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la profondità dell’ignoranza in mostra on line

Breve premessa. Lo so: a volte rischio di sembrare odiosa. O forse lo sono per davvero. Ma certe cose proprio non le posso vedere/leggere/sentire. Ok, forse non era proprio il caso di tornare con la vena polemica sul blog che non aggiornavo da un po’. Ma, oramai lo sapete, anche le mie polemiche sono ad alto tasso di ironia. Chi dovesse sentirsi offeso da determinate constatazioni è pregato di non continuare a leggere il post. 🙂

Sto ultimamente vedendo e sentendo cose che non avrei mai immaginato. C’è gente che su Facebook oramai improvvisa anche la telecronaca dal bagno. Persone che non riescono evidentemente a staccarsi dai social network e pensano di dover aggiornare il mondo intero anche sul callo che da qualche tempo tormenta il mignolo del piede oramai stancamente compresso negli stivali invernali. Il guaio è che non sono pochi. Sono in tanti. Tanti che te ne capita uno appena ti colleghi, pure se resti davanti al pc un nanosecondo su Facebook.
Inizialmente avevo seguito il consiglio di un’amica: “Togli gli aggiornamenti dei loro stati dalla tua bacheca“. Tolto uno, tolti due, tolti tre, quattro… A un certo punto mi sono trovata a vedere solo me stessa. Allora ho capito che qualcosa non andava e allora ho aggiunto di nuovo tutti. Un po’ per curiosità, un po’ per farmi due risate.
Ditemi quello che volete ma io mi diverto un mondo – quando ho tempo – a stare alla finestra, affacciata sui social network ad ammirare lo straordinario panorama della variegata umanità che – come si dice dalle mie parti – si “afferra” (trad.: discute animatamente) on line per nulla ed è pronta a regalarsi sorrisi speranzosi al primo incrocio. Mi diverto ad osservare i leoni da tastiera, quelli che faccia e pc sono pronti a distruggere tutti e il mondo intero, e quelli che – spesso anche a sproposito – si lanciano in invettive, discussioni e disquisizioni filosofiche. Mi diverto un sacco anche ad osservare e a commentare con pochi fidati amici la (non) conoscenza della lingua italiana. Facebook è il luogo in cui tanti – anche gli insospettabili – cadono sugli accenti, sugli apostrofi, sulle doppie e sui termini assurdi. Spesso, nell’assurdo tentativo di mostrare la profondità poetica dei propri pensieri, si finisce per mostrare una sola profondità: quella della propria ignoranza. No, la frase non è mia. L’ho letta da qualche parte. Ma è tremendamente attuale.

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l’idiozia ai tempi dei social network

Foto: francescoamato.com

Foto: francescoamato.com

Era da tempo che non vi annoiavo con acidi commenti sulle mode, sulle tendenze o – peggio ancora – sulle solite attitudini della maggior parte delle persone che popola oggi il mondo reale e virtuale.
Poi stamattina mi sono imbattuta in un post sulla bacheca di un’amica. È un post che mi ha illuminato e mi ha fatto capire che non sono la sola acida-intollerante-antipatica che critica determinati atteggiamenti. E allora ve lo riporto qui, giusto per condividerlo con voi e per fare anche quattro commenti, oltre che altre quattro critiche agli stili di vita moderni, a margine.
La pagina Facebook “Le perle di Pinna” (premetto che non si tratta di pubblicità subliminale: non so chi sia Pinna e fino a cinque minuti fa ignoravo la sua esistenza) pubblica quanto segue.

“Appena vi fidanzate lo annunciate su Facebook e non pubblicate altro che foto assieme, frasi melense e aforismi di Prevert, il tutto condito da cuoricini, bacini e fiorellini.
Poi vi lasciate e pubblicate solo massime su quanto è bello essere single, racconti in cui sputtanate i vostri neo ex e foto recenti di voi in palese coma etilico intitolate “Bella la vita da single” o “Gli amici sono tutto per me, la vodka pure”. Per non parlare degli status-frecciatina in cui narrate di una felicità inesistente perché state morendo di nostalgia ma volete far credere a tutti di essere forti, rinati e tremendamente indipendenti.
Dopo due settimane circa trovate un nuovo “grande amore”, mollate gli amici (che erano tutto fino a ieri) e ricominciate a fracassare le palle con foto, video e cuoricini, seguendo lo stesso identico iter fino allo sfinimento.
Ma tipo non vi sentite idioti?”

