè con aria di sufficienza.
Arriva la seconda barista, altrettanto schifata. Anzi, no, forse schifata un po’ di più. Osserva il mio caffè macchiato e lo zucchero di canna e, con tono di rimprovero fa all’altra: “Fammi vedere lo scontrino”.
Appena vede il mio scontrino fa la faccia di paura e parte un rimprovero all’altra: “Ma come? 90 centesimi il caffè macchiato e ok… Ma lo zucchero di canna? Fammi capire: il caffè macchiato con canna tu lo fai pagare 90 centesimi?”
Bene, io ho bevuto il caffè e me ne sono andata. Non ho risposto alle gentile signorina perché saremmo arrivati chissà dove.
Ma ora, dico io: quanto vuoi farlo pagare un caffè macchiato con zucchero di canna? Quanto?
Passi che un goccino di latte me lo fai pagare 10 centesimi… Vuoi 10 centesimi anche per lo zucchero di canna? Sì? Ok, allora toglilo dal bancone e dallo solo su richiesta.
Una cosa è certa: la cortese signorina il mio viso non lo vedrà mai più u.u

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la mia fantastica torta al caffè

Scusate: ho bisogno di un post di autocelebrazione. Breve, brevissimo. Ma devo assolutamente esaltare la bontà di uno dei dolci più buoni che mi sia capitato di preparare. E diciamolo: è anche bello, no? 😉

La ricetta? La trovate qui su Giallo Zafferano!

Buon appetito! 🙂

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dieci motivi alla Saviano

Li avevo promessi alla mia collega di blog in risposta al suo post sui dieci motivi per cui vale la pena vivere. Mi ero ripromessa di scriverli più di una volta, anticipandone uno lo scorso weekend. Mi sono detta che dieci motivi forse sono un po’ pochini e che occorrerebbe allungare la lista. O forse scegliere solo i più importanti. Ma come si fa? Poi mi sono detta che forse, se non fossero stati pochi dieci motivi, non ci sarebbe stato neanche lo sfizio di scriverli. E allora ho pensato che vale la pena provarci. Così, scrivendoli di getto, magari mangiandomi le mani per aver omesso qualcosa, o commentando a raffica il post per inserire man mano altri motivi, bluffando clamorosamente. Vedremo… Pronti? Via

  1. La soddisfazione di tornare in posti che pensavi non avresti più rivisto ed emozionarti sempre come se fosse la prima volta.
  2. L’affetto, la stima e la presenza costante delle persone a cui vuoi bene
  3. La sensazione incredibile di essere riuscita in un’impresa della tua vita e lo stato d’animo di chi sa di aver conquistato qualcosa con le sue mani, anche se in maniera fugace
  4. Gli elogi sinceri delle persone che stimi e che ti danno la giusta carica per affrontare nuove difficoltà
  5. Il profumo del caffè caldo la mattina e la ritualità di piccoli gesti che se non ci fossero si andrebbe avanti a fatica
  6. Il piacere di un caffè al bar in compagnia e con quattro chiacchiere tra gossip e aggiornamenti (sono caffeinomane e inciuciona, lo so!)
  7. I ricordi. Sono sempre il sale della vita. Sono la nostra storia. E donano piacevoli emozioni quando se ne ha bisogno
  8. Il mare, d’estate o d’inverno; il mare con poche persone, con una leggera brezza mischiato al profumo degli alberi di una pineta. Una delle immagini della mia infanzia: rilassante e spensierata insieme. Come tornare sull’isola che non c’è! 🙂
  9. Credere che un mondo migliore sia possibile e che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo impegnarci per cambiare il mondo
  10. Il solo pensiero di trovare un lavoro, magari quello dei sogni, e rileggere questo post con il sorriso sulle labbra

Nb. Specifichiamo che l’elenco è numerato solo per convenienza e non per ordine di importanza!

 

 

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abbigliamento del sabato sera

Metti un sabato sera seduti ai tavolini di un caffè all’aperto. E’ uno straordinario punto di osservazione sull’umanità. Un altro punto di osservazione. Sulle varie tipologie di uomini e donne (prevalentemente giovani,  diciamo pure under 40) che, profumati, agghindati e tirati a lucido, si avviano a passeggio per le strade del centro. Durante poco più di un’ora ho cercato di individuare le varie categorie possibili. Ci provo a elencarle sinteticamente.

