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dieci motivi alla Saviano

Li avevo promessi alla mia collega di blog in risposta al suo post sui dieci motivi per cui vale la pena vivere. Mi ero ripromessa di scriverli più di una volta, anticipandone uno lo scorso weekend. Mi sono detta che dieci motivi forse sono un po’ pochini e che occorrerebbe allungare la lista. O forse scegliere solo i più importanti. Ma come si fa? Poi mi sono detta che forse, se non fossero stati pochi dieci motivi, non ci sarebbe stato neanche lo sfizio di scriverli. E allora ho pensato che vale la pena provarci. Così, scrivendoli di getto, magari mangiandomi le mani per aver omesso qualcosa, o commentando a raffica il post per inserire man mano altri motivi, bluffando clamorosamente. Vedremo… Pronti? Via

  1. La soddisfazione di tornare in posti che pensavi non avresti più rivisto ed emozionarti sempre come se fosse la prima volta.
  2. L’affetto, la stima e la presenza costante delle persone a cui vuoi bene
  3. La sensazione incredibile di essere riuscita in un’impresa della tua vita e lo stato d’animo di chi sa di aver conquistato qualcosa con le sue mani, anche se in maniera fugace
  4. Gli elogi sinceri delle persone che stimi e che ti danno la giusta carica per affrontare nuove difficoltà
  5. Il profumo del caffè caldo la mattina e la ritualità di piccoli gesti che se non ci fossero si andrebbe avanti a fatica
  6. Il piacere di un caffè al bar in compagnia e con quattro chiacchiere tra gossip e aggiornamenti (sono caffeinomane e inciuciona, lo so!)
  7. I ricordi. Sono sempre il sale della vita. Sono la nostra storia. E donano piacevoli emozioni quando se ne ha bisogno
  8. Il mare, d’estate o d’inverno; il mare con poche persone, con una leggera brezza mischiato al profumo degli alberi di una pineta. Una delle immagini della mia infanzia: rilassante e spensierata insieme. Come tornare sull’isola che non c’è! 🙂
  9. Credere che un mondo migliore sia possibile e che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo impegnarci per cambiare il mondo
  10. Il solo pensiero di trovare un lavoro, magari quello dei sogni, e rileggere questo post con il sorriso sulle labbra

Nb. Specifichiamo che l’elenco è numerato solo per convenienza e non per ordine di importanza!

 

 

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una domenica particolare (paganese.it)

Ci sono novanta  minuti paralleli a quelli che si giocano in campo ogni domenica. Sono i novanta minuti di chi la partita la sente, non la gioca. E sono quelli che non passano mai, quelli interminabili, quelli che solo se le cose vanno bene volano via subito; quelli che se le cose vanno male ti costringono a guardare l’orologio in continuazione. I novanta minuti d’orologio sono sempre gli stessi; si dilatano e si restringono però a seconda delle situazioni e degli stati d’animo.

Una partita che matematicamente ha sempre la stessa durata e che, a seconda delle emozioni, diventa infinita o troppo breve. Novanta minuti “sentiti” in maniera diversa tra chi li gioca e chi li vive dagli spalti o, peggio ancora, da lontano. Sono i momenti dei riti scaramantici che non cambiano mai, che si ripetono nei minimi dettagli fino a scandire ogni singolo secondo della gara. Sono i momenti infiniti che poi esplodono al termine della gara con gli applausi, i fischi, le imprecazioni.

I novanta minuti di oggi sono finiti con i fischi dagli spalti. Novanta minuti di sofferenza. Una sconfitta, la prima in casa, e una squadra che chi tiene veramente alla Paganese non vorrebbe mai vedere così. Fischi di disapprovazione per una prestazione tutt’altro che esaltante e per “salutare” anche la prima sconfitta casalinga di questo campionato, proprio quando la striscia di risultati positivi in casa sembrava rincuorarci dopo le sconfitte esterne, nella convinzione che “stiamo tranquilli, i punti per la salvezza li conquisteremo tra le mura amiche”.

Non vedevamo da tempo tante persone che abbandonano anzitempo le gradinate dello stadio. Il secondo gol del Pergocrema, a cinque minuti dalla fine del tempo regolamentare, ha rappresentato un po’ la chiusura anticipata della gara.

Dopo, la Paganese non ha avuto la forza né il coraggio neppure per accorciare le distanze.

C’è il tempo per riflettere su cosa non ha girato per il verso giusto, per riflettere sugli errori e “per dimenticare questa domenica” – come ha suggerito negli spogliatoi il tecnico Palumbo.

La settimana riprende: c’è il tempo per smaltire la delusione e per prepararsi ai prossimi novanta minuti, con la speranza che siano di gioia!

(www.paganese.it)

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