Ecco… Io lo chiedo a voi: non si sentono idioti? Io mi sento tale anche solo a leggere ‘ste cose! E queste erano esattamente un paio di cose che avevo sulla punta della penna e della lingua da qualche mesetto. Ma poiché mi spiace essere scambiata per una giovane acidula fanciulla ho tenuto le considerazioni per me e le ho lasciate a poche amiche fidate.
Io, a margine del commento, visto che oramai – come ripeto spesso – i social network erano anche una cosa utile in partenza ma adesso sono andati a finire “man ‘e sciem”, propongo un minuto di silenzio (uno per ognuno) per coloro che:
– ti cancellano da Facebook e Twitter per cancellarti dalla loro vita. Pensano di farlo perché confondono il reale con il virtuale e se tu non sei più on line secondo loro non esisti più;
– lanciano frecciate a destra e a manca a prima mattina, appena scendono dal letto. Mi spiace che appena alzati ce l’abbiano con il mondo intero. Per loro un sincero “stai calm”;
– condividono a raffica le foto delle vacanze e ti mandano saluti da ogni parte del mondo con foto disarmanti. Sono capaci di mandarti i saluti anche da sotto casa loro… Ma se ci troviamo per strada e non mi saluti nemmeno?!;
– condividono status poetici sbagliando, oltre che i testi, anche l’italiano. Spieghiamo agli aspiranti letterati che condividere citazioni – anche sbagliate – sui social network non è simbolo di intelligenza;
– ti avvisano anche quando sono in bagno. Ma non smettono di twittare e postare sull’andamento della situazione…

Adesso basta, mi fermo qui. Ma sono sicura che i minuti di silenzio sarebbero ancora molti.
Perché il silenzio? Perché può essere l’unica risposta davanti a certi atteggiamenti!

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Tipi da Facebook 1.0

facebook-friends-3211Un post volevo scriverlo già giorni fa. Poi la mia tendenza alla non omologazione mi aveva portato a trattenermi. Un post sui dieci anni di Facebook no, mi ero detta: ne stanno parlando troppo, tutti e dappertutto. Se mi ci metto pure io…
Poi, vi confesso che stamattina non sono riuscita a trattenermi: gli spunti sono troppi. E allora via anche all’omologazione: non ci posso fare niente se sull’argomento mi va di scrivere.
Ebbene sì, dieci anni fa è cambiata la nostra vita. In meglio o in peggio? Difficile a dirlo. Ci sono fatti, vicende di cronaca, storie, amori, situazioni che forse senza l’ausilio della diavoleria di Mr Zuckerberg neanche sarebbero nate. Io però non sono un’apocalittica (e se qualcuno ha avuto il coraggio di leggermi fin qui se ne sarà accorto): se un fatto doveva avvenire sarebbe avvenuto comunque. Anche i social media sono solo delle nostre protesi tecnologiche. Il problema – e lo ripeterò anche fino alla nausea – è l’uso che se ne fa. C’è gente che si maschera dietro i social network per fare ciò che nella vita normale mai farebbe. Sono quelli che si fanno schermo con Facebook per dire/fare cose che nel quotidiano sono abbastanza lontane dal proprio modo di essere. È come se l’intermediazione del computer a volte ci desse una forza in più: per parlare, per attaccare, per prendere posizione, per dichiararci…
Ma ne abbiamo viste e sentite in anni di Facebook. Io mi sono divertita a inquadrare alcuni tipi di personaggi. Li esploriamo assieme? 😉

