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“Amore fammi volare”: le stampe dei cuscini di #sanvalentino

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“Amore fammi volare”. Non so come voi reagireste ricevendo in regalo un cuscino a forma di cuore con questa scritta, circondata da ali e da cuoricini. Io – ve lo confesso in tutta sincerità, nonostante stia già immaginando le critiche/polemiche che mi pioveranno addosso – lo farei volare dalla finestra. Il cuscino e lui (il suo misterioso compratore!).
Sarà pur vero che da innamorati diventiamo tutti più stupidi e che San Valentino spesso rincretinisce i cuori più “in love” tanto da farci tornare come adolescenti alle prese con il primo fidanzatino. Ma il troppo è troppo. Vada per un peluche, i cioccolatini, la cena a lume di candela, il weekend romantico, la giornata fuori… Ma il cuscino a forma di cuore no! Che poi già il cuscino a forma di cuore di per sé mi pare troppo. Poi con una scritta così secondo me si esagera. Ci si mette quasi allo stesso livello di quelli con le foto degli innamorati stampate sopra come gigantografia. Se proprio volete scriverci qualcosa sul cuscino, vada per un “Ti amo”, “Ti voglio bene”. Ma “Fammi volare” no: si presta troppo a un doppio senso ironico (vola dalla finestra!). Che poi, a voler essere sinceri, sul cuscino l’unica scritta giusta sarebbe “buonanotte” 😀

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idea per regalo di san Valentino :-)

incisione_appleLa Apple mi ha appena dato una notizia che mi cambia la vita: per il giorno di san Valentino posso regalare al mio amato un iPod, iPhone o iPad con inciso sopra il mio nome o una frase particolare.
Ho appreso la stupefacente notizia mentre ero a caccia di notizie… Insomma, mentre tentavo di lavorare. Apro la posta elettronica e, toh, una mail della Apple (che io adoro, detto per inciso). La apro e scopro che è possibile personalizzare con delle incisioni i propri oggetti del desiderio. Perché non farlo proprio per san Valentino per lasciare una traccia indelebile nel cuore del proprio amato?
Ecco, a questo punto io mi sono messa nei panni del povero/a disgraziato/a che si è letteralmente sudato un iPhone: anni e anni di duro lavoro e di sopportazione del proprio partner. Tutto finalizzato a un unico obiettivo: ottenere un gioiellino della tecnologia che – non sarà per sempre come un diamante – ma ha la sua utilità e un certo appeal. Allora provateci anche voi a mettervi nei panni di questo povero cristiano: ha votato la sua vita alla santità per un regalo del genere e poi la sera di san Valentino scarta il regalo e ci trova sopra un bel “Concettina”. A questo punto mi dovreste anche spiegare l’utilità di incidere il nome di chi compra il regalo. Se poi Giovannino litiga con Concettina deve tenere il suo nome sull’iPhone impresso a vita? O è prevista la garanzia della Apple? Una cosa tipo “se ti lasci la cancello (l’incisione)”?
Secondo me per questa cosa finiranno parecchie storie la sera di san Valentino. Già me le immagino le scene: ma come?! tanto per ricevere un regalo del genere e poi me lo graffi pure?! – domanderà lo stupito destinatario. Ma è una cosa romantica – obietterà l’altro. Ergo: se avete graffiato/rotto un aggeggio tecnologico al vostro partner avete la scusa pronta: è un segno d’amore! 😛
Infine, e giuro che adesso chiudo, un pensiero e un momento di riflessione va a tutte le Concettine che hanno un fidanzato-poeta, uno che non si rassegna e non si limita a scrivere solo il suo nome sull’iPhone; no, lui ci scrive le poesie sopra, tanto che anche la mela è costretta a traslocare per carenza di spazio. 🙂

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è carnevale

Arriva il carnevale. E come ogni anno è un esplosione di suoni, colori, animazioni e di… cerchi!  Non so voi, ma io ho sempre vissuto questa festa con entusiasmo misto ad  angoscia, l’angoscia di quell’antipaticissimo cerchio che le bambine devono sopportare ogni anno per far mantenere largo il loro vestito. Avete presente?

Vestite da spagnole, principesse, regine… cambia molto ma il tratto in comune è sempre lo stesso: un cerchio di ferro che, infilato nel bordo del vestito che poggia a terra, consente di mantenere il vestito dritto. Personalmente ho sempre odiato il carnevale per il cerchietto, tanto da convincere chi mi vestiva a farne a meno. La vedo una cosa innaturale e brutta. Ma voi avete mai visto una principessa con un filo di ferro per far mantenere il vestito? Io nelle fiabe no, solo a carnevale.

Un’altra cosa che mi ha fatto sempre inorridire del carnevale sono i vestiti da spagnola, quelli tutti pizzi e merletti che trasformano anche la più bella  delle bambine in una figura omologata e uguale a tutte. E poi quel nero, quei pizzi e merletti neri della spagnola che tormentano ogni festa di carnevale o ogni sfilata alle più piccine… Un incubo!

