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30° C di sera, l’abbigliamento dell’ “uomo”

Afosa serata d’estate. Saliamo tutti su per la collina di qualche metro, nella speranza di ritrovare un po’ di venticello che rinfreschi la serate e le idee di ognuno di noi.
Pizzeria all’aperto. Arriva una coppia di giovani. L’uomo, un panzuto ragazzotto di una quarantina d’anni sceglie il tavolo di fronte al mio.
(Ma non si lascia scegliere alle donne?).
Nel passarci davanti si mostra a tutti con il suo abbigliamento balneare: infradito bianche, pantaloncino corto aderente, cintura strozza-panza, t-shirt bianca, collana che fuoriesce dal girocollo (rigorosamente dorata e spessa), e immancabile borsello, fedele compagno di viaggio di gran parte degli uomini appena le temperature cominciano a salire. Si siedono e tu, attratto dall’abbigliamento di lui, li osservi. La sorpresa arriva nel momento in cui noti che il panzuto ragazzo ha un pantaloncino corto che, oltre a essere stretto, è a vita bassa e lascia intravedere (tanto per usare un eufemismo) le mutande. E diamo il benvenuto alla mutanda che, a scanso di equivoci, precisa che si tratta di un “uomo”, avendo impresso le parole a caratteri cubitali sul bordo. Peccato che anche la mutanda sia a vita bassa. 🙂
(Ma una volta non erano le donne a portare jeans a vita bassa esagerati?)
Effetti del caldo, della temperatura afosa e di una serata alla ricerca di un po’ di refrigerio.

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quotidiane incomprensioni (tecnologiche)

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Giro d’Italia. Sud. Villaggio di arrivo. Si fa incetta di gadget. Tutti carinissimi e tutti coloratissimi. Proprio dei colori che stanno bene a una carovana che per definizione è allegra e colorata.
Un signore sulla settantina si avvicina con me a uno stand.
– “Date qualcosa?” – chiede con poca timidezza a una delle promoter che sta dall’altra parte del bancone.
– “Sì, una borsa. Se le interessa, le diciamo come fare per averla” – replica con il sorriso a centottanta denti la signorina
– “‘A voglio
– “Bene, lei ha uno smartphone?
– “Che?
– “Dicevo: se lei ha uno smartphone, basta che si mette con la testa qui – gli dice indicandogli uno di quei cartelloni/scenari in cui c’è un foro apposito per la testa – si fa scattare una foto, la carica su un social network, su Facebook per la precisione, tagga il nostro account e noi le regaliamo la borsa“.
Il signore annuisce, si sposta di qualche centimetro, va a guardare il cartellone in cui dovrebbe mettere la testa e guarda di nuovo verso le due promoter. Poi guarda me, fa spallucce e mi dice: “N’agg capit nient!“. Si dirige verso la strada e mi lascia con un sorriso e con un post da scrivere.

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il principe azzurro

Avviso ai naviganti: questo è un post di risposta a una provocazione, nata prima di persona e poi portata sul web (trovate qui il post e la persona a cui faccio riferimento).

La domanda, a bruciapelo, arriva in una calda serata di agosto. Sono i primi giorni del mese, a passeggio per una città vestita a festa, si parla del più e del meno e, improvvisamente, parlando di una conoscente, lei – quella che ha scritto il primo post – si ferma, mi guarda e comincia a parlare: “quello il guaio è che il principe azzurro non esiste!”.
Non l’avesse mai detto. Si comincia a ridere e poi a fare le ipotesi più assurde e, a tarda notte, nasce la proposta: scriviamo queste considerazioni sui nostri blog. Le persone saranno d’accordo o no? Proviamoci

.
Allora. Premetto che io concordo sulla sua frase ma solo parzialmente. Cioè il principe azzurro non esiste in quanto principe che ci hanno sempre descritto le favole. Cioè, dico io, se uno venisse a casa vostra vestito di azzurro, con una calzamaglia addosso, una maglia aderente e gli stivali bianchi su un cavallo bianco, voi cosa fareste? Io lo so. Direste candidamente “questo è gay” (cit. Zelig). A questo proposito cito solo una moda dell’estate scorsa: le T-shirt “il principe azzurro è gay”. Ve le ricordate le magliette con quella scritta?
E comunque, indipendentemente da quello che pensereste voi sul principe e sul suo abbigliamento, una cosa ve la dico io: state pur certe che mai nessuno – se non a Carnevale – si presenterà sotto casa vostra vestito di azzurro e con un cavallo bianco.
Che poi, scusate la divagazione, ma voi donne (mi ci metto pure io), voi che vi ostinate a dire che il principe azzurro non esiste, vi sentite principesse? Sì? E avete già comprato la scarpetta di vetro trasparente? 🙂
Riflessione finale: e se, considerati i tempi, la principessa indossasse gli short/mutanda con top-stringi-ciccia e il principe portasse pantaloncini corti, canottiera, e infradito? Ben venga, ma a patto che, come nelle favole riattualizzate, sarà l’amore a trionfare. Quello, indipendentemente dai tempi, dovrebbe essere sempre lo stesso! 🙂

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