Il poeta. Quello che nella vita normale manco sa chi è Shakespeare ma su Facebook è un dio della poesia. Condivide a manetta frasi sensate – e per il suo modo di essere è già tanto – di poeti contemporanei e non, saltando con grande semplicità da un secolo all’altro della letteratura
Il filosofo. Nella vita normale sai che per ogni occasione ti dispensa un consiglio che non è frutto del suo sacco ma di proverbi antichi. Il filosofo mantiene intatta la propria personalità anche su Facebook. Alla voce “a cosa stai pensando?” scrive due/tre volte al giorno con una precisione maniacale i proverbi della nonna, lanciando zeppate a destra e a manca.
Il Facebook-addicted. Quello del “ma se ci frequentiamo perché non lo hai scritto su Fb?”. Semplice la risposta; difficile ficcargliela in testa. L’esemplare in questione inonda la sua bacheca e quelle altrui con foto, post, tag e geotag di improbabili feste a cui ha partecipato, per la gioia dei suoi amici virtuali. Il Facebook-addicted è solito anche cancellarti dalla sua schiera di amici virtuali nel momento in cui pensa di volerti cancellare dalla propria vita. A quel punto un solo dubbio lo assale: cancello o blocco?
L’esistenzialista. Nella vita comune è un normale individuo. Su Facebook è un depresso. Posta link tristissimi, è cupo, deluso dalla vita e dal mondo intero. È solito postare status con tre puntini sospensivi che, nella sua idea, dovrebbero lasciare intendere al mondo intero la sua tristezza inconsolabile.
Il genitore. Quello che impazzisce talmente tanto per il proprio bambino, grande o piccolo che sia, da postare anche foto del fanciullo mentre è sulla tazza del bagno. Puoi passare serate intere a spiegargli che questa cosa di postare foto di minori on line non va bene. Lui ti guarda, acconsente, ti dice “hai ragione, ma questi sono proprio matti”. Poi torna a casa e pubblica altre foto di suo figlio. La logica è semplice: le foto dei minori no, quella di mio figlio sì. Il suddetto esemplare è solito annunciare al mondo Fb la nascita del proprio pargolo con tanto di foto e annuncio in grande stile, dopo aver mostrato al mondo alcune ecografie durante la gravidanza. Manca solo il video del parto e poi siamo al completo!
Il maniaco. In senso buono, si intende. Al maniaco solitamente piace tutto. Tutto. Tutto quello che postate, scrivete, fotografate. A volte siete tentati di scrivere cose orribili o di postare foto che fanno schifo (usiamo un eufemismo!). E poi con grande stupore scoprite che gli piace anche quello. È maniaco in senso buono perchè gli piace tutto di tutti. Il suo “mi piace” è come sentirsi parte del mondo, gridare al mondo “anche io esisto e approvo quello che ha scritto costui”. È mania di protagonismo. A modo suo, s’intende. Molto a modo suo.
Il cretino. È colui che ti chiede l’amicizia. Un perfetto sconosciuto. Se accetti ti tampina in chat con un “ciao, scusa, ti posso conoscere” (senza neppure il punto interrogativo. Evidentemente dalle sue parti non si usa!). Se non lo accetti fa la stessa cosa. Solo che il suo messaggio finisce nello spam. Ma non è colpa sua. È il cretino della strada in versione 2.0 che anziché sfrecciare in moto o sghignazzare per strada con le amiche alla ricerca del pollo/a di turno, si è spostato on line. Meno fatica e ancora meno originalità. Ahiahiaia
Il persecutore. Uomo o donna che sia, è la razza peggiore che circola on line. Sempre per la logica per cui un “no” on line ad alcuni sembra molto più soft di quello off line. Sono amici, uomini, donne o semplici conoscenti. Gente che non vedi da una vita. Gente che ti ripesca su Fb e ti tratta come una vita fa. Perseguitandoti con inviti a cena – magari anche nella nuova casa in città che divide con moglie e pargoli -, cinema, a vedersi, a prendersi un caffè. E dopo un “no”, si ricomincia. Ma, cavoli, ci sarà un motivo se uno in tanti anni si era perso di vista e mai più risentito?!

Basta, sto diventando troppo prolissa. Forse continuerò l’elenco. Anzi no, lancio la sfida ai miei amici di blog: chi più ne ha più ne metta!
Intanto, meglio precisare che ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale. Avrete capito che su questo blog non parlo mai dei fatti miei! 😉

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quotidiane incomprensioni (tecnologiche)

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Giro d’Italia. Sud. Villaggio di arrivo. Si fa incetta di gadget. Tutti carinissimi e tutti coloratissimi. Proprio dei colori che stanno bene a una carovana che per definizione è allegra e colorata.
Un signore sulla settantina si avvicina con me a uno stand.
– “Date qualcosa?” – chiede con poca timidezza a una delle promoter che sta dall’altra parte del bancone.
– “Sì, una borsa. Se le interessa, le diciamo come fare per averla” – replica con il sorriso a centottanta denti la signorina
– “‘A voglio
– “Bene, lei ha uno smartphone?
– “Che?
– “Dicevo: se lei ha uno smartphone, basta che si mette con la testa qui – gli dice indicandogli uno di quei cartelloni/scenari in cui c’è un foro apposito per la testa – si fa scattare una foto, la carica su un social network, su Facebook per la precisione, tagga il nostro account e noi le regaliamo la borsa“.
Il signore annuisce, si sposta di qualche centimetro, va a guardare il cartellone in cui dovrebbe mettere la testa e guarda di nuovo verso le due promoter. Poi guarda me, fa spallucce e mi dice: “N’agg capit nient!“. Si dirige verso la strada e mi lascia con un sorriso e con un post da scrivere.

