Archivi tag: sera

30° C di sera, l’abbigliamento dell’ “uomo”

Afosa serata d’estate. Saliamo tutti su per la collina di qualche metro, nella speranza di ritrovare un po’ di venticello che rinfreschi la serate e le idee di ognuno di noi.
Pizzeria all’aperto. Arriva una coppia di giovani. L’uomo, un panzuto ragazzotto di una quarantina d’anni sceglie il tavolo di fronte al mio.
(Ma non si lascia scegliere alle donne?).
Nel passarci davanti si mostra a tutti con il suo abbigliamento balneare: infradito bianche, pantaloncino corto aderente, cintura strozza-panza, t-shirt bianca, collana che fuoriesce dal girocollo (rigorosamente dorata e spessa), e immancabile borsello, fedele compagno di viaggio di gran parte degli uomini appena le temperature cominciano a salire. Si siedono e tu, attratto dall’abbigliamento di lui, li osservi. La sorpresa arriva nel momento in cui noti che il panzuto ragazzo ha un pantaloncino corto che, oltre a essere stretto, è a vita bassa e lascia intravedere (tanto per usare un eufemismo) le mutande. E diamo il benvenuto alla mutanda che, a scanso di equivoci, precisa che si tratta di un “uomo”, avendo impresso le parole a caratteri cubitali sul bordo. Peccato che anche la mutanda sia a vita bassa. 🙂
(Ma una volta non erano le donne a portare jeans a vita bassa esagerati?)
Effetti del caldo, della temperatura afosa e di una serata alla ricerca di un po’ di refrigerio.

Annunci

1 Commento

Archiviato in diario, domande, ironia, riflessioni

l’accoppiata sandalo/impermeabile

E’ la moda del momento. Pensateci un attimo: quante persone avete incrociato in questi giorni con sandali ai piedi e impermeabile sulle spalle? Personalmente, tantissime.

Le vedete pronte a fare shopping, appena uscite dall’ufficio, al supermercato, per uscite serali: le donne dell’accoppiata sandalo/impermeabile sono praticamente ovunque. Piede in bella mostra super curato, unghie laccate e impermeabile sulle spalle, perfino abbottonato con tanto di sciarpa al collo.

Ma dico io: come si può avere freddo sopra e caldo al piede? Mah, il mistero è fitto. 🙂

 

Lascia un commento

Archiviato in diario, ironia, moda, riflessioni

una sera normale :-)

Ore 23.30. Pieno centro cittadino. Noi, in macchina, siamo di ritorno da una serata di chiacchiere, pizza e caffè; quattro inciuci sempre fondamentali e due risate che, comunque, non mancano mai. Loro, quelli che ci precedono a un certo punto si fermano al centro della strada con la macchina, accostando leggermente sulla sinistra. Dalla macchina scende una fanciulla, vestitino rosso stretto da sera e scarpe con il tacco, trucco abbondante ma viso imbronciato. Apre la portiera lato passeggero (sì, quella in mezzo alla strada) e si catapulta dalla macchina. Sbatte la porta, apre quella posteriore, prende la borsa che è sul sedile, sbatte anche questa porta e con l’aria di chi vuole fare la scenata corre verso il marciapiede, davanti a un portone, cercando un mazzo di chiavi nella borsetta. Dal lato autista scende lui, jeans e camicia a quadroni, viso arrabbiato con il piglio di chi sa il fatto suo. Lascia la portiera aperta. Dà un’occhiata a noi, che in tutto questo siamo ancora in fila, in attesa che quella macchina si sposti, e grida “pass allà” (no, non è un incitamento a una religione alternativa. La traduzione è: passa dall’altro lato!). Lo grida a noi che, incredule, assistiamo alla scena. Lo spazio per passare non c’è; ma pure se ci fosse stato, noi saremmo rimaste ugualmente là, giusto per sapere come andava a finire. 🙂
Lui lascia la portiera aperta, si avvicina a lei, le sussurra una parola e lei immediatamente torna sorridente, le passa il broncio, smette di cercare – forse apposta con lentezza – le chiavi in borsa e si incammina nuovamente verso la macchina abbracciata a lui. Si siedono e la macchina – che era sempre rimasta in moto – riparte. Dalla nostra macchina parte, quasi spontaneo, un applauso e una risata: era necessaria questa scenata se dopo una parola si torna sui propri passi? Mah, il dubbio resta questo. Ma noi siamo contente: finalmente la strada è libera e possiamo tornare a casa! 🙂

