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le donne e la spesa: tacco 30 cm e ballerine

Consentitemi di esprimere al volo il mio profondo apprezzamento e la mia personalissima e sincera invidia (in senso buono) per tutte quelle donne che scendono a fare la spesa con un tacco di 30 cm e un plateau di almeno 15 cm.
Scena quotidiana.
Ore 9. Io mi districo indaffaratissima tra tre buste della spesa stracolme, la borsa a tracolla (che salvezza, meno male che avevo depositato il bauletto in armadio) e i sanpietrini che ci sono in centro che costringono i miei piedi a un estenuante massaggio con la suola della ballerina che neanche un foglio di carta sotto farebbe sentire tanto le mattonelle.
Incrocio il mio sguardo – io tutta sudata, piena di buste, indaffarata, con i capelli sconvolti e il trucco squagliato per via del forte caldo – con quello di un’altra donna. Sta dall’altro lato della strada, sul marciapiede, e cammina in maniera rilassatissima con una bustina con il pane in mano, un tacco esagerato, un jeans che definire attillato è poco, uno scollo che io al posto suo avrei preferito stare in spiaggia, un trucco impeccabile (io me lo sogno anche il sabato sera) e dei capelli perfetti.
Ecco. Siamo due esemplari di donna a fare la spesa. Passi tutto. Passino i capelli in ordine, il trucco perfetto, l’abbigliamento impeccabile. Ma le scarpe. Cavolo, quelle scarpe. Plateau e tacco 30 cm come cavolo si portano sui sampietrini la mattina alle 9 per fare la spesa?
Ah, alla fine io sono inciampata anche con le ballerine! 😦

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ironia, grammatica e giornalisti

Post ad alto contenuto di ironia. Se qualcuno dovesse sentirsi offeso è pregato di non continuare nella lettura. L’episodio è parzialmente ispirato a una storia vera (parzialmente, non del tutto). Ma gli errori, quelli sì, vi garantisco che sono reali. Io ci rido su, per ora. Non mi resta altra arma. 🙂

Ricevo una richiesta di contatto da parte di un sedicente giornalista. Non lo conosco. Mi incuriosisco e, prima di accettare, vado a sbirciare tra le sue “cose” on line. E scopro una serie di informazioni:
– il “nostro” giornalista si dice un “jornalist” (ok, un errore, un refuso, ci può sempre stare. Fa nulla che è nella presentazione);
– posta foto che lo ritraggono come giornalista fashion (ok, uno mica deve essere per forza in giacca e cravatta perennemente?!);
– scrive un “pò” esattamente così (e non si è capito come faccia, visto che solitamente finanche il correttore automatico di word ha capito che si scrive con l’apostrofo);
– sbaglia gli accenti: la “è” diventa “é” e viceversa (ma ci può stare, è un errore passabile);
– scrive “mà” con l’accento;
– scrive, credo regolarmente retribuito, per una buona testata giornalistica.
Quindi: o quello che mi ha inviato la richiesta di contatto è un fake, o lui si diverte a scrivere solo on line in maniera sgrammaticata. O forse io non ho mai capito niente. Quale sarà la giusta soluzione al dubbio? Una sicura: per ora non accetto! 😀

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la profondità dell’ignoranza in mostra on line

Breve premessa. Lo so: a volte rischio di sembrare odiosa. O forse lo sono per davvero. Ma certe cose proprio non le posso vedere/leggere/sentire. Ok, forse non era proprio il caso di tornare con la vena polemica sul blog che non aggiornavo da un po’. Ma, oramai lo sapete, anche le mie polemiche sono ad alto tasso di ironia. Chi dovesse sentirsi offeso da determinate constatazioni è pregato di non continuare a leggere il post. 🙂

Sto ultimamente vedendo e sentendo cose che non avrei mai immaginato. C’è gente che su Facebook oramai improvvisa anche la telecronaca dal bagno. Persone che non riescono evidentemente a staccarsi dai social network e pensano di dover aggiornare il mondo intero anche sul callo che da qualche tempo tormenta il mignolo del piede oramai stancamente compresso negli stivali invernali. Il guaio è che non sono pochi. Sono in tanti. Tanti che te ne capita uno appena ti colleghi, pure se resti davanti al pc un nanosecondo su Facebook.
Inizialmente avevo seguito il consiglio di un’amica: “Togli gli aggiornamenti dei loro stati dalla tua bacheca“. Tolto uno, tolti due, tolti tre, quattro… A un certo punto mi sono trovata a vedere solo me stessa. Allora ho capito che qualcosa non andava e allora ho aggiunto di nuovo tutti. Un po’ per curiosità, un po’ per farmi due risate.
Ditemi quello che volete ma io mi diverto un mondo – quando ho tempo – a stare alla finestra, affacciata sui social network ad ammirare lo straordinario panorama della variegata umanità che – come si dice dalle mie parti – si “afferra” (trad.: discute animatamente) on line per nulla ed è pronta a regalarsi sorrisi speranzosi al primo incrocio. Mi diverto ad osservare i leoni da tastiera, quelli che faccia e pc sono pronti a distruggere tutti e il mondo intero, e quelli che – spesso anche a sproposito – si lanciano in invettive, discussioni e disquisizioni filosofiche. Mi diverto un sacco anche ad osservare e a commentare con pochi fidati amici la (non) conoscenza della lingua italiana. Facebook è il luogo in cui tanti – anche gli insospettabili – cadono sugli accenti, sugli apostrofi, sulle doppie e sui termini assurdi. Spesso, nell’assurdo tentativo di mostrare la profondità poetica dei propri pensieri, si finisce per mostrare una sola profondità: quella della propria ignoranza. No, la frase non è mia. L’ho letta da qualche parte. Ma è tremendamente attuale.

