una domenica allo stadio

Ho sempre pensato che il calcio fosse uno sport particolare, capace di trascinare le folle; uno sport magico per certi versi. Uno sport che coinvolge non solo gli sportivi di professione, calciatori, dirigenti e allenatori; uno sport che coinvolge e stravolge le vite di persone normalissime, che vanno avanti una settimana intera rigidamente impostati ognuno nei propri ruoli sociali, che poi la domenica allo stadio mettono da parte la loro maschera per diventare tifosi. Eh sì, perché il tifoso è per definizione uno che non ragiona; una persona razionale in tutto che, però, per la propria squadra del cuore mette da parte ogni barlume di razionalità. E’ un po’ come un innamorato che non vuole sentire ragioni: la donna amata proprio non si tocca; e guai a farle un torto.

Lo stadio di domenica è un palcoscenico su cui si esibiscono le persone più diverse tra di loro che, però, in quella circostanza sono tutte uguali, senza differenze: tutte accomunate da una sola passione.

Allo stadio, di domenica, ci sono personaggi di tutti i tipi: veraci, professionisti, operai, donne e bambini. Le differenze, appena entrano in campo ventidue uomini in calzoni corti ed un pallone, si annullano. Esiste solo: “Tu stai con loro o con noi?”.

In un campo di provincia, poi, dove ci si conosce tutti, e dove si vive una favola che per i più ha il sapore di un sogno da cui non ci si vuole svegliare, la domenica ha ancora un sapore più particolare.

Ci si rivede per rievocare i vecchi tempi, le vecchie glorie della squadra, per chiacchierare di uno o di un altro… Ovviamente solo fino a quando le squadre non entrano in campo. Per novanta minuti e passa non si hanno occhi se non per quello che succede all’interno del rettangolo verde, fa niente che dagli spalti piovono le imprecazioni più disparate: quello che conta è vincere. Eh sì, perché il tifoso è per definizione anche insaziabile. Il tifoso è uno che non si rende conto dei limiti della propria squadra; se fosse per lui, la squadra del cuore, dalla prima categoria, potrebbe vincere addirittura la Champions League. In fondo il tifoso è così: un passionale; la ragione conta poco.

E poi, in ogni stadio che si rispetti, ci sono i personaggi: tifosi come gli altri che si distinguono dalla massa per qualche motivo.

Capita così di imbattersi nel tifoso-giornalista, quello che, in barba a ogni etica professionale, nel corso della radiocronaca in occasione del gol lancia un urlo che neppure Tarzan avrebbe saputo fare di meglio; c’è quello che getta a terra il microfono in occasione di una rete degli avversari; e chi si limita semplicemente a imprecare contro l’arbitro (da sempre, come per definizione, “venduto” se la partita non va per il verso giusto).

Capita di imbatterti anche nell’ex dirigente o calciatore di turno, che non perde occasione per ricordarti che “quando c’ero io…”, e via con una serie di aneddoti infiniti, con racconti che si perdono lungo il labile confine tra realtà e fantascienza.

Poi c’è il tipo più strano che, proprio nel più bello di un’azione, non perde l’occasione per ricordarti che la Juve vince, l’Inter perde, il Milan pareggia… e via con un improbabile elenco di tutte le squadre del mondo di cui a te non interessa minimamente; ma lo ascolti perché anche questo fa parte delle emozioni e del divertimento di una domenica allo stadio.

E cosa dire della razza più temibile, il tifoso/professionista che non vuole sentire ragione: tu gli chiedi un fatto che ha una certa importanza, e lui via a sciorinare tutte le azioni non concretizzate, pronto a etichettare avversari e arbitro nei modi più improbabili…

Non c’è niente da fare: una domenica allo stadio così non ha prezzo. E’ un pomeriggio che offre infiniti spunti di riflessione e di divertimento. E poi, a fine gara, tutti a casa mentre si discute ancora. Una nuova settimana è alle porte e, con la fine della giornata, termina anche la domenica da tifosi. Si è di nuovo pronti a ricominciare una vita “normale”.

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