Archivi tag: cellulare

i selfie con le fotocamere di una volta…

Buongiorno, sono al mio terzo giorno senza smartphone.
Mi sto lentamente abituando alla cosa. Ma le difficoltà, nella vita pratica quotidiana sono comunque tante.
Quali? Prima di tutto non posso fare selfie. Non che ne avessi mai fatti, sia chiaro. Però ieri ero in un contesto in cui tutti si facevano selfie e io al massimo potevo mandare un sms.
Poi a un certo punto mi avvicinano e mi chiedono:
Scusa, ce la puoi scattare tu qualche foto?
(Io sono notoriamente quella che scatta sempre foto ovunque, o almeno lo facevo quando il mio iPhone 5 era in vita)
Certo, posso farlo tranquillamente ma mi dovreste dare un cellulare con una buona risoluzione.
Ma tu avevi quello (è lui, il mio iPhone 5) che faceva foto straordinarie…
Ecco, appunto, lo avevo… Ora ho questo (e mostro il mio vecchissimo Nokia).
Ma come? Perché? Quello era bellissimo… Perché sei tornata al vecchio Nokia?
– Secondo te?
– Ti sei stancata della tecnologia?
– No… Ehm… è la tecnologia che si è stancata di me.
– Ahaha, sempre con la battuta pronta, eh?!
– No, dico sul serio: improvvisamente l’iPhone si è spento e non si è acceso più.
– Uh, mi spiace. Hai tutta la mia solidarietà… Dopo aver speso tutti quei soldi poi…
– Infatti… lo sto ancora pagando…
– Uh mamma, che peccato…
– Già… Senti, torniamo a noi: mi dai il tuo cellulare per fare le foto?
– (caccia dalla tasca un vecchio Samsung con fotocamera da 0 megapixel e mi spiega come si scattano foto). Vedi, devi premere questo tasto e poi questo…
– Ok, ora capisco la tua solidarietà nei miei confronti. Tu con questo cellulare puoi a malapena fare un selfie.
– Sempre meglio di niente è.
Giusto. Sempre meglio di niente…

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in diario, diario di un'isolata tecnologica, ironia, tecnologia

quando le mail non si leggevano dallo smartphone…

Buongiorno. Oggi è il mio secondo giorno senza smartphone.
Stamattina mi sono alzata, ho acceso il mio vecchio Nokia e un senso di impotenza si è impossessato di me: non posso controllare più le email dal cellulare. Da ieri mi ripeto questa cosa a memoria, di tanto in tanto, per evitare di cadere in tentazione e rimanere delusa. Ma stamattina ci sono cascata di nuovo.
Per esempio ieri, mi chiamano al telefono. Numero sconosciuto. Chissà chi è. Rispondo. Dall’altro capo continuano a spiegarmi cose.
Ue’, tuttappost?
– Sì, chi è?
– Ti e fatt e sord
– Scusi?
– Jaaa, fai a vrè che nun m saje?
– Scusi, chi è? (la voce comincia a essermi familiare ma proprio non riesco a risalire al nome…)
Ma sei tu o no?
– Sì, sono io… Solo che il mio telefono non è lui… Insomma, non ho più il mio smartphone e al momento ho perso tutti i numeri di cellulare… Sa com’è, si è spento all’improvviso… Adesso sono con un vecchissimo Nokia che a stento manda i messaggi…
(Mi dice chi è, capisco, e finiamo a farci sonore risate per l’inizio della telefonata).
Comunque – dice lui – ti ho mandato una mail. E ti ho chiamato perché mi sembrava strano che non avessi ancora risposto
– No, non è possibile, non mi è arrivata. Hai fatto bene a chiamare
– Ma hai controllato?
– Certo, io leggo sempre le mail in tempo reale dal cellulare e rispondo anche subito. Lo sai, lo faccio per abitudine…
– E stavolta non è arrivata?
– Certo che no
– Ma hai controllato al pc?
– No, ma ti ho detto: ho le notifiche. Appena ricevo una mail il telefono mi avvisa.
– Scusa, ma il tuo smartphone non si era rotto?
– … (SILENZIO! PANICO! IMBARAZZO)! Ehm… sì, hai ragione  

Lascia un commento

Archiviato in diario, diario di un'isolata tecnologica, ironia, tecnologia

le vacanze di una volta…

Ma voi ve le ricordate le vacanze di una volta? A costo di sembrare una vecchia nostalgica (a dispetto dell’età e delle intenzioni, devo scrivere quattro righe sul tema)

