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Incontri reali e blocchi virtuali

Ragazzi, stamattina ho incontrato una di quelle persone che credevano di avermi cancellato dal mondo con un blocco sui social (per info e approfondimenti leggete qui).
Uno spasso vedere l’espressione di chi improvvisamente scopre che la cancellazione virtuale non corrisponde all’eliminazione fisica!
Un appello: diamo i social solo nelle mani di chi sa campare! 😀

 

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“io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai”…

Facebook mi ha appena proposto di aggiornare i dettagli della mia biografia. E mi ha appena proposto di scrivere una delle mie strofe preferite di una delle mie canzoni preferite: “Strada facendo” di Claudio Baglioni.
In pratica, nel “chi sono”, Facebook vorrebbe scrivere per me:

Io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai e ho corso in mezzo a prati bianchi di luna per strappare un giorno alla mia ingenuità

A questo punto non so se esultare perché i social “conoscono” le mie canzoni preferite o rattristarmi perché i social conoscono i miei sogni e sanno che non partono mai! 😀

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l’amore ai tempi dei social media

Ho bisogno di condividere qualche pensiero sul tema: amore (o presunto tale) e social media.
Conosco una che è convinta che uno le vada dietro solo perché ha messo “mi piace” alla sua foto di profilo. Ora, voi direte, non ci sta nulla di strano. Ebbene sì, potrebbe essere un pensiero comune, giustificato dal fatto che magari sono anni che sbavi dietro a quello che ti ha messo “mi piace” e che ora la notifica dell’avvenimento è paragonabile a un evento eccezionale (che ne so, magari lo sbarco dell’uomo sulla luna). Poi è anche vero che quando ci innamoriamo siamo tutti un po’ più stupidi. Noi donne, poi, lo diventiamo in maniera particolare. Ma – dico io adesso – come si fa a pensare che un banalissimo “mi piace” alla tua foto di profilo sia una lapalissiana dichiarazione di intenti?
Conosco uno che ha candidamente ammesso: da quando sono su Facebook ci scriviamo tutti i santi giorni. Lei è innamorata persa. Scusa, ma quando tu non eri su Facebook? No, si erano persi di vista, pur avendo uno il numero dell’altra. Poi, dopo essersi inviati la richiesta di amicizia (non so da chi a chi), lei si è magicamente ricordata di lui e ha cominciato a mandargli messaggi. Gli scriveva mentre era dal parrucchiere, prima di andare a dormire. Così, giusto per passare il tempo. Cosa si scrivono? Niente, del più e del meno. Ma lui è convinto che lei sia pazza di lui e che non si faccia avanti per timidezza.
Conosco una che da quando è su whatsapp passa tutto il giorno a mandare messaggi. Anche a gente che non vede dagli anni delle elementari. Si scrivono del più e del meno. Non si vedono da una decina di anni. Ma si aggiornano. E tra queste persone che non vede/sente da anni c’è anche il suo primo fidanzatino. Dalla foto di profilo lei giura di sapere che lui si sia lasciato. E su questo non c’è nulla di strano. Il gossip è sempre stato all’ordine del giorno in questi casi. Il guaio è che lei continua a sbirciare tutti i giorni foto del profilo e orario di ultimo collegamento di lui. Dice di essere convinta che prima o poi si scriveranno qualcosa di diverso dai soliti convenevoli. E che da lì ripartirà tutto: contatti e anche il fidanzamento.
Conosco gente strana, lo ammetto. Ma secondo me quando uno è in love ‘sti social media peggiorano la situazione 🙂

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la profondità dell’ignoranza in mostra on line

Breve premessa. Lo so: a volte rischio di sembrare odiosa. O forse lo sono per davvero. Ma certe cose proprio non le posso vedere/leggere/sentire. Ok, forse non era proprio il caso di tornare con la vena polemica sul blog che non aggiornavo da un po’. Ma, oramai lo sapete, anche le mie polemiche sono ad alto tasso di ironia. Chi dovesse sentirsi offeso da determinate constatazioni è pregato di non continuare a leggere il post. 🙂

