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#lestateaddosso – pausa musicale

L’estate addosso – Jovanotti


Questo blog sta quasi diventando uno spazio di pause musicali. Ma con il caldo di questi giorni, mi sono tornati in mente i cari vecchi tormentoni estivi di una volta. E allora ho dato un’occhiata al mio iPod e ho scovato quella che secondo me è la canzone dell’estate. Lo è per una serie di immagini che si sfogliano leggendo/ascoltando il testo della canzone prima ancora che per gli hashtag che da tempo oramai imperversano sui social. E lo è ancora di più per quel riferimento alle stelle, mai come ora – con la notte di San Lorenzo alle
porte: le stelle se le guardi non vogliono cadere!
Buone stelle e ottimi desideri a tutti!!

L’estate addosso – Jovanotti

L’estate addosso
un anno è già passato
la spiaggia si è ristretta ancora un metro
le mareggiate
le code di balena
il cielo senza luna
l’estate addosso
il gesso a un braccio rotto
la voglia di tuffarsi
guardando entrarein acqua tutti gli altri
ma lei mi ha visto
che sono qui da solo
e forse parlerà con me
canzoni estive
minacce radioattive
distanti come un viaggio in moto in due
fino ad un locale aperto fino all’alba
ricordo di un futuro già vissuto da qualcuno
prima che il vento si porti via tutto
e che settembre ci porti una strana felicità
pensando a cieli infuocati
ai brevi amori infiniti
respira questa libertà
ah ah ah ah
l’estate e la libertà
l’estate addosso
bellissima e crudele
le stelle se le guardi
non vogliono cadere
l’anello è sulla spiaggia
tra un mare di lattine
la protezione zero
spalmata sopra il cuore
l’estate addosso
come un vestito rosso
la musica che soffia via da un bar
cuccurucu paloma
l’amore di una sera
gli amici di una vita
la maglia dei mondiali scolorita
prima che il vento si porti via tutto
e che settembre
ci porti una strana felicità
pensando ai cieli infuocati
ai brevi amori finiti
respira questa libertà
ah ah ah ah
l’estate e la libertà
l’estate addosso
un anno è già passato
vietato non innamorarsi ancora
saluti dallo spazio
le fragole maturano anche qua
respira questa libertà
l’estat e la libertà
ah ah
ah ah
ah ah
l’estate la libertà

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le vacanze di una volta…

Ma voi ve le ricordate le vacanze di una volta? A costo di sembrare una vecchia nostalgica (a dispetto dell’età e delle intenzioni, devo scrivere quattro righe sul tema)

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1. Ricordo le infinite estati della mia infanzia, quando il libro delle vacanze era solo un incubo da posticipare al 7/8 settembre, pochi giorni prima del rientro a scuola. Estati passate sempre all’aria aperta, a chiacchierare, a fare amicizia senza l’assillo dei compiti per le vacanze o dello stato di Facebook da aggiornare. Oggi non è più così. Conosco mamme iper-apprensive che hanno acquistato il libro delle vacanze un giorno prima che terminasse la scuola e che stanno costringendo i figli a un esercizio al giorno fino alla fine delle adorate vacanze estive. Uno strazio che si perpetua a giugno, luglio, agosto e primi di settembre. Ho visto gente portare in spiaggia quel maledetto libro “estivo” (che poi devono sempre spiegarmi perché sopra ci disegnano il sole, visto che costringe a passare giornate in casa) Io ci metterei un sottotitolo: come mettere tuo figlio in condizione di odiare la scuola.
2. Ricordo anche quando tra vicini di ombrellone si chiacchierava e quando sulla spiaggia c’era anche lo spazio per una partitella a racchettoni o a pallavolo. Oggi i miei vicini di ombrellone sono immersi: a) nella lettura di tutti gli stati Facebook tra un bagno e l’altro; b) nell’i-Pod che suona a tutto volume canzoni di Zarrillo (anche se la fanciulla in questione ha le cuffie alle orecchie); c) nel tablet che manda in onda, grazie al perenne collegamento internet – quello che per tendenza definiamo always on – anche partite vecchie e stravecchie, super riciclate, per la gioia di tutte le mogli/fidanzate che non ne possono più; d) in telefonate che, grazie alle speciali tariffe estive e illimitate, sono sempre più lunghe e sempre più inutili; e) con la testa nello smartphone (specie di adolescenti) intenti a messaggiare o a whatsappare chissà con chi.
3. Ricordo che una volta passavi un sacco di tempo a fare foto da mostrare al rientro delle vacanze. Adesso non si usa più. Le foto si scattano e si caricano direttamente on line dai propri device mobili. Ok, non sarà proprio la stessa cosa. Ma – prima di caricare un contenuto sui social network – perché non porsi una domanda fondamentale: ma questa foto a chi mai potrà interessare? Il mondo virtuale è inondato di foto delle vacanze a destra e a manca. Ma la privacy non piace proprio più? O è più forte il desiderio di apparire? E a questo punto, in memoria di tempi “antichi”, lasciatemi postare una canzone che mi ronza in testa da quando ho cominciato a scrivere questo post. Ve la ricordate voi “tre settimane da raccontare agli amici tornando dal mareeee“?!? Eccola qui:
4. Ricordo che una volta, quando i cellulari neanche esistevano, si facevano le file al telefono pubblico, la sera. Tutti in fila educatamente per parlare con chi in vacanza non era. Eravamo in presenza di un vero e proprio blackout della comunicazione. Ci sapremmo vivere noi oggi? Considerando la sensazione di vuoto assoluto che mi ha catturata appena sono giunta su una spiaggia senza linea telefonica, posso – senza problemi – sostenere che: no, in assenza di cellulare/internet/diavolerie varie, non riusciremmo proprio a sopravvivere. Ma allora, forse, non riusciamo proprio mai a “staccare la spina”, a rilassarci e a sentirci finalmente e psicologicamente in vacanza.
Buon ferragosto, amici!