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estate social

Stiamo diventando un popolo esageratamente social.
Troppe le scene viste negli ultimi giorni che mi spingono a scrivere di getto questo post.

Ero in spiaggia e una mia vicina di ombrellone aggiornava la sua posizione attuale tramite Iphone.
Ero in acqua, letteralmente stavo nuotando e a due passi da me ho visto uno che teneva a stento il telefono fuori dall’acqua e in contemporanea mandava messaggi su Facebook.
Stavo per salire dalla spiaggia e mi sono imbatutta in un tipo pseudopalestrato-stracolmo-di-olio-di-cocco che, letteralmente con le pacche in acqua sulla più classica delle spiaggine, ascoltava musica dall’Ipod che – ahimè – si schizzava con le onde.
Una bambina che conosco (che per inciso non dovrebbe neanche sapere cosa sono i social network) ha appena comunicato on line che parte per le vacanze, con i genitori ovviamente.
E poi c’è sempre chi ti informa sulle proprie letture, sulla propria collocazione sulla spiaggia di Rimini o Riccione o su quanti litri di alcool ha bevuto nel corso di una settimana.
Sapete cosa mi manca? Uno che aggiorni il suo status quando va in bagno. Quello sì che lo premierei per l’originalità. 🙂

Morale della favola? Secondo me, a furia di essere tanto social ci perdiamo il meglio. Spegniamo cellulari e computer e godiamoci anche un solo secondo di vacanza. I racconti migliori sono stati fatti sempre con il senno di poi. Mai in diretta live! 😉

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il magico mondo di Pinterest

Ho Pinterest! Sono contenta e soddisfatta del mio nuovo pseudo-social network e ora devo comunicarlo al mondo intero. E quale megafono migliore del mio blog per comunicare il mio nuovo modo di comunicare? 😛 Sia chiaro, i miei due/tre lettori assidui d’ora in poi avranno una prova certa della mia incalzante follia. 🙂

Eh no, non mi deludete, non ditemi che voi – proprio voi lettori fissi e accaniti del mio blog – non conoscete ancora il fantastico mondo dei “pin”? Sia chiaro, non i pin dei cellulari o del bancomat (quelli che disgraziatamente dimentichiamo sempre, salvo poi salvarli sul cellulare – a patto che riusciamo ad accenderlo un cellulare senza pin!). A proposito, vi scrivo un trucco infallibile e torno all’argomento del post: come ricordare il pin del telefono? Semplice, salvarlo su un altro telefono cellulare, quello secondario. E viceversa… Fino a quando, poi, a furia di tentare di ricordare invano i pin finiremo direttamente al manicomio, forse senza neanche aver provato il mitico Pinterest. 🙂

Torniamo a Pinterest, che è meglio! In cosa consiste l’ultima moda dei social network? Nel predisporre una board in cui inserire i vari pin. Foto, immagini proprie, pescate da internet, con un breve commento a margine. Un passatempo troppo divertente. E non vi dico la soddisfazione di quanto poi ti arriva una piccola mail con notifica: a un tal dei tali (spesso con nome straniero, insomma, qualcuno che conosci neanche lontanamente) like il tuo pin. E non vi dico di quando repinnano poi!

A una cosa serve sicuro questo Pinterest: a rispolverare l’inglese arrugginito che cova in ognuno di noi! 😛

Provare per credere. Chi sono io su Pinterest? Ovvio, sempre la stessa: eccomi!

Bye bye, scappo a pinnare qualcosa 🙂

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geolocalizzazione e social network

La geolocalizzazione dei post sui social network più in voga del momento mi spinge a una domanda obbligatoria: possibile che non si abbia più niente di privato?

Invochiamo continuamente la privacy e  allo stesso tempo siamo sempre pronti a sbandierare la vita privata all’esterno. Contraddizione dei tempi moderni: invoco la privacy ma spiattello dove sono, cosa faccio e con chi sono tramite social network (dove non c’è solo la mia cerchia di amici fidati).

Credo ci sia bisogno di analizzare cosa c’è in fondo a questa smania di rendere pubblico il proprio privato. Che senso ha aggiornare il proprio stato Facebook su cose inutili dal proprio Smartphone? E, ancora peggio, che senso ha dire dove ci si trova in un determinato momento?

Manie di protagonismo; io le interpreto così.