E vabbè, forse – se a carnevale ogni scherzo vale – magari valgono anche le varianti a questi vestiti! 🙂

Buon carnevale a tutti!

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la madonna delle galline

Come non parlare della Madonna delle galline? L’occasione di scrivere un post sull’argomento è ghiotta. E chi mi conosce sa benissimo che, di questi tempi, io non faccio altro che parlare di una festa per me affascinante fin da quand’ero piccola. Ed ecco qualche breve riflessione sull’argomento.

Torna il fascino di una festa che ha radici antiche, che contamina tutto l’ambiente al suono di nacchere e tammorre. Torna la voglia di scendere in strada, per la propria città, e cominciare a ballare sulle musiche tipiche della nostra tradizione popolare. Torna la commistione tra sacro e profano che da sempre affascina studiosi e visitatori da ogni parte del mondo.

La festa della Madonna delle galline è oramai alle porte. E il profumo di questa festività tutta particolare si sente già nell’aria; si avverte nel lavoro delle massaie, alle prese con i tagliolini (le tagliatelle fatte in casa con il ragù, vera delizia per il palato, oltre che pranzo tradizionale in questi giorni); si sente grazie al profumo dei carciofi arrostiti che già caratterizza l’aria.

L’apertura del Santuario, l’esposizione al pubblico della statua della Madonna che resta chiusa per il resto dell’anno, segna l’inizio dei festeggiamenti che vanno avanti tradizionalmente per tre giorni.

Non è semplice esprimere a parole cos’è la Madonna delle galline per i paganesi. Non è la festa patronale, ma è un momento particolarmente sentito dalla gente; una festa che rievoca tradizioni popolari che si perdono nella notte dei tempi; un momento di ritrovo per tutta la comunità che vive in maniera entusiasta quel mix di sacro e profano che solo un’occasione del genere sa regalare. E’ una festa dai mille volti, forse strana per chi non la vive da sempre o per chi non ne conosce le modalità di svolgimento. E’ strana per i volatili che restano come per magia attaccati alla statua della Vergine lungo tutto il percorso della processione, senza essere spaventati dai botti che vengono esplosi in continuazione e senza essere intimoriti dalla folla. E’ una festa che si caratterizza per i toselli, altari devozionali che i fedeli preparano in onore della Madonna e che vengono aperti in occasione del passaggio della statua per le strade della città; e sono gli stessi toselli che poi la sera diventano un punto di ritrovo per danze e canti squisitamente popolari che la tradizione vede legati alla Madonna delle galline; punto di ritrovo, poi, anche per assaporare il menu tipico della tradizione locale.

Ovviamente parlare di questa festa senza tralasciare nulla in un solo post sarebbe impossibile. Vedremo di integrarlo man mano che mi verranno in mente nuove idee! 🙂

Ps. Per completezza di informazione, il programma completo della festa è reperibile qui.

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l’elogio della carcioffola arrustita

Breve premessa: i miei ultimi post hanno tutti carattere culinario. Non so perché: in questo periodo dell’anno mi attrae tutto ciò che ha a che fare con il cibo! 😉 Sarà perché in questi giorni non si fa altro che mangiare, che il cibo è oramai al centro di tutti i miei discorsi… Insomma, l’ispirazione c’è e io mi lancio: parliamo dei carciofi arrostiti.

Il mio è un vero e proprio elogio della carcioffola arrustita. Un elogio dei sapori, dei colori e dei profumi che caratterizzano la mia terra nella settimana di Pasqua. Un quadro fatto di tanto fumo che sale dalla furnacella e che si diffonde lungo tutta la città, attraverso i vicoli storici del paese, quelle zone in cui le tradizioni sembrano messe sotto una campana di vetro per paura di romperle o di contaminarle. E’ il ritratto di una città che si sveglia all’alba per preparare il pranzo caratteristico dei giorni di festa e che ti stupisce ancora quando, passeggiando per le strade del centro, senti il profumo inebriante dei carciofi che vola verso il cielo e che funge quasi da area di delimitazione tra chi le tradizioni le ha conservate e chi, in segno della modernità che avanza, si piega poco alle pratiche culinarie più apprezzate nella zona.

Se dovessero chiedermi il simbolo della mia Pasqua, non avrei dubbi: il carciofo arrostito. Non voglio essere profana nei confronti di una delle festività religiose più importanti, né sottovalutare i simboli culinari della festa per eccellenza (uova, pastiere, rustici, casatielli…). Il carciofo arrostito ha tutto un fascino, un profumo e un sapore particolare; niente a che fare con tutte le altre delizie che si preparano in questo periodo dell’anno.

Il profumo inebriante del carciofo arrostito – nel periodo di Pasqua che nella mia città è anche una gustosa anticipazione della Madonna delle galline – invade la tavola ad ora di pranzo e le case durante la giornata, mentre ogni massaia che si rispetti è alle prese con la brace, i carboni, il fuoco ed i carciofi, da condire con olio, aglio fresco, prezzemolo e pepe…

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