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l’amore ai tempi dei social media

Ho bisogno di condividere qualche pensiero sul tema: amore (o presunto tale) e social media.
Conosco una che è convinta che uno le vada dietro solo perché ha messo “mi piace” alla sua foto di profilo. Ora, voi direte, non ci sta nulla di strano. Ebbene sì, potrebbe essere un pensiero comune, giustificato dal fatto che magari sono anni che sbavi dietro a quello che ti ha messo “mi piace” e che ora la notifica dell’avvenimento è paragonabile a un evento eccezionale (che ne so, magari lo sbarco dell’uomo sulla luna). Poi è anche vero che quando ci innamoriamo siamo tutti un po’ più stupidi. Noi donne, poi, lo diventiamo in maniera particolare. Ma – dico io adesso – come si fa a pensare che un banalissimo “mi piace” alla tua foto di profilo sia una lapalissiana dichiarazione di intenti?
Conosco uno che ha candidamente ammesso: da quando sono su Facebook ci scriviamo tutti i santi giorni. Lei è innamorata persa. Scusa, ma quando tu non eri su Facebook? No, si erano persi di vista, pur avendo uno il numero dell’altra. Poi, dopo essersi inviati la richiesta di amicizia (non so da chi a chi), lei si è magicamente ricordata di lui e ha cominciato a mandargli messaggi. Gli scriveva mentre era dal parrucchiere, prima di andare a dormire. Così, giusto per passare il tempo. Cosa si scrivono? Niente, del più e del meno. Ma lui è convinto che lei sia pazza di lui e che non si faccia avanti per timidezza.
Conosco una che da quando è su whatsapp passa tutto il giorno a mandare messaggi. Anche a gente che non vede dagli anni delle elementari. Si scrivono del più e del meno. Non si vedono da una decina di anni. Ma si aggiornano. E tra queste persone che non vede/sente da anni c’è anche il suo primo fidanzatino. Dalla foto di profilo lei giura di sapere che lui si sia lasciato. E su questo non c’è nulla di strano. Il gossip è sempre stato all’ordine del giorno in questi casi. Il guaio è che lei continua a sbirciare tutti i giorni foto del profilo e orario di ultimo collegamento di lui. Dice di essere convinta che prima o poi si scriveranno qualcosa di diverso dai soliti convenevoli. E che da lì ripartirà tutto: contatti e anche il fidanzamento.
Conosco gente strana, lo ammetto. Ma secondo me quando uno è in love ‘sti social media peggiorano la situazione 🙂

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quando le mail non si leggevano dallo smartphone…

Buongiorno. Oggi è il mio secondo giorno senza smartphone.
Stamattina mi sono alzata, ho acceso il mio vecchio Nokia e un senso di impotenza si è impossessato di me: non posso controllare più le email dal cellulare. Da ieri mi ripeto questa cosa a memoria, di tanto in tanto, per evitare di cadere in tentazione e rimanere delusa. Ma stamattina ci sono cascata di nuovo.
Per esempio ieri, mi chiamano al telefono. Numero sconosciuto. Chissà chi è. Rispondo. Dall’altro capo continuano a spiegarmi cose.
Ue’, tuttappost?
– Sì, chi è?
– Ti e fatt e sord
– Scusi?
– Jaaa, fai a vrè che nun m saje?
– Scusi, chi è? (la voce comincia a essermi familiare ma proprio non riesco a risalire al nome…)
Ma sei tu o no?
– Sì, sono io… Solo che il mio telefono non è lui… Insomma, non ho più il mio smartphone e al momento ho perso tutti i numeri di cellulare… Sa com’è, si è spento all’improvviso… Adesso sono con un vecchissimo Nokia che a stento manda i messaggi…
(Mi dice chi è, capisco, e finiamo a farci sonore risate per l’inizio della telefonata).
Comunque – dice lui – ti ho mandato una mail. E ti ho chiamato perché mi sembrava strano che non avessi ancora risposto
– No, non è possibile, non mi è arrivata. Hai fatto bene a chiamare
– Ma hai controllato?
– Certo, io leggo sempre le mail in tempo reale dal cellulare e rispondo anche subito. Lo sai, lo faccio per abitudine…
– E stavolta non è arrivata?
– Certo che no
– Ma hai controllato al pc?
– No, ma ti ho detto: ho le notifiche. Appena ricevo una mail il telefono mi avvisa.
– Scusa, ma il tuo smartphone non si era rotto?
– … (SILENZIO! PANICO! IMBARAZZO)! Ehm… sì, hai ragione  

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Whatsapp, un giorno di prova

Ho pensato di provare Whatsapp. L’ho fatto perchè invogliata da una mia carissima amica e dalla prospettiva di mandare messaggi in quantità e senza pagare niente al mio operatore telefonico.