Lascia un commento

Archiviato in amore, diario, domande, emozioni, ironia, pensieri, riflessioni

abbigliamento del sabato sera

Metti un sabato sera seduti ai tavolini di un caffè all’aperto. E’ uno straordinario punto di osservazione sull’umanità. Un altro punto di osservazione. Sulle varie tipologie di uomini e donne (prevalentemente giovani,  diciamo pure under 40) che, profumati, agghindati e tirati a lucido, si avviano a passeggio per le strade del centro. Durante poco più di un’ora ho cercato di individuare le varie categorie possibili. Ci provo a elencarle sinteticamente.

  1. Uomini compressi in insoliti pantacollant (le mie calzamaglie da neve sono più larghe) a vita bassa, rigorosamente coperti al polpaccio da orrendi scarponi tra il beige e il giallo. Uomini le cui gambe sono letteralmente compresse, a mo’ di salsicciotti, in jeans o presunti tali così stretti che secondo me passano in apnea tutta la serata. Tu li vedi sorridere a destra e a manca, impassibili. Io un’idea ce l’ho: il loro non è un sorriso; è una smorfia, l’aspetto tipico di chi non ce la fa più a trattenere il fiato.
  2. Uomini in pelliccia. Roba da far venire un complesso di inferiorità alle più vanitose delle donne. Precisiamo: uomini con il collo di pelliccia, non con la pelliccia intera. Un collo di volpe, mi ha suggerito chi se ne intende, che spesso “abbellisce” giubbotti di pelle e cappotti. Spesso non il collo stretto, ma quello che scende, quello che io ho visto sempre tipico di una donna adulta. Ora dico io: una donna che ha un fidanzato/marito che indossa la pelliccia, come potrà mai sentirsi? Avrà di sicuro un complesso di inferiorità: la pelliccia è da sempre il simbolo della femminilità.
  3. Donne che hanno dimenticato di indossare la gonna. Ebbene sì, c’è anche questa tipologia. A voi non è mai capitato, nella fretta, di lasciare qualcosa a casa? A loro capita di lasciare la gonna (o il pantalone). Come si distingue questa tipologia di persona? Solitamente va in giro con una maglia poco più lunga del solito e con un paio di calze (spesso neanche troppo scure). Il guaio è che spesso il soggetto in questione non si rende conto di avere un pezzo mancante e va in giro per la città con una insolita nonchalance.
  4. E poi ci sono i tacchi. A spillo, zeppa, plateau… vari nomi per identificare scarpe altissime, troppo alte per i miei gusti. Scarpe che fanno diventare la tua camminata innaturale, ti costringono a brutte cadute, tremendi incidenti di percorso. Le scarpe alte, quelle che io non sono mai riuscita a indossare, sono ai piedi di tutte. Tu le guardi, sorridi, dici tra te e te “adesso cade, inciampa, prende una storta”. E loro niente. Ci sono donne che camminano impassibili anche su tacchi alti mezzo metro. Ci camminano bene e non rischiano. Io se indossassi scarpe del genere subirei cadute paragonabili a quelle da chi si lancia dal primo piano. Loro no. Le donne coi tacchi passeggiano come se niente fosse anche sui sampietrini, proprio là dove anche la tua scarpa di ginnastica solitamente tentenna e finisce per incastrarsi nelle giunture delle piccole mattonelle.

C’est la vie 🙂

 

5 commenti

Archiviato in diario, ironia