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immagine. stop al resto

A volte c’è bisogno anche di una pausa di immagini, oltre che di quella musicale.
(Sì, ok, lo so: sta diventando un blog di pause. Ma quando ci vuole, ci vuole).
E allora spazio all’immagine.
Aprile
Lunedì
Caldo
Spiaggia
Mare
Bagno
Costume
Sole
Napoli

NAPOLI

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estate social

Stiamo diventando un popolo esageratamente social.
Troppe le scene viste negli ultimi giorni che mi spingono a scrivere di getto questo post.

Ero in spiaggia e una mia vicina di ombrellone aggiornava la sua posizione attuale tramite Iphone.
Ero in acqua, letteralmente stavo nuotando e a due passi da me ho visto uno che teneva a stento il telefono fuori dall’acqua e in contemporanea mandava messaggi su Facebook.
Stavo per salire dalla spiaggia e mi sono imbatutta in un tipo pseudopalestrato-stracolmo-di-olio-di-cocco che, letteralmente con le pacche in acqua sulla più classica delle spiaggine, ascoltava musica dall’Ipod che – ahimè – si schizzava con le onde.
Una bambina che conosco (che per inciso non dovrebbe neanche sapere cosa sono i social network) ha appena comunicato on line che parte per le vacanze, con i genitori ovviamente.
E poi c’è sempre chi ti informa sulle proprie letture, sulla propria collocazione sulla spiaggia di Rimini o Riccione o su quanti litri di alcool ha bevuto nel corso di una settimana.
Sapete cosa mi manca? Uno che aggiorni il suo status quando va in bagno. Quello sì che lo premierei per l’originalità. 🙂

Morale della favola? Secondo me, a furia di essere tanto social ci perdiamo il meglio. Spegniamo cellulari e computer e godiamoci anche un solo secondo di vacanza. I racconti migliori sono stati fatti sempre con il senno di poi. Mai in diretta live! 😉

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tipi da spiaggia

Siete pronti?

Torna il caldo, la bella stagione, le gite fuoriporta, le giornate al mare e tornano i tipi da spiaggia!

Chi di voi non si è mai imbattuto in un tipo da spiaggia? Suvvia, pensateci, non deve essere stato troppo difficile!

Le tipologie sono varie: si parte dall’ultrapalestrato che non perde occasione per mettere in mostra i muscoli “guadagnati” dopo dure sedute in palestra durante l’inverno per finire alla belloccia di turno che con un costume  che dire succinto è un eufemismo crede di calamitare su di sé le attenzioni di tutta la spiaggia.

Ma le tipologie riguardano anche coloro che mettono in mostra in maniera impietosa pancette duramente conquistate durante l’inverno passato a mangiare prelibatezze culinarie di ogni tipo (il caso della sottoscritta) con il grasso che dalla pancia clamorosamente oltrepassa l’elastico del bikini per riversarsi sopra in maniera impietosa! 😦

Che dire, poi, dei bambini che, giustamente dico io, scambiano la spiaggia per la loro cameretta o sala giochi disseminando ovunque secchielli, palette e giocattoli di ogni tipo?

E vogliamo parlare del look di uomini che scendono in spiaggia credendo di somigliare vagamente all’uomo della pubblicità “Light Blue D&G”(niente pubblicità, ma serve a dare l’idea della persona di cui parlo)? Dovremmo ricordare loro che spesso di simile hanno solo il colore del costume: un bianco color mutanda!? 😀

C’è poi il tipo intellettuale, quello che con una certa nonchalance inforca gli occhiali, prende la sedia e si piazza di fianco all’ombrellone con un libro di almeno 800 pagine in mano, pronto a leggerlo (o a far finta di leggerlo) in una sola mattinata.

Pensavo di aver categorizzato tutti. E invece mi mancava qualcosa: l’intellettuale che legge in acqua immerso in mare fino all’altezza dei fianchi, con il libro in una mano e il cellulare in un’altra. Ah, dimenticavo: legge e contemporaneamente cammina in acqua con occhiali da sole al naso e atteggiamento da star. Io guardo queste scene e mi chiedo: ma uno che va a mare per stare in acqua e divertirsi no, eh? In realtà mi chiedo anche un’altra cosa: ma queste persone non inciampano mai lungo le loro passeggiate? 😛

Basta, stop. Sto diventando troppo cattiva! 😦

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