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sui cappotti a mezza manica

SALDI NEGOZI MILANO

Foto: giornalettismo.com

Sabato pomeriggio in giro per negozi. Siamo a metà febbraio e tutti – dico tutti – siamo a caccia dell’affare dell’anno. Anche nei negozi superchic che mostrano in bella vista cartelloni mega galattici con la scritta “saldi al 70%”. Credetemi: davanti a quella scritta non c’è nulla che tenga. Donne di ogni ceto sociale e di ogni età si fondano letteralmente nel negozio, scavando tra la montagna di vestiti, facendosi largo a spintoni tra le altre donne assiepate intorno agli stand, a caccia di quel capo chic che costi poco e “faccia la sua figura” (cit. una mia amica).
Negozio chiccoso. Entro per far da spalle ad altre persone. Guardo i cappotti. Ce ne sono di carini e a prezzi tutto sommato accessibili. Ma io – qui lo dico e qui lo nego – 300 euro per un cappotto al 70% non li spenderei. Accanto a me si fanno largo due donne. Visibilmente mamma e figlia. La figlia sosta davanti allo stand accanto a me. Tira fuori un cappottino color cammello a mezza manica.
– “Ma’, vir chis comm è bell” (traduzione per i non napoletani: “Mamma, ma guarda che bel cappottino“)
– “Oi Carme’, ma t piac over?” (T.: “ti piace davvero, Carmela?”)
– “Ma’ chist si mo’ mett p gghi llà scass tutt cos” (T.: “Mamma, se indossassi questo cappottino per quella cerimonia farei davvero una bella figura“).
La mamma acconsente. La fanciulla prova il cappotto e… toh … la madre scopre che trattasi di cappotto a mezza manica.
– “Carme’ ma che è sta cos ‘re manich?” (T.: “Carmela, a mamma, come mai le maniche sono corte?“)
– “Oi ma’ chill s port assaje accussì. Chill si m’o’ ver Marija ncuoll schiatt” (T.: “Mamma, è la moda di quest’anno. E se in quell’occasione, indossando questo cappotto, dovesse vedermi Maria… beh… morirebbe di invidia“)
La mamma si volta verso di me e mi fa: “Tanta sord p nu cappott che un so’ mett p sta cave e po’ c mancn pur e manich. Ij sti cos n’è capisc proprio” (T.: “Questo cappotto costa tanto e poi non ci sono neanche le maniche. Ma i cappotti non servivano a stare caldi?“).
Non ho il coraggio di rispondere. Sorrido ed esco. Ma in fondo la signora non aveva ragione? 🙂

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la domenica al centro commerciale

