“Blackout”, il dramma dell’immigrazione a teatro – Musicateneo Magazine

Teatro, poesia, musica e danza. E’ questo “Blackout”, spettacolo di Andrea Manzi e Peppe Lanzetta, andato in scena, con la regia di Pasquale De Cristofaro, in anteprima nazionale lo scorso 5 marzo al Teatro Verdi di Salerno.
Le poesie di Andrea Manzi, mescolate ai testi di Peppe Lanzetta, recitate dallo stesso regista e da Mariano Rigillo, sono andate in scena assieme a musiche africane coinvolgenti, suonate dal Musicateneo Percussion Ensemble, accompagnato dal Coro Pop dell’Università di Salerno, con le coreografie della Comunità Senegalese.
“Blackout” è una concezione diversa del teatro solitamente borghese; è sperimentazione, “teatro come area di incrocio di controversa contemporaneità” – per dirla con gli autori.
Lo spettacolo, dedicato a Miriam Makeba, morta a Castel Volturno nel corso di una manifestazione  contro il razzismo e la camorra, mette in scena il dramma della xenofobia, l’orrore dei ghetti e delle cosiddette nuove schiavitù nel nostro Paese.
“Blackout” è diverso dalle classiche rappresentazioni teatrali perché mescola generi diversi, media differenti che confluiscono in un’unica rappresentazione con il solo scopo di fornire allo spettatore un’idea del dramma degli immigrati presenti nel nostro Paese.
La poesia entra in teatro e conquista una propria autonomia; è un linguaggio che serve ad esprimere e a raccontare la realtà.
Lo spettacolo sembra avere inizialmente tutti i connotati di un reportage.
La camera indugia sui nuovi ghetti, con immagini di San Nicola Varco e Castel Volturno, con un microfono pronto ad ascoltare i racconti degli immigrati che si scontrano con la realtà del nostro territorio, schiacciati tra la necessità di integrazione, il desiderio di mantenere salde le proprie radici e una realtà ben diversa da quella immaginata. Poi è il turno dei musicisti di Musicateneo con travolgenti suoni etnici, accompagnati dalle voci solitamente a cappella del Coro Pop, mentre sul palcoscenico irrompe la Comunità Senegalese con suoni e balli tipici della tradizione sudafricana.
Il ritmo della musica lascia presto lo spazio alla voce di Mariano Rigillo, interprete magistrale delle poesie di Andrea Manzi; quattordici poesie, come quattordici stazioni di una via crucis particolarmente dolorosa. Sono testi che coinvolgono lo spettatore nella descrizione di una realtà angosciante, a tratti infernale; un racconto che poi è la fotografia dei ghetti di Castel Volturno, dei pullman con i passeggeri stipati fino all’inverosimile, dei sogni clandestini, del caporalato, “degli occhi in cui appare immenso il bisogno di libertà“.
Peppe Lanzetta e Mariano Rigillo sono due attori diversi tra di loro che danno corpo e voce ad uno spettacolo che evidenzia le tematiche dell’immigrazione; un tema neanche tanto lontano per il nostro Paese che ha visto, in passato, tanti suoi figli emigrare per un futuro migliore. “Partono ‘e bastimenti” è un monito, un ricordo del tempo che fu: quando si intona la canzone dal palco, sembra quasi di vedere le immagini in bianco e nero con le navi che lasciano Napoli (Santa Lucia), con un pesante carico di emozioni, e con le immancabili lacrime napulitane.
Il tema dell’immigrazione è trattato con discrezione, con una forma particolare di pudore che ci avvicina sempre più ai sentimenti degli immigrati ed alle loro vite spesso prive di diritto e di considerazione.
I colori ed i suoni dell’Africa sono il gran finale, con un ritmo accattivante e balli sfrenati della Comunità Senegalese che coinvolgono tutti i presenti.
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