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la profondità dell’ignoranza in mostra on line

Breve premessa. Lo so: a volte rischio di sembrare odiosa. O forse lo sono per davvero. Ma certe cose proprio non le posso vedere/leggere/sentire. Ok, forse non era proprio il caso di tornare con la vena polemica sul blog che non aggiornavo da un po’. Ma, oramai lo sapete, anche le mie polemiche sono ad alto tasso di ironia. Chi dovesse sentirsi offeso da determinate constatazioni è pregato di non continuare a leggere il post. 🙂

Sto ultimamente vedendo e sentendo cose che non avrei mai immaginato. C’è gente che su Facebook oramai improvvisa anche la telecronaca dal bagno. Persone che non riescono evidentemente a staccarsi dai social network e pensano di dover aggiornare il mondo intero anche sul callo che da qualche tempo tormenta il mignolo del piede oramai stancamente compresso negli stivali invernali. Il guaio è che non sono pochi. Sono in tanti. Tanti che te ne capita uno appena ti colleghi, pure se resti davanti al pc un nanosecondo su Facebook.
Inizialmente avevo seguito il consiglio di un’amica: “Togli gli aggiornamenti dei loro stati dalla tua bacheca“. Tolto uno, tolti due, tolti tre, quattro… A un certo punto mi sono trovata a vedere solo me stessa. Allora ho capito che qualcosa non andava e allora ho aggiunto di nuovo tutti. Un po’ per curiosità, un po’ per farmi due risate.
Ditemi quello che volete ma io mi diverto un mondo – quando ho tempo – a stare alla finestra, affacciata sui social network ad ammirare lo straordinario panorama della variegata umanità che – come si dice dalle mie parti – si “afferra” (trad.: discute animatamente) on line per nulla ed è pronta a regalarsi sorrisi speranzosi al primo incrocio. Mi diverto ad osservare i leoni da tastiera, quelli che faccia e pc sono pronti a distruggere tutti e il mondo intero, e quelli che – spesso anche a sproposito – si lanciano in invettive, discussioni e disquisizioni filosofiche. Mi diverto un sacco anche ad osservare e a commentare con pochi fidati amici la (non) conoscenza della lingua italiana. Facebook è il luogo in cui tanti – anche gli insospettabili – cadono sugli accenti, sugli apostrofi, sulle doppie e sui termini assurdi. Spesso, nell’assurdo tentativo di mostrare la profondità poetica dei propri pensieri, si finisce per mostrare una sola profondità: quella della propria ignoranza. No, la frase non è mia. L’ho letta da qualche parte. Ma è tremendamente attuale.

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uomini eleganti con sandali e calzini

Foto: calzediseta.wordpress.com

Foto: calzediseta.wordpress.com

Un pensiero veloce.
Io proprio non capisco quegli uomini che si ostinano a essere eleganti e a indossare i sandali, magari con il calzino.
Ieri ne ho visto uno con camicia, pantalone elegante, sandalo moda-mare plastificato e calzino.
Ma come si fa? Come?
Poi navighi on line e scopri che la moda – l’ultima moda, quella che vedi solo sulle riviste e mai addosso alle persone – dichiara chic il sandalo da uomo con il calzino.
No, queste cose non si possono dire. Tantomeno scrivere!
Ps. Lo so, sto diventando ripetitiva: non è la prima volta che scrivo sul tema (Ne ho scritto qui e qui). Ma io proprio non mi faccio capace!

