sul comunicatore/psicologo

Non credevo ai miei occhi quando ho letto una delle ultime notizie strane di questi giorni. Non volevo crederci in verità. Preferivo sorridere alle lettura di una notizia stramba; ma non ce la facevo ad approfondirla. Poi oggi ho trovato il coraggio: breve ricerca on line e tac, ecco la verità.

Cercasi esperto di comunicazione. Giornalista? No, laureato in psicologia” titolava qualche giorno fa il Corriere del mezzogiorno. E io, dopo aver letto in sovrappensiero, mi sono detta: “vabbé, una notizia che mi tocca di striscio: l’esperto di comunicazione potrei anche farlo, ma non ho la laurea in psicologia”.

Un momento:  la laurea in Psicologia; e perché un comunicatore dovrebbe avere la laurea in Psicologia? E perché io – che studio ancora, ho studiato cinque anni Comunicazione, ho lavorato dieci da giornalista – non potrei partecipare? Semplice: non sono psicologa. E la mia laurea, la tanto agognata, sudata e bistrattata laurea in Scienze della comunicazione – poverina –  pur se quinquennale, non è equipollente a Psicologia. Non serve neppure un master ancora in corso e l’esperienza di lavoro maturata nel corso degli anni. No psicologa no bando!

Allora, faccio mente locale e provo a “giustificare” chi ha indetto il bando per comunicatore-psicologo.

Seguitemi: non hanno tutti i torti poi… 🙂

A quanto pare, il comunicatore/psicologo dovrebbe operare a supporto dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico (quello che noi poveri comunicatori semplici chiamiamo URP). Quale figura migliore, avranno pensato, che uno psicologo per tenere i contatti con la gente? Saprà come reagire alle pressanti richieste di informazione, sarà sempre pronto a prevedere anche le risposte dell’interlocutore, avrà un savoir faire diverso da un semplice comunicatore di professione, e – cosa da non poco – sarà un perfetto psicologo, consulente, anche per eventuali comunicatori suoi colleghi di lavoro (a patto che ce ne siano).  La scelta dello psicologo può trovare tante, infinite giustificazioni se ci pensiamo. E poi uno che studia a fare Psicologia se poi non va a fare il comunicatore per  50.000 euro lordi annui? Mi pare una cosa logica.

E il comunicatore? Per cosa studia? Su questo ci vorrebbe un post a parte. Ma provo a sintetizzare.

Un comunicatore studia per… Per sentirsi dire che, dopo aver studiato cinque (dico cinque) anni, quella laurea in fondo non era così indicata, perché non offre chissà quali grandi opportunità di lavoro, perché in fondo ti hanno insegnato a studiare con il cinema, la tv, la radio e i giornali…  Che insomma hai studiato tutto ciò che gli altri normalmente fanno per hobby, che in fondo non è che ci vuole chissà quale competenza per scrivere un articolo, un comunicato o una news, che il comunicatore può farlo chiunque anche un altro laureato con un master in comunicazione, che se avessi fatto un’altra facoltà (ah, questo sì) magari a quest’ora avresti avuto diverse opportunità… E via così! Infatti, se avessi studiato psicologia avrei avuto qualche altra opportunità! 😛

Il problema è uno: siamo noi scienziati della comunicazione a dover prendere coscienza dell’importanza dei nostri studi e del peso di queste materie nella società moderna. Siamo stati ghettizzati troppo a lungo per continuare a restare in silenzio. Siamo noi i professionisti della comunicazione; dobbiamo andare a prenderci i posti che ci spettano, mettendo nell’angolo tutti coloro che, per un motivo o per un altro, hanno fatto comunicazione senza avere tutte le carte in regola.

Devo rettificare: mentre scrivo apprendo che il bando di concorso è stato modificato parzialmente. Adesso è consentito avere una laurea in Scienze della comunicazione per partecipare; non più solo in Psicologia (lauree sempre triennali); ma ovviamente la laurea in Psicologia resta. Sono commossa. Non aggiungo altro.

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8 commenti

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8 risposte a “sul comunicatore/psicologo

  1. claudia

    sai una cosa?
    io sono laureata in lettere (vecchio ordinamento), ho un master in comunicazione pubblica, scrivo su un giornale, lavoro per agenzie di pubblicità ed amministrazioni pubbliche, ovviamente sono precaria, ed ho inviato la domanda per partecipare proprio alla selezione in questione.
    non c’è ombra di dubbio che sarò scartata a priori, la mia laurea vale ancora meno della tua, soprattutto perchè mi sono sempre rifiutata di fare l’insegnante, ma sono molto curiosa di sapere chi sarà il fortunato psicologo che avrà il privilegio di lavorare in quel luogo, l’urp, che nel mio immaginario è come l’isola che non c’è. perchè la sottoscritta è specializzata per fare un lavoro che poi, nella mia città, viene svolto da ex vigili urbani dopo un corso di formazione in cui sono stata io stessa ad impartire le nozioni basilari.
    rido, non potrei fare altro, magari lo psicologo dell’urp potrà farmi un pò di terapia gratuita.