Prima o poi capita a tutti. Come l’influenza. Che quando sei sommerso di cose da fare speri arrivi anche per te, giusto per farti passare un paio di giorni di relax tra plaid, film, divano e pacconi di fazzoletti in totale relax. Invece poi quando arriva l’influenza altro che immagini da cinema: son dolori tra mal di gola, mal di testa, mal di pancia e febbre alta…
Capita a tutti almeno una volta di sognare un grande giro di shopping in uno dei centri commerciali della zona. Un sogno, poi, se sono da poco cominciati i saldi. E poiché durante la settimana – vuoi per una cosa, vuoi per un’altra – non riesci ad andarci, anche tu ti riduci alla domenica pomeriggio.
Nei sogni la domenica di shopping al centro commerciale è fatta da un gruppetto di due/tre amiche in giro per negozi, anche solo per lo sfizio di entrare e uscire dai negozi o per provare questo vestito o quelle scarpe… Sempre alla ricerca dell’affare d’oro, del capo che sognavi, che scovi tra una montagna di stand, che ti veste alla perfezione e che ha anche il 50% di sconto rispetto a quando lo avevi già notato all’inizio dell’inverno. Nei sogni c’è un tranquillo e rilassante caffè al bar con le amiche, sedute al bar in tutta calma ad aggiornarsi sulle ultime novità o a spettegolare amabilmente su questo o quello. E poi nei sogni c’è anche l’intimo ideale, quello che scovi in fondo al negozio a prezzo stracciato solo perché è quello della passata stagione (macchissenefrega).
Bene, fin qui i sogni.
Ecco la realtà.
Partenza ore 15, subito dopo pranzo. I minuti sono preziosi e se tardi anche solo di un quarto d’ora rischi di trovarti imbottigliata nel traffico assieme a quelli che al centro commerciale ci vanno per portare al pascolo bambini irrequieti che, non si sa per quale motivo, gridano come ossessi fin quando hanno un briciolo di voce in gola.
Alle 15, invece, va tutto liscio: nessuno per strada, silenzio lungo le vie che percorri. La sensazione di pace comincia a impadronirsi di te, mentre guidi sicura su strade che mai hai notato così libere da traffico e da automobili. Neanche mezzora e hai già parcheggiato. Ti avvicini all’ascensore ma noti che difficilmente riuscirai a prenderla: c’è un gruppetto di ragazzini che ci giocano. Salgono e scendono come da una giostra. E vabbè, dovranno pur divertirsi. E allora saliamo per le scale. Gradini stranamente popolati da giovani coppiette (avranno almeno 12/13 anni?). E la salita diventa un divertente dribbling. Poi la porta si apre e… tadaaaa… cinque/seicento persone assiepate al centro dell’ingresso siedono una accanto all’altra, come ipnotizzati non si capisce da cosa. Ce n’è per tutti i gusti: giovani, anziani, bambini, donne, uomini… Ma che sta succedendo? – ci chiediamo ingenuamente varcando la soglia. All’interno non vola una mosca. Presto svelato l’arcano: la partita del Napoli che va seguita in assoluto religioso silenzio. Al gol dei partenopei ho visto un padre abbandonare il figlio a piangere nel passeggino pur di non perdersi il gol!
E vabbè – ci diciamo – loro a guardare il maxischermo e noi a girare. Prima tappa: negozio di intimo. Pieno. Zeppo. Ma non erano tutti a vedere la partita? Mah. Ok, guardiamo tra i pezzi al 50%. Un calcio a destra, una gomitata a sinistra e mi faccio largo davanti allo stand, giusto in tempo per capire che ci sono tutte prima e quinta taglia. Che fortuna! Tornare all’uscita è una fatica. Uno strazio imbattersi in truppe di giovani donne che entrano scortate da truppe di altrettanti uomini che – ahimè – cominciano a fare commenti assurdi sull’intimo – da donna, ovviamente – che trovano a portata di mano. Va bene, forse è meglio uscire e cambiare negozio. Vada per l’abbigliamento. A proposito, ma come mai quel vestito che mi piaceva a inizio inverno è tra la merce non in saldo? Booom, un rumore e grida assurde. Cosa succede? Di nuovo il terremoto? No! Corriamo fuori al negozio e ci rassicurano: tutto tranquillo, ha solo segnato di nuovo il Napoli! Vabbè, cerchiamo le scarpe che ci piacevano. Niente da fare: è rimasto solo il 35 e il 41. Che fortuna! E allora andiamo in quel negozietto in cui le mie amiche trovano sempre cose carucce a prezzi stracciati. Sì, là sì. Entriamo, c’è una sola maglietta carina in offerta, una: la prendo, è la mia taglia, sarà mia. Sarebbe stata mia, se non mi fossi accorta, mentre viaggiavo spedita verso la cassa, che aveva un buco grosso quanto un dito. E vabbè, diamoci agli elettrodomestici. Entriamo, guardiamo i tablet, i telefoni, le tv… Ma davanti alle tv c’è un gruppone di persone che discutono. Sarà successo qualcosa. Andiamo a vedere che c’è. Ah, ecco: danno la partita del Napoli in tv anche qui. Bene.
Forse è l’ora del caffè. Il tempo di arrivare al bar e fare lo scontrino (ai tavoli non c’è posto) e ci tocca la fila al bancone. La partita è appena finita e tutti i calciofili brindano con il caffè. Usciamo, decise a tornare a casa per il relax. Adesso nello spazio del maxischermo ci sono le animatrici con i bambini: fanno una gara straziante a chi grida di più. Vincono le animatrici. Ma solo perché hanno il microfono e le sentono fin dal parcheggio. E il centro commerciale è diventato un enorme asilo nido, per la gioia delle mamme che siedono stremate ai tavoli e dei papà (per la verità già gioiosi per l’esito della partita).