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l’estate su Facebook

Pronti, partenza, via… è arrivata l’estate! E con la bella stagione – con o senza i 30° C all’ombra – Facebook si è trasformato nell’album di figurine delle vacanze. In prima fila, appena apri la home, svettano bikini, spiagge, sabbia, mare cristallino, ombrelloni… e tante altre immagini dell’estate degli altri. Vacanze al mappatella beach sottocasa, a Portofino, in Costa Azzurra, Smeralda o in piscina poco importa: per molti il must è convincere gli altri dell’esperienza unica che si sta vivendo.
Vi lancio una sfida: divertiamoci a osservare il mondo delle pseudovacanze patinate dei nostri amici e commentiamole. Ma non per essere cattivi. Commentiamole giusto per farci quattro risate assieme.
Nella top ten delle improbabili situazioni di questo weekend ci sono:
1. Il conoscente che si spara le foto in piscina su Facebook. A me sembrava una piscina piccolina. Provo ad approfondire e cosa scopro? La sua è una trovata intelligente: la piscina è quella per bambini, prontamente montata sul terrazzo per ovviare alla calura estiva. Ovviamente la foto della genialiata non può non finire on line.
2. Gente che la dieta non sa cosa significhi per 330 giorni l’anno e che adesso, in vista della prova costume, ricorda al mondo che è a dieta da un tot di anni e che fino a quando non avrà raggiunto il peso ideale non posterà foto in costume. E se questi soggetti fossero solo invidiosi di tutto il resto e scrivessero queste cose per ripicca?! 🙂
3. Selfie in spiaggia. Fatemelo dire: se il selfie nella vita normale è inguardabile, sulla spiaggia (o in costume) è peggio: mette in risalto i difetti a chi non ne ha… Figuriamoci a noi!
4. Le donne con occhiali-orecchini-collane-bracciali-trucco-tacchi-messainpiegaimpeccabile che si fotografano in riva al mare. Non ci credo. O sono fotomontaggi o la foto è scattata appena mettono piede sulla spiaggia. Poi si squagliano, assieme ai loro trucchi e gioielli.
5. Gente sdraiata in costume come foto di copertina. Un suggerimento: se ambite a diventare modelle delle principali marche di costumi, avete sbagliato periodo, magari – visto che l’estate è alle porte – siete un tantino in ritardo.
6. Foto dell’acqua. Voi avete mai provato a fotografare l’acqua? No? Provateci. E postate la foto su Facebook, anche per far notare alla gente com’è limpida anche l’acqua che sgorga dal vostro rubinetto.
7. Le immagini dei piedi in acqua. Andava di moda lo scorso anno. Assieme alle gambe immortalate con il mare sullo sfondo (modello würstel). Se proprio dovete ricordarci che siete a mare, siate originali!
8. L’uomo in ciabatta con i piedi nell’acqua. Sull’argomento rimanderei a tantissimi post fa. Ma sulla spiaggia all’uomo concedo l’uso dei sandali e quindi non vi rimando da nessuna parte 🙂
9. Le over 50 (di taglia, non di età) in bikini succinto con i commenti dei mariti/fidanzati: “teso’ stai benissimo”. Sì, come braciola nel sugo la domenica 😀
10. I finti palestrati che tirano in dentro la pancia, non respirano per qualche secondo, indossano un costumino modello spot Dolce&Gabbana per una foto profilo che resterà lì per 365 giorni l’anno. Quelle foto che quando poi incontri il soggetto per strada e non lo vedi da molto stenti a riconoscerlo… 🙂

E allora? Io un consiglio ve lo do. Mettete da parte smartphone, tablet, selfie, pc e tutto il resto e godetevi la vacanza!!! E lasciate in pace tutti quelli che sono a casa! 🙂

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sull’uomo con infradito in estate

Foto: sestyle.it

Foto: sestyle.it

L’estate è oramai alle porte e in attesa di trovare l’abbigliamento/accessorio dell’anno, mi soffermo a fare una riflessione assieme a voi su una figura strana: l’uomo con le infradito.
E non fate la faccia strana… Non dite che non ne avete mai visto uno.
Ero a fare la spesa al supermercato ieri. Davanti a me c’era un signore di mezza età vestito con un normalissimo pantalone classico nero e con una camicia. Tutto normale, fino a quando, alla cassa, nel tentativo di sbirciare i prodotti che l’uomo davanti a me metteva faticosamente sul bancone… tadaaaaa… scoperta: il pantalone del suddetto esemplare maschile assume una strana forma, fino a contorcersi sotto il tallone, precisamente tra il tallone e la ciabatta. E che scarpa indossa questo uomo? Certamente non uno dei miei odiati sandali da uomo; no, indossa proprio le infradito. Effetto? Nun se po’ guarda’.
Scena simile stamattina. Siamo abbastanza lontani dalla spiaggia, teoricamente saremmo in chiesa. Il mio sguardo si abbassa ad osservare le calzature degli uomini presenti e cosa vedo? Due esemplari maschi che indossano le infradito. Uno sotto a un bel jeans a gambe lunghe; l’altro sotto un più estivo pantaloncino corto.
Ok, sarò anche impopolare, come ho fatto in passato con i sandali da uomo, ma io ve lo confesso: le infradito da uomo non le sopporto. E non è solo questione di avere il piede ben curato. No, non è solo questo: a me l’infradito da uomo, se non associato strettamente alla spiaggia (e anche qui non preferireste una più comoda ciabatta?!), fa proprio una brutta impressione!
Ho visto uomini vestiti di tutto punto e con infradito ai piedi… Insomma: fuori luogo!
Non sono la sola a pensarla così. Ho scovato finanche un gruppo Facebook che la pensa come me: Rabbrividire alla vista di un uomo con le infradito! 🙂

