la domenica al centro commerciale

Prima o poi capita a tutti. Come l’influenza. Che quando sei sommerso di cose da fare speri arrivi anche per te, giusto per farti passare un paio di giorni di relax tra plaid, film, divano e pacconi di fazzoletti in totale relax. Invece poi quando arriva l’influenza altro che immagini da cinema: son dolori tra mal di gola, mal di testa, mal di pancia e febbre alta…
Capita a tutti almeno una volta di sognare un grande giro di shopping in uno dei centri commerciali della zona. Un sogno, poi, se sono da poco cominciati i saldi. E poiché durante la settimana – vuoi per una cosa, vuoi per un’altra – non riesci ad andarci, anche tu ti riduci alla domenica pomeriggio.
Nei sogni la domenica di shopping al centro commerciale è fatta da un gruppetto di due/tre amiche in giro per negozi, anche solo per lo sfizio di entrare e uscire dai negozi o per provare questo vestito o quelle scarpe… Sempre alla ricerca dell’affare d’oro, del capo che sognavi, che scovi tra una montagna di stand, che ti veste alla perfezione e che ha anche il 50% di sconto rispetto a quando lo avevi già notato all’inizio dell’inverno. Nei sogni c’è un tranquillo e rilassante caffè al bar con le amiche, sedute al bar in tutta calma ad aggiornarsi sulle ultime novità o a spettegolare amabilmente su questo o quello. E poi nei sogni c’è anche l’intimo ideale, quello che scovi in fondo al negozio a prezzo stracciato solo perché è quello della passata stagione (macchissenefrega).
Bene, fin qui i sogni.
Ecco la realtà.
Partenza ore 15, subito dopo pranzo. I minuti sono preziosi e se tardi anche solo di un quarto d’ora rischi di trovarti imbottigliata nel traffico assieme a quelli che al centro commerciale ci vanno per portare al pascolo bambini irrequieti che, non si sa per quale motivo, gridano come ossessi fin quando hanno un briciolo di voce in gola.
Alle 15, invece, va tutto liscio: nessuno per strada, silenzio lungo le vie che percorri. La sensazione di pace comincia a impadronirsi di te, mentre guidi sicura su strade che mai hai notato così libere da traffico e da automobili. Neanche mezzora e hai già parcheggiato. Ti avvicini all’ascensore ma noti che difficilmente riuscirai a prenderla: c’è un gruppetto di ragazzini che ci giocano. Salgono e scendono come da una giostra. E vabbè, dovranno pur divertirsi. E allora saliamo per le scale. Gradini stranamente popolati da giovani coppiette (avranno almeno 12/13 anni?). E la salita diventa un divertente dribbling. Poi la porta si apre e… tadaaaa… cinque/seicento persone assiepate al centro dell’ingresso siedono una accanto all’altra, come ipnotizzati non si capisce da cosa. Ce n’è per tutti i gusti: giovani, anziani, bambini, donne, uomini… Ma che sta succedendo? – ci chiediamo ingenuamente varcando la soglia. All’interno non vola una mosca. Presto svelato l’arcano: la partita del Napoli che va seguita in assoluto religioso silenzio. Al gol dei partenopei ho visto un padre abbandonare il figlio a piangere nel passeggino pur di non perdersi il gol!
E vabbè – ci diciamo – loro a guardare il maxischermo e noi a girare. Prima tappa: negozio di intimo. Pieno. Zeppo. Ma non erano tutti a vedere la partita? Mah. Ok, guardiamo tra i pezzi al 50%. Un calcio a destra, una gomitata a sinistra e mi faccio largo davanti allo stand, giusto in tempo per capire che ci sono tutte prima e quinta taglia. Che fortuna! Tornare all’uscita è una fatica. Uno strazio imbattersi in truppe di giovani donne che entrano scortate da truppe di altrettanti uomini che – ahimè – cominciano a fare commenti assurdi sull’intimo – da donna, ovviamente – che trovano a portata di mano. Va bene, forse è meglio uscire e cambiare negozio. Vada per l’abbigliamento. A proposito, ma come mai quel vestito che mi piaceva a inizio inverno è tra la merce non in saldo? Booom, un rumore e grida assurde. Cosa succede? Di nuovo il terremoto? No! Corriamo fuori al negozio e ci rassicurano: tutto tranquillo, ha solo segnato di nuovo il Napoli! Vabbè, cerchiamo le scarpe che ci piacevano. Niente da fare: è rimasto solo il 35 e il 41. Che fortuna! E allora andiamo in quel negozietto in cui le mie amiche trovano sempre cose carucce a prezzi stracciati. Sì, là sì. Entriamo, c’è una sola maglietta carina in offerta, una: la prendo, è la mia taglia, sarà mia. Sarebbe stata mia, se non mi fossi accorta, mentre viaggiavo spedita verso la cassa, che aveva un buco grosso quanto un dito. E vabbè, diamoci agli elettrodomestici. Entriamo, guardiamo i tablet, i telefoni, le tv… Ma davanti alle tv c’è un gruppone di persone che discutono. Sarà successo qualcosa. Andiamo a vedere che c’è. Ah, ecco: danno la partita del Napoli in tv anche qui. Bene.
Forse è l’ora del caffè. Il tempo di arrivare al bar e fare lo scontrino (ai tavoli non c’è posto) e ci tocca la fila al bancone. La partita è appena finita e tutti i calciofili brindano con il caffè. Usciamo, decise a tornare a casa per il relax. Adesso nello spazio del maxischermo ci sono le animatrici con i bambini: fanno una gara straziante a chi grida di più. Vincono le animatrici. Ma solo perché hanno il microfono e le sentono fin dal parcheggio. E il centro commerciale è diventato un enorme asilo nido, per la gioia delle mamme che siedono stremate ai tavoli e dei papà (per la verità già gioiosi per l’esito della partita).

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2 commenti

Archiviato in diario, ironia, moda, pensieri, riflessioni

2 risposte a “la domenica al centro commerciale

  1. Ciao 🙂 Sei stata nominata per il Liebster award, un premio per i blog che hanno meno di 200 followers! Fai un salto qui per vedere di cosa si tratta: http://thetieandheel.wordpress.com/

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