differenze di università

Differenze di studio, di ambienti, di facoltà. Differenze di un piovoso mercoledì pomeriggio che ti fa pensare quanto è bella Fisciano, con il suo campus, il suo verde, il suo tutto-a-portata-di-mano. Avevo notato la differenza già quest’anno con il Suor Orsola: raggiungerlo da Napoli centro in condizioni particolari diventa impossibile (un giorno sono stata addirittura costretta a salire a piedi da Montesanto a Corso Vittorio Emanuele). La conferma l’ho avuta trovandomi, per cause che non sto qui a scrivere, a visitare la Federico II. Ambiente mitico, stando ai racconti di chi l’ha frequentata. Un palazzo maestoso nel centro di Napoli, sul Rettifilo, che ti mette quasi paura già all’ingresso, dove ci sono due leonesse e le classiche scale di marmo (fortunatamente antiscivolo) che ha ogni palazzo antico che si rispetti. All’ingresso, dopo i due leoni, una guardiola in legno su un pavimento decorato, lontana anni luce dai gabbiotti di plastica e pavimento in plastica antiscivolo di Fisciano. E poi, alzo gli occhi e mi trovo al centro di un palazzo antico, pare di essere lì per una visita guidata. Bello sì, ma lontano anni luce dalla mia concezione di università a misura di studente. Mi volto alla disperata ricerca di una panchina che non riesco a scorgere neppure nei corridoi. Chiedo: “Scusate, ma panchine qui non ce ne sono?”. “No, bisogna salire al primo piano” – è la risposta. E in mente mi tornano i milioni di panchine disseminate a Fisciano lungo i prati e negli atri. Ok, andiamo al primo piano. Le panchine non sono vere e proprie panchine, quelle che intendevo io: sono file di sedie attaccate e messe insieme in un corridoio che poi affaccia sull’atrio del primo piano, il tutto con ringhiere maestose di marmo. Mi siedo e comincio a pensare a quanto siano diverse le due università, a quanto mi sarei sentita troppo piccola in un’università così… La mia mente vola ma mi sento osservata: c’è un’ombra nera alle mie spalle che non si muove, sembra fissarmi. Mi volto di scatto: è una delle statue nere che circondano il corridoio. Incute timore, mi credete? Vabbè, nell’attesa, poiché quella statua nera mi mette ansia, mi fiondo alla ricerca di una bottiglietta d’acqua ai distributori. Mi avvicino a un gruppetto di ragazze con la fatidica domanda: “Ragazze, scusatemi, dove sono i distributori?”. Mi guardano strano, si guardano, mi guardano di nuovo, non sanno cosa rispondermi. Ok, penso, mi hanno presa per un alieno. Hanno una faccia sorpresa. Credo di aver detto qualcosa di strano. A un certo punto, una di loro si fa coraggio e mi chiede: “Ma distributori di cosa?”. La mia faccia diventa ancora più strana della loro: siamo alieni a confronto. “Acqua, caffè…” replico sorridendo. “Ah, no, in questa sede non ce ne sono. Mi sa che ti tocca andare fuori” – mi risponde un’altra. Ok, ringrazio e mi allontano. La domanda continua a rimbombarmi nella mente: ma voi ve la immaginate Fisciano senza distributori? 😉

 

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2 commenti

Archiviato in diario, ironia, ricordi

2 risposte a “differenze di università

  1. maria

    Fisciano senza distributori, panchine, donne delle pulizie, verde, verde e ancora verde, libri biblioteca, bar e caffè!

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