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i selfie con le fotocamere di una volta…

Buongiorno, sono al mio terzo giorno senza smartphone.
Mi sto lentamente abituando alla cosa. Ma le difficoltà, nella vita pratica quotidiana sono comunque tante.
Quali? Prima di tutto non posso fare selfie. Non che ne avessi mai fatti, sia chiaro. Però ieri ero in un contesto in cui tutti si facevano selfie e io al massimo potevo mandare un sms.
Poi a un certo punto mi avvicinano e mi chiedono:
Scusa, ce la puoi scattare tu qualche foto?
(Io sono notoriamente quella che scatta sempre foto ovunque, o almeno lo facevo quando il mio iPhone 5 era in vita)
Certo, posso farlo tranquillamente ma mi dovreste dare un cellulare con una buona risoluzione.
Ma tu avevi quello (è lui, il mio iPhone 5) che faceva foto straordinarie…
Ecco, appunto, lo avevo… Ora ho questo (e mostro il mio vecchissimo Nokia).
Ma come? Perché? Quello era bellissimo… Perché sei tornata al vecchio Nokia?
– Secondo te?
– Ti sei stancata della tecnologia?
– No… Ehm… è la tecnologia che si è stancata di me.
– Ahaha, sempre con la battuta pronta, eh?!
– No, dico sul serio: improvvisamente l’iPhone si è spento e non si è acceso più.
– Uh, mi spiace. Hai tutta la mia solidarietà… Dopo aver speso tutti quei soldi poi…
– Infatti… lo sto ancora pagando…
– Uh mamma, che peccato…
– Già… Senti, torniamo a noi: mi dai il tuo cellulare per fare le foto?
– (caccia dalla tasca un vecchio Samsung con fotocamera da 0 megapixel e mi spiega come si scattano foto). Vedi, devi premere questo tasto e poi questo…
– Ok, ora capisco la tua solidarietà nei miei confronti. Tu con questo cellulare puoi a malapena fare un selfie.
– Sempre meglio di niente è.
Giusto. Sempre meglio di niente…

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quando le mail non si leggevano dallo smartphone…

Buongiorno. Oggi è il mio secondo giorno senza smartphone.
Stamattina mi sono alzata, ho acceso il mio vecchio Nokia e un senso di impotenza si è impossessato di me: non posso controllare più le email dal cellulare. Da ieri mi ripeto questa cosa a memoria, di tanto in tanto, per evitare di cadere in tentazione e rimanere delusa. Ma stamattina ci sono cascata di nuovo.
Per esempio ieri, mi chiamano al telefono. Numero sconosciuto. Chissà chi è. Rispondo. Dall’altro capo continuano a spiegarmi cose.
Ue’, tuttappost?
– Sì, chi è?
– Ti e fatt e sord
– Scusi?
– Jaaa, fai a vrè che nun m saje?
– Scusi, chi è? (la voce comincia a essermi familiare ma proprio non riesco a risalire al nome…)
Ma sei tu o no?
– Sì, sono io… Solo che il mio telefono non è lui… Insomma, non ho più il mio smartphone e al momento ho perso tutti i numeri di cellulare… Sa com’è, si è spento all’improvviso… Adesso sono con un vecchissimo Nokia che a stento manda i messaggi…
(Mi dice chi è, capisco, e finiamo a farci sonore risate per l’inizio della telefonata).
Comunque – dice lui – ti ho mandato una mail. E ti ho chiamato perché mi sembrava strano che non avessi ancora risposto
– No, non è possibile, non mi è arrivata. Hai fatto bene a chiamare
– Ma hai controllato?
– Certo, io leggo sempre le mail in tempo reale dal cellulare e rispondo anche subito. Lo sai, lo faccio per abitudine…
– E stavolta non è arrivata?
– Certo che no
– Ma hai controllato al pc?
– No, ma ti ho detto: ho le notifiche. Appena ricevo una mail il telefono mi avvisa.
– Scusa, ma il tuo smartphone non si era rotto?
– … (SILENZIO! PANICO! IMBARAZZO)! Ehm… sì, hai ragione  

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diario semiserio di isolamento tecnologico :-)

