Archivi tag: bar

amaro caffè macchiato con zucchero di canna

Mattina piovosa al bar. Ordino un caffè macchiato.
Il cassiere del bar: 90 centesimi. Bene, c’è stato l’aumento. Prima lo pagavo 80. O forse pago “la macchia” di latte.
Passo al bancone: “Un caffè macchiato, per cortesia”.
La barista, tutt’altro che gentile e cortese, mi guarda schifata e comincia a prepararlo.
Io prendo lo zucchero di canna dal bancone e lo metto nel piattino in attesa del caffè.
La prima barista schifata mi porge il caffè con aria di sufficienza.
Arriva la seconda barista, altrettanto schifata. Anzi, no, forse schifata un po’ di più. Osserva il mio caffè macchiato e lo zucchero di canna e, con tono di rimprovero fa all’altra: “Fammi vedere lo scontrino”.
Appena vede il mio scontrino fa la faccia di paura e parte un rimprovero all’altra: “Ma come? 90 centesimi il caffè macchiato e ok… Ma lo zucchero di canna? Fammi capire: il caffè macchiato con canna tu lo fai pagare 90 centesimi?”
Bene, io ho bevuto il caffè e me ne sono andata. Non ho risposto alle gentile signorina perché saremmo arrivati chissà dove.
Ma ora, dico io: quanto vuoi farlo pagare un caffè macchiato con zucchero di canna? Quanto?
Passi che un goccino di latte me lo fai pagare 10 centesimi… Vuoi 10 centesimi anche per lo zucchero di canna? Sì? Ok, allora toglilo dal bancone e dallo solo su richiesta.
Una cosa è certa: la cortese signorina il mio viso non lo vedrà mai più u.u

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in diario, domande, ironia, pensieri, riflessioni

La granita di gelso

Un ragazzino al bar: “Salve, vorrei una granita”.
– “Come?”
– “A gelso” – fa il giovane avventore dopo aver osservato la tabella dei gusti. Mentre il signore versa la granita nel bicchiere, il giovane chiede incuriosito: “Ma scusate, cos’è il gelso?”
– “‘e cevz” gli risponde l’uomo
– “ah”, replica con poca convinzione il ragazzino
– “sei troppo giovane per conoscerle”, gli sorride l’uomo.
Il giovanissimo cliente paga, prende la sua granita e, dopo averla sorseggiata, esce soddisfatto dal bar, pronto a consigliate il gusto della granita agli amici che lo aspettano.
Quando si dice: odori e profumi di un tempo lontano…

20130802-231319.jpg

1 Commento

Archiviato in cucina, diario, emozioni, ricordi, riflessioni

abbigliamento del sabato sera

Metti un sabato sera seduti ai tavolini di un caffè all’aperto. E’ uno straordinario punto di osservazione sull’umanità. Un altro punto di osservazione. Sulle varie tipologie di uomini e donne (prevalentemente giovani,  diciamo pure under 40) che, profumati, agghindati e tirati a lucido, si avviano a passeggio per le strade del centro. Durante poco più di un’ora ho cercato di individuare le varie categorie possibili. Ci provo a elencarle sinteticamente.

  1. Uomini compressi in insoliti pantacollant (le mie calzamaglie da neve sono più larghe) a vita bassa, rigorosamente coperti al polpaccio da orrendi scarponi tra il beige e il giallo. Uomini le cui gambe sono letteralmente compresse, a mo’ di salsicciotti, in jeans o presunti tali così stretti che secondo me passano in apnea tutta la serata. Tu li vedi sorridere a destra e a manca, impassibili. Io un’idea ce l’ho: il loro non è un sorriso; è una smorfia, l’aspetto tipico di chi non ce la fa più a trattenere il fiato.
  2. Uomini in pelliccia. Roba da far venire un complesso di inferiorità alle più vanitose delle donne. Precisiamo: uomini con il collo di pelliccia, non con la pelliccia intera. Un collo di volpe, mi ha suggerito chi se ne intende, che spesso “abbellisce” giubbotti di pelle e cappotti. Spesso non il collo stretto, ma quello che scende, quello che io ho visto sempre tipico di una donna adulta. Ora dico io: una donna che ha un fidanzato/marito che indossa la pelliccia, come potrà mai sentirsi? Avrà di sicuro un complesso di inferiorità: la pelliccia è da sempre il simbolo della femminilità.
  3. Donne che hanno dimenticato di indossare la gonna. Ebbene sì, c’è anche questa tipologia. A voi non è mai capitato, nella fretta, di lasciare qualcosa a casa? A loro capita di lasciare la gonna (o il pantalone). Come si distingue questa tipologia di persona? Solitamente va in giro con una maglia poco più lunga del solito e con un paio di calze (spesso neanche troppo scure). Il guaio è che spesso il soggetto in questione non si rende conto di avere un pezzo mancante e va in giro per la città con una insolita nonchalance.
  4. E poi ci sono i tacchi. A spillo, zeppa, plateau… vari nomi per identificare scarpe altissime, troppo alte per i miei gusti. Scarpe che fanno diventare la tua camminata innaturale, ti costringono a brutte cadute, tremendi incidenti di percorso. Le scarpe alte, quelle che io non sono mai riuscita a indossare, sono ai piedi di tutte. Tu le guardi, sorridi, dici tra te e te “adesso cade, inciampa, prende una storta”. E loro niente. Ci sono donne che camminano impassibili anche su tacchi alti mezzo metro. Ci camminano bene e non rischiano. Io se indossassi scarpe del genere subirei cadute paragonabili a quelle da chi si lancia dal primo piano. Loro no. Le donne coi tacchi passeggiano come se niente fosse anche sui sampietrini, proprio là dove anche la tua scarpa di ginnastica solitamente tentenna e finisce per incastrarsi nelle giunture delle piccole mattonelle.

C’est la vie 🙂

 

5 commenti

Archiviato in diario, ironia