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uomini eleganti con sandali e calzini

Foto: calzediseta.wordpress.com

Foto: calzediseta.wordpress.com

Un pensiero veloce.
Io proprio non capisco quegli uomini che si ostinano a essere eleganti e a indossare i sandali, magari con il calzino.
Ieri ne ho visto uno con camicia, pantalone elegante, sandalo moda-mare plastificato e calzino.
Ma come si fa? Come?
Poi navighi on line e scopri che la moda – l’ultima moda, quella che vedi solo sulle riviste e mai addosso alle persone – dichiara chic il sandalo da uomo con il calzino.
No, queste cose non si possono dire. Tantomeno scrivere!
Ps. Lo so, sto diventando ripetitiva: non è la prima volta che scrivo sul tema (Ne ho scritto qui e qui). Ma io proprio non mi faccio capace!

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tipi da facebook 2.0

Foto: aciclico.com

Foto: aciclico.com

Dovevo resistere: lo avevo promesso e me lo ero promessa. Ma poi non ho resistito per la seconda volta. I tipi da Facebook sono troppi e allora ecco un altro piccolo elenco, di quelli che mi sono resa conto di aver tralasciato nell’ultimo post.
Il leone da tastiera. Dietro lo schermo del pc, tastiera alla mano, è un leone. Pronto a insorgere contro tutti e contro tutto. Solo al pc. Nella vita normale si trasforma e diventa un agnellino. Sulla tastiera batte parole che compongono vere e proprie offese o vere e proprie dichiarazioni. Mai confermate di persona. Quando lo incontri hai la sensazione di aver letto cose scritte da altri. Ma vuoi vedere che il leone da tastiera ha qualcuno a casa che scrive e agisce per lui?
Lo smemorato. È l’amico del liceo o delle scuole medie che, appena sbarcato su Facebook, ha chiesto l’amicizia all’intera classe. On line non fa altro che ricordarti episodi che forse ha appuntato sul quaderno per quanto sono vivi nella sua memoria. Non disdegna inviti a pizzate e caffè collettivi. Ma se lo incontri per strada non ti saluta. Forse non ti riconosce. Ma no, non è possibile: su Fb c’è la foto. E allora vuoi vedere che la foto è tanto diversa da come siamo realmente?
L’aspiranti fotomodello. Uno che – come si dice dalle mie parti – è su Facebook per spararsi le pose dalla mattina alla sera. La mattina si alza apposta per fotografarsi. In varie pose, in vari luoghi. All’appello manca solo il bagno. Cioè no: il bagno c’è, lo si intravede dallo specchiomentre l’aspirante fotomodello è in posa davanti allo specchio. Una volta davanti allo specchio del bagno si era soliti fare barba e capelli. Oggi si fa il selfie (e su questo vi rimando qui). Perché in fondo l’aspirante fotomodello adora avere un fotografo e una reflex a disposizione. Ma non disdegna il magico mondo del selfie.
Il maniaco del cibo. Facile individuarlo: posta piatti, bicchieri e ciotole pieni dalla mattina alle 7 fino a quando va a dormire. Fotografa l’impossibile per postarlo su Facebook. Ma la sua piattaforma preferita resta Instagram con l’hashtag #foodporn. Gli scatti ritraggono piatti succulenti comprati e realizzati con le sue manine d’oro. Restano ore e ore in linea ma offline per vedere chi cliccherà “mi piace”.
Il polemico. A lui non sta bene niente. Né una cosa, né il suo contrario. È polemico per definizione. E ha una caratteristica: i problemi non tende a risolverli. Forse non ci tiene neanche a cambiare le cose. Se le cose cambiassero davvero, lui smetterebbe di fare polemica. E che senso avrebbe poi la sua vita?
L’onnipresente. Vi aggiorna su tutto quello che fa ogni ora. È solito esordire la mattina presto con un “buongiorno mondo. Mi sono appena alzato. Ora vado a fare colazione”. Ecchissenefrega, direste voi. In fondo è proprio così. Non gli risponde nessuno ma lui continua. Dopo la colazione annuncia la doccia, poi che va a rifare il letto, poi che va a lavoro, poi che si sta scocciando a lavoro… insomma, una vita sotto i riflettori del popolo di Facebook.
Lo scrittore. Le nuove tecnologie hanno peggiorato per certi versi il genere umano. La possibilità di stampare e pubblicare libri è dietro l’angolo per tutti. E lo scrittore è colui che, avendo sognato successo per anni, dopo essere riuscito a stampare uno di quei libri autoprodotti, si autopromuove dalla mattina alla sera su Facebook. Che poi nei post di autopromozione non sia capace di unire correttamente soggetto, predicato e complemento… beh… quello è solo un dettaglio. O forse una licenza poetica da scrittore 🙂

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