Ciao a tutti. Il mio iPhone nuovo di zecca mi ha abbandonato da 24 ore circa.
Sono praticamente in preda all’isolamento tecnologico. Con una differenza: di solito con isolamento tecnologico si intende quelli che si isolano dalla realtà per fuggire nel mondo della tecnologia. Bene, il mio isolamento tecnologico è al contrario: sono in astinenza da app e da tutto quanto sia possibile fare con uno smartphone. Torniamo al mio iPhone 5 che mi ha lasciato senza preavviso.
La sera prima lo avevo lasciato dopo un uso smodato causa elezioni. Era bello, lucido e pimpante. La mattina mi alzo e non si accende. Provo a caricarlo (ma era carico) e niente: non si carica. Allora provo l’hard reset ma… niente. Ecco che corro dal mio rivenditore e gli spiego l’accaduto. Alla fine lascio il mio iPhone lì e devo attendere almeno 40 giorni per riaverlo.
Compro un adattatore per mettere la mia nano-sim nel vecchissimo Nokia e comincia il mio isolamento digitale.
Niente Whatsapp.
Niente Facebook.
Niente email.
Niente Twitter.
Niente giornali e notizie a portata di mano.
Tornano le vecchie telefonate.  Ah no, ho perso tutti i numeri. Quindi al massimo chiamo a casa mia (credo sia l’unico numero che ricordo a memoria).
Tornano i vecchi sms. Per il momento inviati solo a una mia cara vecchia amica il cui numero stava sul vecchio Nokia.
E allora, poiché credo che sia altamente terapeutico in questa fase di disintossicazione da nuove tecnologie, ho deciso: annoio voi quattro/cinque lettori del mio blog alla scoperta del mondo prima degli smartphone.
Sarebbe previsto un post al giorno. Ma forse la disperazione mi porterà a scriverne di più. O forse mi abituerò in men che non si dica e tornerò sul blog solo per ridere delle vecchie digitali abitudini.
Chissà! A presto 🙂

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l’idiozia ai tempi dei social network

Foto: francescoamato.com

Foto: francescoamato.com

Era da tempo che non vi annoiavo con acidi commenti sulle mode, sulle tendenze o – peggio ancora – sulle solite attitudini della maggior parte delle persone che popola oggi il mondo reale e virtuale.
Poi stamattina mi sono imbattuta in un post sulla bacheca di un’amica. È un post che mi ha illuminato e mi ha fatto capire che non sono la sola acida-intollerante-antipatica che critica determinati atteggiamenti. E allora ve lo riporto qui, giusto per condividerlo con voi e per fare anche quattro commenti, oltre che altre quattro critiche agli stili di vita moderni, a margine.
La pagina Facebook “Le perle di Pinna” (premetto che non si tratta di pubblicità subliminale: non so chi sia Pinna e fino a cinque minuti fa ignoravo la sua esistenza) pubblica quanto segue.

“Appena vi fidanzate lo annunciate su Facebook e non pubblicate altro che foto assieme, frasi melense e aforismi di Prevert, il tutto condito da cuoricini, bacini e fiorellini.
Poi vi lasciate e pubblicate solo massime su quanto è bello essere single, racconti in cui sputtanate i vostri neo ex e foto recenti di voi in palese coma etilico intitolate “Bella la vita da single” o “Gli amici sono tutto per me, la vodka pure”. Per non parlare degli status-frecciatina in cui narrate di una felicità inesistente perché state morendo di nostalgia ma volete far credere a tutti di essere forti, rinati e tremendamente indipendenti.
Dopo due settimane circa trovate un nuovo “grande amore”, mollate gli amici (che erano tutto fino a ieri) e ricominciate a fracassare le palle con foto, video e cuoricini, seguendo lo stesso identico iter fino allo sfinimento.
Ma tipo non vi sentite idioti?”

Ecco… Io lo chiedo a voi: non si sentono idioti? Io mi sento tale anche solo a leggere ‘ste cose! E queste erano esattamente un paio di cose che avevo sulla punta della penna e della lingua da qualche mesetto. Ma poiché mi spiace essere scambiata per una giovane acidula fanciulla ho tenuto le considerazioni per me e le ho lasciate a poche amiche fidate.
Io, a margine del commento, visto che oramai – come ripeto spesso – i social network erano anche una cosa utile in partenza ma adesso sono andati a finire “man ‘e sciem”, propongo un minuto di silenzio (uno per ognuno) per coloro che:
– ti cancellano da Facebook e Twitter per cancellarti dalla loro vita. Pensano di farlo perché confondono il reale con il virtuale e se tu non sei più on line secondo loro non esisti più;
– lanciano frecciate a destra e a manca a prima mattina, appena scendono dal letto. Mi spiace che appena alzati ce l’abbiano con il mondo intero. Per loro un sincero “stai calm”;
– condividono a raffica le foto delle vacanze e ti mandano saluti da ogni parte del mondo con foto disarmanti. Sono capaci di mandarti i saluti anche da sotto casa loro… Ma se ci troviamo per strada e non mi saluti nemmeno?!;
– condividono status poetici sbagliando, oltre che i testi, anche l’italiano. Spieghiamo agli aspiranti letterati che condividere citazioni – anche sbagliate – sui social network non è simbolo di intelligenza;
– ti avvisano anche quando sono in bagno. Ma non smettono di twittare e postare sull’andamento della situazione…