Mi auguro non sia vero quello che leggo da un po’ di tempo sui quotidiani: giovani che scattano foto, escono e incontrano gente con un solo scopo: aggiornare la proria pagina Facebook. Forse questo è un paradosso, ma la realtà è tanto diversa? Io mi auguro di sì! 😉

 

 

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il giornalismo all’epoca dei social network

Alla luce degli ultimi fatti di cronaca si rende necessaria una riflessione sui social network e sul ruolo che questi svolgono nel mondo dell’informazione.

Ieri, per la prima volta, ho appreso una notizia dai social network prima che da un organo di informazione e, tempestività ancora maggiore, prima ancora che da un comunicato stampa ufficiale.

Ho riflettuto a lungo sulla vicenda e sulla considerazione che poteva scaturire da questo avvenimento. Ci riflettevo ancora qualche minuto fa, quando ho aperto il sito del Corriere della sera. Il titolo di apertura del giornale, dedicato alla forte scossa di terremoto in Cile, richiama anche Twitter. Perché? Perché i nuovi mezzi di comunicazione, il social network del cinguettio in particolare, pare stiano facilitando la diffusione di informazioni in diretta dal luogo della catastrofe.

L’ultima trovata è rilanciare in rete sempre tramite Twitter (vedi Corriere) i messaggi di coloro che aggiornano il proprio stato dando informazioni su quanto accade nella zona della forte scossa di terremoto. Ho letto qualche tempo fa di una giornalista che cerca i terremoti proprio su Twitter. Un modo per fare informazione, per fornire indicazioni utili ai parenti, amici e conoscenti delle persone che si trovano nelle zone colpite da catastrofi, per aggiornarli sulla situazione…

E se fosse solo un modo per spettacolarizzare il tutto? Io lancio la provocazione.

Preferisco pensare, però, che non sia così. Preferisco immaginare gli scenari sempre migliori di un’informazione generazione web 2.0; un’informazione che può venire dal basso, un giornalismo partecipativo con il microblogging, forse con prospettive e novità più interessanti di quelle del classico mondo dell’informazione. Certo, un’informazione di questo tipo implica considerazioni e prospettive completamente nuove che riguardano la credibilità, le fonti e la professione. Ma questa è un’altra storia…

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Anobii, il social network dedicato ai libri

La mania dei social network mi ha ufficialmente contagiata. Non bastavano Facebook e Twitter, oggi ho scoperto anche Anobii. E, devo essere sincera, questo social network dal nome strano, che sembra più un’agenzia matrimoniale che altro, mi piace. Mi sono appena iscritta.

Anobii è un social network interamente dedicato ai libri. Gli utenti possono mettere in rete la propria libreria, commentare le ultime letture, recensire i volumi preferiti, stringere amicizia con conoscenti o con persone che hanno gli stessi gusti letterari… Ho fatto solo un giro finora, non ho trovato ancora né amici né conoscenti, ma ho cominciato ad inserire alcuni titoli della mia libreria. Non vedo l’ora di partire con le recensioni. 🙂 

Questo social network sembra essere l’ideale per chi, come me, si perderebbe ore ed ore in libreria tra il profumo della stampa, le pagine dei volumi, i titoli sempre più diversi ed allo stesso tempo simili…

In fondo anche un giro in libreria è un viaggio affascinante e sempre entusiasmante.

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”. (Daniel Pennac)

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il grande fratello dei giornalisti

Il grande fratello dei giornalisti

Cinque giornalisti rinchiusi tra quattro mura in Francia con una missione: reperire informazioni solo su social network. E’ la versione bizzarra di un grande fratello dell’informazione venuta in mente a chissà chi e che si concretizzerà nei prossimi giorni.

Tra i protagonisti del nuovo reality ci sono un canadese, un belga, uno svizzero e due francesi. E – badate bene – non si tratta della barzelletta che oramai abbiamo sentito in tutte le salse (quella dell’inglese, francese e napoletano…). Sono cinque giornalisti di diverse emittenti radiofoniche che si aggiorneranno solo ed esclusivamente tramite Facebook, Twitter ed affini.

Il fine dell’esperimento mi sembra interessante: scoprire se le informazioni che circolano sui social network sono veritiere, fino a che punto, e che ruolo esse ricoprono nell’informazione via web.

I giornalisti – come in ogni reality show che si rispetti – non avranno contatti con il mondo esterno: niente cellulare ed accesso vietato ad ogni sito che non sia social network. I cinque reporter forniranno aggiornamenti via blog e tramite le rispettive emittenti radiofoniche.

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