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il padre e lo straniero

La storia di un legame particolare, che oltrepassa ogni limite, che tiene uniti due uomini adulti. E’ un’amicizia che affronta ogni tipo di difficoltà, che nasce  in un contesto particolare e che si sviluppa tra due genitori di bambini disabili. E’ un legame tra due uomini che hanno vite, culture e modi di essere diversi; due culture a confronto.

“Il padre e lo straniero”, film di Ricky Tognazzi, presentato in anteprima al Festival del Film di Roma, è soprattutto questo: è un messaggio di solidarietà, di amicizia, di speranza. E’ la storia di due uomini che fondono le proprie culture, che sono apparentati dal dolore del non poter comunicare con i propri figli, dall’avere le vite sconvolte da questa tragedia; due persone che si comprendono e si aiutano nelle loro quotidiane difficoltà. Un’amicizia particolare – profonda, atipica se vogliamo, fatta di poche parole e molta condivisione – lega un italiano e un arabo sospettato finanche di essere un fondamentalista. La storia ruota intorno a loro, due personaggi interpretati da Alessandro Gassman e Amr Waked, e parla di un viaggio verso la riscoperta dell’amicizia, della famiglia, della paternità.

E’ una storia toccante che lascia dei messaggi: c’è lo spunto di riflessione sul tema della paternità, sull’amicizia tra uomini adulti, su come un dolore condiviso possa unire le persone e alleviare le sofferenze. Ma io l’ho visto anche un film coraggioso; una pellicola improntata principalmente sui sentimenti. Pur non essendo particolarmente esperta di cinema, emerge subito che la pellicola mette insieme una storia “sociale”, una narrazione classica, con un giallo fatto di intrighi e di servizi segreti.

In fondo è vero che “l’amicizia, proprio come l’amore, è un sentimento centrale, decisivo anche nella vita reale

(cit. Alessandro Gassman)

 

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