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“io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai”…

Facebook mi ha appena proposto di aggiornare i dettagli della mia biografia. E mi ha appena proposto di scrivere una delle mie strofe preferite di una delle mie canzoni preferite: “Strada facendo” di Claudio Baglioni.
In pratica, nel “chi sono”, Facebook vorrebbe scrivere per me:

Io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai e ho corso in mezzo a prati bianchi di luna per strappare un giorno alla mia ingenuità

A questo punto non so se esultare perché i social “conoscono” le mie canzoni preferite o rattristarmi perché i social conoscono i miei sogni e sanno che non partono mai! 😀

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“Amore fammi volare”: le stampe dei cuscini di #sanvalentino

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“Amore fammi volare”. Non so come voi reagireste ricevendo in regalo un cuscino a forma di cuore con questa scritta, circondata da ali e da cuoricini. Io – ve lo confesso in tutta sincerità, nonostante stia già immaginando le critiche/polemiche che mi pioveranno addosso – lo farei volare dalla finestra. Il cuscino e lui (il suo misterioso compratore!).
Sarà pur vero che da innamorati diventiamo tutti più stupidi e che San Valentino spesso rincretinisce i cuori più “in love” tanto da farci tornare come adolescenti alle prese con il primo fidanzatino. Ma il troppo è troppo. Vada per un peluche, i cioccolatini, la cena a lume di candela, il weekend romantico, la giornata fuori… Ma il cuscino a forma di cuore no! Che poi già il cuscino a forma di cuore di per sé mi pare troppo. Poi con una scritta così secondo me si esagera. Ci si mette quasi allo stesso livello di quelli con le foto degli innamorati stampate sopra come gigantografia. Se proprio volete scriverci qualcosa sul cuscino, vada per un “Ti amo”, “Ti voglio bene”. Ma “Fammi volare” no: si presta troppo a un doppio senso ironico (vola dalla finestra!). Che poi, a voler essere sinceri, sul cuscino l’unica scritta giusta sarebbe “buonanotte” 😀

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ma a chi serve un invisible boyfriend?

Hai visto? È uscita un’App a mio avviso geniale con cui puoi praticamente fingere di avere un fidanzato”.
Quando una mia amica l’altro giorno mi ha detto questa frase con non poco entusiasmo, ho pensato di averla persa per sempre (l’amica mia, ovvio). Cioè: con che spirito vieni a dirmi una cosa del genere con entusiasmo? E soprattutto, perché lo dici a me?
A un certo punto mi sono passati milioni di pensieri per la testa. Ma la cosa che non quadra è una soltanto: forse, negli anni, le ho dato modo di credere che avrei avuto bisogno di un fidanzato per finta; uno che rispondesse ai miei messaggi e che potesse essere mostrato all’occorrenza, giusto per non dover rispondere in malo modo al fuoco di domande in quelle poche – rare o forse anche uniche – occasioni in cui amici, parenti e lontani conoscenti ti chiedono: “Ma tu non sei ancora fidanzata?” (primo magico passo nel repertorio delle domande da “Chi vuol essere interrogato”, seguito poi “Ma quando vi sposate?” e “Quando lo fate un figlio?” e ancora “Quando gli fate un fratellino?”).
Eppure con la mia amica pensavo di essere stata chiara. O quanto meno ero certa di averle dimostrato che a me non serve neanche l’appoggio/sostegno di fronte alle domande di chi si scandalizza sapendoti felicemente single alla soglia dei trent’anni.
Poi, che ci volete fare, la curiosità è donna. La notizia c’era. E allora mi sono messa a fare ricerche e ho trovato gli articoli con cui viene presentata la “rivoluzionaria” novità che – bando all’originalità – si chiama Invisible Boyfriend.
E sì, diciamoci la verità: forse avere un invisible boyfriend (un fidanzato invisibile) è un po’ il sogno di tutte le fidanzate disperate, di quelle che trascinano avanti una storia da secoli e che non vedrebbero l’ora di far sparire come per magia il proprio boyfriend e di vederlo apparire solo tramite telefono, forse sempre per non dover dare spiegazioni di tutto a tutti.
Però, scusatemi, ma a che serve un fidanzato invisibile? A ingannare familiari petulanti e amici inopportuni – dice la presentazione. Ma – fatemi capire – io per ingannare familiari e amici devo trovarmi un fidanzato invisibile, mediato da una app e pagare per il servizio (con venti euro al mese ci paghi un ottimo abbonamento per il cellulare!)?
Vi prego: ditemi che è uno scherzo anticipato di San Valentino!

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ironia, grammatica e giornalisti

Post ad alto contenuto di ironia. Se qualcuno dovesse sentirsi offeso è pregato di non continuare nella lettura. L’episodio è parzialmente ispirato a una storia vera (parzialmente, non del tutto). Ma gli errori, quelli sì, vi garantisco che sono reali. Io ci rido su, per ora. Non mi resta altra arma. 🙂

Ricevo una richiesta di contatto da parte di un sedicente giornalista. Non lo conosco. Mi incuriosisco e, prima di accettare, vado a sbirciare tra le sue “cose” on line. E scopro una serie di informazioni:
– il “nostro” giornalista si dice un “jornalist” (ok, un errore, un refuso, ci può sempre stare. Fa nulla che è nella presentazione);
– posta foto che lo ritraggono come giornalista fashion (ok, uno mica deve essere per forza in giacca e cravatta perennemente?!);
– scrive un “pò” esattamente così (e non si è capito come faccia, visto che solitamente finanche il correttore automatico di word ha capito che si scrive con l’apostrofo);
– sbaglia gli accenti: la “è” diventa “é” e viceversa (ma ci può stare, è un errore passabile);
– scrive “mà” con l’accento;
– scrive, credo regolarmente retribuito, per una buona testata giornalistica.
Quindi: o quello che mi ha inviato la richiesta di contatto è un fake, o lui si diverte a scrivere solo on line in maniera sgrammaticata. O forse io non ho mai capito niente. Quale sarà la giusta soluzione al dubbio? Una sicura: per ora non accetto! 😀

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