Tipi da Facebook 1.0

facebook-friends-3211Un post volevo scriverlo già giorni fa. Poi la mia tendenza alla non omologazione mi aveva portato a trattenermi. Un post sui dieci anni di Facebook no, mi ero detta: ne stanno parlando troppo, tutti e dappertutto. Se mi ci metto pure io…
Poi, vi confesso che stamattina non sono riuscita a trattenermi: gli spunti sono troppi. E allora via anche all’omologazione: non ci posso fare niente se sull’argomento mi va di scrivere.
Ebbene sì, dieci anni fa è cambiata la nostra vita. In meglio o in peggio? Difficile a dirlo. Ci sono fatti, vicende di cronaca, storie, amori, situazioni che forse senza l’ausilio della diavoleria di Mr Zuckerberg neanche sarebbero nate. Io però non sono un’apocalittica (e se qualcuno ha avuto il coraggio di leggermi fin qui se ne sarà accorto): se un fatto doveva avvenire sarebbe avvenuto comunque. Anche i social media sono solo delle nostre protesi tecnologiche. Il problema – e lo ripeterò anche fino alla nausea – è l’uso che se ne fa. C’è gente che si maschera dietro i social network per fare ciò che nella vita normale mai farebbe. Sono quelli che si fanno schermo con Facebook per dire/fare cose che nel quotidiano sono abbastanza lontane dal proprio modo di essere. È come se l’intermediazione del computer a volte ci desse una forza in più: per parlare, per attaccare, per prendere posizione, per dichiararci…
Ma ne abbiamo viste e sentite in anni di Facebook. Io mi sono divertita a inquadrare alcuni tipi di personaggi. Li esploriamo assieme? 😉

Il poeta. Quello che nella vita normale manco sa chi è Shakespeare ma su Facebook è un dio della poesia. Condivide a manetta frasi sensate – e per il suo modo di essere è già tanto – di poeti contemporanei e non, saltando con grande semplicità da un secolo all’altro della letteratura
Il filosofo. Nella vita normale sai che per ogni occasione ti dispensa un consiglio che non è frutto del suo sacco ma di proverbi antichi. Il filosofo mantiene intatta la propria personalità anche su Facebook. Alla voce “a cosa stai pensando?” scrive due/tre volte al giorno con una precisione maniacale i proverbi della nonna, lanciando zeppate a destra e a manca.
Il Facebook-addicted. Quello del “ma se ci frequentiamo perché non lo hai scritto su Fb?”. Semplice la risposta; difficile ficcargliela in testa. L’esemplare in questione inonda la sua bacheca e quelle altrui con foto, post, tag e geotag di improbabili feste a cui ha partecipato, per la gioia dei suoi amici virtuali. Il Facebook-addicted è solito anche cancellarti dalla sua schiera di amici virtuali nel momento in cui pensa di volerti cancellare dalla propria vita. A quel punto un solo dubbio lo assale: cancello o blocco?
L’esistenzialista. Nella vita comune è un normale individuo. Su Facebook è un depresso. Posta link tristissimi, è cupo, deluso dalla vita e dal mondo intero. È solito postare status con tre puntini sospensivi che, nella sua idea, dovrebbero lasciare intendere al mondo intero la sua tristezza inconsolabile.
Il genitore. Quello che impazzisce talmente tanto per il proprio bambino, grande o piccolo che sia, da postare anche foto del fanciullo mentre è sulla tazza del bagno. Puoi passare serate intere a spiegargli che questa cosa di postare foto di minori on line non va bene. Lui ti guarda, acconsente, ti dice “hai ragione, ma questi sono proprio matti”. Poi torna a casa e pubblica altre foto di suo figlio. La logica è semplice: le foto dei minori no, quella di mio figlio sì. Il suddetto esemplare è solito annunciare al mondo Fb la nascita del proprio pargolo con tanto di foto e annuncio in grande stile, dopo aver mostrato al mondo alcune ecografie durante la gravidanza. Manca solo il video del parto e poi siamo al completo!
Il maniaco. In senso buono, si intende. Al maniaco solitamente piace tutto. Tutto. Tutto quello che postate, scrivete, fotografate. A volte siete tentati di scrivere cose orribili o di postare foto che fanno schifo (usiamo un eufemismo!). E poi con grande stupore scoprite che gli piace anche quello. È maniaco in senso buono perchè gli piace tutto di tutti. Il suo “mi piace” è come sentirsi parte del mondo, gridare al mondo “anche io esisto e approvo quello che ha scritto costui”. È mania di protagonismo. A modo suo, s’intende. Molto a modo suo.
Il cretino. È colui che ti chiede l’amicizia. Un perfetto sconosciuto. Se accetti ti tampina in chat con un “ciao, scusa, ti posso conoscere” (senza neppure il punto interrogativo. Evidentemente dalle sue parti non si usa!). Se non lo accetti fa la stessa cosa. Solo che il suo messaggio finisce nello spam. Ma non è colpa sua. È il cretino della strada in versione 2.0 che anziché sfrecciare in moto o sghignazzare per strada con le amiche alla ricerca del pollo/a di turno, si è spostato on line. Meno fatica e ancora meno originalità. Ahiahiaia
Il persecutore. Uomo o donna che sia, è la razza peggiore che circola on line. Sempre per la logica per cui un “no” on line ad alcuni sembra molto più soft di quello off line. Sono amici, uomini, donne o semplici conoscenti. Gente che non vedi da una vita. Gente che ti ripesca su Fb e ti tratta come una vita fa. Perseguitandoti con inviti a cena – magari anche nella nuova casa in città che divide con moglie e pargoli -, cinema, a vedersi, a prendersi un caffè. E dopo un “no”, si ricomincia. Ma, cavoli, ci sarà un motivo se uno in tanti anni si era perso di vista e mai più risentito?!

Basta, sto diventando troppo prolissa. Forse continuerò l’elenco. Anzi no, lancio la sfida ai miei amici di blog: chi più ne ha più ne metta!
Intanto, meglio precisare che ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale. Avrete capito che su questo blog non parlo mai dei fatti miei! 😉

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1 Commento

Archiviato in diario, domande, emozioni, ironia, riflessioni, tecnologia

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