Sto ultimamente vedendo e sentendo cose che non avrei mai immaginato. C’è gente che su Facebook oramai improvvisa anche la telecronaca dal bagno. Persone che non riescono evidentemente a staccarsi dai social network e pensano di dover aggiornare il mondo intero anche sul callo che da qualche tempo tormenta il mignolo del piede oramai stancamente compresso negli stivali invernali. Il guaio è che non sono pochi. Sono in tanti. Tanti che te ne capita uno appena ti colleghi, pure se resti davanti al pc un nanosecondo su Facebook.
Inizialmente avevo seguito il consiglio di un’amica: “Togli gli aggiornamenti dei loro stati dalla tua bacheca“. Tolto uno, tolti due, tolti tre, quattro… A un certo punto mi sono trovata a vedere solo me stessa. Allora ho capito che qualcosa non andava e allora ho aggiunto di nuovo tutti. Un po’ per curiosità, un po’ per farmi due risate.
Ditemi quello che volete ma io mi diverto un mondo – quando ho tempo – a stare alla finestra, affacciata sui social network ad ammirare lo straordinario panorama della variegata umanità che – come si dice dalle mie parti – si “afferra” (trad.: discute animatamente) on line per nulla ed è pronta a regalarsi sorrisi speranzosi al primo incrocio. Mi diverto ad osservare i leoni da tastiera, quelli che faccia e pc sono pronti a distruggere tutti e il mondo intero, e quelli che – spesso anche a sproposito – si lanciano in invettive, discussioni e disquisizioni filosofiche. Mi diverto un sacco anche ad osservare e a commentare con pochi fidati amici la (non) conoscenza della lingua italiana. Facebook è il luogo in cui tanti – anche gli insospettabili – cadono sugli accenti, sugli apostrofi, sulle doppie e sui termini assurdi. Spesso, nell’assurdo tentativo di mostrare la profondità poetica dei propri pensieri, si finisce per mostrare una sola profondità: quella della propria ignoranza. No, la frase non è mia. L’ho letta da qualche parte. Ma è tremendamente attuale.

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l’estate su Facebook

Pronti, partenza, via… è arrivata l’estate! E con la bella stagione – con o senza i 30° C all’ombra – Facebook si è trasformato nell’album di figurine delle vacanze. In prima fila, appena apri la home, svettano bikini, spiagge, sabbia, mare cristallino, ombrelloni… e tante altre immagini dell’estate degli altri. Vacanze al mappatella beach sottocasa, a Portofino, in Costa Azzurra, Smeralda o in piscina poco importa: per molti il must è convincere gli altri dell’esperienza unica che si sta vivendo.
Vi lancio una sfida: divertiamoci a osservare il mondo delle pseudovacanze patinate dei nostri amici e commentiamole. Ma non per essere cattivi. Commentiamole giusto per farci quattro risate assieme.
Nella top ten delle improbabili situazioni di questo weekend ci sono:
1. Il conoscente che si spara le foto in piscina su Facebook. A me sembrava una piscina piccolina. Provo ad approfondire e cosa scopro? La sua è una trovata intelligente: la piscina è quella per bambini, prontamente montata sul terrazzo per ovviare alla calura estiva. Ovviamente la foto della genialiata non può non finire on line.
2. Gente che la dieta non sa cosa significhi per 330 giorni l’anno e che adesso, in vista della prova costume, ricorda al mondo che è a dieta da un tot di anni e che fino a quando non avrà raggiunto il peso ideale non posterà foto in costume. E se questi soggetti fossero solo invidiosi di tutto il resto e scrivessero queste cose per ripicca?! 🙂
3. Selfie in spiaggia. Fatemelo dire: se il selfie nella vita normale è inguardabile, sulla spiaggia (o in costume) è peggio: mette in risalto i difetti a chi non ne ha… Figuriamoci a noi!
4. Le donne con occhiali-orecchini-collane-bracciali-trucco-tacchi-messainpiegaimpeccabile che si fotografano in riva al mare. Non ci credo. O sono fotomontaggi o la foto è scattata appena mettono piede sulla spiaggia. Poi si squagliano, assieme ai loro trucchi e gioielli.
5. Gente sdraiata in costume come foto di copertina. Un suggerimento: se ambite a diventare modelle delle principali marche di costumi, avete sbagliato periodo, magari – visto che l’estate è alle porte – siete un tantino in ritardo.
6. Foto dell’acqua. Voi avete mai provato a fotografare l’acqua? No? Provateci. E postate la foto su Facebook, anche per far notare alla gente com’è limpida anche l’acqua che sgorga dal vostro rubinetto.
7. Le immagini dei piedi in acqua. Andava di moda lo scorso anno. Assieme alle gambe immortalate con il mare sullo sfondo (modello würstel). Se proprio dovete ricordarci che siete a mare, siate originali!
8. L’uomo in ciabatta con i piedi nell’acqua. Sull’argomento rimanderei a tantissimi post fa. Ma sulla spiaggia all’uomo concedo l’uso dei sandali e quindi non vi rimando da nessuna parte 🙂
9. Le over 50 (di taglia, non di età) in bikini succinto con i commenti dei mariti/fidanzati: “teso’ stai benissimo”. Sì, come braciola nel sugo la domenica 😀
10. I finti palestrati che tirano in dentro la pancia, non respirano per qualche secondo, indossano un costumino modello spot Dolce&Gabbana per una foto profilo che resterà lì per 365 giorni l’anno. Quelle foto che quando poi incontri il soggetto per strada e non lo vedi da molto stenti a riconoscerlo… 🙂

