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“le faremo sapere”…

cercare-lavoro“Grazie per averci inviato il suo cv. Qualora il suo profilo fosse coerente con le ricerche di personale in corso sarà nostra cura contattarla”. La frase è più o meno sempre la stessa. Equivale al laconico “le faremo sapere” che probabilmente le generazioni che ci hanno preceduto hanno almeno avuto la fortuna di sentirsi dire nel corso dei colloqui. Eh sì, perché oggi devi anche faticare per riuscire ad avere un colloquio, per farti dare una chance, per farti vedere come sei e come appari dal vivo, oltre il freddo modulo compilato e spedito on line che omologa tutto e tutti.
Oggi la ricerca di lavoro on line è semplice, diretta e immediata. Ma a volte può risultare una vera e propria giungla, in cui ci si perde – come in una selva oscura – tra freddi moduli da compilare, da riempire di dati con correttezza sennò poi non si carica la pagina successiva e non si può procedere al passo successivo. Oggi il web è tappezzato di inviti a inviare cv a destra e a manca: a Milano cercano questo mentre a Roma potresti avere quest’altra opportunità. E allora il candidato speranzoso (il laureato che dopo tante fatiche e tante corse riesce solo a contemplare quel pezzo di carta sudato e meritato nella cornice alle spalle della scrivania dalla quale disperatamente invia e scrive lettere di presentazione) si fionda nel mare magnum di internet, pronto a candidarsi alle offerte di lavoro più simili al suo profilo; pronto a non perdere la speranza.
Che poi – io una cosa me la chiedo con insistenza – quanti di quelli che inseriscono i cv in maniera spontanea sono stati mai chiamati da un’azienda? Boh. Intanto “il cv è stato registrato con successo”.

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dubbi sull’informazione

L’informazione sembra oramai svuotata di senso. Se ne parla tanto, forse troppo; ma quanto si fa informazione? Quanto si fa giornalismo, nel vero senso della parola? Quanto giornalismo serio esiste nel nostro Paese? E, soprattutto, esiste l’informazione vera, quella con le iniziali maiuscole, quella che troviamo sui manuali?

Io la risposta ce l’ho: è la risposta di chi è oramai scettico sulle potenzialità di un mondo dell’informazione che sembra sempre più alla deriva; un mondo poco libero, poco etico, poco responsabile, sempre più legato ad esigenze diverse e mai rispondente all’ideale del cane da guardia della società. Certo, non bisogna fare un solo fascio di tutta l’erba: su questo sono d’accordo. Ma la mia sensazione è che negli ultimi tempi si faccia solo un grande caos attorno al mondo dell’informazione.

Le parole “giornalismo” ed “informazione” sono sulla bocca di tutti; ma quanto si fa informazione?

E’ un post di domande, più che di considerazioni. Nel frattempo medito; mi ritiro a pensare su una professione sempre più affascinante sulla carta e sempre più difficile e complicata nella realtà. Ma l’ideale di giornalismo esiste davvero? C’è nella realtà?

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