SCRIVERE_590x400
1. Ricordo le infinite estati della mia infanzia, quando il libro delle vacanze era solo un incubo da posticipare al 7/8 settembre, pochi giorni prima del rientro a scuola. Estati passate sempre all’aria aperta, a chiacchierare, a fare amicizia senza l’assillo dei compiti per le vacanze o dello stato di Facebook da aggiornare. Oggi non è più così. Conosco mamme iper-apprensive che hanno acquistato il libro delle vacanze un giorno prima che terminasse la scuola e che stanno costringendo i figli a un esercizio al giorno fino alla fine delle adorate vacanze estive. Uno strazio che si perpetua a giugno, luglio, agosto e primi di settembre. Ho visto gente portare in spiaggia quel maledetto libro “estivo” (che poi devono sempre spiegarmi perché sopra ci disegnano il sole, visto che costringe a passare giornate in casa) Io ci metterei un sottotitolo: come mettere tuo figlio in condizione di odiare la scuola.
2. Ricordo anche quando tra vicini di ombrellone si chiacchierava e quando sulla spiaggia c’era anche lo spazio per una partitella a racchettoni o a pallavolo. Oggi i miei vicini di ombrellone sono immersi: a) nella lettura di tutti gli stati Facebook tra un bagno e l’altro; b) nell’i-Pod che suona a tutto volume canzoni di Zarrillo (anche se la fanciulla in questione ha le cuffie alle orecchie); c) nel tablet che manda in onda, grazie al perenne collegamento internet – quello che per tendenza definiamo always on – anche partite vecchie e stravecchie, super riciclate, per la gioia di tutte le mogli/fidanzate che non ne possono più; d) in telefonate che, grazie alle speciali tariffe estive e illimitate, sono sempre più lunghe e sempre più inutili; e) con la testa nello smartphone (specie di adolescenti) intenti a messaggiare o a whatsappare chissà con chi.
3. Ricordo che una volta passavi un sacco di tempo a fare foto da mostrare al rientro delle vacanze. Adesso non si usa più. Le foto si scattano e si caricano direttamente on line dai propri device mobili. Ok, non sarà proprio la stessa cosa. Ma – prima di caricare un contenuto sui social network – perché non porsi una domanda fondamentale: ma questa foto a chi mai potrà interessare? Il mondo virtuale è inondato di foto delle vacanze a destra e a manca. Ma la privacy non piace proprio più? O è più forte il desiderio di apparire? E a questo punto, in memoria di tempi “antichi”, lasciatemi postare una canzone che mi ronza in testa da quando ho cominciato a scrivere questo post. Ve la ricordate voi “tre settimane da raccontare agli amici tornando dal mareeee“?!? Eccola qui:
4. Ricordo che una volta, quando i cellulari neanche esistevano, si facevano le file al telefono pubblico, la sera. Tutti in fila educatamente per parlare con chi in vacanza non era. Eravamo in presenza di un vero e proprio blackout della comunicazione. Ci sapremmo vivere noi oggi? Considerando la sensazione di vuoto assoluto che mi ha catturata appena sono giunta su una spiaggia senza linea telefonica, posso – senza problemi – sostenere che: no, in assenza di cellulare/internet/diavolerie varie, non riusciremmo proprio a sopravvivere. Ma allora, forse, non riusciamo proprio mai a “staccare la spina”, a rilassarci e a sentirci finalmente e psicologicamente in vacanza.
Buon ferragosto, amici!

Lascia un commento

Archiviato in diario, domande, emozioni, ironia, tecnologia, vacanze

il magico mondo di Pinterest

Ho Pinterest! Sono contenta e soddisfatta del mio nuovo pseudo-social network e ora devo comunicarlo al mondo intero. E quale megafono migliore del mio blog per comunicare il mio nuovo modo di comunicare? 😛 Sia chiaro, i miei due/tre lettori assidui d’ora in poi avranno una prova certa della mia incalzante follia. 🙂

Eh no, non mi deludete, non ditemi che voi – proprio voi lettori fissi e accaniti del mio blog – non conoscete ancora il fantastico mondo dei “pin”? Sia chiaro, non i pin dei cellulari o del bancomat (quelli che disgraziatamente dimentichiamo sempre, salvo poi salvarli sul cellulare – a patto che riusciamo ad accenderlo un cellulare senza pin!). A proposito, vi scrivo un trucco infallibile e torno all’argomento del post: come ricordare il pin del telefono? Semplice, salvarlo su un altro telefono cellulare, quello secondario. E viceversa… Fino a quando, poi, a furia di tentare di ricordare invano i pin finiremo direttamente al manicomio, forse senza neanche aver provato il mitico Pinterest. 🙂