E allora? Io un consiglio ve lo do. Mettete da parte smartphone, tablet, selfie, pc e tutto il resto e godetevi la vacanza!!! E lasciate in pace tutti quelli che sono a casa! 🙂

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diario semiserio di isolamento tecnologico :-)

Ciao a tutti. Il mio iPhone nuovo di zecca mi ha abbandonato da 24 ore circa.
Sono praticamente in preda all’isolamento tecnologico. Con una differenza: di solito con isolamento tecnologico si intende quelli che si isolano dalla realtà per fuggire nel mondo della tecnologia. Bene, il mio isolamento tecnologico è al contrario: sono in astinenza da app e da tutto quanto sia possibile fare con uno smartphone. Torniamo al mio iPhone 5 che mi ha lasciato senza preavviso.
La sera prima lo avevo lasciato dopo un uso smodato causa elezioni. Era bello, lucido e pimpante. La mattina mi alzo e non si accende. Provo a caricarlo (ma era carico) e niente: non si carica. Allora provo l’hard reset ma… niente. Ecco che corro dal mio rivenditore e gli spiego l’accaduto. Alla fine lascio il mio iPhone lì e devo attendere almeno 40 giorni per riaverlo.
Compro un adattatore per mettere la mia nano-sim nel vecchissimo Nokia e comincia il mio isolamento digitale.
Niente Whatsapp.
Niente Facebook.
Niente email.
Niente Twitter.
Niente giornali e notizie a portata di mano.
Tornano le vecchie telefonate.  Ah no, ho perso tutti i numeri. Quindi al massimo chiamo a casa mia (credo sia l’unico numero che ricordo a memoria).
Tornano i vecchi sms. Per il momento inviati solo a una mia cara vecchia amica il cui numero stava sul vecchio Nokia.
E allora, poiché credo che sia altamente terapeutico in questa fase di disintossicazione da nuove tecnologie, ho deciso: annoio voi quattro/cinque lettori del mio blog alla scoperta del mondo prima degli smartphone.
Sarebbe previsto un post al giorno. Ma forse la disperazione mi porterà a scriverne di più. O forse mi abituerò in men che non si dica e tornerò sul blog solo per ridere delle vecchie digitali abitudini.
Chissà! A presto 🙂