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Saldi, c’è chi fa shopping con il fidanzato

In the shopping mallGennaio tempo di saldi. Periodo di donne assatanate in giro per i negozi sole o in compagnia alla ricerca dello sconto che cambi loro la vita. Perché – diciamocelo chiaro – ognuna di noi ha in mente di acquistare un capo con i saldi; un vestito che magari non avrebbe mai acquistato a prezzo pieno, che magari non indosserà mai; ma un capo che vorrà tenere orgogliosamente in armadio per quell’occasione-che-non-si-sa-mai.
Sulle donne (ma anche uomini a dire il vero) che vanno a fare shopping in periodo di saldi e prendono letteralmente d’assalto i negozi ci sarebbe da scrivere un libro intero. Ce ne sono di varie tipologie. C’è la donna che si muove in branco: sono almeno 4/5 e diventano il terrore dei centri commerciali e delle commesse che sono costrette a veder loro provare il 100% della merce in dotazione prima di passare alla cassa qualche misero capo di abbigliamento. E poi c’è la categoria di donna su cui vorrei concentrare l’attenzione: la donna che fa shopping con il fidanzato. Una coppia reale del tipo che mi appresto a descrivere è capitata davanti ai miei occhi nel weekend. Ma tutte a me capitano?!? 🙂
Scena: negozio di intimo. Donne assatanate a caccia della biancheria al 50%. Fila chilometrica davanti allo stand con in bella mostra la taglia terza. Tra una sgomitata e l’altra la lei della coppia guadagna la prima posizione davanti allo stand e accalappia un paio di reggiseni. Un calcio a destra e una gomitata a sinistra e preleva dallo stesso stand anche una sottoveste. Il lui della coppia se ne sta a braccia conserte a osservare, qualche metro più in là, lo spettacolo. Lei, non contenta del fatto che lui non sia a sgomitare davanti allo stand lo chiama: “Luuuuuuuiiiii, vieni a vedere questo”. Lui non si muove, fa un sorriso e glissa. Lei incalza: “Ma vieni a vedere una cosa?!”. Lui, chiaramente imbarazzato, le dice: “Ma cosa?!”. Lei si incazza proprio. In una frazione di secondo pensa chiaramente: “Brutto stronzo, ora mi fai perdere il posto che ho conquistato con fatica in prima fila se non vieni qui a dirmi cosa te ne pare di questo e di quest’altro”. Poi, forse presa da compassione dopo aver dato un’occhiata a Lui, esce dalla ressa e gli si para innanzi con una cinquantina di stampelle in mano: “Preferisci questo? Questo? O quest’altro?”.
Lui sembra esausto, qualcuno lo ha addirittura scambiato per un manichino: è nella stessa posizione impalato da un bel po’, non ce la fa più, pare di stare sul punto di mandarla a quel paese, di lasciarla in mezzo alla biancheria e andarsene e invece esclama candidamente: “Tesoro, quello che piace a te”. Lei si innervosisce (essì, si innervosisce in quanto le sembra di essere trattata con sufficienza, o magari di essere assecondata), volta le spalle e con una gomitata a destra e un calcio a sinistra torna tra la folla delle donne assatanate di shopping. E Lui resta, a braccia conserte, ancora in attesa di Lei.

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