ironia, grammatica e giornalisti

Post ad alto contenuto di ironia. Se qualcuno dovesse sentirsi offeso è pregato di non continuare nella lettura. L’episodio è parzialmente ispirato a una storia vera (parzialmente, non del tutto). Ma gli errori, quelli sì, vi garantisco che sono reali. Io ci rido su, per ora. Non mi resta altra arma. 🙂

Ricevo una richiesta di contatto da parte di un sedicente giornalista. Non lo conosco. Mi incuriosisco e, prima di accettare, vado a sbirciare tra le sue “cose” on line. E scopro una serie di informazioni:
– il “nostro” giornalista si dice un “jornalist” (ok, un errore, un refuso, ci può sempre stare. Fa nulla che è nella presentazione);
– posta foto che lo ritraggono come giornalista fashion (ok, uno mica deve essere per forza in giacca e cravatta perennemente?!);
– scrive un “pò” esattamente così (e non si è capito come faccia, visto che solitamente finanche il correttore automatico di word ha capito che si scrive con l’apostrofo);
– sbaglia gli accenti: la “è” diventa “é” e viceversa (ma ci può stare, è un errore passabile);
– scrive “mà” con l’accento;
– scrive, credo regolarmente retribuito, per una buona testata giornalistica.
Quindi: o quello che mi ha inviato la richiesta di contatto è un fake, o lui si diverte a scrivere solo on line in maniera sgrammaticata. O forse io non ho mai capito niente. Quale sarà la giusta soluzione al dubbio? Una sicura: per ora non accetto! 😀

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