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l’idiozia ai tempi dei social network

Foto: francescoamato.com

Foto: francescoamato.com

Era da tempo che non vi annoiavo con acidi commenti sulle mode, sulle tendenze o – peggio ancora – sulle solite attitudini della maggior parte delle persone che popola oggi il mondo reale e virtuale.
Poi stamattina mi sono imbattuta in un post sulla bacheca di un’amica. È un post che mi ha illuminato e mi ha fatto capire che non sono la sola acida-intollerante-antipatica che critica determinati atteggiamenti. E allora ve lo riporto qui, giusto per condividerlo con voi e per fare anche quattro commenti, oltre che altre quattro critiche agli stili di vita moderni, a margine.
La pagina Facebook “Le perle di Pinna” (premetto che non si tratta di pubblicità subliminale: non so chi sia Pinna e fino a cinque minuti fa ignoravo la sua esistenza) pubblica quanto segue.

“Appena vi fidanzate lo annunciate su Facebook e non pubblicate altro che foto assieme, frasi melense e aforismi di Prevert, il tutto condito da cuoricini, bacini e fiorellini.
Poi vi lasciate e pubblicate solo massime su quanto è bello essere single, racconti in cui sputtanate i vostri neo ex e foto recenti di voi in palese coma etilico intitolate “Bella la vita da single” o “Gli amici sono tutto per me, la vodka pure”. Per non parlare degli status-frecciatina in cui narrate di una felicità inesistente perché state morendo di nostalgia ma volete far credere a tutti di essere forti, rinati e tremendamente indipendenti.
Dopo due settimane circa trovate un nuovo “grande amore”, mollate gli amici (che erano tutto fino a ieri) e ricominciate a fracassare le palle con foto, video e cuoricini, seguendo lo stesso identico iter fino allo sfinimento.
Ma tipo non vi sentite idioti?”

Ecco… Io lo chiedo a voi: non si sentono idioti? Io mi sento tale anche solo a leggere ‘ste cose! E queste erano esattamente un paio di cose che avevo sulla punta della penna e della lingua da qualche mesetto. Ma poiché mi spiace essere scambiata per una giovane acidula fanciulla ho tenuto le considerazioni per me e le ho lasciate a poche amiche fidate.
Io, a margine del commento, visto che oramai – come ripeto spesso – i social network erano anche una cosa utile in partenza ma adesso sono andati a finire “man ‘e sciem”, propongo un minuto di silenzio (uno per ognuno) per coloro che:
– ti cancellano da Facebook e Twitter per cancellarti dalla loro vita. Pensano di farlo perché confondono il reale con il virtuale e se tu non sei più on line secondo loro non esisti più;
– lanciano frecciate a destra e a manca a prima mattina, appena scendono dal letto. Mi spiace che appena alzati ce l’abbiano con il mondo intero. Per loro un sincero “stai calm”;
– condividono a raffica le foto delle vacanze e ti mandano saluti da ogni parte del mondo con foto disarmanti. Sono capaci di mandarti i saluti anche da sotto casa loro… Ma se ci troviamo per strada e non mi saluti nemmeno?!;
– condividono status poetici sbagliando, oltre che i testi, anche l’italiano. Spieghiamo agli aspiranti letterati che condividere citazioni – anche sbagliate – sui social network non è simbolo di intelligenza;
– ti avvisano anche quando sono in bagno. Ma non smettono di twittare e postare sull’andamento della situazione…

Adesso basta, mi fermo qui. Ma sono sicura che i minuti di silenzio sarebbero ancora molti.
Perché il silenzio? Perché può essere l’unica risposta davanti a certi atteggiamenti!

