generazione precaria

Il ritratto di una generazione. Undicimiladuecentododici ragazzi tra i 18 ed i 28 anni che, tutti assieme, sarebbero un’ottima sceneggiatura per un film. Anzi no, sono l’analisi di una gioventù che non ti aspetti. Non è un film, non è un racconto: è la pura realtà. Undicimiladuecentododici ragazzi in fila, sotto la pioggia battente, per ottanta posti in banca. Tutti affascinati dal lavoro in banca, verrebbe da pensare a primo acchito. E invece no: tutti, o quasi, affascinati dal posto fisso e dallo stipendio certo a fine mese. E’ il ritratto di una generazione precaria nel lavoro così come nella vita che farebbe a fette le proprie ambizioni e passerebbe sopra i propri sogni pur di avere un “posto fisso”. E’ l’idea di un’inchiesta che ti piomba addosso all’improvviso, proprio quando non te lo aspetti. E poi ti rendi conto che nessuno – giornali, tv, mass media… – fa attenzione a quanto accade in una piovosissima giornata di fine ottobre a Napoli, in una Napoli tremendamente in affanno dopo un temporale, con strade bloccate, metro in tilt, treni soppressi… Intanto, loro, gli undicimiladuecentododici aspiranti bancari, fors’anche un po’ delusi nelle proprie aspettative di vita, nonostante le mille difficoltà soprattutto meteorologiche, sono lì, sotto la pioggia battente o/e davanti ad una prova con cento domande a risposta multipla, a tentare un concorso che garantirebbe loro un lavoro stabile. Che abbia ragione Tremonti?

 E mi torna in mente “Mille lire al mese”. Era il 1938 quando si cantava “se potessi avere mille lire al mese senza esagerare sarei certo di trovare tutta la felicità” e l’Italia si incantava davanti agli schermi per l’omonimo film con Alida Valli. Tra l’altro, per la pubblicità del film furono utilizzati dei manifesti con le prime immagini di una tv in cui appariva  il volto di Alida Valli.

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4 commenti

Archiviato in notizie, pensieri, ricordi

4 risposte a “generazione precaria

  1. Rispetto l’idea degli altri, ma io reputo il posto fisso una sorta di “prigione” a cui ci si abitua molto presto…..non fà più per me.

    • barruggi

      Credo che il posto fisso diventi una prigione solo se fai un lavoro che non ti piace abbastanza.
      Nel post intendevo proprio dire questo: in tanti lottano per il lavoro a tempo indeterminato pur sapendo che il posto fisso magari non collima con i sogni e le ambizioni coltivate per anni.
      Chi ha un posto fisso ed il lavoro che ha sempre sognato è super fortunato a mio avviso.

      • Sono d’accordo con quello che scrivi, ma ti assicuro che al giorno d’oggi, anche avere un lavoro che ti piace, se è da dipendente , è molto difficile “gustarselo”, e chi ha un po’ di iniziativa, appena può, vede di farlo in proprio …..se possibile. Questo intendevo io.

        🙂

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