Cinema e musica, un legame indissolubile – MusicateneoMagazine

Cinema e musica, un legame indissolubile

Tornatore parla del sodalizio con Morricone: “Progettiamo la musica prima delle riprese dei film”

La copertina di Musicateneo Magazine

Cinema e musica. Due linguaggi diversi solo all’apparenza che si intrecciano sempre più spesso. Succede nelle colonne sonore dei film, con le musiche che spesso si legano in maniera indissolubile a qualche pellicola cinematografica e viceversa. Vi è mai capitato di ricordare una canzone o una musica solo in quanto colonna sonora di un film? A  testimonianza del fatto che musica e film non sono linguaggi diversi che si intrecciano soltanto nel momento della  composizione della colonna sonora del film.

Il rapporto intrinseco che lega la musica al cinema è qualcosa di più profondo di un semplice abbinamento tra musica ed immagini. Una convinzione, questa, rafforzata direttamente dalle parole di Giuseppe Tornatore, uno dei registi italiani più famosi, che lo scorso mese di novembre ha incontrato gli studenti dell’Università di  Salerno in occasione della rassegna Filmidea.

Il regista siciliano ha incontrato giornalisti e studenti presso l’Università di Salerno. Al termine della conferenza stampa, ha animato un interessante dibattito assieme agli studenti nell’Aula Cilento, colma all’inverosimile di persone accorse per ascoltare dal vivo le parole del regista di “Baaria”.

Memorabili le colonne sonore dei film di Tornatore con Nicola Piovani prima (musiche de “Il camorrista”) e con Ennio Morricone poi. Un legame indissolubile, quello con Morricone, che dura lungo quasi tutta la sua produzione cinematografica. Proprio a Giuseppe Tornatore abbiamo chiesto di spiegarci il rapporto tra il suo cinema e la musica.

Io ho sempre creduto che la musica avesse un ruolo importante nei film e che non fosse semplice cornice agli accadimenti. La musica – ha spiegato il regista – rivela tutto ciò che il racconto visivo non rende all’interno di un film; non serve solo a rendere più piacevole una storia“.

Come nasce la musica per i film?

“Quando si produce un film c’è una consuetudine che porta a scegliere la partitura musicale solo quando la pellicola è già pronta. Solitamente la musica si sceglie alla fine, nella fase che precede il missaggio. Non è assolutamente un modo sbagliato; ma io non sono mai stato convinto di questa tecnica. Ho sempre creduto che qualsiasi elemento di un film sia oggetto di un processo di lunga maturazione: è questo il nostro mestiere. Di conseguenza, non mi ha mai convinto l’idea di chiamare il musicista alla fine del film e di chiedergli una colonna sonora, con il regista che suggerisce quasi la musica solo con lo scopo di rendere la proiezione più attraente per il produttore. Queste sono solo musiche civetta. Anche il rapporto con il musicista in questi casi diventa arido, freddo, quasi senza stimoli: credo sia un meccanismo terrificante”.

Come sceglie la musica per i suoi film?

“Io sono convinto che la musica abbia all’interno gli stessi diritti di tutti gli altri elementi. Personalmente non ho mai scelto la colonna sonora di un mio film alla fine, prima del missaggio. Sono sempre stato convinto che pure per la musica sia  fondamentale lo stesso processo di maturazione e di studio che occorre per la realizzazione di una pellicola cinematografica. Poi ho avuto la fortuna di incontrare Morricone che è stato d’accordo fin dal primo momento con questa mia teoria. Assieme a lui discutiamo delle musiche ancora prima di girare un film; poi c’è un lavoro di revisione, di seconda registrazione. Alla base c’è un lavoro più complesso e sicuramente più costoso. Ma così la musica diventa veramente un elemento espressivo e narrativo di un film. Io quando riprendo so già quale sarà la musica del film. “Baaria”, per esempio, ha sempre avuto la colonna sonora che voi conoscete fin dal primo ciak”.

Com’è nato il sodalizio con il Maestro Morricone, uno dei più grandi compositori italiani?

“Quando l’ho incontrato per la prima volta, ai tempi di ‘Nuovo cinema paradiso’, per me era un mito. Abbiamo condiviso la stessa teoria: progettiamo la musica prima delle riprese e lui lavora tantissimo, ancora prima di andare in sala e registrare. Adesso abbiamo un rapporto tale per cui ogni volta che sta per partire un film io gli telefono subito”.

Cosa consiglierebbe un regista come lei ai tanti giovani che sognano una carriera brillante nel campo artistico?

“Nella vita per riuscire a realizzare i propri obiettivi c’è bisogno di tenacia e praticità. Quando si ha un sogno da realizzare il mondo sembra impedirtelo o essere indifferente nei tuoi confronti. In quel momento scatta il panico; la paura di non farcela. Così, però, ci si perde e si perde tempo. Il segreto sta nello scoprire il margine di azione e di fare ciò che si può. Oggi i giovani hanno tanti mezzi per poter esprimersi anche nel campo cinematografico. Ai miei tempi, il massimo della libertà di espressione era il super 8”.

Tornatore, poi, si sofferma rapidamente sul suo rapporto con la Campania.

Sono molto legato a questa terra; ci ho girato il mio primo film (Il camorrista, nda) ed ho un ricordo bellissimo di quel periodo“.

Il tempo vola via veloce e Tornatore ha un appuntamento a cui non vuole arrivare in ritardo: l’incontro con gli studenti. “I giovani – afferma soddisfatto – mi pongono sempre le domande più interessanti; è per questo che accetto sempre questo tipo di incontri. E secondo me non è vero quello che si dice in giro: non mi risulta che ai giovani di cinema non gliene freghi più niente“.

(Articolo tratto dal n.18/2010 di Musicateneo Magazine)

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