Giornalismo e blog

L’occasione per scrivere un post è ghiotta. In ballo ci sono temi che mi affascinano da sempre: giornalismo in prima linea e blog (come nuova frontiera delle comunicazioni). Proprio stamattina ho sentito e letto delle intenzioni di Obama: aiutare – economicamente, si intende – i giornali. Il presidente americano si sarebbe detto anche preoccupato delle notizie che circolano on line e sui blog e che spesso non sono verificate.
«Il buon giornalismo – ha detto Obama – è essenziale per la salute della democrazia». Sono perfettamente d’accordo. Ma questa affermazione mi sta facendo riflettere: esiste un buon giornalismo? La mente è volata indietro di qualche anno, a quando, studentessa universitaria, mi affacciavo per la prima volta allo studio del giornalismo, delle sue regole e delle sue caratteristiche. Diciamolo subito: ho sempre avuto il mito dell’informazione obiettiva, imparziale e responsabile. Sono sempre stata convinta che la verifica accurata delle fonti ed il rispetto dei diritti della persona (dei lettori e di coloro che sono coinvolti in fatti di cronaca) fossero fondamentali per l’esercizio della professione giornalistica. I problemi sono iniziati quando mi ostinavo a voler applicare le regole studiate sui libri alla pratica. E allora ho cominciato a scontrarmi con la triste realtà: l’approssimazione dovuta al grosso carico di lavoro, l’impossibilità di verificare una notizia scrupolosamente per mancanza di tempo, la paura di “bucare”, i ritmi frenetici che caratterizzano l’informazione… Insomma, ho iniziato lentamente a capire che la realtà del giornalismo era ben lontano da quanto avevo idealizzato e teorizzato. Sarà per questo che mi sono man mano disaffezionata a questo mestiere che ho sognato fin da bambina?
L’idea di Obama di aiutare economicamente i giornali (in crisi, ahimè!), però, mi ha anche spinto a chiedermi: perché leggiamo poco? Non ho una risposta; ma sono da sempre convinta che in un giornale contino più le entrate pubblicitarie che le vendite. Ma poi con la pubblicità entrano in gioco una serie di dinamiche e di interessi che, comunque, vincolano a mio avviso la libertà di informazione. Ci penso sempre più spesso: mi sembra un circolo vizioso…
Passiamo poi ai blog. Preoccupazione per l’informazione non verificata e diffusa on line? Credo proprio di no. Ai lettori non manca l’intelligenza di leggere di tutto, approfondire, verificare e orientarsi autonomamente. Un lettore responsabile e preparato: che sia proprio questa la soluzione al problema?

Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi creerà, un pubblico ignobile

Ps: io non smetto di credere nel giornalismo serio e responsabile. Secondo me prima o poi la mia utopia sarà realtà. E chissà che non possa diventare realtà proprio con internet, grazie a minori investimenti economici e grazie alla passione che da sempre anima chi opera in questo settore.

 

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