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principi poco azzurri

1Si torna a parlare di principi. Per poco, non vi preoccupate.
Davanti a un aperitivo fruttato si parla del più e del meno e poi spunta una domanda impertinente.
– Ma secondo te, se al momento clou il principe azzurro, al posto di prenderti e portarti via sul cavallo bianco, prende il cavallo e se ne va che significa?
– Se ne va dove?
– Ti lascia, si mette sul cavallo e se ne scappa dopo averti fatto credere che era azzurro.
– Che sòla: non era azzurro! 😀

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dieci motivi alla Saviano

Li avevo promessi alla mia collega di blog in risposta al suo post sui dieci motivi per cui vale la pena vivere. Mi ero ripromessa di scriverli più di una volta, anticipandone uno lo scorso weekend. Mi sono detta che dieci motivi forse sono un po’ pochini e che occorrerebbe allungare la lista. O forse scegliere solo i più importanti. Ma come si fa? Poi mi sono detta che forse, se non fossero stati pochi dieci motivi, non ci sarebbe stato neanche lo sfizio di scriverli. E allora ho pensato che vale la pena provarci. Così, scrivendoli di getto, magari mangiandomi le mani per aver omesso qualcosa, o commentando a raffica il post per inserire man mano altri motivi, bluffando clamorosamente. Vedremo… Pronti? Via

  1. La soddisfazione di tornare in posti che pensavi non avresti più rivisto ed emozionarti sempre come se fosse la prima volta.
  2. L’affetto, la stima e la presenza costante delle persone a cui vuoi bene
  3. La sensazione incredibile di essere riuscita in un’impresa della tua vita e lo stato d’animo di chi sa di aver conquistato qualcosa con le sue mani, anche se in maniera fugace
  4. Gli elogi sinceri delle persone che stimi e che ti danno la giusta carica per affrontare nuove difficoltà
  5. Il profumo del caffè caldo la mattina e la ritualità di piccoli gesti che se non ci fossero si andrebbe avanti a fatica
  6. Il piacere di un caffè al bar in compagnia e con quattro chiacchiere tra gossip e aggiornamenti (sono caffeinomane e inciuciona, lo so!)
  7. I ricordi. Sono sempre il sale della vita. Sono la nostra storia. E donano piacevoli emozioni quando se ne ha bisogno
  8. Il mare, d’estate o d’inverno; il mare con poche persone, con una leggera brezza mischiato al profumo degli alberi di una pineta. Una delle immagini della mia infanzia: rilassante e spensierata insieme. Come tornare sull’isola che non c’è! 🙂
  9. Credere che un mondo migliore sia possibile e che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo impegnarci per cambiare il mondo
  10. Il solo pensiero di trovare un lavoro, magari quello dei sogni, e rileggere questo post con il sorriso sulle labbra

Nb. Specifichiamo che l’elenco è numerato solo per convenienza e non per ordine di importanza!

 

 

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gente strana sui mezzi pubblici

Giornata di caldo torrido. A pensarci bene, caldo torrido quando l’estate, quella del calendario, non è ancora arrivata. Ti accorgi di aver perso l’autobus per tre secondi esatti. Tu giri l’angolo e l’autobus è lì che riparte e hai voglia di corrergli dietro: non ci sta niente da fare. E’ partito. E tu sei maledettamente in ritardo. Allora ripieghi sulla soluzione alternativa, anche se più stancante e meno pratica: il treno. Attesa paziente alla stazione sotto un cielo cocente, tra gruppi di allegri fanciullini in bermuda e ciabatte che vanno ancora a scuola (sigh!). Il treno che arriva sembra quasi una salvezza, un posto in cui refrigerarsi per un po’. Come non detto: in quei vagoni fa un caldo di almeno dieci gradi superiore rispetto ai trenta gradi all’ombra dell’esterno. A poco servono i finestrini aperti: nei vagoni, ventilati in maniera naturale, si diffonde ancora di più quel profumo tipico di treni regionali (non saprei offrire migliore descrizione per una percezione olfattiva. Spero basti).