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tipi da facebook 2.0

Foto: aciclico.com

Foto: aciclico.com

Dovevo resistere: lo avevo promesso e me lo ero promessa. Ma poi non ho resistito per la seconda volta. I tipi da Facebook sono troppi e allora ecco un altro piccolo elenco, di quelli che mi sono resa conto di aver tralasciato nell’ultimo post.
Il leone da tastiera. Dietro lo schermo del pc, tastiera alla mano, è un leone. Pronto a insorgere contro tutti e contro tutto. Solo al pc. Nella vita normale si trasforma e diventa un agnellino. Sulla tastiera batte parole che compongono vere e proprie offese o vere e proprie dichiarazioni. Mai confermate di persona. Quando lo incontri hai la sensazione di aver letto cose scritte da altri. Ma vuoi vedere che il leone da tastiera ha qualcuno a casa che scrive e agisce per lui?
Lo smemorato. È l’amico del liceo o delle scuole medie che, appena sbarcato su Facebook, ha chiesto l’amicizia all’intera classe. On line non fa altro che ricordarti episodi che forse ha appuntato sul quaderno per quanto sono vivi nella sua memoria. Non disdegna inviti a pizzate e caffè collettivi. Ma se lo incontri per strada non ti saluta. Forse non ti riconosce. Ma no, non è possibile: su Fb c’è la foto. E allora vuoi vedere che la foto è tanto diversa da come siamo realmente?
L’aspiranti fotomodello. Uno che – come si dice dalle mie parti – è su Facebook per spararsi le pose dalla mattina alla sera. La mattina si alza apposta per fotografarsi. In varie pose, in vari luoghi. All’appello manca solo il bagno. Cioè no: il bagno c’è, lo si intravede dallo specchiomentre l’aspirante fotomodello è in posa davanti allo specchio. Una volta davanti allo specchio del bagno si era soliti fare barba e capelli. Oggi si fa il selfie (e su questo vi rimando qui). Perché in fondo l’aspirante fotomodello adora avere un fotografo e una reflex a disposizione. Ma non disdegna il magico mondo del selfie.
Il maniaco del cibo. Facile individuarlo: posta piatti, bicchieri e ciotole pieni dalla mattina alle 7 fino a quando va a dormire. Fotografa l’impossibile per postarlo su Facebook. Ma la sua piattaforma preferita resta Instagram con l’hashtag #foodporn. Gli scatti ritraggono piatti succulenti comprati e realizzati con le sue manine d’oro. Restano ore e ore in linea ma offline per vedere chi cliccherà “mi piace”.
Il polemico. A lui non sta bene niente. Né una cosa, né il suo contrario. È polemico per definizione. E ha una caratteristica: i problemi non tende a risolverli. Forse non ci tiene neanche a cambiare le cose. Se le cose cambiassero davvero, lui smetterebbe di fare polemica. E che senso avrebbe poi la sua vita?
L’onnipresente. Vi aggiorna su tutto quello che fa ogni ora. È solito esordire la mattina presto con un “buongiorno mondo. Mi sono appena alzato. Ora vado a fare colazione”. Ecchissenefrega, direste voi. In fondo è proprio così. Non gli risponde nessuno ma lui continua. Dopo la colazione annuncia la doccia, poi che va a rifare il letto, poi che va a lavoro, poi che si sta scocciando a lavoro… insomma, una vita sotto i riflettori del popolo di Facebook.
Lo scrittore. Le nuove tecnologie hanno peggiorato per certi versi il genere umano. La possibilità di stampare e pubblicare libri è dietro l’angolo per tutti. E lo scrittore è colui che, avendo sognato successo per anni, dopo essere riuscito a stampare uno di quei libri autoprodotti, si autopromuove dalla mattina alla sera su Facebook. Che poi nei post di autopromozione non sia capace di unire correttamente soggetto, predicato e complemento… beh… quello è solo un dettaglio. O forse una licenza poetica da scrittore 🙂