Torniamo a Pinterest, che è meglio! In cosa consiste l’ultima moda dei social network? Nel predisporre una board in cui inserire i vari pin. Foto, immagini proprie, pescate da internet, con un breve commento a margine. Un passatempo troppo divertente. E non vi dico la soddisfazione di quanto poi ti arriva una piccola mail con notifica: a un tal dei tali (spesso con nome straniero, insomma, qualcuno che conosci neanche lontanamente) like il tuo pin. E non vi dico di quando repinnano poi!

A una cosa serve sicuro questo Pinterest: a rispolverare l’inglese arrugginito che cova in ognuno di noi! 😛

Provare per credere. Chi sono io su Pinterest? Ovvio, sempre la stessa: eccomi!

Bye bye, scappo a pinnare qualcosa 🙂

Lascia un commento

Archiviato in ironia, pensieri, riflessioni, tecnologia

lo scemo del villaggio globale

A voi è mai capitato di sentirvi, anche se solo per un momento, lo scemo del villaggio globale? A me sì. Pochissime volte, per fortuna. Quasi raramente. Ma mi è successo quando mi sono “disconnessa” dal mondo di internet per una giornata intera, ho ascoltato solo i radiogiornali e letto sommariamente le principali notizie sulla carta stampata. Ebbene, in quelle rare occasioni in cui ho cercato di staccare la spina dalla tecnologia, al ritorno mi sono sentita una scema del villaggio globale. 🙂

Come si vive senza blog, cellulare, hashtag, facebook, twitter etc….? Boh. A me pare che manchi qualcosa quando non sono “always on”. Quando mi riconnetto al mondo ho sempre la sensazione di essere una straniera che, dopo un periodo di inutilizzo, deve tornare a fare i conti con la tecnologia.

Questa settimana mi è capitato di finire in un posto da cui – volenti o nolenti – non potevo comunicare: il cellulare non ha campo, internet non è disponibile. Resta un telefono fisso (che poi non è tuo e non sai neppure che numero ha) su cui difficilmente potrà contattarti qualcuno. Come si fa? Nulla, si attende di tornare al mondo “always on”. Anche se, va detto, quelli che ci vivono in quel posto (senza cellulare, internet e con il solo telefono fisso) non avvertono minimamente il problema. Tradotto: la scema del villaggio globale in quelle rare occasioni sembro solo io. Ma come si fa? 😀

Lascia un commento

Archiviato in diario, domande, emozioni, ironia, tecnologia

sulla dipendenza da cellulare

Incontro sempre più persone che mostrano senza ritegno la propria dipendenza da cellulare. Le vedo in autobus la mattina, per strada, in treno, a cena, a pranzo… Le tipologie di dipendenti da cellulare sono diverse.

Provo a elencarle:

  • Chi usa il cellulare per le telefonate. Telefona a qualsiasi ora del giorno lo incontri, a qualunque persona il cui numero gli capiti a tiro, e per dire anche la più banale delle frasi. Il dipendente da telefonata è colto da attacchi improvvisi di telefonite acuta: deve telefonare. Non si sa a chi e per dire cosa, ma deve telefonare. E comincia così una serie di chiamate a varie persone con l’intento di scovare qualcuno che possa intrattenersi con lui a telefono. E, badate bene, non sono telefonate brevi. Solitamente chi è affetto da dipendenza da telefonate, si attacca alla cornetta del cellulare ed è capace di chiacchierare anche più di un’ora. Di cosa? Di niente fondamentalmente, del più e del meno per lui.  Questa categoria ha anche sottocategorie che riassumerò di seguito:
    • Quelli che gridano al cellulare. Cosa dire delle persone che, oltre ad avere questa particolare forma di dipendenza, pensano bene anche di urlare al telefono? Stamattina me n’è capitata una così, seduta esattamente alle mie spalle nell’autobus: ha gridato per l’intera durata del viaggio con uno sconosciuto interlocutore telefonico. Quando sono scesa il discorso sembrava essersi infervorato; purtroppo, però, io ero arrivata. E, ahimè, non ho potuto neppure approfondire i motivi delle urla: la persona in questione non era italiana e  non parlava in una lingua a me conosciuta. 😀
    • Quelli che parlano con l’auricolare. La scena è classica: vedi all’orizzonte una persona che parla. Cominci a pensare che si stia rivolgendo a te. Ti giri intorno, ti guardi le spalle: non c’è nessun altro. Ok, si rivolge proprio a te. Ti incammini verso di lei per cercare di capire cosa ti stia dicendo. Non la conosci; non ti sembra di conoscerla. Ti avvicini ancora un po’ e cresce la convinzione che quella persona sia un po’ fuori di testa: parla da sola; non ti dà il tempo di replicare. Ok, è matta. Ti avvicini ancora di più per constatare che – ahimè! – così giovane e già dà i primi segni di squlibrio. E paffete: scorgi un filo nero che le cinge il collo. Ok, parla al cellulare. Vi lascio immaginare quelli che parlano con l’auricolare bluetooth poi! 😀
  • Chi usa il cellulare per inviare sms. Si riconosce subito dalle mani e dal cellulare. Le mani prima o poi si deformeranno a furia di battere con grande foga sul telefonino; la tastiera del cellulare è inevitabilmente consumata. Una volta, alla tastiera del cellulare di una mia amica, si sono addirittura cancellati i numeri e le lettere dai tasti!
  • La nuova generazione, che usa Iphone, Android e quand’altro per le app, per essere alla moda, per essere trendy. Tu li vedi lì, impalati davanti a un Iphone che pensano “Vediamo, con quale app posso mostrare di essere trendy?” Loro perdono semplicemente il tempo a pensare di essere alla moda. Non comunicano, se non mostrando di possedere uno degli oggetti più ricercati del mercato
  • E poi ci sono quelli che non hanno ancora capito la differenza tra un cellulare e un videogioco e passano viaggi interi a giocare, allietando anche il tuo percorso con una simpatica musichina talmente rilassante che ti viene voglia di prendere il cellulare e di sbatterlo fuori dall’autobus.
  • Completiamo il quadro con quelli che stra-usano il cellulare come lettore musicale e che sono profondamente solidali e, pur usando l’auricolare, permettono gentilmente anche a te di ascoltare la musica con un volume che rompe i timpani.

Mi pare che l’elenco sia completo, no?

 

4 commenti

Archiviato in diario, ironia, riflessioni, tecnologia

quelli che camminano senza guardare dove vanno…

Riflessione giornaliera semplice semplice e breve su una categoria di persone: quelli che camminano senza guardare dove vanno a finire.

  1. Stamattina esco di casa e  incrocio sul marciapiede un ragazzo.  Sta scrivendo un messaggio; forse scrive alla fidanzatina. Lo deduco dallo sguardo perso nel display  dalla disattenzione con cui inciampa in una delle tante mattonelle rialzate lungo la strada. Calpesta anche i bisognini di un cane senza accorgersene. E’ un trattore. Sta per travolgere anche me, incrociandomi: andiamo in direzione opposta e lui ostinatamente non alza la testa dal display fregandosene di tutto quello che gli sta intorno. Mi sposto io: non ho intenzione di fare incidenti di prima mattina. Lui non si accorge minimamente di aver rischiato di andare addosso a qualcuno, esattamente come sembra essersi disinteressato alla mattonella rialzata e ai bisognini del cane. Mi volto per vedere se si riprende. Alza finalmente la testa dal display ma prosegue per la sua strada con aria sognante.
  2. Pullman, diretta in ufficio, primo posto accanto all’autista ( giuro che non mi ci siedo più). Quello è il posto ideale per essere travolti da ogni ben-di-dio che i passeggeri portano con sé a lavoro, a scuola e all’università: borse, borsoni, valigie, borse frigorifero per il cibo e buste varie… Non c’è niente da fare: appena salito sull’autobus, nel momento di obliterare il biglietto, il passeggero comune perde la cognizione dello spazio e delle borse che porta con sé e comincia a sbatterle in testa e addosso ai passeggeri, forse solo colpevoli di essersi seduti prima (o di aver trovato posto?) 😀

L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ma oggi mi sento buona (o mi sono capitate solo due categorie di sbadati?) 😉

 

Lascia un commento

Archiviato in diario, ironia, pensieri, riflessioni

memoria piena

Memoria piena. Impossibile ricevere sms. Altrettanto impossibile scattare foto. Il responso del cellulare non lascia spazio a fraintendimenti: urge un backup. E pensare che io, con un cellulare di ultima generazione e con una super memoria, pensavo di aver ovviato a una delle operazioni più “antipatiche” che si è costretti a fare da quando esistono i cellulari: scavare nella memoria, cancellare video, immagini, messaggi, non prima di aver effettuato un estenuante quanto stancante backup.