  2. barruggi

    Hai ragione, Claudia, purtroppo. Molti non hanno la mentalità dell’Urp e della comunicazione e di persone che studiano per fare questo. Io sono abituata a realtà nelle quali l’urp viene considerato ancora come il posto dell’usciere… Quello che scrivi non mi meraviglia.
    Quanto alla laurea in lettere, male che vada puoi tentare di fare l’insegnante. Noi nemmeno quello! 🙂
    In bocca al lupo per il concorso e, se ti va, tienimi aggiornata! 😉

  3. Ciao,
    ti leggo qualche volta, avendo un’amica in comune (Maria Siano).
    L’argomento “Scienze della Comunicazione” meriterebbe un blog a parte, per tanti motivi che qui non è il caso di ricordare.
    Volevo solo segnalarti un mio vecchio post di 4 anni fa su “Scienze della Comunicazione”.
    Lo linko qui, sperando che i tag HTML siano consentiti:
    Purtoppo si.
    Ciao
    Giuseppe

    • barruggi

      Ciao Giuseppe, e benvenuto! Anche io spesso sono passata dalle tue parti (proprio ieri avevo parlato del tuo blog con Maria). 🙂
      Veniamo a noi.
      E’ proprio la mentalità del “purtroppo sì” che io vorrei eliminare. Fino a quando noi comunicatori laureati a Salerno – per inciso, Scienze della comunicazione a Salerno è da sempre uno dei migliori corsi di studio – diremo “purtroppo sì” non andremo mai da nessuna parte. La gente ci considera come laureati in “scienze delle merendine” (anche questo mi sono sentita dire quando studiavo dai colleghi “dotti” di giurisprudenza, lingue ed economia)…
      La consapevolezza di chi siamo, cosa vogliamo e dove andiamo dobbiamo crearla noi. Siamo professionisti della comunicazione, non reggitori di microfoni o amplificatori di voci altrui. Il messaggio credo sia poco chiaro in giro, anche tra i nostri colleghi o pseudo-tali!
      Ma hai ragione: l’argomento meriterebbe un blog, nemmeno un post, a parte! 😉

  4. Pingback: Avviso ai naviganti | Giuseppe Giaquinto

  5. Anna Maria

    Non farci aspettare troppo, caro Peppe, per le tue riflessioni sul corso di laurea che, in anni diversi, abbiamo condiviso.
    Dichiarato il mio interesse per il soggetto, sarebbe però vigliacco aspettare che sia tu ad aprire le danze. Quindi dico subito la mia.
    Sono strafelice del bagaglio culturale messo insieme all’università. Gli studi successivi (dalla scuola di giornalismo all’esame di Stato), sono stati poco più di una passeggiata. Da un punto di vista teorico, quindi, nulla da dire.
    Il castello di carte cade rovinosamente quando si passa al capitolo competenze, cioè alla capacità concreta e pratica di chiudere un prodotto, confezionare un servizio. Fosse dipeso dall’università, in cui ancora mancano sufficienti internet-point, adesso starei scrivendo con la biro… Devo solo alla mia iniziativa il merito di sapere usare programmi di montaggio o impaginazione. Competenze senza le quali il mondo del lavoro ti considera poco più di uno scienziato delle merendine, come osservava già qualcuno.
    Uno studente di Farmacia mi raccontava che nei laboratori mancano addirittura le provette. “Come puoi pretendere – continuava- che si rafforzino i laboratori pratici delle facoltà umanistiche che se anche i laboratori scientifici versano in condizioni disastrose?”. E certo! Si da per scontato che il mestiere di comunicatore si possa fare conoscendo qualche teoria sulle comunicazioni di massa…
    Mi fermo qui, ma solo perchè non voglio confondere un commento con un’arringa. O forse dovrei aprirlo anch’io, un blog…
    Un saluto!

    • barruggi

      Benvenuta Anna Maria,
      e non preoccuparti: puoi usare i commenti come meglio ritieni, anche come arringa. 🙂 Tanto più se, come accaduto in questo caso, il mio blog fornisce interessanti spunti di riflessione sulla nostra amata e bistrattata facoltà.
      Per il resto, concordo con te: l’università ci fornisce le competenze teoriche, ma non quelle pratiche. Sta a noi imparare la pratica e adoperarla per farci largo nel mondo del lavoro. Ma, come anticipavi tu, questo è un problema di tutti i corsi di laurea, non solo del nostro.

  6. Ciao Barbara, ho finalmente scritto il post su Scienze della Comunicazione sul mio blog.
    Visto che è che stata la lettura del tuo post a stimolare le riflessioni che ho pubblicato, approfitto del tuo spazio per segnalarle.

    Le puoi leggere qui.

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