l’ultima macchina da scrivere

La notizia è fresca di stampa: non produrranno più macchine da scrivere. Ho aperto il giornale questa mattina e ho provato un pizzico di nostalgia e delusione nello scoprire che chiude l’ultima fabbrica di macchine da scrivere, localizzata in India. Il motivo? Quello più ovvio: non ci sono più richieste.

E’ durata poco più di centocinquanta anni la vita della macchina da scrivere, compagna unica e mitica dei viaggi e dei reportage dei giornalisti più famosi, di quelli con il coraggio, quelli che consumavano le suole delle scarpe per le notizie; quelli che sono quasi l’opposto dei giornalisti che conosciamo noi oggi.

Com’era nata la macchina da scrivere? Grazie a un novarese che l’aveva ideata per aiutare la scrittura dei non vedenti.

Credo che ognuno di noi abbia dei ricordi legati a questo leggendario strumento che fino a qualche anno fa faceva capolino su tutte le scrivanie. Anche io ne ho avuta una, anzi no, più di una. Ero stata fin da piccola affascinata dal rumore dei tasti che battono sul nastro e imprimono lettere sul foglio. Volevo scrivere anche io su quello strano aggeggio, addirittura senza saper scrivere ancora con carta e penna. Mi piaceva il rumore dei tasti, mi affascinava la forza necessaria a imprimere su carta le parole e mi faceva impazzire il cilindrino che andava a destra e a sinistra e che serviva per il famoso “a capo”. Avrei perso ore e ore a guardare qualcuno scrivere a macchina. La mia prima macchina da scrivere fu un giocattolo completamente di plastica, per bambini. Ma io volevo la macchina da scrivere vera, quella degli adulti e, di tanto in tanto, di nascosto, andavo a “rubare” quella di mio padre per scrivere davvero e non “per finta” come i bambini. Era bellissima quella macchina da scrivere, quasi come un portatile odierno, gelosamente custodita  in salotto in una valigetta beige con una striscia nera al centro e con una maniglia di plastica. Volete mettere l’emozione di pigiare i tasti e di vedere apparire come per magia i caratteri su un foglio bianco di nascosto? Poi arrivò il mio pezzo forte: la macchina da scrivere da scrivania, quella su cui ho imparato a battere testi velocemente e che è rimasta sempre nel mio cuore, anche quando l’ho sostituita al pc. Vi ricordate la fatica di scrivere un testo? E le difficoltà per cancellare? Certo, c’era il correttore, ma se poi si sbagliava tutto bisognava ricominciare a scrivere daccapo!

E pensare che proprio l’altro giorno parlavo del fatto che pare esistano pochissime persone disposte a riparare le macchine da scrivere… E adesso scopro che non ne producono più. Forse le ritroveremo nei musei, pronti a sorridere guardandole e a chiederci: ma come si poteva fare tutta quella fatica per scrivere un testo?

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in diario, domande, emozioni, informazione, notizie, pensieri, ricordi, riflessioni, tecnologia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...