Ma voi avete mai fatto il backup del vostro cellulare?

E’ peggio di un computer: contiene milioni di informazioni sui nostri spostamenti, sugli eventi più lontani nel tempo, foto che neanche più ricordavi di aver scattato. In fondo “rivedere” la memoria del proprio cellulare è anche un po’ andare indietro nel tempo; scavare nel passato, nei ricordi di momenti piacevoli o tristi. E’ ricordare ogni attimo di un passato che forse prima consideravi tanto lontano che invece ti piomba addosso direttamente dalla memoria del cellulare. E’ rivivere momenti particolari, emozioni uniche, forti, e forse irripetibili. E’ sorridere di fronte a certi messaggi e rivivere l’emozione di un momento, il fascino di attimi unici.

E poi, diciamocela tutta, è anche una grande noia; quella di dover cancellare una a una tutte le informazioni che non servono… Ma la soddisfazione di avere un telefono nuovo e scattante non ha prezzo! 😛

Lascia un commento

Archiviato in diario, emozioni, ironia, tecnologia

uomini con il borsello

Mi tieni questo in borsa?”. E’ la classica richiesta, rigorosamente estiva, che ogni uomo presente sulla faccia della terra, rivolge alla donna (non necessariamente moglie, fidanzata o amante) che si appresta a condividere con lui quattro passi.

Il “questo” da tenere in borsa non ha sempre la stessa forma e la stessa sostanza, né le stesse dimensioni: si parte dal portafogli, passando per portamonete, cellulare, chiavi di casa, sigarette, accendino, I-pod, chiavi della macchina, per finire ai fazzoletti (sì, è incedibile: anche gli uomini, a volte, hanno i kleenex).

Una volta mi è stato spiegato che: “Voi donne non avete problemi perché portate sempre la borsa e ci mettete tutto quello che volete dentro. Noi d’inverno usiamo le tasche dei giubbotti e dei pantaloni; d’estate no; dove potremmo mettere tutto quello che portiamo appresso?”. Con una sola frase ho capito il perché di tante cose fino ad allora a me sconosciute:

  1. Il perché le tasche dei giubbotti maschili d’inverno assumono strane forme (per non parlare dei cappotti!). A dire il vero tutti i soprabiti invernali assumono una strana forma: avete mai notato che i giubbotti da uomo sono sempre più lunghi avanti e corti dietro? Non avevo mai capito il perché. Ora lo so: è colpa del peso delle tasche.
  2. L’effetto dei pantaloni stracolmi di oggetti inutili e indispensabili è a dir poco mostruoso e fa, credo, la fortuna dei borseggiatori (specie per quello che riguarda le tasche posteriori dei jeans).
  3. Non è vero che solo le donne sono abituate a portare di tutto nella borsa; gli uomini ci superano ma non hanno il coraggio di ammetterlo.
  4. Ho capito, però, finalmente anche il ruolo del borsello,  compagno fedele di almeno quattro mesi per ogni essere umano di sesso maschile presente sulla faccia della terra (non tutti, diciamo la verità!)
  5. Ultima chicca: vi siete mai chiesti come mai d’estate aumenta in numero esponenziale il numero di oggetti persi dagli uomini? Sono quelli che non hanno il borsello, e che – forse – stanno perdendo anche la memoria…

Accertato il perché del borsello, non resta che scegliere il modello (fa anche rima :-)): a tracolla, a marsupio, monospalla… C’è solo l’imbarazzo della scelta! Tempo fa passai qualche settimana alla ricerca del borsello da uomo ideale: pensavo che del giusto colore, di buona marca, e di modello adeguato, questo accessorio dell’abbigliamento maschile potesse diventare accettabile. Mi sono dovuta ricredere: fanno tutti un effetto strano, un po’ femminile, direi. Specie se associati all’abbigliamento di cui nel precedente post! 😉

Ma diciamo anche un’altra verità: le donne preferiscono il borsello più che portare in spalla altri pesi! 🙂

Ps. Cercavo in Rete altri spunti per questo post. E ho scoperto che su Facebook è nato addirittura un gruppo UCB, Uomini Col Borsello, chiaramente finalizzato a tutelare la specie 😀

Mentre scrivo, ho appreso che esiste anche una canzone intitolata “Uomini col borsello”. Ascoltiamola!

In chiusura, segnaliamo un modello di borsello da uomo! 😉

12 commenti

Archiviato in ironia, riflessioni