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Tipi da Facebook 1.0

facebook-friends-3211Un post volevo scriverlo già giorni fa. Poi la mia tendenza alla non omologazione mi aveva portato a trattenermi. Un post sui dieci anni di Facebook no, mi ero detta: ne stanno parlando troppo, tutti e dappertutto. Se mi ci metto pure io…
Poi, vi confesso che stamattina non sono riuscita a trattenermi: gli spunti sono troppi. E allora via anche all’omologazione: non ci posso fare niente se sull’argomento mi va di scrivere.
Ebbene sì, dieci anni fa è cambiata la nostra vita. In meglio o in peggio? Difficile a dirlo. Ci sono fatti, vicende di cronaca, storie, amori, situazioni che forse senza l’ausilio della diavoleria di Mr Zuckerberg neanche sarebbero nate. Io però non sono un’apocalittica (e se qualcuno ha avuto il coraggio di leggermi fin qui se ne sarà accorto): se un fatto doveva avvenire sarebbe avvenuto comunque. Anche i social media sono solo delle nostre protesi tecnologiche. Il problema – e lo ripeterò anche fino alla nausea – è l’uso che se ne fa. C’è gente che si maschera dietro i social network per fare ciò che nella vita normale mai farebbe. Sono quelli che si fanno schermo con Facebook per dire/fare cose che nel quotidiano sono abbastanza lontane dal proprio modo di essere. È come se l’intermediazione del computer a volte ci desse una forza in più: per parlare, per attaccare, per prendere posizione, per dichiararci…
Ma ne abbiamo viste e sentite in anni di Facebook. Io mi sono divertita a inquadrare alcuni tipi di personaggi. Li esploriamo assieme? 😉

Il poeta. Quello che nella vita normale manco sa chi è Shakespeare ma su Facebook è un dio della poesia. Condivide a manetta frasi sensate – e per il suo modo di essere è già tanto – di poeti contemporanei e non, saltando con grande semplicità da un secolo all’altro della letteratura
Il filosofo. Nella vita normale sai che per ogni occasione ti dispensa un consiglio che non è frutto del suo sacco ma di proverbi antichi. Il filosofo mantiene intatta la propria personalità anche su Facebook. Alla voce “a cosa stai pensando?” scrive due/tre volte al giorno con una precisione maniacale i proverbi della nonna, lanciando zeppate a destra e a manca.
Il Facebook-addicted. Quello del “ma se ci frequentiamo perché non lo hai scritto su Fb?”. Semplice la risposta; difficile ficcargliela in testa. L’esemplare in questione inonda la sua bacheca e quelle altrui con foto, post, tag e geotag di improbabili feste a cui ha partecipato, per la gioia dei suoi amici virtuali. Il Facebook-addicted è solito anche cancellarti dalla sua schiera di amici virtuali nel momento in cui pensa di volerti cancellare dalla propria vita. A quel punto un solo dubbio lo assale: cancello o blocco?
L’esistenzialista. Nella vita comune è un normale individuo. Su Facebook è un depresso. Posta link tristissimi, è cupo, deluso dalla vita e dal mondo intero. È solito postare status con tre puntini sospensivi che, nella sua idea, dovrebbero lasciare intendere al mondo intero la sua tristezza inconsolabile.
Il genitore. Quello che impazzisce talmente tanto per il proprio bambino, grande o piccolo che sia, da postare anche foto del fanciullo mentre è sulla tazza del bagno. Puoi passare serate intere a spiegargli che questa cosa di postare foto di minori on line non va bene. Lui ti guarda, acconsente, ti dice “hai ragione, ma questi sono proprio matti”. Poi torna a casa e pubblica altre foto di suo figlio. La logica è semplice: le foto dei minori no, quella di mio figlio sì. Il suddetto esemplare è solito annunciare al mondo Fb la nascita del proprio pargolo con tanto di foto e annuncio in grande stile, dopo aver mostrato al mondo alcune ecografie durante la gravidanza. Manca solo il video del parto e poi siamo al completo!
Il maniaco. In senso buono, si intende. Al maniaco solitamente piace tutto. Tutto. Tutto quello che postate, scrivete, fotografate. A volte siete tentati di scrivere cose orribili o di postare foto che fanno schifo (usiamo un eufemismo!). E poi con grande stupore scoprite che gli piace anche quello. È maniaco in senso buono perchè gli piace tutto di tutti. Il suo “mi piace” è come sentirsi parte del mondo, gridare al mondo “anche io esisto e approvo quello che ha scritto costui”. È mania di protagonismo. A modo suo, s’intende. Molto a modo suo.
Il cretino. È colui che ti chiede l’amicizia. Un perfetto sconosciuto. Se accetti ti tampina in chat con un “ciao, scusa, ti posso conoscere” (senza neppure il punto interrogativo. Evidentemente dalle sue parti non si usa!). Se non lo accetti fa la stessa cosa. Solo che il suo messaggio finisce nello spam. Ma non è colpa sua. È il cretino della strada in versione 2.0 che anziché sfrecciare in moto o sghignazzare per strada con le amiche alla ricerca del pollo/a di turno, si è spostato on line. Meno fatica e ancora meno originalità. Ahiahiaia
Il persecutore. Uomo o donna che sia, è la razza peggiore che circola on line. Sempre per la logica per cui un “no” on line ad alcuni sembra molto più soft di quello off line. Sono amici, uomini, donne o semplici conoscenti. Gente che non vedi da una vita. Gente che ti ripesca su Fb e ti tratta come una vita fa. Perseguitandoti con inviti a cena – magari anche nella nuova casa in città che divide con moglie e pargoli -, cinema, a vedersi, a prendersi un caffè. E dopo un “no”, si ricomincia. Ma, cavoli, ci sarà un motivo se uno in tanti anni si era perso di vista e mai più risentito?!