Un giorno di prova è stato più che sufficiente: ho dovuto disinstallarlo. Ho inviato cinque/sei sms nel corso della mattinata e, dopo appena tre ore dall’ultima carica, il mio cellulare ha cominciato a gridare “batteria scarica” (eh sì, ho un telefono parlante! 🙂 Anche il mio telefono è strano! :P). Convinta di non averlo caricato bene, ho riprovato: quanto è durata la batteria? Altre tre ore. Ma c’è un’altra cosa che non avevo considerato: appena esco di casa, il programma si disconnette dalla rete wi-fi e tenta di collegarsi alla rete del proprio operatore: una vera e propria batosta per chi, come me, non ha ancora una promozione per l’uso di internet sul cellulare. Ok, mi ha scalato parte del credito (poco, visto che fortunatamente non avevo ancora fatto la ricarica). Il resto del pomeriggio e della serata l’ho passato a ricevere sms del mio operatore: “traffico insufficiente per accedere il servizio“. Al decimo messaggio ho deciso: Whatsapp non fa per me! 😦

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risponde la segreteria telefonica…

Risponde la segreteria telefonica del numero XXXXXXX. Al momento non siamo in casa. La invitiamo a lasciare un messaggio dopo il segnale acustico”.

Quante volte avremo ascoltato questo – per me odioso – messaggio automatico? Era in voga negli anni Novanta. La segreteria telefonica sembrava una tecnologia di cui non si poteva fare a meno. Telefonavi alla persona più semplice del mondo e, dopo un paio di squilli, paffete ecco il simpatico messaggio, sempre lo stesso, ma riciclato in diverse salse: “non siamo in casa”, “al momento non possiamo rispondere”, “lascia un messaggio e ti richiamo”.

Oggi apprendo dal Corriere della Sera che le segreterie telefoniche, quelle ancora usate, sono destinate ad andare in pensione: sarebbero state rimpiazzate dai messaggini sul cellulare, Facebook, Blackberry… Da tutte le forme di comunicazione imposte dalla moda dell’always on, quella mania di essere continuamente rintracciabili da tutti tramite quelle che io adoro definire le nostre protesi comunicative.

Leggendo la notizia mi sono chiesta:  chissà quanti messaggi sono stati lasciati in segreteria e mai ascoltati dalle persone a cui erano diretti; e chissà quante persone avranno lasciato un messaggio a un numero sbagliato! Perché me lo sono chiesta? Beh, io sono una di quelle che, ancora bambina, lasciò un bel messaggio in segreteria a una persona sconosciuta al posto di lasciarlo alla persona a cui era realmente diretto. Ricordo benissimo: fu un bel monologo (ecco perché ho sempre odiato la segreteria: mi costringeva a un monologo come una stupida) infarcito di serie prese di posizione sul tema di un balletto a scuola alle elementari. Ricordo ancora la foga con cui aprii l’elenco telefonico, pescai il nome che credevo fosse giusto, composi il numero sul tastierino del telefono e cominciai a parlare dopo il famoso bip della segreteria. Non mi feci sorprendere dalla presenza della segreteria, nonostante fosse primo pomeriggio e la mia amichetta fosse a casa sempre a quell’ora con la madre casalinga. Anzi, pensai tra me e me, incavolata com’ero: “hanno pure la segreteria per evitare di rispondere al telefono”. Mi feci coraggio e cominciai a sciorinare le mie ragioni assolutamente indiscutibili sulla recita, sul body e sulle scarpette del saggio di danza. E terminai la telefonata con un “ciao, dopo tutto questo spero che mi chiamerai”. Ovvio che, dopo tutto quello, la telefonata di risposta non arrivò mai. L’indomani arrivai a scuola ancora più incavolata di prima con la ragazzina: non solo ti chiamo e ti spiego – le avrei detto – poi, dopo aver messo la segreteria telefonica, non ti degni neppure di richiamarmi. Caso volle che scoprii cinque minuti prima di incontrarla che avevo dimenticato clamorosamente una “i” del suo cognome. Chissà chi ascoltò quella infervorata telefonata. Qualcuno che, di sicuro, non telefonò neppure per dirmi “hai sbagliato numero”!

Per dovere di cronaca, anche io avevo una segreteria telefonica a casa. Ma la usavo principalmente per giocarci: era una scatola tipo registratore a cassette. Bianca e marrone. Adoravo registrare la mia voce impostata come quella dei tizi dei messaggi preconfezionati e poi riascoltarla, magari metterla come messaggio da far ascoltare ai miei conoscenti quando chiamavano. Ero un po’ vanitosa, questo sì 🙂

 

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