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le vacanze di una volta…

Ma voi ve le ricordate le vacanze di una volta? A costo di sembrare una vecchia nostalgica (a dispetto dell’età e delle intenzioni, devo scrivere quattro righe sul tema)

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1. Ricordo le infinite estati della mia infanzia, quando il libro delle vacanze era solo un incubo da posticipare al 7/8 settembre, pochi giorni prima del rientro a scuola. Estati passate sempre all’aria aperta, a chiacchierare, a fare amicizia senza l’assillo dei compiti per le vacanze o dello stato di Facebook da aggiornare. Oggi non è più così. Conosco mamme iper-apprensive che hanno acquistato il libro delle vacanze un giorno prima che terminasse la scuola e che stanno costringendo i figli a un esercizio al giorno fino alla fine delle adorate vacanze estive. Uno strazio che si perpetua a giugno, luglio, agosto e primi di settembre. Ho visto gente portare in spiaggia quel maledetto libro “estivo” (che poi devono sempre spiegarmi perché sopra ci disegnano il sole, visto che costringe a passare giornate in casa) Io ci metterei un sottotitolo: come mettere tuo figlio in condizione di odiare la scuola.
2. Ricordo anche quando tra vicini di ombrellone si chiacchierava e quando sulla spiaggia c’era anche lo spazio per una partitella a racchettoni o a pallavolo. Oggi i miei vicini di ombrellone sono immersi: a) nella lettura di tutti gli stati Facebook tra un bagno e l’altro; b) nell’i-Pod che suona a tutto volume canzoni di Zarrillo (anche se la fanciulla in questione ha le cuffie alle orecchie); c) nel tablet che manda in onda, grazie al perenne collegamento internet – quello che per tendenza definiamo always on – anche partite vecchie e stravecchie, super riciclate, per la gioia di tutte le mogli/fidanzate che non ne possono più; d) in telefonate che, grazie alle speciali tariffe estive e illimitate, sono sempre più lunghe e sempre più inutili; e) con la testa nello smartphone (specie di adolescenti) intenti a messaggiare o a whatsappare chissà con chi.
3. Ricordo che una volta passavi un sacco di tempo a fare foto da mostrare al rientro delle vacanze. Adesso non si usa più. Le foto si scattano e si caricano direttamente on line dai propri device mobili. Ok, non sarà proprio la stessa cosa. Ma – prima di caricare un contenuto sui social network – perché non porsi una domanda fondamentale: ma questa foto a chi mai potrà interessare? Il mondo virtuale è inondato di foto delle vacanze a destra e a manca. Ma la privacy non piace proprio più? O è più forte il desiderio di apparire? E a questo punto, in memoria di tempi “antichi”, lasciatemi postare una canzone che mi ronza in testa da quando ho cominciato a scrivere questo post. Ve la ricordate voi “tre settimane da raccontare agli amici tornando dal mareeee“?!? Eccola qui:
4. Ricordo che una volta, quando i cellulari neanche esistevano, si facevano le file al telefono pubblico, la sera. Tutti in fila educatamente per parlare con chi in vacanza non era. Eravamo in presenza di un vero e proprio blackout della comunicazione. Ci sapremmo vivere noi oggi? Considerando la sensazione di vuoto assoluto che mi ha catturata appena sono giunta su una spiaggia senza linea telefonica, posso – senza problemi – sostenere che: no, in assenza di cellulare/internet/diavolerie varie, non riusciremmo proprio a sopravvivere. Ma allora, forse, non riusciamo proprio mai a “staccare la spina”, a rilassarci e a sentirci finalmente e psicologicamente in vacanza.
Buon ferragosto, amici!

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idea per regalo di san Valentino :-)

incisione_appleLa Apple mi ha appena dato una notizia che mi cambia la vita: per il giorno di san Valentino posso regalare al mio amato un iPod, iPhone o iPad con inciso sopra il mio nome o una frase particolare.
Ho appreso la stupefacente notizia mentre ero a caccia di notizie… Insomma, mentre tentavo di lavorare. Apro la posta elettronica e, toh, una mail della Apple (che io adoro, detto per inciso). La apro e scopro che è possibile personalizzare con delle incisioni i propri oggetti del desiderio. Perché non farlo proprio per san Valentino per lasciare una traccia indelebile nel cuore del proprio amato?
Ecco, a questo punto io mi sono messa nei panni del povero/a disgraziato/a che si è letteralmente sudato un iPhone: anni e anni di duro lavoro e di sopportazione del proprio partner. Tutto finalizzato a un unico obiettivo: ottenere un gioiellino della tecnologia che – non sarà per sempre come un diamante – ma ha la sua utilità e un certo appeal. Allora provateci anche voi a mettervi nei panni di questo povero cristiano: ha votato la sua vita alla santità per un regalo del genere e poi la sera di san Valentino scarta il regalo e ci trova sopra un bel “Concettina”. A questo punto mi dovreste anche spiegare l’utilità di incidere il nome di chi compra il regalo. Se poi Giovannino litiga con Concettina deve tenere il suo nome sull’iPhone impresso a vita? O è prevista la garanzia della Apple? Una cosa tipo “se ti lasci la cancello (l’incisione)”?
Secondo me per questa cosa finiranno parecchie storie la sera di san Valentino. Già me le immagino le scene: ma come?! tanto per ricevere un regalo del genere e poi me lo graffi pure?! – domanderà lo stupito destinatario. Ma è una cosa romantica – obietterà l’altro. Ergo: se avete graffiato/rotto un aggeggio tecnologico al vostro partner avete la scusa pronta: è un segno d’amore! 😛
Infine, e giuro che adesso chiudo, un pensiero e un momento di riflessione va a tutte le Concettine che hanno un fidanzato-poeta, uno che non si rassegna e non si limita a scrivere solo il suo nome sull’iPhone; no, lui ci scrive le poesie sopra, tanto che anche la mela è costretta a traslocare per carenza di spazio. 🙂

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