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vendonsi tesserini :-(

Che fosse diventato troppo facile diventare giornalista è risaputo. Tanto facile diventarlo quanto difficile trovare lavoro dopo. Che si arrivasse a vendere addirittura un tesserino da pubblicista, onestamente, è un fatto che mi disgusta. La notizia (“Come ti vendo il tesserino da giornalista”) è stata pubblicata oggi dal Fatto. Lascio a voi la lettura dell’articolo e delle truffe, stanate dal Coordinamento dei giornalisti precari della Campania.

Al mio blog affido le considerazioni.

La principale? A rischio di sembrare eversiva, delusa, controcorrente, io sostengo che l’anomalia principale sia proprio l’esistenza dell’Ordine dei giornalisti. Se l’Ordine non è in grado di tutelare noi giornalisti e quelli che aspirano a entrare in questo mondo, sempre più colmo di aspiranti e sempre più affascinante, che esiste a fare?

Ok, ok: dovrebbe esserci anche la Federazione che completa il quadro, che è un nostro sindacato… Ma quanto serve? Nella mia seppur breve esperienza non sono mai stata tutelata né dall’Odine né dalla Federazione, pur versando annualmente la retta di iscrizione e pur avendone avuto bisogno in un paio di occasioni.

E poi, in un Paese in cui vige la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero, in cui nasce quotidianamente un numero imprecisato di blog e di testate che si prefiggono di fare informazione, a cosa serve il vincolo dell’iscrizione all’Ordine? Se questo vincolo non esistesse, si uscirebbe facilmente dal vicolo cieco dei corsi a pagamento che offrono il tesserino di pubblicista e dai giornali che sfruttano all’inverosimile milioni di giovani aspiranti cronisti, trattenuti in redazione (e non) dalla promessa di un tesserino che DOVREBBE costituire il lasciapassare in un mondo, quello dell’informazione, che alla prima possibilità ti sbatte le porte in faccia. Un settore saturo, reso ancora più saturo dai professionisti delle scuole di giornalismo che finiscono nelle redazioni per un periodo di stage e che vengono usati per sostituire i giornalisti in ferie. Ovviamente, ma forse questo è superfluo dirlo, a costo zero.

E non mi venite a dire che l’Ordine tutela la qualità dell’informazione, l’etica e la deontologia. Sono solo belle parole; teorie su cui mi sono applicata da sempre e che mi hanno sempre affascinata. Teorie che rischiano di farti avere una sonora risata in faccia se ne parli a chi fa informazione a livello locale. E poi, come si può tutelare l’etica e la deontologia dell’informazione se si permette di vendere i tesserini?

Lo spunto di questa notizia è stato fatale: mi ha costretto a esprimere le opinioni che covano da sempre in me e che difficilmente vengono fuori, se non quando mi arrabbio. Mi arrabbio perché io questa professione l’amavo davvero. Speravo da sempre, fin da bambina, di diventare giornalista. Mi sono fermata a metà, al tesserino di pubblicista. Mi sono fermata perché mi sono resa conto che il mondo dell’informazione che sognavo era lontano anni luce della realtà. Ero e sono idealista, io!

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