Napul’è…

Non avevo mai amato particolarmente Napoli. L’avevo da sempre vista e vissuta come caotica, lontana anni luce della mia città ideale, troppo grande e smisuratamente disordinata nel suo modo di presentarsi ai turisti e a quanti avrebbero voluto visitarla anche solo con la scusa di qualche commissione.

Purtroppo, devo ammetterlo, mi sono fatta sempre dominare dal pregiudizio nel mio rapporto con Napoli. E’ stato così fino allo scorso anno quando, obbligata a fare quotidianamente la spola tra il mio paese e il capoluogo di regione, ho imparato ad osservare senza pregiudizio, a giudicare in maniera obiettiva tutto quello che mi si poneva davanti agli occhi. Dall’iniziale diffidenza è nato, pian piano, un senso di stupore nell’accorgermi che poi il mio quadro di Napoli era troppo a tinte fosche: il classico pregiudizio di chi non vive una realtà.

Quanto è bella Napoli” – mi ha sempre fatto notare qualcuno; io avevo sempre risposto con l’aria di chi ha la puzza sotto al naso: bella sì, ma disordinata. E adesso sto capendo che forse è proprio il disordine, la commistione, i vicoli storici con i panni stesi fino a toccare il pavimento, i quartieri spagnoli che si intrecciano con le vie dello shopping, il mare, il Vesuvio, lo splendido golfo con vista su Capri e Procida, la zona alta da cui puoi ammirare un panorama mozzafiato e sorridere del centro direzionale quasi fosse una costruzione fatta con i lego… forse sono proprio queste immagini a rendere bella Napoli.

La salita, spalle al Maschio Angioino, verso via Roma lungo una delle stradine che costeggiano il Municipio con l’immagine dei quartieri spagnoli, con i panni stesi e le lenzuola che quasi toccano terra lungo stradine tanto strette da sembrare impercorribili con le automobili: un vero e proprio quadro, la fotografia di una realtà che rende Napoli bella ed accattivante anche agli occhi dei turisti. E’ una Napoli dai due volti: da un lato il benessere, i locali alla moda e i negozi delle grandi firme; dall’altra l’estro dell’improvvisazione, la realtà dei bassi. Due volti che convivono a distanza di poche centinaia di metri e che rendono la città ancora più caratteristica.

Adesso ho imparato ad apprezzare Spaccanapoli, San Gregorio Armeno, San Biagio dei Librai, la Pignasecca, la salita verso Montesanto lungo una strada letteralmente costellata di bancarelle, con i negozi svuotati all’interno per porre tutta la merce in esposizione, con il mercato del pesce, tra motorini che sfrecciano, auto in doppia fila, urla dei venditori, bambini che piangono nelle carrozzine… Non avrei mai pensato di apprezzare questa realtà. Sono immagini attraverso le quali si comprende meglio la realtà di Napoli.

E mentre passeggio per la città mi viene in mente che la colonna sonora l’ho già in mente: in fondo Napul’è nà cammnata inte’ vic’ mmiez a’ llat… Napul’è mille culure…

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