  1. Uomini compressi in insoliti pantacollant (le mie calzamaglie da neve sono più larghe) a vita bassa, rigorosamente coperti al polpaccio da orrendi scarponi tra il beige e il giallo. Uomini le cui gambe sono letteralmente compresse, a mo’ di salsicciotti, in jeans o presunti tali così stretti che secondo me passano in apnea tutta la serata. Tu li vedi sorridere a destra e a manca, impassibili. Io un’idea ce l’ho: il loro non è un sorriso; è una smorfia, l’aspetto tipico di chi non ce la fa più a trattenere il fiato.
  2. Uomini in pelliccia. Roba da far venire un complesso di inferiorità alle più vanitose delle donne. Precisiamo: uomini con il collo di pelliccia, non con la pelliccia intera. Un collo di volpe, mi ha suggerito chi se ne intende, che spesso “abbellisce” giubbotti di pelle e cappotti. Spesso non il collo stretto, ma quello che scende, quello che io ho visto sempre tipico di una donna adulta. Ora dico io: una donna che ha un fidanzato/marito che indossa la pelliccia, come potrà mai sentirsi? Avrà di sicuro un complesso di inferiorità: la pelliccia è da sempre il simbolo della femminilità.
  3. Donne che hanno dimenticato di indossare la gonna. Ebbene sì, c’è anche questa tipologia. A voi non è mai capitato, nella fretta, di lasciare qualcosa a casa? A loro capita di lasciare la gonna (o il pantalone). Come si distingue questa tipologia di persona? Solitamente va in giro con una maglia poco più lunga del solito e con un paio di calze (spesso neanche troppo scure). Il guaio è che spesso il soggetto in questione non si rende conto di avere un pezzo mancante e va in giro per la città con una insolita nonchalance.
  4. E poi ci sono i tacchi. A spillo, zeppa, plateau… vari nomi per identificare scarpe altissime, troppo alte per i miei gusti. Scarpe che fanno diventare la tua camminata innaturale, ti costringono a brutte cadute, tremendi incidenti di percorso. Le scarpe alte, quelle che io non sono mai riuscita a indossare, sono ai piedi di tutte. Tu le guardi, sorridi, dici tra te e te “adesso cade, inciampa, prende una storta”. E loro niente. Ci sono donne che camminano impassibili anche su tacchi alti mezzo metro. Ci camminano bene e non rischiano. Io se indossassi scarpe del genere subirei cadute paragonabili a quelle da chi si lancia dal primo piano. Loro no. Le donne coi tacchi passeggiano come se niente fosse anche sui sampietrini, proprio là dove anche la tua scarpa di ginnastica solitamente tentenna e finisce per incastrarsi nelle giunture delle piccole mattonelle.

C’est la vie 🙂

 

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pausa caffè :-)

Ho voglia di scrivere un post sul caffè. Lo scrivo senza tante preoccupazioni. Devo imparare a non frenarmi automaticamente ogni qualvolta mi viene in mente di scrivere qualcosa; solitamente tiro il freno a mano appena mi viene un’idea perché sono abituata a valutarla per bene, a studiarne i pro e i contro. E poi, come spesso accade, finisce che l’idea o mi passa o me la ruba qualcun altro…

Non è il caso del post del caffè; ma vale la pena cominciare da qui: dal caffè.

Oro nero o marrone (“color manto di monaco” – parafrasando il buon Eduardo), compagno insostituibile di tanti momenti altrettanto insostituibili o, in alcuni casi, irripetibili. Poi in Campania, si sa, il caffè è di casa. Come non offrire una fumante tazza di oro nero a chi ti viene a trovare a casa? Come non proporre un banalissimo caffè per quattro chiacchiere in compagnia; come farne a meno per una giornata intera? Io – lo ammetto – sono caffè-dipendente oramai: non potrei assolutamente farne a meno. Mi dà la carica, l’adrenalina, la caffeina, tutto quello che volete… e mi mette in condizione di cominciare con il piede giusto la giornata. Della serie se non bevo caffè non apro gli occhi.

Come dimenticare il monologo del grande De Filippo in “Questi fantasmi”:

Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo“…

 ‘Na tazzulella e cafè

E chiudiamo con questo video:

Pausa caffè! 🙂

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