Adesso basta, mi fermo qui. Ma sono sicura che i minuti di silenzio sarebbero ancora molti.
Perché il silenzio? Perché può essere l’unica risposta davanti a certi atteggiamenti!

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copertina, cambio immagine

Un post per “celebrare” il cambio dell’immagine di copertina del blog wordpress? Ci può stare! Ed eccolo.
Innanzitutto ecco a voi l’immagine che ho appena scelto (magari nel giro di qualche giorno mi rendo conto che è proprio brutta assai e decido di cambiarla).

NoTrespassing_BarbaraRuggiero
Ho scelto di cambiare l’immagine di copertina perché:
– ogni tanto cambiare qualcosa non fa mai male, anzi, dà l’effetto di nuovo a una cosa vecchia che non aggiorni da tempo
– per megalomania: questa foto l’ho scattata io con il cellulare e l’ho modificata con Instagram. Insomma, con la democratizzazione della fotografia mi sento tanto un’esperta di scatti e immagini e vorrei condividere questa gioia con il resto del mondo
– perché questo scatto era in realtà una prova ed è venuta fuori secondo me una immagine estremamente significativa
– perché in fondo questa è la prima immagine mia come copertina del blog
– perché quel divieto di accesso che si vede sulla destra per me è un po’ come il “no trespassing” di Quarto Potere, il cartello appeso alla recinzione che appare all’inizio e alla fine dell’arcinoto film di Orson Welles.

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sui cappotti a mezza manica

SALDI NEGOZI MILANO

Foto: giornalettismo.com

Sabato pomeriggio in giro per negozi. Siamo a metà febbraio e tutti – dico tutti – siamo a caccia dell’affare dell’anno. Anche nei negozi superchic che mostrano in bella vista cartelloni mega galattici con la scritta “saldi al 70%”. Credetemi: davanti a quella scritta non c’è nulla che tenga. Donne di ogni ceto sociale e di ogni età si fondano letteralmente nel negozio, scavando tra la montagna di vestiti, facendosi largo a spintoni tra le altre donne assiepate intorno agli stand, a caccia di quel capo chic che costi poco e “faccia la sua figura” (cit. una mia amica).
Negozio chiccoso. Entro per far da spalle ad altre persone. Guardo i cappotti. Ce ne sono di carini e a prezzi tutto sommato accessibili. Ma io – qui lo dico e qui lo nego – 300 euro per un cappotto al 70% non li spenderei. Accanto a me si fanno largo due donne. Visibilmente mamma e figlia. La figlia sosta davanti allo stand accanto a me. Tira fuori un cappottino color cammello a mezza manica.
– “Ma’, vir chis comm è bell” (traduzione per i non napoletani: “Mamma, ma guarda che bel cappottino“)
– “Oi Carme’, ma t piac over?” (T.: “ti piace davvero, Carmela?”)
– “Ma’ chist si mo’ mett p gghi llà scass tutt cos” (T.: “Mamma, se indossassi questo cappottino per quella cerimonia farei davvero una bella figura“).
La mamma acconsente. La fanciulla prova il cappotto e… toh … la madre scopre che trattasi di cappotto a mezza manica.
– “Carme’ ma che è sta cos ‘re manich?” (T.: “Carmela, a mamma, come mai le maniche sono corte?“)
– “Oi ma’ chill s port assaje accussì. Chill si m’o’ ver Marija ncuoll schiatt” (T.: “Mamma, è la moda di quest’anno. E se in quell’occasione, indossando questo cappotto, dovesse vedermi Maria… beh… morirebbe di invidia“)
La mamma si volta verso di me e mi fa: “Tanta sord p nu cappott che un so’ mett p sta cave e po’ c mancn pur e manich. Ij sti cos n’è capisc proprio” (T.: “Questo cappotto costa tanto e poi non ci sono neanche le maniche. Ma i cappotti non servivano a stare caldi?“).
Non ho il coraggio di rispondere. Sorrido ed esco. Ma in fondo la signora non aveva ragione? 🙂

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