“Sai che ti dico? Io ti blocco su Facebook”, cronaca di una esecuzione digitale :D

Anzi, sai che ti dico? Io ti blocco proprio pure su Facebook!“.

Voi siete lì, guardate perplessi il vostro interlocutore, in attesa che prima o poi appaia da qualche parte il cartello con la scritta “Sei su scherzi a parte“. Poi il cartello non esce da nessuna parte e la conversazione termina con grande meraviglia da parte vostra. Meraviglia fino a un certo punto. Perché poi continuate a pensare che la storia del “ti blocco pure su Facebook” sia in qualche modo una battuta poco felice che voi magari – sì, proprio voi che su certe cose riflettete all’infinito – non avete saputo cogliere.

Ma no, un momento: quella minaccia era reale. In voi il dubbio oramai si è insinuato un poco. E allora tornando a casa, dubbiosi e curiosi come siete, partite subito con la ricerca e – toh! – “pagina al momento non disponibile“. Un momento. Che significherà mai? Significa che siete stati bloccati. Direttamente, senza passare dal via. Senza giri di parola. E quella non era una battuta e non era neanche una minaccia (di cosa poi?). Esattamente no: quello è il modo di pensare del vostro oramai ex interlocutore.

Benvenuti nell’epoca della democrazia digitale o dell’idiozia dei social network (a voi la scelta!). In tempi di “se mi lasci ti cancello“, esiste anche questo: l’eliminazione digitale. Come per dire: sì, tu esisti; io però vorrei non esistessi. E allora sai che faccio? Ti blocco e fingo che tu non sia mai esistito. Una esecuzione social, la definirei. Una debolezza, a mio avviso. Un sistema di agire che denota chiaramente insicurezza e abuso del potere di blocco (che dovrebbe essere utile per cose serie, non certo per chi non la pensa come voi!).

Poi c’è chi non te lo dice. Ti blocca e basta. E tu magari te ne accorgi dopo mesi, se non addirittura anni. E sai quando te ne accorgi? Quando vi incontrate di persona e dopo una serie di convenevoli e saluti di circostanza, l’interlocutore è talmente stupido da essersi dimenticato del blocco. E allora ti dice: “ma tu non hai letto il mio commento su Facebook?” No, io il tuo commento su Facebook non lo vedo proprio. Come mai? Torni a casa, ricerca rapida e –  toh! – anche in questo caso “pagina al momento non disponibile“. Ma allora tu pure mi hai bloccato? E perché mai? E soprattutto: sei tanto stupido da non ricordarti che mi hai bloccato o tanto stronzo da volere che me ne accorga?

E allora, miei cari lettori, chiudiamo il post con un minuto di raccoglimento per tutti coloro che prima o poi ci hanno bloccato (con o senza preavviso). 😀

Non perdete tempo a pensare “perché”. A volte, più delle spiegazioni, bastano i gesti!

Ps. Il post è ad alto contenuto ironico. Se qualcuno dovesse sentirsi offeso è pregato di non leggere e/o quanto meno di sapere che i fatti non si riferiscono a eventi realmente accaduti.

 

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5 commenti

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5 risposte a ““Sai che ti dico? Io ti blocco su Facebook”, cronaca di una esecuzione digitale :D

  1. Federica

    Ciao! Girovagando sul web in cerca di post su quest’argomento così spinoso, mi sono appena imbattuta nel tuo articolo fresco fresco e mi hai fatto sorridere…
    Ebbene si, sono appena stata bloccata da uno str* con cui avevo iniziato un “non so che cosa” (definirla “storia” significa nobilitarla o dire il falso) da un paio di settimane, evidentemente seccato dopo un litigio in cui me ne ha pure dette di ogni.
    Comunque, dopo l’iniziale smarrimento, mi sono fatta una risata.
    Solo che -e qui sta il bello- io il verme lo incontro con cadenza bisettimanale perché frequentiamo un corso insieme. E non ha il coraggio neppure di guardarmi in faccia.
    E’ una situazione strana, ridicola e tesa insieme: non so se ridergli in faccia o mandarlo affanc* pubblicamente. In fondo, malgrado sia io la vittima delll’ostracismo virtuale (del quale posso solo provare ad indovinare i motivi, perché non mi ha degnata di spiegazione alcuna), mi fa quasi tenerezza: più che un uomo di oltre 30 anni sembra un bambino di 7.
    Consigli? 😉

    • Cara Federica, consolati: pare – ahimè – sia un fenomeno abbastanza diffuso oggi. Il problema è che i soggetti in causa non si rendono conto di una cosa: l’eliminazione digitale li fa credere forti; ma poi dal vivo ci fanno una pessima figura. Consiglio? Non ti curar di loro… Il mondo non può correre dietro a persone adulte che si comportano in maniera adolescenziale. A Napoli sai come diciamo? O purp s’adda coc int a l’acqua soja! 😉 in bocca al lupo e, se ti va, aggiornaci!

      • Federica

        Ah, sei di Napoli? Grande!
        Sono campana anch’io.
        A Napoli ho vissuto e ci torno spesso.E’ una città che amo molto.
        Condivido in pieno ciò che dici: i gesti e le parole qualificano chi ne è l’autore, non chi ne è destinatario 😉

        Grazie, ti farò sapere (per ridere un po’) 🙂

        • E poi, diciamocela tutta, la reazione dal vivo è spettacolare. I soggetti in questione sembrano quasi chiedersi: “Ma come? L’esecuzione digitale e social non corrisponde all’eliminazione nella vita reale?” 😀
          Uno spettacolo! La soluzione? Solo grasse risate alle loro spalle! 😀

  2. Pingback: Incontri reali e blocchi virtuali | pensieri in disordine

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