Il caldo, non c’è niente da fare, è asfissiante. Il vento dai finestrini continua a diffonde la fragranza dei treni regionali, il capotreno passa per monitorare la situazione,  e io mi immergo nella lettura del mio bel quotidiano. Poi, improvvisamente, sento il mio vicino parlare. Mi volto di scatto, credendo che quella frase che non ho ancora capito sia rivolta a me. E invece il tizio continua a parlare. Mi sposto per osservare: starà parlando con l’auricolare – dico tra me e me. Quelli che parlano con l’auricolare anche in macchina sembrano tutti matti. E, invece, con mia somma sorpresa, noto che non c’è neppure l’auricolare. Quest’uomo parla, gesticola, ma non riesco a capire né cosa stia dicendo né a chi si rivolga. Faccio finta di niente: torno al mio bel quotidiano. Faccio finta e osservo di nascosto come evolve la situazione. Quello riprende. Parla in dialetto, scopro, un dialetto strano. Fingo di leggere e capisco che parla DA SOLO di qualcosa che gli è successo prima di prendere il treno. E vabbè.  Mi volto dall’altro lato e scopro che di fronte a me c’è una tizia che, nel vedere la scena, ride. Voglio sperare che stia ridendo per questo. Ma lei ha le cuffie, quindi potrebbe anche ascoltare uno dei migliori spettacoli comici degli ultimi anni in treno… Stranezze che capitano!

Ancora qualche fermata e … toh… sale un uomo di una certa età, elegante e divertito, che improvvisamente prende a canticchiare da solo. Il quadro si completa quando nel mio vagone arriva un ragazzo che improvvisamente scoppia a ridere da solo. Sussurra qualcosa da solo e ride, sorride, si guarda nel finestrino, fa facce strane e ride! 😦

Faccio neppure in tempo a ricordare che poteva andarmi peggio: certe volte ho incontrato tantissimi vecchietti che si sono messi a parlare dei loro acciacchi e delle loro difficoltà; ci penso e… tadan: ecco la prima persona anziana che mi rivolge la parola. Ma in fondo mi chiede solo informazioni sulla destinazione del treno. La chiacchierata finisce qui. Poteva andarmi peggio.

Per fortuna il mio viaggio sta per terminare. Al ritorno, salgo contenta sul mio bell’autobus, ricordando ed enfatizzando da sola le stranezze dei tipi che frequentano i treni. Ben mi sta: al ritorno in autobus devo sorbirmi come vicina una che canta a squarciagola canzoni di Gigi D’Alessio. Fosse stata almeno intonata…. 😦

Motivo del post: vorrei fare luce sulle mie straordinarie capacità di incontrare gente strana sui mezzi pubblici. O forse si dovrebbe cercare di capire perché sui mezzi pubblici che frequento io ci sono veramente personaggi di tutti i tipi. Non so se sono io ad avere la calamita per la gente strana o cos’altro. E’ proprio un dubbio pesante! 😛

Ps. Chiudiamo con la musica, una delle canzoni preferite (immagino) della mia vicina di posto al ritorno in autobus. Si parla di neve ad agosto. Anche se non è agosto può andare! 😀

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la rinvincita dei pettegoli

Alzi la mano chi, dopo aver spettegolato a lungo con un’amica, non si è sentita poi tremendamente in colpa. Nonostante la nostra stoica tendenza a parlare e sparlare di tutto e tutti, ci hanno sempre spiegato che il “chiacchiericcio” è dannoso, prerogativa di chi non ha nulla da fare e si preoccupa solo di commentare i fatti altrui, passatempo di persone poco colte che si divertono a spiare dal buco della serratura le vite degli altri e quelle dei personaggi famosi. Ma, volenti o nolenti, professione, livello di istruzione e identità culturale a parte, il gossip è da sempre lo sport preferito degli italiani, specie dalle donne, che non perdono occasione per aggiornarsi ed aggiornare su presunte e reali novità altrui.

La rivincita dei pettegoli arriva oggi e porta la firma del Cnr. Avete letto bene: il gossip lascia i rotocalchi rosa e approda sul tavolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. E proprio dal Cnr giunge la notizia: il pettegolezzo è una forma di comunicazione che garantisce un certo grado di ordine sociale; una sorta di meccanismo di autocontrollo della società che, proprio tramite il gossip, controlla comportamenti negativi e porta alla costruzione di una vera e propria “conoscenza sociale”.

Pare inoltre che il gossip aiuti a fare carriera, a creare vere e proprie relazioni sociali, ad esplorare al meglio l’ambiente in cui viviamo, i pericoli ed i limiti che ci circondano. Insomma, spettegolare non è poi un’abitudine così cattiva! E poi, diciamocela tutta: il gossip non è altro che la rappresentazione della curiosità che, come negarlo, contraddistingue chiunque.  Ovvio che anche al pettegolezzo va posto un limite; ma perché privarci di questo “piacere”?

La notizia rappresenterà di sicuro un’ottima scusante per chi non riuscirebbe mai a rinunciare ad una sana dose di gossip in compagnia delle amiche, al solito bar davanti ad una fumante tazza di caffè.

Tanto poi, in fondo, per citare qualcuno: “non siamo pettegoli: siamo solo diversamente informati”!

Buon pettegolezzo!  🙂

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