Basta, sto diventando troppo prolissa. Forse continuerò l’elenco. Anzi no, lancio la sfida ai miei amici di blog: chi più ne ha più ne metta!
Intanto, meglio precisare che ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale. Avrete capito che su questo blog non parlo mai dei fatti miei! 😉

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#colazionibulgare

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Foto tratta dalla pagina di Colazioni bulgare

Io l’ho pensato più di una volta. Guardando in tv le classiche colazioni modello “famiglia del Mulino Bianco”, più di una volta mi sono gridata mentalmente “fai proprio schifo. Quando mai tu hai fatto una colazione così!?”. Parlo proprio io, che non faccio mai colazione e che al massimo inzuppo tre/quattro biscottini in un caffè macchiato. Io il culto della colazione non ce l’ho proprio: mi sembra di abbuffarmi a prima mattina… E poi, a un certo punto – zacchete – ho pensato di non essere la sola che guarda a quelle colazioni da sogno e dice: “ma come cavolo fanno?!”. A dire il vero, la convinzione che la colazione fosse obbligatoria la mattina mi era balenata per la mente apprendendo che qualche amica – tra una colazione e l’altra – ha trovato l’amore della sua vita. E ok. Ma con le mie colazioni, quelle tipo “Bridget Jones” alle sette del mattino con il pigiamone davanti alla tv con un caffè macchiato e i biscotti, come la mettiamo?
Poi gira e gira, e faccio la più grande scoperta degli ultimi tempi: una pagina su Facebook che deve essere stata creata da persone geniali che, come tutte le persone che popolano con successo il mondo del web, hanno il pregio di non prendersi mai troppo sul serio. Ed ecco a voi – da me che difficilmente faccio pubblicità anche a me stessa – #colazionibulgare: uno strano hashtag per indicare le colazioni più assurde e strane direttamente dagli utenti del web. La pagina nasce dalla convinzione che non tutte le colazioni – specie quelle del lavoratore medio – sono belle o da condividere su Instagram. La pagina, che deve avere attirato l’attenzione di qualche editore fin dal momento della sua nascita – ha indetto anche un singolare contest: quello della colazione più triste della storia. Il fortunato vincitore (o lo sfortunato colazionista) vincerà una copia del libro “Nutella Nutellae” di Riccardo Cassini (autore per me famosissimo dopo aver letto il fortunato “Veni, vidi, wc”). Allora, siete pronti a vincere? 🙂

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